Solo la Speranza può vincere la Paura

di Gabriele Boccaccini
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ovvero, Come non lasciare alla Destra il monopolio dei Valori etici.

Sarebbe davvero una sciagura se anche in Italia dessimo per persa (senza nemmeno combatterla) la battaglia per conquistare gli animi (le menti e le energie) delle persone animate da spirito etico e religioso, pensando che per vincere le elezioni sia sufficiente elaborare un buon programma riformista. L’incapacità di usare laicamente un linguaggio da predicatore “religioso” incentrato sull’amore per il prossimo, sulla solidarietà e sulla tolleranza, l’aver lasciato alla Destra il monopolio dei Valori etici e religiosi, e l’aver permesso alla Paura di trionfare sulla Speranza; sono queste tra le ragioni profonde della sconfitta in Italia e della crisi della Sinistra a livello mondiale.

Occorre riconoscere alla Destra mondiale una capacità straordinaria di comunicazione mediatica e popolare. Su questo terreno la Sinistra ha perso clamorosamente, in un campo su cui che essa dominava incontrastata con la sua capacità di attrazione internazionale e il suo linguaggio messianico da religione laica (“Proletari di tutto il mondo unitevi…”, “Avanti, o popolo, alla riscossa…”). Ora che tutto questo appartiene al passato, la Destra sembra averne ereditato la lezione. Anche in Italia i nomi dei partiti creati da Berlusconi sono prima di tutto degli slogan di straordinaria efficacia perché capaci di creare una forte identità di gruppo: “Forza Italia” e ora “Popolo della Libertà”. Ad essi la Sinistra riformista ha contrapposto “simboli” come l’Ulivo (con il suo richiamo alla pace) e “Partito Democratico” (con il suo richiama all’America, alla modernizzazione, all’unità internazionale delle forze riformiste). Ma simboli ancor privi di un’anima popolare e di uno spirito religioso, incapaci di creare un’identità che superi le vecchie identità. Il meglio che siamo riusciti a esprimere è “Popolo delle Primarie”, francamente un po’ poco per sperare di entusiasmare le masse. Il Popolo della Libertà ha messo insieme ex-democristiani, ex-missini, ex-liberali, ex-conservatori in nome di una sintesi superiore, del desiderio diffuso di libertà dalla tasse, dalla burocrazia, dalla criminalità e dal terrorismo, dalla paura di un mondo globalizzato e in rapida trasformazione, dando legittimità morale finanche gli istinti più biechi di intolleranza (xenofoba, omofobica, religiosa, razzista). E’ riuscita a cooptare al proprio progetto anche gran parte delle istituzioni religiose, offrendo loro una sponda di fonte alla paura di un incontrollato relativismo morale, che renda legittimo ogni comportamento morale. A Sinistra invece mancano parole d’ordine unificante e manca un’eguale capacità di attrazione etico-religiosa e il dono di riferirsi laicamente a valori di Speranza che possano risuonare forti e condivisi tra coloro che siano animati da sentimenti religiosi. E così la tentazione di ritornare a contrapporci secondo le vecchie identità riemerge fortissima e lacerante, producendo fenomeni auto-distruttivi di divisione e contrapposizione interna.

Proprio l’esperienza americana di Obama dimostra che la Sinistra non può vincere la sua sfida con la Destra dei Valori, senza contrapporre la Speranza alla Paura, e la Solidarietà al puro perseguimento delle Libertà individuali e senza riconnettersi laicamente allo spirito religioso e alla sfera dei valori, contro un malinteso laicismo e agnosticismo morale. La Sinistra non può vincere se non trova slogan su cui riconoscersi e impegnarsi, slogan che superino le vecchie identità laceranti del passato e diano un’anima al progetto riformista. Ecco allora che la definizione del Partito Democratico come “Popolo della Speranza e della Solidarietà” potrebbe servire a dare unità a ciò che è oggi frammentato, a dare un senso forte di appartenenza indipendentemente dal contesto culturale di origine delle varie componenti. Il Partito Democratico è il Popolo di coloro che ritengono come senso primario della loro vita e del loro impegno politico la ricerca di una Solidarietà, è il partito del Buon Samaritano, di chi ama il prossimo ed è il partito della Speranza che è l’unico antidoto alla Paura sulla quale la Destra ha fondato le sue fortune. Quello che molti (anche a sinistra) hanno bollato come un vacuo “predicare” nasconde in realtà un’intuizione profonda: la sinistra può sperare di prevalere solo se il sentimento della Speranza è più forte di quello della Paura, e il valore della Solidarietà più forte di quello della sola difesa delle proprie Libertà individuali. La Sinistra vince solo se si fa portavoce di Valori etici contro un asettico relativismo morale, che appiattisca ogni scelta.

La Destra ha trovato a livello mondiale non solo delle parole d’ordine unificanti ma un linguaggio etico-religioso unificante (difesa della vita, della famiglia, del matrimonio) che è quello fornito dal movimento evangelico americano. Giocando mirabilmente sulle “paure” profonde dell’uomo contemporaneo, il movimento evangelico sta oggi approfittando del pontificato debolissimo di Papa Ratzinger per riuscire nell’impresa di cooptare a sé a livello mondiale la Chiesa cattolica conquistando aree geografiche (quella europea e latino-americana) che finora erano impermeabili alla sua predicazione. Recentemente, i media italiani e la sala stampa vaticana hanno liquidato come “sconcertante” (e senza un minimo tentativo di analisi e commento) l’esclusione del Papa dalla lista di Time dei cento personaggi più influenti del pianeta, tanto più che essa avviene all’indomani di un viaggio americano da tutti presentato addirittura come “trionfale” e in un momento in cui mai come ora il papato sembra aver riconquistato in Italia un potere e una influenza popolare senza precedenti. In realtà quel viaggio e questo pontificato stanno segnando (dietro l’illusione dei bagni di folla) uno dei momenti di maggior debolezza della Chiesa cattolica a livello mondiale, suggellando la sua capitolazione (e totale subordinazione politica) alla Destra evangelica. Quella orgogliosa autonomia e equidistanza tra conservatori e riformisti che la Chiesa conciliare e il kennedismo avevano conquistato e lo stesso Papa Wojtila, con le forti posizioni contro la guerra e la pena di morte e il richiamo continuo alla solidarietà e al dialogo ecumenico tra le culture e le religioni (e in generale con il suo incontenibile carisma), si era ben preoccupato di salvaguardare.

Nelle stesse ore in cui Papa Ratzinger era alla Casa Bianca non solo il Presidente continuava nella sua tradizionale linea sulla guerra (senza venirne minimamente contraddetto) ma la Corte Suprema americana interrompeva la moratoria di fatto della pena di morte dando via libera alla ripresa in grande scala delle esecuzione capitali. Se qualcosa di analogo si fosse verificato a proposito della legge sull’aborto e con un Presidente democratico si sarebbe sfiorato l’incidente diplomatico. Invece lo schiaffo ricevuto è stato assorbito senza che questo creasse la minima incrinatura nel clima di celebrazione e trionfo del Papa in America. Più che ospite il Papa è apparso ostaggio della Casa Bianca e della destra evangelica americana che di quel viaggio è stata la sapiente regista. Un papa altrettanto conservatore ma un politico di razza come Giovanni Paolo II non avrebbe mai sottostato all’umiliazione e dato di sé tale prova di debolezza.

Che dal punto di vista americano il Papa non rientri nell’elenco dei 100 personaggi più influenti del pianeta è allora davvero un fatto non così “sorprendente” e sul quale sarebbe bene che i cattolici per primi meditassero, nel momento in cui il modello americano di una saldatura e subordinazione con la Destra rischia di affermarsi a livello mondiale, anche in casa nostra. E’ davvero nell’interesse della Chiesa cattolica trasformarsi nella filiale europea e latino-americana della Destra evangelica americana?

Dall’altro lato, non è scandalizzandoci e lamentandoci delle posizioni e delle continue ingerenze della Chiesa contro l’aborto, l’omosessualità e l’eutanasia che si impedisce questo abbraccio, ma facendo leva positivamente sugli elementi di contraddizione (solidarietà, pace, accoglienza, giustizia) che sono parte integrante dell’identità religiosa cattolica e che si oppongono ad una saldatura organica con la Destra politica.

Il sentimento religioso è infatti costantemente in biblico tra la Paura (del male, del peccato, del diverso, dell’inferno) e la Speranza (del bene, dell’amore per il prossimo, della solidarietà, del perdono, dell’accoglienza dell’altro, del sacrificio di sé). In questo contesto – che bisognerà sempre più abituarci a vedere a livello mondiale e non da un’ottica deformata italo-centrica – è giusto insistere che l’identità del Partito Democratico si fondi in primo luogo sulla concretezza di un preciso progetto riformista e su un’esperienza di governo (è quanto la sig.ra Clinton ha ripetuto ogni giorno a Obama nella sua campagna elettorale), ma non si va da nessuna parte senza un’anima, senza l’assunzione di un linguaggio etico-religioso unificante, che consenta alla varie componenti di rinunciare a se stesse per contribuire ad una sintesi superiore e che faccia breccia sull’elettorato religioso rompendo il monopolio dell’evangelismo della Christian Coalition.

Ancora una volta la campagna elettorale americana ci dimostra quanto sia miope e autolesionista contrapporre in una battaglia fratricida programmi e ideali e come la soluzione vincente risieda invece in una combinazione, in uno spirito ideale che dia senso alla concretezza dei programmi politici di cambiamento, in un richiamo forte alla Speranza contro ogni Paura.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

15 Commenti

  1. Affascinante impostazione, anche se un po’ difficile da digerire per un ateo come il sottoscritto… E complimenti per la brillante analisi del nuovo pontificato.

    Certo, non vi è dubbio che la mancanza di “visione” del riformismo è un problema.

    Però, mi sembra che la destra nostrana, al di là dei nomi efficaci, trasmetta valori molto mondani ed egoistici, identificandosi in buona misura con il modello mediaset delle veline et similia. E ciò sconforta ancora di più, perché bisognerebbe capire come fa quel modello a convivere felicemente con tutti i moralismi più o meno cattolico tradizionalisti…

  2. Non potrei essere più in disaccordo con il post. I valori della destra non sono i miei (spero neanche quelli de iMille), sono dei disvalori, come espresso meravigliosamente da un grande del passato.

    “La miseria religiosa è insieme l’espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l’oppio del popolo. Esaminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale. L’esigenza di abbandonare le illusioni nella sua condizione è l’esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è in germe la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l’aureola. La critica ha strappato dalla catena i fiori immaginari, non perché l’uomo porti la catena spoglia e sconfortante, ma affinché egli getti via la catena e colga i fiori vivi.”

    Karl Marx

  3. Anonymous

    Caro Luca, il mondo va avanti e i cattolici di passi ne hanno fatti tanti in avanti; tanto per dirne uno, il concilio vaticano secondo, che i laici farebbero meglio a studiare ed approfondire.
    Quindi forse citare ancora Marx come se fosse un vangelo laico non ci aiuta a capire e a vivere il nostro tempo.
    Purtroppo ha ragione Gabriele, e la tua posizione lo dimostra: la sinistra fa fatica a capire le esigenze spirituali di tante persone e finisce per ridicolizzarle e soprattutto fraintenderle;così queste persone finiscono per votare a destra, dove ci sono, e in questo concordo con Corrado, tante cose in contraddizione con il vero spirito del vangelo e della religione (che, ti assicuro, non è quella che descrive Marx, o almeno non lo è più da quasi 100 anni).
    Io sono cattolica, e voto a sinistra, proprio perchè trovo che non ci sia nulla di più lontano dal vangelo dell’ideologia berlusconiana (se così si può chiamare). Purtroppo però l’atteggiamento pregiudiziale di una parte della sinistra verso i cattolici ha fatto sì che neppure i toni nuovi di Veltroni fossero sufficienti a strappare la maggioranza dei voti cattolici alla destra.

  4. Lorella

    Mi scuso per non aver firmato il commento di prima e soprattutto per averlo postato due volte, ma ogni volta che faccio un commento ho difficoltà ad inserirlo e al primo tentativo mi dà un segnale di errore, quindi io riprovo e così “replico”. Chiedo venia…

  5. Lorella, io non ho molta simpatia per le citazioni di Marx, e trovo sensato obiettare – come tu hai fatto – che una cosa scritta cento anni fa non sia il miglior metro per giudicare il nostro tempo: però nel momento in cui dici che tu voti o non voti un partito in base all’aderenza al Vangelo, scritto mille e novecento anni prima, pecchi – e di più – del medesimo distacco dalla realtà.

  6. raoul

    io concordo con tutto il post di Gabriele

  7. Luca Gambetti

    Qualcuno è in grado di spiegarmi in cosa la religione è cambiata da quando Marx l’ha descritta come illusoria felicità del popolo ? Forse l’esistenza del paradiso è stata definitivamente provata e a me questo è sfuggito ? Magari sono disinformato, ma ultimamente ho ascoltato solo un tale papa ratzinger, che si proclama cattolico, dire che la libertà non è un valore quando si discosta dalla verità…. che ovviamente è quella in suo possesso. Ecco, non mi sembra che questa posizione sia proprio democratica. Neanche a me Marx piace per tutto quello che dice, ma quando dice (molto bene, tra l’altro) delle cose giuste credo sia saggio ascoltarlo.
    Se poi qualcuno pensa che rinnegare i valori della sinistra sia il modo giusto di agire perché altrimenti vince la destra…. mi dispiace, non sono d’accordo.

  8. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    io invece trovo il post confuso e vaporoso. Quello che il post chiama “capacita’ di parlare al popolo” della destra, responsabile di una brusca virata a destra dell’europa intera, altro non e’ che il sentimento nazionale come soluzione alla globalizzazione. L’europa intera sta andando a destra. L’europa sta diventando vecchia, se confrontata con i paesi emergenti. L’europa ha paura e si arma a resistere. In Italia come altrove. Conseguentemente credo che il riaffermarsi del sentimento religioso – se ve n’e’ visto che in Olanda non v’e’ traccia – sia solo un effetto e non una causa.

  9. @Giovanni
    …soltanto una nota; i vangeli cosiddetti “canonici”, selezionati dal potere tra le decine e decine di vangeli in circolazione, sono molto più recenti di duemila anni fa. La copia più antica in nostro possesso risale a circa trecento anni dopo i fatti che gli stessi vangeli raccontano. Le fonti del vangelo più antico, quello di Marco (che in originale non contemplava la resurrezione) risalgono a circa sessanta anni dopo la morte del personaggio Gesù.
    Tra l’altro mi sembra che in uno dei suddetti vangeli Gesù, interpellato dai suoi avversari su un tema dichiaratamente politico (le tasse) risponda in modo inequivocabile “date a dio quello che è di dio, ed a Cesare quello che è di Cesare”, sancendo una volta per tutte la separazione tra la fede – che è un fatto privato – e la politica – che è un fatto pubblico.
    Se qualcuno vuole credere nell’esistenza di un dio onnipotente, in grado di leggere nei pensieri più intimi delle persone, e desideroso di giudicarne i comportamenti, faccia pure. Non ho nulla contro le fiabe. Ma per favore, non mescoli le proprie credenze con la cosa pubblica.

  10. riccardo russo

    A parte le considerazioni sul pontificato di B16, sulla chiesa Cattolica e quella Evangelista, penso che il relativismo, definito asettico e che scatena le paure verso ogni incontrollato comportamento morale, sia una caratteristica del modo di pensare “di sinistra” da valorizzare e di cui andare fieri altroché!

    Sintetizzando estremamente, se le destre propongono “Dio, Patria, Famiglia”, le sinistre rispondino con “libertà, uguaglianza, fratellanza di ogni individuo di questo mondo”.

    Che poi tutto ciò vada speso in politica con messaggi positivi, “di speranza”, è certamente un’opportunità da valutare.

    Se poi la sinistra, nonostante l’onesta e l’efficacia del messaggio e della sua concretizzazione (ancora da raggiungere nel PD), perde le elezioni, vuol dire che la gente è di destra, semplicemente.
    rr

  11. segnalo anche questo articolo di Gad Lerner:

    http://www.feltrinellieditore.it/FattiLibriInterna?id_fatto=9841

  12. Riccardo,
    il giorno che la sinistra propugnerà senza alcuna esitazione la libertà, avremo risolto molti dei nostri problemi.

  13. Concordo pienamente con Gabriele e segnalo questo ( http://chiccodisenape.files.wordpress.com/2008/05/chiccodisenape_comunicato_sampa-copia.pdf ) comunicato stampa del gruppo ( http://chiccodisenape.wordpress.com ) chicco di senape, formato da credenti “progressisti” di Torino.

  14. Gabriele Boccaccini

    ultime notizie (da La Repubblica, 25 maggio 2008)

    D’ALEMA, DEVE AVERE VISIONE FUTURO E ALIMENTARE PASSIONI

    Partendo dal riconoscimento della crisi profonda della politica, che non ha saputo dare risposte alle nuove paure della societa’, Massimo D’Alema guarda al domani e critica alla sinistra la fretta con cui si e’ liberata dei suoi valori e delle sue ideologie. Ma “e’ difficile pensare ad un movimento politico che non abbia una visione per il futuro e che non sappia alimentare passioni e speranze. E’ difficile pensare al riformismo che non sia mosso da valori forti”. Altrimenti, mette in guardia D’Alema, il riformismo “rischia di essere solo ingegneria sociale non in grado di reggere alle sfide con nessun fondamentalismo, seppure in grado di svolgere un ragionamento razionale che, pero’, non suscita speranze”. In un passaggio del suo intervento conclusivo della tre giorni di Summer School della Fondazione Italianieuropei su ‘Democrazia e religione’, D’Alema pone la questione su come deve costruirsi un nuovo movimento politico che faccia riferimento al riformismo. Ma, sottolinea, per suscitare speranze e passioni, “non basta riaffermare con forza i nostri principi. Bisogna anche saper restituire respiro e potenza ideale alla politica, cosi’ da saper governare le contraddizioni e costruire le condizioni di una vera convivenza, perche’ non basta predicarla a parole”. D’Alema poi torna ai motivi della crisi della politica ed invita a non dimenticare che “se non vogliamo che ci si volga alla religione come elemento fondativo, dobbiamo capire che alla radice della crisi della politica c’e’ la sua debolezza, sia come affievolirsi della capacita’ di suscitare partecipazione, sia come indebolimento degli strumenti che agiscono sulla realta’”. Per D’Alema “non e’ affatto vero che non esiste piu’ “il voto ideologico: noi, la sinistra democratica europea, ha visto con molto ritardo” l’arrivo delle nuove paure che dominano la societa’ contemporanea ed ha cercato “di interpretarle con categorie vecchie”. Questo e’ stato fatto “persino nell’analisi politica del voto, che non ha tenuto conto delle sconvolgenti novita’”, alle quali invece “la destra ha saputo dare risposte”. Dunque, ben vengano le analisi “dei flussi di voto e di chi ha votato cosa, ma non ci possiamo rivolgere all’opinione pubblica come se fossimo davanti alla fine del voto ideologico e di appartenenza, ma al voto di opinione che va verso l’offerta piu’ realistica”. Al contrario, “tornava prepotentemente il voto politico identitario, e cioe’ mosso da passioni profonde e paure che la destra ha intercettato con motivazioni profonde che spostano pezzi di comunita’”.
    (AGI)(25 maggio 2008 ore 16.41)

  15. raoul

    una somiglianza col tuo post stupefacente

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