La decisione non e’ scientifica e il PD dovrebbe schierarsi a favore.
di Andrea Ballabeni
Le cellule staminali embrionali sono cellule derivate dagli embrioni soprannumerari (e cioe’ prodotti in eccesso e non utilizzati) ottenuti durante la fecondazione artificiale. Gli embrioni soprannumerari vengono in genere congelati per consentire alla coppia di potervi ricorrere successivamente. Nella grande maggioranza dei casi pero’ gli embrioni congelati non vengono piu’ riutilizzati. Spesso e’ la coppia stessa che consente fin da subito l’uso degli embrioni in eccesso per scopi scientifici
Lo stadio embrionale da cui si ottengono queste particolari cellule staminali e’ quello di blastocisti. A questo stadio l’embrione umano e’ una sferetta di un decimo di millimetro, contentente poco piu’ di 100 cellule e del tutto incapace di avvertire ogni tipo di sensazione (il sistema nervoso inizia a formasi molto piu’ tardi). Per ottenere le cellule staminali embrionali e’ di norma necessario sacrificare l’embrione.
Le cellule staminali embrionali sono le uniche cellule in grado di generare tutte le cellule del corpo umano e per questo si spera di poterle in futuro usare per curare molte patologie. La quasi totalita’ degli scienziati ritiene che lo studio delle cellule staminali embrionali sia di notevole interesse scientifico, sia per i possibili usi terapeutici sia per gli aspetti relativi alla pura ricerca di base. Ci sono invece scienziati (una netta minoranza) che sono contrari all’uso delle cellule staminali embrionali per motivi etici.
In Italia la materia e’ regolamentata da una legge molto restrittiva, la legge 40 del 2004. La legge prevede l’obbligo di non produrre piu’ di tre embrioni e l’obbligo di impiantarli tutti allo stesso momento. Questo comporta come prima cosa una diminuizione dell’efficienza di gravidanza per ciclo ormonale e la necessita’ di dover spesso ricorrere a piu’ cicli ormonali. Inoltre, l’obbligo di non congelare e conservare embrioni impedisce agli scienziati italiani di ottenere nuove linee di cellule staminali embrionali. La legge prevede anche che non si possano sfruttare a scopi di ricerca gli embrioni soprannumerari prodotti in passato. I circa 30.000 embrioni soprannumerari italiani debbono quindi continuare ad essere conservati ma non toccati. Nonostante la sacralita’ degli embrioni italiani gli scienziati operanti in Italia hanno pero’ la facolta’ di usare cellule staminali embrionali ottenute in altri paesi.
Nel Giugno del 2005 erano stati tenuti 4 referendum per abrogare le parti piu’ controverse della legge 40. Uno dei 4 quesiti referendari riguardava proprio la regolamentazione dell’uso degli embrioni per scopi scientifici. La quasi totalita’ dei votanti (circa il 90%) si era espressa a favore dell’abrogazione ma solo il 26% degli aventi diritto al voto si era recato ai seggi. Le ragioni di quell’astensionismo sono da ricondurre ad una campagna di informazione poco libera (si ricordi sempre che in Italia cinque televisioni nazionali su sei sono piu’ o meno direttamente controllate dallo stesso soggetto politico), alla sovrapposizione di campagne ideologiche che prescindevono i quesiti referendari (la voce della Chiesa era stata fortissima ed amplificata durante quel dibattito politico) ed al fisiologico astensionismo di massa che colpisce ormai da diversi anni ogni tipo di referendum.
In ogni caso, nel Maggio e Giugno 2005 avevamo potuto assistere a diversi dibattiti televisivi con scienziati dei due schieramenti (questo aveva anche erroneamente indotto alcune persone a pensare che il mondo della scienza fosse diviso in due meta’ uguali). Gli scienziati hanno avuto ed hanno l’importantissimo compito di spiegare cosa e’ un embrione e quali sono le potenzialita’ terapeutiche legate alle cellule staminali embrionali. Gli scienziati possono fornire utilissimi strumenti di comprensione ai non addetti ai lavori. Se non altro quei referendum avevano avuto l’indiscutibile merito di indurre qualche italiano ad approfondire l’argomento. Ritengo pero’ che gli strumenti basilari con cui poter affrontare la materia manchino tuttora a molti italiani.
Il problema principale legato alle cellule staminali embrionali non e’ pero’ di natura scientifica (d’altronde, come detto, tutti gli addetti ai lavori sono d’accordo sul fatto che lo studio delle cellule staminali embrionali presenti comunque aspetti di grandissimo interesse scientifico). Il problema e’ invece di natura metafisica ed e’ legato al concetto di inizio della vita umana. Molte persone ritengono non sia “etico” sacrificare un embrione perche’ (per loro) l’embrione e’ una entita’ equivalente a quella di un essere umano gia’ nato o quanto meno una entita’ meritevole di tutela. Per altre persone l’embrione non possiede alcuno status metafisico o possiede uno status metafisico ma inferiore a quello di un essere umano gia’ nato.
Spesso alla base dei differenti modi di vedere sta il concetto di inizio della vita. Faccio pero’ notare che parlare di “vita” per argomentare le proprie scelte etiche non ha tecnicamente molto senso. Vita e’ infatti sicuramente anche quella della cellula fecondata (zigote). Vita e’ pero’ anche quella dei gameti prima della fecondazione. Vita e’ quella delle cellule del nostro corpo (quando devitalizziamo un dente o ci strappiamo dei peli uccidiamo intenzionalmente cellule vive del nostro corpo). Vita e’ anche quella dei numerosissimi microorganismi che popolano simbioticamente il nostro corpo. Vita e’ anche quella dei batteri che uccidiamo ogni volta che puliamo casa. Parlare di vita non ha quindi molto senso. Ha semmai senso parlare di “vita umana” e questo e’ un concetto del tutto metafisico. Ognuno di noi ha una propria idea di inizio della vita umana e ognuno di noi colloca questo inizio in un qualche momento dello sviluppo embrionale (prime otto settimane di sviluppo) o fetale (dalla ottava settimana alla nascita). Ci sono ad esempio persone per cui la vita umana inizia allo stadio di una cellula (zigote). Per altre persone invece la vita umana inizia solo alla nascita. In mezzo a questi due estremi esiste una ampia gamma di vedute.
Non ha nemmeno molto senso tentare di dare all’inizio della vita una giustificazione scientifica. E’ inutile, ad esempio, parlare di corredo cromosomico unico (come alcuni fanno). E’ inutile perche’ non sta scritto da nessuna parte che il corredo cromosomico sia il criterio con cui stabilire l’inizio della vita umana (tra l’altro, piccolissime modificazioni del DNA avvengono in continuazione e quindi il nostro patrimonio genetico si modifica in continuazione). Alcuni usano come criterio quello di “potenzialita’ futura”. Di nuovo, non sta scritto da nessuna parte che la vita umana inizia quando inizia la potenzialita’ di un futuro essere umano. Oltretutto il potenziale di futuro essere umano e’ un concetto vago e potrebbe essere anche condiviso, ad esempio, dagli spermatozoi (gli spermatozoi se inseriti in utero hanno la capacita’ di fecondare). Alcuni usano invece come criterio quello dell’inizio delle sensazioni dolorose. Di nuovo, non sta scritto da nessuna parte che questo debba essere il criterio e, tra l’altro, nessuno sa di preciso quando collocare questo momento durante lo sviluppo (quello che si puo invece dire e’ che questo momento e’ sicuramente successivo allo stadio da cui sono derivate le cellule staminali embrionali).
Esiste poi una scuola di pensiero per cui la vita umana non inizia in un momento ben preciso e per cui lo status di persona viene acquisito progressivamente durante il corso dello sviluppo fetale. Per queste persone un embrione e’ sicuramente una cosa molto diversa da un essere umano gia’ nato.
Nonostante esistano innumerevoli diversi modi di concepire la “vita umana” e’ pero’ necessario trovare una intesa per una buona legge. Ritengo che la legge 40 non rispecchi bene il pensiero degli italiani. La legge 40 (cosi’ come altre leggi) e’ stata concepita dalla classe politica piu’ per assecondare il volere del Vaticano che quello degli elettori. A tal proposito recenti sondaggi mostrano che la maggioranza degli italiani sarebbe favorevole all’uso delle cellule staminali embrionali, cosi’ come lo sono i cittadini di tanti altri paesi (ed infatti quasi ovunque esistono leggi piu’ permissive della nostra). L’Italia e’ un paese con una forte cultura cattolica ma tante volte gli italiani si sono trovati in disaccordo con le posizioni del Vaticano (ad esempio basti ricordare come gli italiani decisero su aborto e divorzio).
Non bisogna aver paura di fare una battaglia politica per una nuova legge che dia la possibilita’ agli scienziati che operano nel nostro paese di poter usare gli embrioni. Ciascun partito dovrebbe presentare una propria proposta in materia. Un partito che voglia governare e legiferare deve fare delle scelte e queste scelte devono essere rese note all’elettorato. Quando si dice che questi non sono argomenti da campagna elettorale non si fa altro che fuggire dalle proprie resonsabilita’. Un partito a vocazione maggioritaria deve avere il coraggio di indicare una propria posizione su ogni singola questione etica. Si dice anche che alcuni argomenti siano da rimandare alla coscienza individuale; di nuovo, ritengo che questa sia una fuga dalla proprie responsabilita’.
Il Partito Democratico deve a mio avviso dire in modo chiaro e semplice come intende agire riguardo l’uso delle cellule staminali embrionali. Lo deve fare per essere una forza politica seria, responsabile ed adulta.
In Italia la forza politica che piu’ di ogni altra dovrebbe battersi per appoggiare chi vuole cambiare la normative vigente e’ il Partito Democratico, partito di ispirazione laica e progressista piu’ di ogni altro partito presente in parlamento.
Certo, esistono pezzi del PD non favorevoli ma una posizione comune va trovata e divulgata in tempi rapidi. Ritengo che questa posizione comune dovra’ essere concordata attraverso un dibattito interno eventualmente seguito da una votazione a maggioranza semplice, possibilmente senza veti incrociati.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Sottoscrivo il post, con cui mi trovo completamente d’accordo.
Mi sento solo di aggiungere che anche santa madre chiesa, in passato, ha “fissato” momenti arbitrari di inizio della vita diversi dal concepimento. In particolare l’anima sarebbe entrata nell’embrione solo quaranta giorni dopo il concepimento….
Ottimo e condivisibile l’articolo e giusta la precisazione di Luca.
Solo dalla conclusione prendo le distanze. Di fronte a temi di questa natura (che appunto coinvolgono l’etica, la metafisica, i convincimenti più radicati), secondo me, i partiti dovrebbero rinunciare a una posizione univoca e lasciare libertà di coscienza ai parlamentari. Meglio, a mio modo di vedere, che si creino maggioranze trasversali, in un senso o nell’altro.
Anche a me piace l’idea delle maggioranze trasversali (un po’ come ha fatta cristina alicata sulla questione omosessualità):
trattare certi argomenti in maniera ideologica è inutile e pericoloso.
Il problema però, concordo, non è scientifico ma etico e la domanda è su quando inizia la vita umana (e anche quando finisce, se vogliamo aggiungere la questione eutanasia).
Io ho tante domande e poche risposte, sinceramente, se non che parlare di natura ha poco senso, perché a lasciar fare solo la natura tutta la medicina non esisterebbe.
Anche a me piace l’idea delle maggioranze trasversali (un po’ come ha fatta cristina alicata sulla questione omosessualità):
trattare certi argomenti in maniera ideologica è inutile e pericoloso.
Il problema però, concordo, non è scientifico ma etico e la domanda è su quando inizia la vita umana (e anche quando finisce, se vogliamo aggiungere la questione eutanasia).
Io ho tante domande e poche risposte, sinceramente, se non che parlare di natura ha poco senso, perché a lasciar fare solo la natura tutta la medicina non esisterebbe.
Ci sono domande cui può rispondere solo il signolo individuo, indagando dentro se stesso. Dove inizia e dove termina la vita è una di queste. Posto che Andrea ha ragione nel ritenere “vita” un termine troppo generico; e specificherei ancora oltre, poiché nelle del concetto ancora generico di “vita umana” si tratta, ma di “vita individuale”.
Ma se la risposta è individuale, occorre che la politica operi in modo da permettere il dispiegarsi di queste risposte. Dice Andrea: “Ci sono invece scienziati (una netta minoranza) che sono contrari all’uso delle cellule staminali embrionali per motivi etici”. Credo che la politica, nel tracciare il sentiero per il massimo dispiegamento della libertà di ricerca debba lasciare liberi questi scienziati di non usare le staminali e di dirigere altrove – immagino che ci saranno campi altrettanto proficui di ricerca – la loro azione.
La metti un po’ semplice Manuela: la politica sceglie lo stanziamento di fondi, l’agevolazione di questo o quel campo di ricerca etc., non si tratta del semplice lasciare liberta’ qui
Vorrei però sottolineare una contraddizione nell’articolo: come giustamente evidenzia Andrea, gli italiani, quando vogliono, sanno prendere le distanze dalle posizioni della Chiesa, quindi forse questa volta non hanno voluto. Può essere stata disinformazione, o qualunque altra causa, ma credo che ci si illuda se si ritiene che la maggioranza degli italiani sia contraria alla legge 40; non dobbiamo fare l’errore di pensare che qualcosa, solo perchè non piace a noi, inevitabilmente non piaccia alla maggioranza degli italiani. Se così fosse, Berlusconi non sarebbe ora al governo! Pensare che la politica accontenta il Vaticano andando contro la maggioranza del paese mi sembra un po’ ingenuo. Forse invece, come sempre, bisogna concentrarsi di più sui problemi dell’informazione, che è quella che crea il consenso…