di Giuseppe A. Veltri
Le parole 'merito' e 'meritocrazia' sono state tra le più utilizzate al recente campagna elettorale. Sono state utilizzate per indicare uno dei punti cardine del futuro partito democratico e come una necessita' ineludibile per una nazione moderna che sappia utilizzare i propri talenti e le proprie risorse umane. Personalmente, non potrei essere maggiormente d'accordo, se considerate che questa e' stata una delle ragioni della mia fuga dall'Italia.
Ma la questione del merito e della meritocrazia troppo spesso viene affrontata con una pericolosa superficialità.
Partiamo ad esempio dalla considerazione che per meritocrazia solitamente si intende un metodo di selezione dove viene premiato il più meritevole e la selezione non avviene in base a caratteristiche completamente indipendenti da quello che le persone hanno fatto: come razza, sesso, essere nato da parenti poveri, ecc. Queste differenze non dovrebbero pesare nella scelta di un individuo che dovrebbe essere selezionato in base alle sue capacita'.
Le parole 'merito' e 'meritocrazia' sono state tra le più utilizzate al recente campagna elettorale. Sono state utilizzate per indicare uno dei punti cardine del futuro partito democratico e come una necessita' ineludibile per una nazione moderna che sappia utilizzare i propri talenti e le proprie risorse umane. Personalmente, non potrei essere maggiormente d'accordo, se considerate che questa e' stata una delle ragioni della mia fuga dall'Italia.Ma la questione del merito e della meritocrazia troppo spesso viene affrontata con una pericolosa superficialità.
Partiamo ad esempio dalla considerazione che per meritocrazia solitamente si intende un metodo di selezione dove viene premiato il più meritevole e la selezione non avviene in base a caratteristiche completamente indipendenti da quello che le persone hanno fatto: come razza, sesso, essere nato da parenti poveri, ecc. Queste differenze non dovrebbero pesare nella scelta di un individuo che dovrebbe essere selezionato in base alle sue capacita'.
Il primo problema riguarda quali siano i meriti che debbano essere riconosciuti e quindi premiati. Prendete il caso di due ricercatori (userò il termine per indicare un post laureato che lavora in un dipartimento universitario): uno e' un bravo docente ed particolarmente dotato nell'insegnare ma un mediocre ricercatore; l'altro e' un formidabile ricercatore ma un mediocre docente. Chi scegliere? Entrambi hanno meriti. La scelta dipenderà da quali sono i meriti che si decide di premiare nell'interesse di un obiettivo comune che una istituzione o sinanche una società decide di perseguire. Se tale l'università vuole fare ricerca e meno insegnamento, allora punterà sul candidato 2, viceversa sul candidato 1 (in Italia, al momento non si punta su nessuno dei due, ma su quello parente o amico di colui che deve fare la scelta). L'università fa la scelta e se ne assume la responsabilità, tenendo in considerazione quello la sua reputazione e come i futuri studenti la giudicheranno.
Il merito può essere inteso in modi diversi, vale dire e' sempre un qualcosa di determinato dal contesto.
Passiamo ora al livello macro. Uno degli errori, a mio parere, e' quello di tendere a lasciare selezionare soltanto il mercato quali siano i meriti da selezionare. Autisti di autobus, infermiere, assistenti sociali, non sono necessariamente meno necessari di avvocati, pubblicitari o calciatori. Tuttavia i primi sono ricompensati molto meno rispetto ai secondi. I meriti di mercato sono in realtà un versione limitata e ben precisa di quello che deve essere premiato ed quindi meritevole e quello che non lo e'.
Una società che premia calciatori e veline, personaggi televisivi fa una precisa scelta dove allo stesso tempo paga 1000 euro al mese ad un ricercatore in fisica, chimica, biologia o psicologia. Mentre un consigliere regionale ne prende 4000, un insegnante di scuola media o superiore ne prende 1200.
Per concludere quindi, la scelta meritocrazia comporta uguale responsabilità, innanzitutto politica, altrimenti si cade in una delle tante forme retoriche (come quella delle opportunità per i giovani) che la politica italiana conosce ed abusa così spesso.
Il futuro Partito Democratico dovra' discutere non soltanto di meritocrazia ma anche di quali meriti si vorrà promuovere all'interno della società italiana come forma di innovazione culturale sopra tutto. Nessuno, immagino, vuole un partito democratico dove persino al suo interno i meriti siano decisi da una oligarchia e che quindi sotto la conveniente etichetta di meritocrazia di continui a ripetere vecchi vizi corporativi.
Si tratta di iniziare un grande dibattito anche sui valori e sulle priorità del futuro, solo in questo contesto si potrà essere meritocratici in modo serio e non retorico.
Il merito può essere inteso in modi diversi, vale dire e' sempre un qualcosa di determinato dal contesto.
Passiamo ora al livello macro. Uno degli errori, a mio parere, e' quello di tendere a lasciare selezionare soltanto il mercato quali siano i meriti da selezionare. Autisti di autobus, infermiere, assistenti sociali, non sono necessariamente meno necessari di avvocati, pubblicitari o calciatori. Tuttavia i primi sono ricompensati molto meno rispetto ai secondi. I meriti di mercato sono in realtà un versione limitata e ben precisa di quello che deve essere premiato ed quindi meritevole e quello che non lo e'.
Una società che premia calciatori e veline, personaggi televisivi fa una precisa scelta dove allo stesso tempo paga 1000 euro al mese ad un ricercatore in fisica, chimica, biologia o psicologia. Mentre un consigliere regionale ne prende 4000, un insegnante di scuola media o superiore ne prende 1200.
Per concludere quindi, la scelta meritocrazia comporta uguale responsabilità, innanzitutto politica, altrimenti si cade in una delle tante forme retoriche (come quella delle opportunità per i giovani) che la politica italiana conosce ed abusa così spesso.
Il futuro Partito Democratico dovra' discutere non soltanto di meritocrazia ma anche di quali meriti si vorrà promuovere all'interno della società italiana come forma di innovazione culturale sopra tutto. Nessuno, immagino, vuole un partito democratico dove persino al suo interno i meriti siano decisi da una oligarchia e che quindi sotto la conveniente etichetta di meritocrazia di continui a ripetere vecchi vizi corporativi.
Si tratta di iniziare un grande dibattito anche sui valori e sulle priorità del futuro, solo in questo contesto si potrà essere meritocratici in modo serio e non retorico.
Commenti (10)
Concordo in parte col tuo ragionamento ma secondo me è povero quando riduce il tutto quasi a una questione salariale.
Il mercato premia i calciatori di serie A (e non quelli che militano nelle serie minori) non per scelta sui valori di un paese, ma perché le loro qualità son più rare e di conseguenza economicamente più preziose per le società che li acquistano.
A parte questo excursus sportivo, comunque, il punto è che non si può dire, come giustamente dici, che non si può lasciar decidere i meriti solo al mercato, però poi fare raffronti solo di cifre.
L'errore delle rivendicazioni sindacali degli insegnanti e delle proteste dei precari è quello di buttarla spesso solo sui soldi. Ma (tenuto salvo un reddito dignitoso, che almeno gli insegnanti già hanno, e lo dico con un'intera famiglia di professori) il problema si sposta sulla possibilità di fare il proprio lavoro al meglio, sulla disponibilità di strutture adeguate, di aggiornamento, di studio, di crescita professionale (che non dev'essere per forza collegata a un aumento di stipendio) e di gratificazione data dal proprio lavoro. Non sono solo i soldi.
Tutto questo, comunque, c'entra poco con la meritocrazia. Il problema della meritocrazia è che strumenti realistici per misurare il merito non ce ne sono. Non lo sono i test di accesso alle università (e lo dico proprio perché anni fa arrivai assolutamente immeritatamente ai primi posti di un test di questo tipo, con domande che potevano benissimo esser scritte dagli autori di chi vuol essere milionario), non lo sono i curriculum personali (è difficile confrontare fra loro titoli differenti ottenuti in università troppo differenti fra loro nella loro severità), non lo sono i colloqui (in cui conta molto più l'impressione del momento o la fortuna di un dettaglio che colpisce più di un'intera preparazione).
Volere il merito credo lo vogliamo tutti, come ottenerlo è evidentemente difficile. Io credo che bisognerebbe misurare i risultati più che le premesse. Fare un po' come nel privato almeno le aziende più solide e serie fanno. Van bene contratti brevi all'inizio, e poi subito al lavoro e dimostri cosa sai fare. Se non meriti via, e avanti a provare un'altro. Se meriti sarà interesse mio il non lasciarti scappare!
Inviato da davide andriolo | May 7, 2008 9:16 PM
Posted on May 7, 2008 21:16
Concordo in parte col tuo ragionamento ma secondo me è povero quando riduce il tutto quasi a una questione salariale.
Il mercato premia i calciatori di serie A (e non quelli che militano nelle serie minori) non per scelta sui valori di un paese, ma perché le loro qualità son più rare e di conseguenza economicamente più preziose per le società che li acquistano.
A parte questo excursus sportivo, comunque, il punto è che non si può dire, come giustamente dici, che non si può lasciar decidere i meriti solo al mercato, però poi fare raffronti solo di cifre.
L'errore delle rivendicazioni sindacali degli insegnanti e delle proteste dei precari è quello di buttarla spesso solo sui soldi. Ma (tenuto salvo un reddito dignitoso, che almeno gli insegnanti già hanno, e lo dico con un'intera famiglia di professori) il problema si sposta sulla possibilità di fare il proprio lavoro al meglio, sulla disponibilità di strutture adeguate, di aggiornamento, di studio, di crescita professionale (che non dev'essere per forza collegata a un aumento di stipendio) e di gratificazione data dal proprio lavoro. Non sono solo i soldi.
Tutto questo, comunque, c'entra poco con la meritocrazia. Il problema della meritocrazia è che strumenti realistici per misurare il merito non ce ne sono. Non lo sono i test di accesso alle università (e lo dico proprio perché anni fa arrivai assolutamente immeritatamente ai primi posti di un test di questo tipo, con domande che potevano benissimo esser scritte dagli autori di chi vuol essere milionario), non lo sono i curriculum personali (è difficile confrontare fra loro titoli differenti ottenuti in università troppo differenti fra loro nella loro severità), non lo sono i colloqui (in cui conta molto più l'impressione del momento o la fortuna di un dettaglio che colpisce più di un'intera preparazione).
Volere il merito credo lo vogliamo tutti, come ottenerlo è evidentemente difficile. Io credo che bisognerebbe misurare i risultati più che le premesse. Fare un po' come nel privato almeno le aziende più solide e serie fanno. Van bene contratti brevi all'inizio, e poi subito al lavoro e dimostri cosa sai fare. Se non meriti via, e avanti a provare un'altro. Se meriti sarà interesse mio il non lasciarti scappare!
Inviato da davide andriolo | May 7, 2008 11:05 PM
Posted on May 7, 2008 23:05
Concordo in parte col tuo ragionamento ma secondo me è povero quando riduce il tutto quasi a una questione salariale.
Il mercato premia i calciatori di serie A (e non quelli che militano nelle serie minori) non per scelta sui valori di un paese, ma perché le loro qualità son più rare e di conseguenza economicamente più preziose per le società che li acquistano.
A parte questo excursus sportivo, comunque, il punto è che non si può dire, come giustamente dici, che non si può lasciar decidere i meriti solo al mercato, però poi fare raffronti solo di cifre.
L'errore delle rivendicazioni sindacali degli insegnanti e delle proteste dei precari è quello di buttarla spesso solo sui soldi. Ma (tenuto salvo un reddito dignitoso, che almeno gli insegnanti già hanno, e lo dico con un'intera famiglia di professori) il problema si sposta sulla possibilità di fare il proprio lavoro al meglio, sulla disponibilità di strutture adeguate, di aggiornamento, di studio, di crescita professionale (che non dev'essere per forza collegata a un aumento di stipendio) e di gratificazione data dal proprio lavoro. Non sono solo i soldi.
Tutto questo, comunque, c'entra poco con la meritocrazia. Il problema della meritocrazia è che strumenti realistici per misurare il merito non ce ne sono. Non lo sono i test di accesso alle università (e lo dico proprio perché anni fa arrivai assolutamente immeritatamente ai primi posti di un test di questo tipo, con domande che potevano benissimo esser scritte dagli autori di chi vuol essere milionario), non lo sono i curriculum personali (è difficile confrontare fra loro titoli differenti ottenuti in università troppo differenti fra loro nella loro severità), non lo sono i colloqui (in cui conta molto più l'impressione del momento o la fortuna di un dettaglio che colpisce più di un'intera preparazione).
Volere il merito credo lo vogliamo tutti, come ottenerlo è evidentemente difficile. Io credo che bisognerebbe misurare i risultati più che le premesse. Fare un po' come nel privato almeno le aziende più solide e serie fanno. Van bene contratti brevi all'inizio, e poi subito al lavoro e dimostri cosa sai fare. Se non meriti via, e avanti a provare un'altro. Se meriti sarà interesse mio il non lasciarti scappare!
Inviato da davide andriolo | May 7, 2008 11:07 PM
Posted on May 7, 2008 23:07
Sbaglio o le universita' dove i ricercatori sono pagati mille euro al mese sono pubbliche?
Se ho ragione il tuo discorso sul mercato sarebbe sbagliato.
Il problema sarebbe meglio inquadrato se si pensa che nelle universita' non c'e' abbastanza mercato, non c'e' abbastanza privato e c'e' troppo pubblico. Troppe baronie nel mondo universitario sono dovute alla mancanza di controlli da parte del pubblico, baronie che in un'universita' privata sarebbero impensabii. Le universita' Italiane -a stragrande maggioranza pubblica- non funzionerebbero secondo criteri di competitivita' e meritocrazia, ma secondo logiche politiche di spartizione di prebende e stipendi.
E' per questo che la prima universita' pubblica Italiana e' classificata al 173esimo posto nella graduaoria mondiale? E si' che siamo almeno l'ottavo paese piu' ricco del mondo!
Inviato da Aldo | May 8, 2008 8:39 AM
Posted on May 8, 2008 08:39
A proposto di meritocrazia e selezione della classe dirigente: qualcuno ieri sera ha visto Marianna Madia a "porta a porta"?
Veramente imbarazzante.
Memorabile la frase - cito a memoria - : "io penzo che Stefania Pretigiacomo sia un'ottima scelta perchè all'ambiente ci vuole una donna".
Per quanto riguarda la meritocrazia nel settore in cui lavoro - Pubblica Amministrazione - ora non ho il tempo di postare qualcosa di articolato, ma come potrete immaginare siamo lontani anni luce.
Inviato da giuseppe | May 8, 2008 9:55 AM
Posted on May 8, 2008 09:55
Lungi dall'essere una trattazione esaustiva del problema, il mio post si sofferma su un tema generale: la meritocrazia è un sistema di selezione, ma cosa (e chi lo deve scegliere) deve essere premiato è da stabilire.
Nell'università o nelle strutture pubbliche, si devono stabilire delle priorità che possano definire come fare selezione meritocratica.
Nel privato attualmente è il mercato.
Su questa base accenno un discorso, che sarebbe molto complesso ad essere sinceri, su quali sono le conseguenze del mercato in un sistema capitalista come base della meritocrazia.
E' una questione di valori sociali e se crediamo che un assistente sociale debba essere pagato 800 euro al mese mentre una soubrette 4000 allora dobbiamo porci la questione se è questa la società che vogliamo.
Chiaramente non è soltanto una questione di salario, ma anche di ruolo e rispetto nella società di cui si fa parte.
Oggi fare un mestiere di alto valore sociale e malpagato è considerata una cosa di cui vergognarsi, mentre fare l'idiota individualista ben pagato è il massimo della vita.
Quando si parla di valori, ecco, io penso a queste cose..
Inviato da G.V. | May 8, 2008 12:43 PM
Posted on May 8, 2008 12:43
Secondo me il termine "meritocrazia" si riferisce solo ad un principio: che ogni lavoro venga affidato alla persona che, tra quelle che lo vogliono svolgere, lo svolgerà meglio. Siccome però, come sempre, le decisioni che riguardano il futuro si devono basare sul passato - non avendo nessuno la sfera di cristallo - è normale che non esistano metodi sicuri e oggettivi per fare scelte conseguenti a quel principio.
A mio avviso ci sono due linee fondamentali da seguire per cambiare le cose nella nostra PA: la prima è quella di non pretendere di poter determinare a colpo sicuro quanto un candidato sarà bravo nel lavoro; serve la possibilità di provare e, se si è sbagliato, cambiare. Questo evidentemente va a cozzare con la mentalità sindacale del "concorso pubblico" vinto il quale sei a posto a vita. La seconda linea è di valutare, per primi, i valutatori in base ai risultati delle loro scelte. Per esempio nelle università io attribuirei dei punteggi a chi compone le commissioni di valutazione in base ai risultati conseguiti, negli anni successivi, dal candidato scelto, e poi affiderei sempre più spesso le scelte ai valutatori con un track record migliore.
Ultime considerazione: la meritocrazia ha senso all'interno di una carriera, non tra carriere diverse; un calciatore o un personaggio televisivo può guadagnere tantissimo semplicemente perchè può far divertire milioni di persone, mentre un insegnante, pur offrendo un servizio molto più importante, lo offre ad un numero molto più limitato di persone (e infatti gli insegnanti sono milioni, i calciatori professionisti un po' meno...).
Daniele
Inviato da Daniele mazzini | May 8, 2008 1:24 PM
Posted on May 8, 2008 13:24
Cosi' la nuova ministra dell'istruzione sulla meritocraia:
docenti licenziabili
contratti a tempo per docenti
buoni scuola
http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/scuola_e_universita/servizi/idee-nuovo-ministro/idee-nuovo-ministro/idee-nuovo-ministro.html
Inviato da Anonymous | May 8, 2008 3:27 PM
Posted on May 8, 2008 15:27
@ aldo su universita' e mercato e valutazione
Mi spiace ma ti confondi, confondi privato con valutazione e meritocrazia.
In Uk le universita non sono ne pubbliche ne private (sono senza scopo di lucro).
La valutazione del mio lavoro come ricercatore viene fatta dalla comunita' scientifica internazionale sulla base di cosa pubblico e dove.
Per la valutazione dei dipartimenti ci sono commissioni che redigono classifiche sulla base della qualita dei membri del dipartimento e su questa classifica si elargiscono i fondi pubblici.
Non serve il mercato per avere una buona universita': serve coraggio. Il coraggio di prendersi la responsabilita' di abolire i concorsi e andare per assunzione diretta accompagnata da valutazione annuale delle capacita' accademiche.
E quando un accademico ha una bassa performance non fa carriera e resta nei ranghi bassi si qualifica e di stipendio (come avviene in UK).
In UK l'universita' beneficia di un "parco docenti" enorme, perche' e' abbastanza semplice entrare, ma fare carriera e' difficile. In Italia ancora ci illudiamo che per fare il professore bisogna avere chissa' quali qualita' e conoscenze. Bisogna solo saper fare il proprio mestiere.
Scusate lo sfogo sull'universita che non e' certo l'unica area a soffrire per l'assenza di meritocrazia, ma forse e' una delle piu' visibili.
Inviato da Elena besussi | May 9, 2008 5:42 PM
Posted on May 9, 2008 17:42
Attualmente come in passato lavora chi ha una raccomandazione, non conta più la laurea, conta chi ha la fortuna di essere raccomandato. Appoggio pienamente chi è per la meritocrazia. Nelle PA la maggior parte dei dipendenti non sa utilizzare il pc, soprattutto ora che tutto si fa tramite internet. Il principio della meritocrazia dovrebbe essere applicato, solo così la PA si risveglia! Basta con le raccomandazioni, basta con il posto conservato al figlio, ci vuole più obiettività. Ci sono persone che meritano e altri no? si! e allora perchè non applicare la meritocrazia?!?!Perchè continuare con il clientelismo?
Inviato da emilia vocaturi | May 24, 2008 10:27 AM
Posted on May 24, 2008 10:27