di Paolo Borrello
La liberalizzazione dei servizi pubblici è stata oggetto di attenzione da parte del governo Prodi grazie soprattutto ai provvedimenti proposti dal ministro Bersani. I risultati non sono stati eclatanti ma qualcosa si è fatto.Diversa la situazione per quanto riguarda i servizi pubblici locali. Il disegno di legge del ministro per gli affari regionali e le autonomie locali Linda Lanzillottasi è "arenato" in parlamento per l'opposizione diRifondazione comunista ma anche di molti Sindaci sostenuti da maggioranze sia di centro sinistra che di centrodestra, come testimonia ad esempio la stessa
posizione assunta dall'ANCI.
E tale situazione non può che essere valutata negativamente perché se si fosse proceduto ad una estesa liberalizzazione dei servizi pubblici locali i benefici sarebbero stati
evidenti, si intende per i cittadini, non certo per le corporazioni che si
annidano anche nella gestione di quei servizi.
Quali i benefici principali?
Quelli tipici delle liberalizzazioni dei servizi pubblici: una riduzione delle tariffe, conseguente alla diffusione della concorrenza, oggi pressocchè assente, una riduzione degli sprechi e quindi dei costi e pertanto una riduzione della spesa delle pubbliche amministrazioni. E poi, "last but not least", un miglioramento della qualita' dei servizi erogati.
Ma come spesso avviene in Italia i benefici di molti passano in secondo piano rispetto ai vantaggi di pochi ma ben garantiti e protetti.
E pensare che il disegno di legge Lanzillotta, se approvato e poi attuato, avrebbe determinato una vera e propria "rivoluzione" almeno per l'Italia (in altri Paesi europei invece la liberalizzazione dei servizi pubblici locali è una realta' da molti anni).
Infatti attualmente il modello di gestione più diffuso è quello denominato "in house" poiché la maggioranza di centrodestra, con il decreto legislativo n. 267 proposto dall'allora ministro Buttiglione, operò un vero e proprio ritorno al passato, lasciando solamente come opzionale l'affidamento tramite una gara dei servizi in questione. Quel decreto consente sia l'affidamento diretto a societa' a capitale misto pubblico-privato nella quale il socio privato viene scelto attraverso una gara, sia l'affidamento diretto a societa' a capitale interamente pubblico controllata dall'ente locale proprietario, secondo appunto il modello di gestione "in house". Il risultato molto concreto determinato dal decreto di Buttiglione è la cristallizzazione della situazione esistente e la sostanziale garanzia delle posizioni di monopolio: ai gestori pubblici si offre la possibilita' di mantenere l'affidamento diretto protetto, rinunciando a crescere come realta' imprenditoriali che si misurano a tutto campo; alle imprese private si offre la possibilita' di entrare in una societa' mista cui è assicurata una posizione di monopolio tramite affidamento diretto, in cambio della rinuncia a veder aprire i mercati.
Quindi, altro che liberalizzazione! Invece il mantenimento di evidenti rendite da monopolio, con conseguenze gravi per i cittadini, per gli enti locali, per le imprese e, complessivamente, per il sistema economico italiano. I cittadini vedono svanire la speranza di godere di servizi di migliore qualita' e con costi più bassi che consentano di ridurre le tariffe e/o i contributi alle aziende (e quindi l'assorbimento di risorse dai bilanci comunali). Gli enti locali non possono usufruire dei vantaggi di un mercato aperto nella scelta del gestore cui affidare il servizio. Le imprese restano chiuse nei loro confini municipalistici senza possibilita' di crescita industriale. Il sistema economico italiano subisce le conseguenze delle irrisolte carenze infrastrutturali nonché della scarsa qualita' e dei prezzi più alti di servizi che costituiscono importanti "input" produttivi per le imprese esposte alla concorrenza internazionale.
Linda Lanzillotta, con il suo disegno di legge, intendeva cambiare radicalmente questo assetto dei servizi pubblici locali così penalizzante per i cittadini e, è bene ribadirlo, per l'intero sistema economico.
La principale caratteristica della proposta della Lanzillotta era costituita dal generale ricorso a procedure competitive ad evidenza pubblica, a quelle che comunemente vengono chiamate gare, nella scelta del gestore, per l'affidamento delle nuove gestioni e per il rinnovo delle gestioni in essere dei servizi pubblici di rilevanza economica, ad eccezione del servizio idrico. Il servizio idrico fu escluso proprio per l'opposizione di Rifondazione comunista che non fu in grado - o non volle - di distinguere tra proprieta' , che rimaneva ovviamente pubblica, di un bene come l'acqua e la gestione di un servizio che sarebbe stata liberalizzata e forse anche privatizzata, come possibile conseguenza. Quindi fin dall'inizio si evidenziarono gli ostacoli che poi portarono, come gia' rilevato, all'affossamento della riforma.
Il ricorso a forme diverse di affidamento dei servizi pubblici locali, nel disegno di legge in questione, restava consentito solo eccezionalmente, quando il ricorso a quelle forme era imposto, con più che valide motivazioni, da particolari situazioni di mercato. In questi casi, peraltro, gli enti locali avrebbero dovuto adottare un programma volto a superare, entro un periodo di tempo definito, quelle particolari situazioni di mercato.
Il disegno di legge Lanzillotta, come ho rilevato all'inizio, non è stato approvato e se fosse proseguita la legislatura la sua approvazione poteva anche verificarsi con l'inserimento però nel testo originario di emendamenti, in parte gia' concordati con la cosiddetta sinistra radicale e con l'ANCI, che avrebbero fortemente ridotta la sua notevole impostazione riformatrice.
Ciò che è avvenuto induce a formulare considerazioni sia di natura politica che economica.
In primo luogo si dimostra ancora una volta quanto il condizionamento della sinistra radicale fu pesante per il governo Prodi, anche se occorre riconoscere che le opposizioni al provvedimento in esame furono espresse anche da molti Comuni, in forma "bipartisan", e da alcune forze politiche del centrodestra (soprattutto Alleanza Nazionale e la Lega).
Infine si dimostra anche che le riforme in campo economico in Italia sono sempre molto difficili da attuare perché molto spesso si preferisce il mantenimento dello "status quo", anche se spesso viene criticato ma solo a parole, perché non si ha il coraggio di cambiare quando soprattutto si verrebbero a colpire interessi corporativi, sì dannosi per l'economia italiano ma comunque molto forti e protetti.
Le prospettive? Non certo buone. Nel programma del Pdl era contenuto l'obiettivo di liberalizzazione dei servizi pubblici. Ma in una recente dichiarazione Roberto Maroni, per conto della Lega, ha affermato riferendosi alle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali "Va bene farle, azzeriamo la gestione 'in house' e facciamo le gare, ma con intelligenza, senza svendere gli asset comunali e le esigenze sociali. Che vuol dire salvaguardia dei lavoratori attuali senza immaginare che arrivino marocchini e polacchi alla guida degli autobus e riduzione vera delle tariffe per gli utenti".
Quanto dichiarato da Maroni è facilmente interpretabile: la Lega non intende spingere troppo sul pedale delle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali anche perché molti Sindaci di Comuni del Nord, appartenenti alla Lega, sarebbero contrari a delle vere liberalizzazioni. E la posizione della Lega in che misura condizionera' il governo Berlusconi? Io credo molto.
Commenti (23)
mi sembra una posizione un bel po' ideologica, le liberalizzazioni deii servizi pubblici locali portano una miriade di vantaggi e i tanti comuni e i tantissimi cittadini di destra e sinistra che non ne sono affatto convinti sono solo dei retrogradi che cercano di mantenere rendite di posizione.
Non mi convince, mi spiace, anche perché ho visto un sacco di liberalizzazioni e privatizzazioni dei servizi pubblici finite in disastro around the world, per motivi che vanno dalla coruzione, turbativa d'asta, monopolio privato, opportunismo post-contrattuale, violazione delle regole di sicurezza, inadeguatezza degli investimenti privati o anche semplicemente al fatto che era proprio una cattiva idea privatizzare.
Altre volte invece è andata bene, certo. Sono di piu'? son di meno? c
Penso che in ogni caso debbano essere i cittadini dei comuni a decidere - con referendum e elezioni - che fare dei propri servizi - pubblici. Soprattutto perché è roba loro, no?
Inviato da giodi | May 9, 2008 7:33 AM
Posted on May 9, 2008 07:33
Non tutto si può liberalizzare. Alcuni servizi sono pubblici proprio perché difficilmente un privato riuscirebbe a creare profitti in quei settori, e in un mercato concorrenziale lo farebbe ancora meno. Ergo inizierebbero i tagli e i disservizi, a danno proprio dei cittadini. Un servizio di autobus privato non potrebbe garantire, in perdita, una linea da/verso un paesino con pochi abitanti, cosa che invece deve essere garantita. Idemi per i treni. Non parliamo poi di liberalizzazioni di beni e servizi di primaria importanza come l'acqua, la sanità, la scuola...
Ma dico...va bene tutto, ma ci siam dimenticati non dico solo l'esser di sinistra, ma anche il comune buon senso? Invito tutti a leggersi un qualunque testo di economia alla voce "monopolio naturale". Poi ne riparliamo
Inviato da Anonymous | May 9, 2008 9:07 AM
Posted on May 9, 2008 09:07
Il precedente commento era il mio, ho dimenticato di loggarmi
Inviato da Davide Andriolo | May 9, 2008 9:26 AM
Posted on May 9, 2008 09:26
Il precedente commento era il mio, ho dimenticato di loggarmi
Inviato da Davide Andriolo | May 9, 2008 9:29 AM
Posted on May 9, 2008 09:29
Credo che come approccio di fondo dovremmo pensare che non c'è una soluzione (semplice) che risolve tutti i mali... le cose sono complesse e multisfaccettate.
Probabilmente il disegno di legge Lanzillotta teneva conto di ciò (non lo conosco nel dettaglio e dal post si intuiscono delle cose ma non le comprendo in modo tale da poter giudicare), a mio avviso bisogna tenere fermi i seguenti punti:
- Dal punto di vista economico: per alcuni servizi privatizzare va bene, ma per i monopoli naturali no.
- Da un punto di vista del concetto di "servizio pubblico", concordo con quanto detto da chi mi ha preceduto (magari potresti firmarti..). "Alcuni servizi sono pubblici proprio perché difficilmente un privato riuscirebbe a creare profitti in quei settori, e in un mercato concorrenziale lo farebbe ancora meno. Ergo inizierebbero i tagli e i disservizi, a danno proprio dei cittadini. Un servizio di autobus privato non potrebbe garantire, in perdita, una linea da/verso un paesino con pochi abitanti, cosa che invece deve essere garantita"
- Non c'è legge o riforma che tenga quando il tessuto sociale e politico locale (e dunque sia i soggetti privati che pubblici) ha come obiettivo fregare il prossimo e soprattutto lo stato
- Quando ci sono persone (nel pubblico e nel privato) che lavorano con obiettivi di qualità, efficienza, efficacia, equità sociale... le cose funzionano sia nel pubblico che nel privato.
Il settore pubblico e gli enti locali sono stati usati per trenta anni come ammortizzatori sociali impliciti (poverino, tiene famiglia!), e sono stati riempiti di amici, parenti e gente varia (anche dirigenza)per la formazione di ampi bacini di voto.
Puoi cambiare tipo di macchina quante volte vuoi, ma se alla guida ci metti degli inetti non camminerà mai bene... e noi continuiamo a cambiare macchina....
estella
Inviato da estella | May 9, 2008 10:08 AM
Posted on May 9, 2008 10:08
concordo con Davide Andriolo:
la Liberalizzazione non è la soluzione a tutti i mali. Come tutte le opzioni ha vantaggi svantaggi e rischi e possibilità.
rr
Inviato da riccardo russo | May 9, 2008 11:09 AM
Posted on May 9, 2008 11:09
Ogni volta che si parla di liberalizzazione qualcuno comincia con gli esempi della scuola e della sanita' . un vecchio trucco...
Inviato da raoul | May 9, 2008 12:17 PM
Posted on May 9, 2008 12:17
Le liberalizzazioni sono sacrosante ma va stilato un elenco di cose che non si possono liberalizzare, perché monopoli naturali e/o servizi pubblici che il privato non può garantire. Il punto sta nel dove mettere questo paletto.
Io oltre a scuola e sanità includerei sicuramente la gestione dell'acqua e dei trasporti pubblici, chiamati così non a caso.
Aumenterei la presenza di pubblico, magari non direttamente ma tramite incentivi, anche per il settore delle comunicazioni, per garantire ad esempio una buona copertura nazionale di internet a banda larga.
Al tempo stesso scardinerei tutte le barriere all'entrata in mercati dai quali, con una vera concorrenza, l'utente ha solo da guadagnarci, e inizierei da banche e assicurazioni.
Quando poi queste liberalizzazioni si scontrano con situazioni de facto consolidatesi nel tempo come nel caso dei tassisti punterei a scardinare anche con forza queste situazioni ma senza dimenticare i giusti cuscinetti sociali perché c'è chi aveva programmato il suo futuro pensionistico sulla base della vendita della sua licenza e non può esser certo lasciato alla fame.
Non mi sembra che questo sia il "vecchio" (va beh che ho 25 anni, ma ancora vecchio non mi sento :-p ) trucco dell'usare scuola e sanità per non fare le riforme, mi sembra solo provare a ragionare su cosa vuol dire per noi stato sociale e di conseguenza di quali sono i paletti oltre i quali con le liberalizzazioni non vogliamo andare, probabilmente.
Se poi si hanno idee differenti e si è per le liberalizzazioni tout court, basta dirlo, forse però son fuori posto io allora.
Inviato da Davide Andriolo | May 9, 2008 2:26 PM
Posted on May 9, 2008 14:26
non sei fuori posto
Inviato da Raoul | May 9, 2008 2:46 PM
Posted on May 9, 2008 14:46
ciao davide, scusa se ti ho ripreso prima ma fa strano parlare con gli "anonymous" ;o)
Capisco il tuo punto di vista Raoul, ma in Italia c'è una soglia etica molto bassa e un livello di controllo ancora più basso...
Quando il Pubblico (che ha come obiettivo finale garantire gli interessi pubblici e realizzare beni e servizi pubblici)privatizza o da in concessione dei servizi pubblici cambia il proprio ruolo , passando da realizzatore diretto a gestore/controllore... il problema è che nella realtà dei fatti non risce a svolgere questo nuovo ruolo e quindi niente garantisce più quel servizio se non la correttezza dell'operatore privato (che però ci può essere come non essere.. insomma è lasciata al buon cuore... perché non siamo in america che se ti becco col falso in bilancio so' cavoli... tanto per dirne una..).
Questa ovviamente è la mia esperienza diretta... quindi potrebbe essere anche contingente.. e non generalizzabile...(ma credo di si.. ;o)
saluti
estella
Inviato da estella | May 9, 2008 3:55 PM
Posted on May 9, 2008 15:55
dimenticavo... sul discorso tassisti sono per l'assoluta liberalizzazione (non è che mi puoi paragonare il servizio pubblico taxi col servizio pubblico scuola per esempio... come dire, sono due interessi pubblici neanche paragonabili come rilavanza pubblica)... quando il tassista ti dice che "se non le va bene può anche prendere l'autobus" = un soggetto imprenditorale che ti sta proponendo direttamente di rivolgerti alla concorrenza, vuol dire che ci guadagna talmente tanto (evidentemente grazie a privilegi da casta iperchiusa) che a te, cliente, può anche mandarti a quel paese....
estella
Inviato da estella | May 9, 2008 4:12 PM
Posted on May 9, 2008 16:12
oddio Davide, liberalizzare non vuol dire dare in pasto al mercato e arrangiatevi. Ci sono anche gli organi di controllo della concorrenza, per eliminare barriere all'ingresso a nuovi concorrenti, controllare l'accesso al credito, monitorare abusi di posizioni dominanti.
Faccio notare che anche in Italia esiste la commissione antithrust. Ne avete notizia? Al solito: "la legge c'e', basta applicarla".
Inviato da Filippo | May 9, 2008 4:25 PM
Posted on May 9, 2008 16:25
@estella
Nessun problema, solo dal pc dell'ufficio non avevo il login automatico, ma hai ragione, sull'anonymus e sul commento!
Inviato da Davide Andriolo | May 9, 2008 4:39 PM
Posted on May 9, 2008 16:39
@estella
Nessun problema, solo dal pc dell'ufficio non avevo il login automatico, ma hai ragione, sull'anonymus e sul commento!
Inviato da Davide Andriolo | May 9, 2008 4:43 PM
Posted on May 9, 2008 16:43
@Filippo
Mi piace l'idea dell'antithrust (thrust in ingelse = spinta) piuttosto che dell'antitrust! Magari e' un lapsus freudiano.
A parte gli scherzi, mi sa che anche estella ha ragione a dire che il clima incivile non lo superi con l'antitrust.
Sulla privatizzazione in generale bisogna fare delle distinzioni basate sull'incremento di efficienza e delle altre distinzioni basate sull'incremento di equita' (o decremento) che la privatizzazione comporta.
Su certi beni / servizi (vedi trasporti) non puoi prevedere che ci sia un regime di mercato sia perche' non funziona (vedi i treni in UK che sono un disastro) sia perche' non ha senso avere competizione (quanti servizi pubblici di autobus puoi avere in una citta' media di 200.000abitanti!?)
Inviato da Elena besussi | May 9, 2008 4:59 PM
Posted on May 9, 2008 16:59
@estella (sui taxi)
Anch'io sono per la completa liberalizzazione di quel settore, dico solo che nell'attuarla va trovato il modo di venire incontro a chi aveva programmato la sua pensione facendo un calcolo su una situazione esistente come quella della compravvendita delle licenze. Non tutti i tassisti navigano nell'oro. Proprio ultimamente per lavoro prendo spesso taxi e mi son lasciato andare a chiacchierare con molti di loro, provando a capirne le ragioni: se uno perde il suo lavoro a 40anni e per campare si inventa tassista, spendendo un capitale per la licenza e aspettando la pensione... capisco che si incazzi... soluzioni? Sarebbe stato costoso, ma la cosa migliore forse è ricomprare tutte le licenze (a prezzo non di mercato, ovviamente, ma almeno sarebbe stato qualcosa) prima di liberalizzare il settore.
@Filippo
Il punto non è il mercato senza controllo, le barriere all'ingresso, il contrastare monopoli, etc.. Ripeto, il punto è che in alcuni settori il privato non ha interesse a entrare con le stesse modalità con cui vengono gestite dal pubblico, perché il concetto di garantire un servizio si scontra con la necessità di fare profitti (l'autobus per il quartiere di periferia dove abitano solo 4 vecchini non rende e viene tagliato, per intendersi). Ripeto poi che ci sono settori che sono monopoli naturali e la concorrenza in essi non potrà esserci mai, non c'entra l'antitrust, c'entrano proprio le "leggi" economiche. E se devo avere un monopolio, preferisco averlo pubblico che privato, sinceramente.
Inviato da Davide Andriolo | May 9, 2008 5:06 PM
Posted on May 9, 2008 17:06
completamente d'accordo. Certi servizi vanno mantenuti pubblici. Certi privatizzati (con antitrust, pardon per la svista). Certi sovrapposti.
Tutto pubblico o tutti privato e' sbagliato uguale.
Inviato da Filippo | May 9, 2008 5:13 PM
Posted on May 9, 2008 17:13
Infatti.
La domanda però è: quali sono questi servizi?
Inviato da Anonymous | May 9, 2008 5:40 PM
Posted on May 9, 2008 17:40
E che cavolo...mr Anonymus son sempre io :-p
Inviato da Davide Andriolo | May 9, 2008 5:41 PM
Posted on May 9, 2008 17:41
Purtroppo è vero che, finché in Italia non si creerà un sistema in grado di produrre e far rispettare leggi sensate, le privatizzazioni conterranno sempre anche un rischio difficile da far accettare ai cittadini.
Siccome poi mi pare che qui tutti siamo d'accordo che non tutto va privatizzato (vedi scuola e sanità), forse potremmo concentrare l'attenzione soprattutto sull'introduzione di "meccanismi di mercato" in tutti i servizi, anche quando restano pubblici. Ci sono fior di proposte in merito, basta leggere lavoce e Ichino...
Daniele Mazzini
Inviato da admin
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May 10, 2008 8:23 AM
Posted on May 10, 2008 08:23
Anche in questi commenti talvolta si fa confusione su un punto: liberalizzare non significa necessariamente privatizzare la gestione. La proprietà dei beni o delle reti fra l'altro rimane pubblica. La gestione può essere privata, pubblica, o semipubblica. I controlli rimangono pubblici.
L'aspetto caratterizzante delle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali è costituito dalle modalità di affidamento del servizio, modalità che devono rispettare i principi della concorrenza. Se vengono rispettati questi principi si può parlare effettivamente di liberalizzazioni e solo in questo caso ci possono essere benefici.
Inviato da Paolo Borrello | May 10, 2008 10:58 AM
Posted on May 10, 2008 10:58
Per come la vedo io liberalizzare significa affidare ai privati la gestione di una serie di servizi locali, con eccezioni come trasporti locali
Inviato da raoul | May 10, 2008 12:54 PM
Posted on May 10, 2008 12:54
Sono un amministratore pubblico. Settore Idrico. E concordo che tutto non si può privatizzare. Ma si può provare a gestire con sistemi di efficentamento. Non è facile ma ci stiamo provando. Anche se con personale ancora difficile da gestire in termini di produttività e con aziende "in house" sottocapitalizzate e sottopatrimonializzate. I privati, si guardi bene, sembrano più efficenti ma hanno a cuore soprattutto il profitto. E in settori come l'idrico dove il gestore non si può cambiare una volta l'anno le gare hanno scarso significato sul lungo periodo. E altra cosa i privati non hanno alcuna convenienza a limitare l'uso dell'acqua cosa sicuramente doverosa in periodi di crisi idrica.
Inviato da Michela | May 13, 2008 3:29 PM
Posted on May 13, 2008 15:29