di Davide Andriolo

Nel Venerdì di Repubblica della settimana scorsa si trovava un’inchiesta molto particolare: un viaggio nell’italia che sta bene. Sembra si parli di un altro paese rispetto a quello raccontatoci dai TG fino a solo qualche settimana fa, un paese da favola in cui il papà
porta le Winx a casa della figlia per il compleanno. Ma non le bambole, quelle vere, in ciccia e pailettes, alla “modica” cifra di 20mila euro. Oppure si racconta come la fiera Luxury & Yachts di Vicenza abbia avuto 22mila visitatori, di penne e poltrone decorate di
diamanti vendute a 220mila euro, di ombrelli in coccodrillo griffati Billionaire il cui costo di 32mila euro è quasi da pezzenti.
In un paese in cui tanti tirano la cinghia per arrivare a fine mese i ricchi, a quanto pare e al di là di facili demagogie, sono sempre di più e sempre più ricchi. Sicuramente son più di quei 54mila contribuenti (lo 0,13%) che dichiarano un reddito superiore a 200mila
euro, se è vero che nella sola Milano ci son ben 150mila fortunati che spendon più di 20mila euro in beni superflui, che l’anno scorso son stati venduti 200mila SUV e comprate barche per tre miliardi. Non stiamo qui a commentare come a guardare le dichiarazioni dei redditi i conti non tornano, perché praticamente nessuno potrebbe
permettersi queste spese.
Ma già guardando i soli dati ufficiali, in un anno quelli che hanno più di un milione in banca sono aumentati del 2,5 per cento: se nel 2002 erano 110 mila famiglie, oggi sono 205.800 (Merrill Lynch-CapGemini). Arrivano a un milione e 800 mila secondo un sondaggio di Astra Ricerche.
Un paese per ricchi, in cui il declino non esiste e tutti comprano cellulari di ultima generazione (siamo il paese con la più alta percentuale di telefonini pro capite) e son pronti a ogni festività a sobbarcarsi le spese di una vacanza fuori città, come dimostrano
puntualmente le code in autostrada? Oppure è vera l’Italia raccontataci nella passata campagna elettorale, quella alla canna del gas, quela degli anziani che rubano nei
supermercati o setacciano i mercati alla chiusura per poter avere qualcosa da mangiare fino a fine mese?
Delle due l’una, o forse entrambe. È un problema di distribuzione del reddito, di forbice che si allarga fra la parte ricca e la parte povera del paese. La crisi c’è, ma non è solo nostra. Tutti i paesi occidentali soffrono la concorrenza globale e la politica è chiamata a dare risposte nuove.
La destra, col suo messaggio protettivo e protezionista, va facilmente incontro agli animi dell’elettorato, e per questo dopo un decennio europeo progressista il conservatorismo, in varie forme, sta tornando al potere in molti paesi. Il nostro, in questo contesto, è forse quello che meno sa sfruttare i vantaggi competitivi che potrebbe avere nei confronti dei paesi emergenti, e nei cofronti degli altri paesi occidentali pecca ancora di atavici problemi strutturali a cui una politica (di destra e di sinistra) troppo ingabbiata in giochi di alleanze e di poltrone non è riuscita a far fronte. E così, mentre già nel mondo la situazione dei lavoratori peggiora, vedendo dati alla mano i profitti delle aziende aumentare e i salari dei lavoratori (se va bene) rimanere uguali, nel nostro si aggiunge una malcontrollata politica della flessibilità del lavoro, un precariato che non premia il merito ma la quantità, con contratti a progetto che costringono a lavorare ben oltre le otto ore al giorno per stipendi da fame, e senza alcuna garanzia sul futuro.
Inutile lamentarsi, perché un sostituto sicuramente ci sarà, e inutile in queste condizioni pensare anche di progettarsi un futuro. Sembra di esser tornati a una situazione ottocentesca e presindacale, in cui la “furbizia” italiana porta ognuno a far da sé, convinto di fregare l’altro, ma come insegnerebbe Nash (quello del film “A Beautiful Mind”, per chi non ha mai letto nulla di economia :-p ) in questo “gioco” alla fine perdono tutti. E presto, se non si corre ai ripari, verranno travolti da questa perdita anche quelli che adesso posson godere dei propri guadagni, non c’è bisogno di scomodare il New Deal per capire che il modo migliore per far crescere la ricchezza di un paese è diffonderla, in modo che tutti possano diventare consumatori e, come diceva addirittura uno spot berlusconiano che invitava a spendere, così “l’economia gira”.
La destra, storicamente (a livello globale almeno, da noi non sembra così brava nei conti, ma la gente non lo percepisce) è più brava nella produzione di ricchezza, la sinistra moderna non si dimentica di produrla ma si pone anche l’obiettivo della sua distribuzione. Blair, Clinton e Zapatero devon molto al lavoro dei loro predecessori, ma hanno impostato un modello di paese che è sicuramente più funzionante di quello che si è visto ad esempio con Bush Junior, che incartandosiin una guerra assurda ha portato gli USA sull’orlo di una tremenda crisi economica.
Si tratta di capire in che fase storica stiamo, forse, se è più necessaria la produzione di ricchezza o la sua distribuzione. La maggioranza degli italiani ha votato credendo nella prima opzione, convinta da tutti i media di vivere in un paese alla fame, convinta
che le situazioni personali di difficoltà (che non si può negare che ci sono) siano lo specchio di tutto il paese. Un paese “magicamente” risorto e ripulito nei TG, tra l’altro, già pochi giorni dopo le elezioni.
Se la sinistra smettesse di inseguire la crisi e si mettesse a parlare di distribuzione del reddito, se la sinistra come vorrebbe il buon Moretti dicesse cose di sinistra, e la smettesse di seguire l’agenda setting della paura dettato dalla destra, forse riuscirà a far capire anche a quegli operai che han votato lega chi è che difende veramente i loro interessi.
Abbiamo il coraggio di dirlo: questo non è un paese povero, è un paese con tante eccellenze e in cui la ricchezza si produce, ma questa ricchezza resta in mano a pochi mentre sempre più faticano a arrivare a fine mese, in una forbice che si allarga e che prima o poi si romperà, portandoci alla crisi vera. Spieghiamo alla “gente” cosa proponiamo per chiuderla, questa forbice, e alla prossima tornata elettorale forse ci affideranno il paese.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Confesso, quando sono stati messi “online” i redditi del 2005 non ho resistito e sono riuscito a dare un occhiata ben sapendo che mi sarei fatto volutamente del male!! Infatti così è stato…quanti amici, conoscenti, quanti progressisti, un disastro “ma anche” una grande soddisfazione: nella mia cerchia di conoscenti sono quello con il reddito più alto….eppure non vado ai tropici, non ho il suv, fine settimana fuori 3 o 4 l’anno forse, si la casa è di proprietà ma solo una, i figlioli girano in bicicletta e non con le mini-car, etc. etc.!
p.s. risparmi zero
Per quanto riguarda la questione redistributiva, sono d’accordo solo in parte. E non necessariamente credo che la differenza tra destra e sinistra, nel 2008, passi dalle politiche fiscali. Siamo credo d’accordo sul fatto che la ricchezza vada prima prodotta e poi distribuita? su questo credo che ci siamo. credo poi che in italia il livello di tassazione generale sia tutto sommato gia elevato. quindi al piu si tratta di rimodulare le aliquote.
Però poi discutiamo senza tabu di quali siano le tasse “socialmente giuste”.
Dell’abolizione dell’ICI ad esempio cosa ne pensiamo? io ne penso male, malissimo. a me sembrava una tassa ben fatta, federale e molto poco distorsiva.
Vogliamo discutere delle tasse di successione che persino Bill Gates ritiene essere un dovere civile?
Un altro punto dolente riguarda le tasse universitarie oggi scandalosamente basse (e Veltroni ha annunciato che voleva azzerarle in campagna elettorale) Ecco queste tasse (assenti) credo siano la misura piu regressiva del nostro sistema di tassazione dal momento che gli operai (i cui figli vanno meno all’università) sussidiano con le loro tasse i figli dei professionisti (che in percentuale maggiore sfruttano le strutture). Siamo pronti a dire forte e chiaro che é nell’interesse dei poveri di questo paese avere tasse universitarie elevate (accompagnate ovviamente da centinaia di migliaia di borse di studio per il merito)?
Infine poi c’é il discorso su come avvenga la redistribuzione. Credo ci sia da fare un enorme sforzo di riqualificare la spesa pubblica, dalle spese infrastrutturali a quelle sociali… e prima di chiedere altre tasse, bisognerebbe forse partire da qui…
Si potrebbe proporre di tassare i super ricchi con un’aliquota del 75%, ma dubito che molti di loro se ne rimarrebbero in Italia.
Il punto non sta tanto e solo nelle aliquote.
Si dovrebbe tassare meno il capitale in movimento (che crea ricchezza diffusa) e più quello fermo, ad esempio gli immobili. Per questo l’abolizione generalizzata dell’ICI è, imho, assurda
il commento precedente è il mio
il commento precedente è il mio
Davide, sono d’accordo con te.
Secondo me le tasse che si pagano oggi non sono scandalosamente regressive.
Il problema e’ che chi e’ ricco riesce a tasse molto basse, anche in maniera legale, a patto che possa permettersi un consulente fiscale.
A proposito, se qualcuno cerca lavoro a Milano, Roma o Torino come consulente fiscale, puo’ provarci qui:
https://eycareers.ey.com/eycareers/Application_Form.asp?ID=375&DbOp=UPD
Concordo con Davide sulla bassa tassazione di capitale in movimento e alta per il capitale fermo. Guarda un po’, e’ esattamente quello che fanno qui in olanda.
Il “capitale fermo” sarebbe quello delle case di proprieta’? A me risulta che sia la principale forma di accesso a capitale di debito per le SME e i professionisti.
mi piace la moda e la magia di stella e voglio che e qua per sempre qua con me e mi insegnasero la magia per sempre cosi mi trasformo in megix winx va bene stella.
MADALINA A ME VA BENE LA MAGIA DI FLORA NN TI VOGLIO CONTRADDIRE MA X ME è COSì