di Simona Milio
La retorica sul Mezzogiorno e’ la piu’ sentita, letta, discussa. Si parla tanto di quel che manca, di cosa dovrebbe cambiare, come se il cambiamento, specialmente nel sud, non fosse altro che una chimera.
Mi piacerebbe sentir parlare di più, invece, di cosa nel Mezzogiorno esiste già, anche se in fenomeni isolati. Perché sono proprio i fenomeni isolati che vanno sviluppati, valorizzati e portati avanti, in modo che, mettendo radici, agiscano da traino sui loro territori, che poi coinvolgono quelli confinanti, per poi trascinare un’intera regione, che coinvolge l’altra, in un circolo virtuoso che, quello sì, nel Mezzogiorno non è ancora partito.
Ci sono quattro capacità nascoste che, in alcune regioni del Mezzogiorno, hanno già fatto la differenza. Il Mezzogiorno non è tutto uguale: ci sono zone che stanno uscendo dal sottosviluppo, casi che vengono studiati come esempi virtuosi in Europa.
Quali sono queste capacità? Essenzialmente quattro. (1) La capacità politica – ossia la volontà di indicare direzioni strategiche di medio e lungo periodo che combattano le azioni clientelari e che valorizzino la collettività territoriale (la politica deve guardare al lungo periodo, la politica che persegue interessi elitari non può produrre sviluppo); (2) La capacità amministrativa – ossia la possibilità dei tecnici di fare il loro lavoro senza ingerenze politiche (perché i tecnici preparati nel mezzogiorno ci sono, ma non sempre possono svolgere il loro lavoro); (3) La capacità istituzionale – ossia l’abilità delle istituzioni locali, della magistratura, delle associazioni, di agire nel rispetto dei loro ruoli senza lasciarsi intimidire da pressioni esterne; (4) La capacità sociale – la presa di coscienza di ogni singolo individuo, che le sorti del Mezzogiorno dipendono principalmente dall’atteggiamento di chi vive nel Mezzogiorno (commiserazione, vittimismo, rassegnazione, omertà, sono tutte patologie che peggiorano la situazione esistente).
In un mondo ideale, queste quattro capacità funzionano al 100%. Nel Mezzogiorno il loro funzionamento va dallo zero assoluto a quasi il 50% in alcune regioni. Nelle regioni dove queste capacità si stanno sviluppando, si nota uno spillover reciproco, che parte proprio dalle capacità sociale e istituzionale. Più il territorio si ribella, più i politici sembrano rivedere le proprie posizioni, e allora la loro ingerenza cessa, e i tecnici sono in grado di svolgere il loro lavoro nell’interesse di tutti. Questo avviene grazie ad un meccanismo banale: il capitale sociale e istituzionale è numericamente superiore: 5 milioni di cittadini sono più forti di cento politici rapaci.
Il vero cambiamento parte dal basso. Non bisogna aspettare che sia la politica a cambiare. Siamo noi, noi cittadini che dobbiamo cambiare la politica. E’ l’impegno civile di tutti che puo’ contrastare, bloccare e ribaltare le vicende del nostro Paese.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Curioso che in un post sul sud non si faccia cenno alla Mafia, che come entità ma soprattutto come mentalità e alla base di almeno il 70% dei problemi del mezzogiorno. E questa mentalità si può combattere solo con una nuova cultura. Finché tutti saranno intrisi di certe logiche voteranno politici che risponderanno a quelle logiche che a loro volta formeranno nuovi cittadini a esse assoggettati, in un circolo vizioso senza fine. La rottura deve stare nella cultura, perché sperare che in una Sicilia i cittadini votino per una persona capace politicamente, amministrativamente, istituzionalmente e socialmente è pura utopia.
Forse da siciliano ho letto troppo il Gattopardo, o De Roberto, ma il pessimismo verso la mia regione si rende più acuto a ogni elezione, anche solo a vedere i nomi dei candidati che “sarebbero” di sinistra
mi sembra che la costruzione del capitale sociale e istituzionale sia il primo modo per combattare l’omerta’, come dice simona
Ossia il nemico e’ la politica, alla quale il “territorio” (?) si deve ribellare?
Boh, a me pare di individuare una certa differena tra Cuffaro e la Finocchiaro.
Ecco,scusate, volevo fare un intervento anch’io, io sono uno studente dell’università artistica di Cosenza.
Volevo dire che lo stereotipo che diciamo che tutti i media continuano a dare di noi ragazzi meridionali e quindi soprattutto di provincia di Cosenza è assolutamente falso,
perchè noi abbiamo ad esempio un bellissimo cineforum, che abbiamo fatto qui, sul cinema calabrese, e tutta un’altra serie di iniziative, che non è che perchè vengono dal Sud sono una realtà particolare, ma sono volute proprio perchè noi giovani,
e ci sono molti anche hair stylist, alcuni che fanno i design, e abbiamo appunto una forte realtà qui in meridione.
Io invece volevo fare il parrucchiere.
Volevo un negozio di tagliato ai capelli.
C’è differenza anche tra la Finocchiaro e la Borsellino…
Bel post Simona, condivido.
Aggiungerei che un’altra cosa che manca al Sud e’ la capacita’ delle sue citta’ di rimpiazzare le importazioni.
Ad esempio in Sicilia si produce dell’ottimo vino, ma le bottiglie, i tappi e i macchinari per raccogliere l’uva, pigiare il vino, imbottigliarlo e conservarlo sono quasi tutti prodotti dal Nord e quindi la Sicilia e’ incapace di creare ricchezza, peche’ la maggior parte di tale ricchezza e’ trattenuta dai fornitori.
http://janejacobs.wordpress.com/2008/03/30/rimpiazzare-le-importazioni/
ma il capitale sociale non deve avere voti, ed e’ quello di cui parla kerub
Raoul, è un cane che si morde la coda, il capitale istituzionale si costruisce se c’è il consenso popolare, perché deve avere voti…
Per me il momento di rottura può stare solo nella cultura, non a caso la mafia è arrivata alla scelta impopolare di uccidere preti (don pino Puglisi) e ragazzi (peppino impastato) solo perché erano portatori di un pensiero nuovo e lo sapevano diffondere con semplicità
vorrei solo ribadire, ed invitare a rileggere meglio il mio intervento precedente, che volevo un negozio tagliato ai capelli.
La criminalità organizzata, a “tutti” i livelli è la vera palla di piombo ai piedi del mezzogiorno. E senza un intervento dello Stato Centrale e la solidarietà del CentroNord non vedo altro che un continuo peggioramento. Aggiungasi l’emigrazione dei giovani, specie i più preparati e intraprendenti, che indebolisce la struttura sociale locale (irrobustendo le altre al CentroNord ed all’estero). Come già per l’unificazione nazionale,temo, non se ne potrà venire a capo se non si saprà (re)suscitare i valori fondanti del nostro stato; penso occorra un nuovo Risorgimento…