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Questa pagina contiene un singolo articolo del blog pubblicato il May 11, 2008 2:42 PM.

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Israele, Palestina e la Politica Estera del PD

di Giuseppe Gallo

1210425982894_5.jpgLa XXI edizione della Fiera del Libro di Torino ha riportato l'attenzione, suo malgrado, su una delle grandi questioni irrisolte della politica estera, ignorata in blocco da entrambi i fronti durante la campagna elettorale del 13-14 aprile. D'altra parte, non bisogna stupirsi troppo delle polemiche suscitate. È vero che oltrepassano i confini editoriali in cui la Fiera torinese si è rigorosamente mantenuta, a differenza di quella di Parigi che traeva forza dal contatto diretto che Sarkozy ebbe con il presidente israeliano Shimon Peres. Ma non è la prima volta che i libri scatenano un dibattito di tale portata, extraletteraria. In tempi recenti, in Francia, era già capitato con Michel Houellebecq e negli anni Settanta, in Italia, con Elsa Morante, per tacere delle reazioni seguite agli infuocati quanto intolleranti pamphlet dell'ultima Fallaci.

Direi anzi che è sempre un buon segno quando la letteratura riesce a suscitare un ampio dibattito, che coinvolge i destini della politica. Vuol dire che è viva, che sa parlare della realtà, che è immersa nel suo tempo. Nessuno del resto può negare che la narrativa israeliana sia oggi una delle più interessanti al mondo, sia dal punto di vista intellettuale sia sotto il profilo commerciale. Ciò che stupisce è che si ignori che proprio i massimi scrittori d'Israele (Aron Appelfeld, Etgar Keret, Abraham Yehoshua, David Grossman, Amos Oz) sono portatori di uno sguardo critico, estremamente spregiudicato. Sono uomini esplicitamente impegnati a favore di una politica di pace, che un tempo hanno sostenuto la necessità del dialogo con l'Olp e che oggi si dichiarano favorevoli a trattare con Hamas.

D'altra parte, su un punto è doveroso fare chiarezza. Non è vero che il governo provvisorio che il 14 maggio 1848 proclamò lo Stato d'Israele abbia agito in modo autoritario e unilaterale. Allora, non avrebbe avuto la forza militare per compiere un tale atto. Israele è nata piuttosto con il consenso delle Nazioni Unite e dei paesi del blocco comunista che, già nel 1947, erano concordi nell'affermare che sul territorio sarebbero dovuti nascere due Stati, uno israeliano e l'altro palestinese.

Se a quel risultato non si è pervenuti, la responsabilità ricade per intero sui paesi arabi. Erano stati alleati dei nazisti (chi ha letto Le uova del drago di Pietrangelo Buttafuoco dovrebbe ricordarlo) e già allora erano animati da aspirazioni di tipo teocratico (l'organizzazione dei Fratelli Musulmani, in cui militò anche il giovane Arafat, fu fondata nel 1928!). Non avevano nessuna intenzione di dialogare con il nuovo stato israeliano, lo volevano distruggere con le armi.

Intendiamoci. Qui, non si vogliono giustificare o negare gli atti di violenza militare dei governi che, dal 1948, si sono succeduti alla guida di Israele. Si vuole affermare che non è mai stato in discussione il diritto dei palestinesi ad avere un proprio Stato e a vivere in pace. Non lo ha ripetuto, in questi giorni, solo Yehoshua nei suoi numerosi interventi. Lo hanno detto anche il presidente Napolitano, il presidente della Regione Piemonte Mercedes Presso, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino. Né, del resto, il fallimento della Road map ha bloccato i negoziati, che sono tuttora in corso. I promotori della manifestazione di protesta di oggi pomeriggio sembrano ignorarlo, danno l'impressione di schierarsi per partito preso.

Ma soprattutto è da contestare l'immagine manichea, propria di un terzomondismo consolatorio, secondo cui Israele rappresenterebbe la superpotenza cattiva e gli arabi palestinesi i buoni oppressi, i poveri del mondo, portatori di ideali di libertà. Non è così. Questa è una visione fumettistica della storia. Israele è un avamposto isolato della civiltà occidentale in Medio Oriente (peraltro con molti spazi di socialismo), circondato da Paesi molto turbolenti e aggressivi, a cominciare dal Libano e dall'Iran. È stata costretta a investire in armamenti. Che cos'altro avrebbe potuto fare? Lasciarsi cancellare dalla cartina geografica? D'altro canto, come si sente Gianni Vattimo a trovarsi in compagnia di Teheran nel no alla Fiera di Torino? Possibile che non provi alcun imbarazzo?

Tuttavia è doverosa una risposta anche al neopresidente della Camera Gianfranco Fini. Perché non è vero che i pregiudizi antiisraeliani e antiamericani sono diffusi soltanto nella sinistra radicale. Tutt'altro. Esiste, per ragioni storiche, una destra, anche moderata, che giudica con severità quella che è stata chiamata l'industria dell'Olocausto. Ed esiste una destra europea più radicale che considera con simpatia il fondamentalismo islamico, nel quale riconosce un rigore morale da contrapporre alle presunta decadenza dei costumi dell'Occidente e degli Stati Uniti in particolare. È un punto di vista che, in modo molto mediato dalla cultura, riecheggia nelle tesi di un medievalista e islamista di fama internazionale come lo storico Franco Cardini.

Di più. È storicamente esistito anche un antiamericanismo cattolico. Si dimentica infatti che Giuseppe Dossetti e Giovanni Gronchi votarono contro l'ingresso dell'Italia nella NATO, in quanto diffidenti nei confronti dell'american lifestyle. E anche oggi di fronte a una globalizzazione a guida statunitense il comboniano Alex Zanotelli ha più volte espresso perplessità ben più radicali di quelle che provengono da sinistra.

Ma un altro luogo comune deve essere sfatato. Non è vero che gli Stati Uniti sono sempre pronti a giustificare gli atti militari del governo di Tel Aviv. Al contrario. I governi americani di destra e di sinistra hanno sempre visto in Israele un alleato molto scomodo, che crea più problemi che vantaggi. Ed è probabile che, se l'area mediorientale non rivestisse l'importanza strategica di cui gode nella civiltà del petrolio, abbandonerebbero volentieri il popolo di Israele al suo destino.

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Commenti (34)

Anonymous:

Non ho capito alla fine di questo articolo come ci si dovrebbe collocare, allora. Con Israele e contro la Palestina? con gli USA contro Dossetti?

Caro Anonymous,

risponderei così: "con" chi ragiona rispettando i fatti (qualunque sia la sua collocazione), "contro" chi sostiene i propri convincimenti alterando i fatti (qualunque sia la sua collocazione).

Per quanto riguarda la questione israeliano-palestinese la logica del "con" e del "contro" invece va respinta. Dal 1947 la comunità internazionale ripete che in quel territorio devono esistere due stati. Questo deve rimanere il nostro obiettivo.

Se, poi, quello che ti interessa è conoscere le mie simpatie, rispondo che mi sento culturalmente più vicino a Israele e agli USA di quanto sia nei confronti del mondo arabo-islamico. Ma questo è politicamente irrilevante.

Gianni:

Non mi sembra che questo articolo aiuti chi si batte per una pace equa in quella regione, che non puo' essere basata che sulla coesistenza pacifica e in sicurezza di due stati confinanti. Mi pare che l' attribuzione delle colpe storiche (arabi alleati dei nazisti: e noi italiani?) sia un esercizio sterile, e persino provocatorio. E quello di attribuire ad Israele una funzione salvifica e colonizzatrice ("avamposto dell' occidente") una pericolosa sciocchezza, che e' del tutto simmetrica a funzionale a quella che i fondamentalismi della regione vogliono strumentalmente promuovere "contro" Israele.
Mi pare che la pace passi per altre strade.

Anonymous:

Scusa, ho dimenticato di firmarmi.
Son Mario Russo.

Il problema sta nel dove collocare la verità dei fatti, e secondo me non può pendere dalla parte palestinese ma neanche israeliana, né tantomeno statunitense, dato che gli USA stessi ci han dato esempio concreto in più occasioni di manipolazine di prove.

Tralasciando che di un Dossetti, fosse ancora in vita, mi fiderei, come mi fido di un Zanotelli che denunciò Tangentopoli prima che se ne accorgessero i magistrati, ritorniamo proprio a quella considerazione sui due stati. Facile dire due stati, il problema è con quali confini e con quali rapporti fra le due popolazioni, non si può certo demandare tutto alla potenza militare del più forte.

Sulla questione in generale, infine, nel formare artificialmente uno stato che non c'era, per ripagare gli ebrei dalle pene dell'Olocausto, si è fatto né più né meno lo stesso errore di chi divise i confini africani col righello, dimenticandosi che oltre a quella cartina geografica c'erano dei popoli che abitavno quei territori, popoli che ora infatti lottano di continuo fra loro. E, almeno parzialmente, si sono ripetuti e si stanno ripetendo errori simili nei balcani, dal momento in cui si è deciso di riconoscere uno stato per una etnia e si è così accesa la miccia per una guerra che ha portato alla frammentazione di uno stato. E anche qui i mussulmani, poveri di forze militari rispetto agli altri, han subito la collocazione in terre assolutamente non proporzionali al loro numero. Forse in tanti a sinistra parteggiano per loro (che sappiam bene non esser semplici vittime) proprio perché sono la parte più debole nel confronto, e la "verità" che ci vien detta è sempre e solo quella del più forte

francesca:

caro mario russo mi sembra che i tuoi commenti siano farciti della vecchia retorica della sinistra radicale, quella delle bandiere bruciate per intendersi

francesca:

caro mario russo mi sembra che i tuoi commenti siano farciti della vecchia retorica della sinistra radicale, quella delle bandiere bruciate per intendersi

Quoto Gianni e Mario e rilancio con un giochino per assurdo.
Immaginate che da un giorno all'altro si decidesse di ricostituire nel bel mezzo dell'Italia lo Stato Pontificio. Ovvio che qualcuno si ribelli..no?
L'idea dello stato di Israele è una idea britannica precedente alla seconda guerra mondiale e ratificata dall'allora Società delle Nazioni, dettata da interessi economici, sia commerciali verso oriente che interni per i rapporti coi poteri forti ebraici. Per combattere questa idea già dal 1928 era nata l'Organizzazione dei Fratelli Mussulmani e per questo si sono alleati con chi, per motivi economici uguali e contrari mascherati da questione razziale, li perseguitava in Europa. Hanno sbagliato e continuano a sbagliare reagendo con violenza e la seconda guerra mondiale non ha fatto che velocizzare (come risarcimento) la nascita dello stato israeliano, ma la loro richiesta non era così assurda. Lo diventa ora, quando ormai più generazioni ebraiche vivono in quelle terre, e cancellare quello stato sarebbe ripetere nuovamente una pericoloso operazione a tavolino. La soluzione allora non può essere "di parte", né con Israele né con la Palestina, ma favorire la strada dell'integrazione e del riconoscimento reciproco, provando con l'ausilio ONU un dialogo pacifico e paritario, non influenzato, come avviene, dalla logica dei più forti. Perché, ricordiamolo, Israele va contro le risoluzioni ONU da decenni e senza conseguenze

Anonymous:

Chi prova a dire che è stata fatta un'operazione a tavolino e prova ora a trovare quale potrebbe essere la via d'uscita per una situazione artificiale incasinata non si mette a bruciare bandiere, te lo assicuro. Mi sa molto di più la tua di propaganda becera, quella di usare quattro coglioni bruciabandiere per non prendere in considerazione qualunque pensiero diverso dal tuo. Rispondi nel merito, non per slogan. Grazie.
Mario

francesca:

a me il becero sembri te che metti dentro africa e medio oriente, fai una confusione terribile. e tiri fuori i vecchi giochetti dei poveri. roba da assemblea centri sociali

Giuseppe Gallo:

A chi dice che Israele è nata a tavolino, risponderei: un attimo, precisiamo. Non è che l’ONU ha strappato le terre ai palestinesi e vi ha impiantato sopra lo Stato di Israele. Non è così. Uno Stato palestinese non è mai esistito. Quel territorio (in cui vivevano ebrei, cristiani e arabi) apparteneva agli ottomani ed è rimasto nelle loro mani fino alla fine della prima guerra mondiale. Poi è passato sotto il controllo britannico e francese. Non c’è stata una violazione territoriale originaria.

Del resto, i confini vengono sempre ratificati a “tavolino”. Non vedo come si possa fare altrimenti. Ricordate il Trattato di Parigi? Ricordate la questione di Trento e di Trieste? Conoscete un altro sistema per ratificare i confini?

Ma, soprattutto, Israele ha riconosciuto la legittimità del principio “due paesi, due Stati”. Cioè ha riconosciuto la legittimità di uno Stato palestinese. Al contrario, la legittimità dello Stato di Israele (se accettata da Egitto e Giordania con i quali sono stati firmati dei trattati di pace) è ancora negata dalle principali organizzazioni arabe, oltre che dall’Iran (anche se non è un paese arabo). Questa, scusate, ma è una differenza sostanziale.

Giancarlo:

Ho letto delle ricostruzioni storiche per lo meno stravaganti, ma credo che al momento attuale non aituti molto andare indietro di 50 anni per stabilire torti e ragioni. Bisogna avere la capacità di superare persino i morti, da entrambe le parti. Per noi italiani dovrebbe essere molto più facile, visto che non li abbiamo vissuti "sulla nostra carne". Se neanche noi riusciamo ad avere una visione equilibrata, figuramoci gli ebrei e i palestinesi che qualche grave motivo di coinvolgimento emotivo in più di noi ce l'hanno di sicuro. Forse mi sbaglio e mi auguro che loro sappiano superare la logica da stadio che traspare dal post e da molti commenti.

Anonymous:

Francesca, gradirei non essere insultato ("becero sei te", quando io avevo detto che era becera la tua propaganda, e tu rigiri subito l'insulto sul piano personale, classico giochetto degno della peggiore politica)e che rispondessi nel merito invece che continuare a urlare alla propaganda altrui. Almeno in quelle assemblee sanno discutere, qui non sembra il luogo adatto, evidentemente.

Mario

admin Author Profile Page:

Fosse per me, manderei gli israeliani al polo nord e i palestinesi al polo sud (o viceversa), perché m'hanno abbastanza stancato - visto anche che probabilmente tutta la guerra è orchestrata da pochi, e lasciati a se stessi l'israeliano medio e il palestinese medio si sopporterebbero benissimo così come facciamo noi Europei ora nonostante secoli di guerre.
Però, visto che non si può fare, occorre cercare di dialogare ... anche i terroristi e gli ultranazionalisti, visto che l'unica alternativa al dialogo è la guerra. Però dialogare fermamente, e per esempio far capire a quelle teste calde di Hamas che se vogliono "la distruzione dello stato d'Israele" non vanno da nessuna parte - o vivono entrambi in pace o si ammazzano a vicenda fino all'ultimo uomo, che dicano chiaramente cosa vogliono, e spero sinceramente che la popolazione palestinese smetta di seguirli se scelgono la morte. Idem gli israeliani, se ne stiano nei loro confini, e la smettano di sparare, specie sulle ambulanze, e di fare rappresaglie che servono solo a gettare benzina sul fuoco d'Hamas.
Intanto hanno fatto tanti morti che hanno torto marcio entrambi, e se può parere "giusto" reagire agli attacchi terroristici o all'occupazione, non lo è, e in ogni caso è controproducente, e fingere di non rendersene conto è idiota (ok, è stato altrettando idiota andare in Iraq, lo riconosco, ma mica l'ho deciso io).
Porgi l'altra guancia, anche se non condividi il messaggio evangelico, perché se non lo fai ti continuano a prendere a schiaffi.
E se poi i capi proprio non vogliono dialogare, e la gente non riesce ad eleggerne di nuovi, diamo asilo politico in Europa ai chi vuole, e lasciamo che gli altri restino lì ad ammazzarsi fra loro. L'idea di costruire a tavolino uno stato d'Israele magari è stata anche poco saggia non gli dà certo il diritto d'ammazzarsi.

sorry, non mi ero firmato ...
Giovanni Petrucciani

Anonymous:

Giuseppe, so bene la storia della palestina. L'Inghilterra si sostituitì all'impero ottomano e decise (con l'appoggio dell'allora Società delle Nazioni) di costruire uno stato ebraico, motivo per cui favorì l'immigrazione, tanto che la popolazione ebraica nella regione passò da 80000 unità (una piccola città, certo non una nazione) a 400000 prima della seconda guerra mondiale, e crebbe poi in modo ancor più esponenziale fino agli attuali 7 milioni.
Se tale operazione non è una violazione territoriale artificiale non so quale possa esserla. Non è certo paragonabile alla questione triestina, dove due popolazioni coesistevano già in un territorio e si trattava di capire come dividerli. Qui una popolazione è stata inserita in un contesto in cui non abitava da secoli, è un po' differente, direi. E la questione triestina è anche differente da quella africana introdotta da Mario, anche se è OT, perché una cosa è tracciare confini cercando di seguire considerazioni storiche, linguistiche, sociologiche o di morfologia del territorio (che si riflette direttamente su storia e formazione delle società, fra l'altro), per quanto opinabili, un'altra tracciare confini col righello.
Andando all'oggi, Israele ha accettato il principio dei "due paesi, due stati" (ci mancava non accettasse questo regalo che gli venne fatto sessant'anni fa!) ma al tempo stesso ricordo che viola le risoluzioni ONU e occupa territori che non gli spetterebbero. Di contro, chi ha subito l'espropriazione di propri terrirori non riconosce questo stato. Il tutto, da una parte e dall'altra, è farcito di morti, così che la situazione si complichi, gli odi si amplificano e la via d'uscita si fa sempre più complessa.
Concordo pienamente con Giancarlo, parteggiare per una parte o per l'altra cercando di capire gli errori storici non ha grande senso, ormai. Oggi quei 7 milioni di ebrei son lì, ci sono da generazioni e va trovata una soluzione di convivenza.

Giuseppe, so bene la storia della palestina. L'Inghilterra si sostituitì all'impero ottomano e decise (con l'appoggio dell'allora Società delle Nazioni) di costruire uno stato ebraico, motivo per cui favorì l'immigrazione, tanto che la popolazione ebraica nella regione passò da 80000 unità (una piccola città, certo non una nazione) a 400000 prima della seconda guerra mondiale, e crebbe poi in modo ancor più esponenziale fino agli attuali 7 milioni.
Se tale operazione non è una violazione territoriale artificiale non so quale possa esserla. Non è certo paragonabile alla questione triestina, dove due popolazioni coesistevano già in un territorio e si trattava di capire come dividerli. Qui una popolazione è stata inserita in un contesto in cui non abitava da secoli, è un po' differente, direi. E la questione triestina è anche differente da quella africana introdotta da Mario, anche se è OT, perché una cosa è tracciare confini cercando di seguire considerazioni storiche, linguistiche, sociologiche o di morfologia del territorio (che si riflette direttamente su storia e formazione delle società, fra l'altro), per quanto opinabili, un'altra tracciare confini col righello.
Andando all'oggi, Israele ha accettato il principio dei "due paesi, due stati" (ci mancava non accettasse questo regalo che gli venne fatto sessant'anni fa!) ma al tempo stesso ricordo che viola le risoluzioni ONU e occupa territori che non gli spetterebbero. Di contro, chi ha subito l'espropriazione di propri terrirori non riconosce questo stato. Il tutto, da una parte e dall'altra, è farcito di morti, così che la situazione si complichi, gli odi si amplificano e la via d'uscita si fa sempre più complessa.
Concordo pienamente con Giancarlo, parteggiare per una parte o per l'altra cercando di capire gli errori storici non ha grande senso, ormai. Oggi quei 7 milioni di ebrei son lì, ci sono da generazioni e va trovata una soluzione di convivenza.

Giuseppe, so bene la storia della palestina. L'Inghilterra si sostituitì all'impero ottomano e decise (con l'appoggio dell'allora Società delle Nazioni) di costruire uno stato ebraico, motivo per cui favorì l'immigrazione, tanto che la popolazione ebraica nella regione passò da 80000 unità (una piccola città, certo non una nazione) a 400000 prima della seconda guerra mondiale, e crebbe poi in modo ancor più esponenziale fino agli attuali 7 milioni.
Se tale operazione non è una violazione territoriale artificiale non so quale possa esserla. Non è certo paragonabile alla questione triestina, dove due popolazioni coesistevano già in un territorio e si trattava di capire come dividerli. Qui una popolazione è stata inserita in un contesto in cui non abitava da secoli, è un po' differente, direi. E la questione triestina è anche differente da quella africana introdotta da Mario, anche se è OT, perché una cosa è tracciare confini cercando di seguire considerazioni storiche, linguistiche, sociologiche o di morfologia del territorio (che si riflette direttamente su storia e formazione delle società, fra l'altro), per quanto opinabili, un'altra tracciare confini col righello.
Andando all'oggi, Israele ha accettato il principio dei "due paesi, due stati" (ci mancava non accettasse questo regalo che gli venne fatto sessant'anni fa!) ma al tempo stesso ricordo che viola le risoluzioni ONU e occupa territori che non gli spetterebbero. Di contro, chi ha subito l'espropriazione di propri terrirori non riconosce questo stato. Il tutto, da una parte e dall'altra, è farcito di morti, così che la situazione si complichi, gli odi si amplificano e la via d'uscita si fa sempre più complessa.
Concordo pienamente con Giancarlo, parteggiare per una parte o per l'altra cercando di capire gli errori storici non ha grande senso, ormai. Oggi quei 7 milioni di ebrei son lì, ci sono da generazioni e va trovata una soluzione di convivenza.

Gianni:

Io sono d'accordo con Giancarlo e ci tengo ad articolare meglio il mio pensiero perche' non ci siano equivoci: l' esistenza e il diritto alla sicurezza dello stato di Israele e del suo popolo non e' in discussione, non e' un elemento di trattativa, ed e' dovere di ogni democratico battersi perche' sia e rimanga cosi'.
Io penso che la sicurezza degli israeliani possa essere garantita solo da una pacificazione della regione, non da uno stato di conflitto perenne come si sente teorizzare da qualche parte. La pacificazione si ottiene incoraggiando le forze che da entrambe le parti si battono per il dialogo e la pace, anche quando sono forze che non condividono i nostri principi e i nostri valori: le alleanze, in politica, si fanno con chi vuole le stesse cose che vuoi tu, non con chi ragiona come te. Per questo penso sia sbagliato parlare di "avamposti" e sia perlomeno fuorviante sottolineare affinita' culturali che sono di poco aiuto, perlomeno in questa fase, per trovare una soluqione equa.

Anonymous:

Essendo stato nei balcani, posso dire di aver imparato che ragionare freddamente per stati, popolazioni e confini non basta. Si dimentica che sotto questi concetti ci sono persone, da una parte e dall'altra, persone che magari hanno avuto un parente ucciso o la casa buttata giù. L'odio reciproco si comprende meglio. Forse sono stato forte, ma la burocratizzazione della questione per come viene presentata qui da alcuni, dicendo non c'è stata una violazione territoriale originaria..perché anche se non si chiamavano stato palestinese le persone non ci abitavano già?

Mario

@Mario (che continua OT, e io lo seguo :-p ):
Ci son stato anch'io, a Sarajevo per la precisione e condivido la tua attenzione per le persone. Tu dove?

@ Giancarlo, Gianni e Giovanni (per quanto un po' violento nell'esposizione): quoto tutti, sarà la G che vi accomuna? :p


raoul:

Mi sembra che Giuseppe abbia citato e lodato scrittori come Amos Oz e David Grossman da sempre impegnati per la pace. Mi sembra evidente che il post di Giuseppe invita alla pace, alla riconciliazione e al rispetto reciproco ra Israele e Palestina. Quello che mi sembra Giuseppe critichi e' l'atteggiamento di certa sinistra radicale e il suo anti-israelismo preconcetto che tanti danni ha fatto alla sinistra Italiana in passato.

Anonymous:

non si rispnde all'anti-israelismo con un filo israelismo di chi considera quel paese avamposto della democrazia in occidente

Anonymous:

non si rispnde all'anti-israelismo con un filo israelismo di chi considera quel paese avamposto della democrazia in occidente

giancarlo:

D'accordo sui pregiudizi anti israele di certa sinistra che fanno il paio con quelli radicatissimi della destra estrema. Io del post ho maldigerito il maldestro tentativo di attribuire tutti i fallimenti dei tentativi di pace ai palestinesi e una rilettura storica un tantino avventata. Errore in cui cade Davide quando sostiene che gli inglesi hanno favorito la nascita di israele. Non è assolutamente vero, se no non si capirebbe come mai gli israeliani avrebbero fatto attenati terroristici contro gli inglesi per convincerli a sloggiare.

Giusto perché non invento le cose, il testo originale della Dichiarazione Balfour con cui nel 1917 inizia da parte inglese il riconoscimento di uno stato ebraico in palestina:

Foreign Office
November 2nd, 1917

Dear Lord Rothschild,

I have much pleasure in conveying to you, on behalf of His Majesty's Government, the following declaration of sympathy with Jewish Zionist aspirations which has been submitted to, and approved by, the Cabinet.

"His Majesty's Government view with favour the establishment in Palestine of a national home for the Jewish people, and will use their best endeavours to facilitate the achievement of this object, it being clearly understood that nothing shall be done which may prejudice the civil and religious rights of existing non-Jewish communities in Palestine, or the rights and political status enjoyed by Jews in any other country."

I should be grateful if you would bring this declaration to the knowledge of the Zionist Federation.

Yours sincerely, Arthur James Balfour

Intanto chiariamo un punto. Non spetta a noi risolvere la questione israeliano-palestinese. Noi, se siamo onesti, abbiamo solo il compito di cercare di capire, sgombrando il campo dai pregiudizi e dai luoghi comuni.

Precisato questo, Giancarlo, no, io ho detto una cosa diversa da quella che mi attribuisci. Basta leggere. E cioè ho detto che se dal 1848 in poi l’area mediorientale è rimasta instabile la responsabilità ricade sui paesi arabi (e sull’Iran). Non sul popolo palestinese, sui paesi arabi. Nel 1848 furono Egitto, Transgiordania, Siria, Libano e Iraq a iniziare la guerra. E la iniziarono perché non erano disponibili al dialogo. La parola d’ordine era: annientare Israele.

Ho anche detto che la situazione oggi si è evoluta (ci sono stati i trattati di pace con l’Egitto e la Giordania), e tra il governo di Israele e l’ANP i negoziati sono in corso, anche se tra mille difficoltà. Ma annientare Israele rimane l’obiettivo dell’Iran e delle organizzazioni del fondamentalismo islamico, che finanziano gli attentati contro Israele. I commenti qui sopra dimenticano che l’ANP non ha il controllo delle forze integraliste ed estremiste presenti sul territorio palestinese.

E, soprattutto, dimenticano il contesto geopolitico. Fingono che la questione israeliano-palestinese si riduca a un fumettistico litigio fra due minuscole popolazioni. No. Bisogna considerare che Israele si trova isolata al centro di un’area estremamente aggressiva. Ed è per questo che, nonostante sia stata governata in prevalenza dalla sinistra, è stata costretta a investire in armamenti. Chi ignora la complessità geopolitica si preclude la comprensione.

Naturalmente, poi, sul carattere occidentale della cultura israeliana e delle istituzioni dello Stato israeliano non merita di discutere. Almeno questo diamolo per scontato. Altrimenti diventa difficile imbastire una discussione.

Intanto chiariamo un punto. Non spetta a noi risolvere la questione israeliano-palestinese. Noi, se siamo onesti, abbiamo solo il compito di cercare di capire, sgombrando il campo dai pregiudizi e dai luoghi comuni.

Precisato questo, Giancarlo, no, io ho detto una cosa diversa da quella che mi attribuisci. Basta leggere. E cioè ho detto che se dal 1848 in poi l’area mediorientale è rimasta instabile la responsabilità ricade sui paesi arabi (e sull’Iran). Non sul popolo palestinese, sui paesi arabi. Nel 1848 furono Egitto, Transgiordania, Siria, Libano e Iraq a iniziare la guerra. E la iniziarono perché non erano disponibili al dialogo. La parola d’ordine era: annientare Israele.

Ho anche detto che la situazione oggi si è evoluta (ci sono stati i trattati di pace con l’Egitto e la Giordania), e tra il governo di Israele e l’ANP i negoziati sono in corso, anche se tra mille difficoltà. Ma annientare Israele rimane l’obiettivo dell’Iran e delle organizzazioni del fondamentalismo islamico, che finanziano gli attentati contro Israele. I commenti qui sopra dimenticano che l’ANP non ha il controllo delle forze integraliste ed estremiste presenti sul territorio palestinese.

E, soprattutto, dimenticano il contesto geopolitico. Fingono che la questione israeliano-palestinese si riduca a un fumettistico litigio fra due minuscole popolazioni. No. Bisogna considerare che Israele si trova isolata al centro di un’area estremamente aggressiva. Ed è per questo che, nonostante sia stata governata in prevalenza dalla sinistra, è stata costretta a investire in armamenti. Chi ignora la complessità geopolitica si preclude la comprensione.

Naturalmente, poi, sul carattere occidentale della cultura israeliana e delle istituzioni dello Stato israeliano non merita di discutere. Almeno questo diamolo per scontato. Altrimenti diventa difficile imbastire una discussione.

Giuseppe Gallo:

Mi scuso per il doppio post (il computer mi dava un messaggio di errore), e anche per il refuso: naturalmente, intendevo "dal 1948".

Secondo me il modo di discussione di Francesca (ossia l'insultare l'interlocutore quando non se ne condividono le idee) non ha nulla di pluralista e nulla di democratico. Poi non so, disprezzare nomi come Dossetti e padre Zanotelli, che non mi risultano dei rivoluzionari comunisti ma degli illuminati uomini di Chiesa, qualifica di per sè.

Resta da capire perché una persona così si trovi bene in un partito che si chiama democratico.

Giuseppe Gallo:

Anellidifumo, ma che dici? Chi ha disprezzato chi? Non c'è nessun giudizio su Dossetti e Zanotelli. La parte finale dell'articolo vuole solo mostrare che i giudizi che Fini attribuisce alla sinistra radicale sono diffusi anche a destra e nel mondo cattolico.

@ Giancarlo: Anelli di fumo non si riferiva a te, ma a Francesca, il cui intervento in questa discussione é sembrato a dir poco polemico ed agressivo

Giuseppe Gallo:

Se è come dice Filippo, mi scuso:

Ma Francesca non ha fatto nomi.

davide andriolo:

Completo l'informazione, allora.
Diciamo che l'Inghilterra ha inizialmente ceduto (con leggerezza, probabilmente) alle aspirazioni sioniste (probabilmente a causa della loro forza interna nel paese) e si è poi tirata indietro di fronte alle violente rivendicazioni arabe e a una crescita numerica della popolazione ebraica superiore alle attese (da 80000 a 400000 fra le due guerre, fino agli attuali 7milioni)?
Tra l'altro ha bloccato l'emigrazione proprio nel periodo che sarebbe stato più necessario, ovvero durante l'Olocausto.
Ma va beh, parlare di colpe e leggittimità di quasi un secolo fa ormai ha poco senso, adesso ci son due popolazioni che vivono realmente nel paese da generazioni e hanno entrambi il diritto e il dovere di riconoscersi a vicenda e rispettare le risoluzioni ONU sui territori.
Spero però si smetta di parlare di avamposto occidentale nella zona, perché proprio con questa logica abbiamo creato i mostri dell'Afghanistan, dell'Iraq e dell'Iran.

Paolo:

Per Francesca,

Non nasconderti dietro la sinistra radicale.
La scusa non regge più.
La questione israelopalestinese è troppo seria per i commenti superficiali (come il giudizio degno di Libero sull'assemblea dei centri sociali).
Qui vedo analisi anche pacate, ma ferme e ragionanti, nessun antisemitismo, ma voglia di capire, anzi necessità.
I tuoi commenti da due righe, dimostrano solo la pochezza umana e intellettuale di chi non ha capito cosa è la politica.
Soprattutto la politica internazionale e la geopolitica.
L'africa e il medioriente (studia francesca studia) hanno molti elemnti in comuni, ad esempio la situazione in Darfur, ma anche quella in Somalia ha legami molto stretti con quello che accade ad esempio in Arabia Saudita e il radicalismo Wahabita.
Siamo in piena globalizzazione non te ne sei accorta?
A me stupisce questa superficialità di analisi e di pregiudizio.
Talvolta la moderazione non è sinonimo di profondità di analisi, sopratutto quando viene utilizzata come superiorità morale verso ogni forma di radicalismo.
Ciao.

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