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Io non ho paura del nucleare

25.05.08 | 14 Comments

di Corrado Truffi

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Io non ho paura del nucleare. Sono convinto che in qualche modo si possano risolvere i problemi di gestione delle scorie. Sono convinto che il rischio di incidenti sia abbastanza basso da poter essere affrontato con una certa tranquillità, come sta lì a dimostrare l’esperienza francese. Sono anche convinto che il rischio per la salute connesso al nostro utilizzo smodato degli idrocarburi, alla nostra folle passione per la congestione urbana, sia certamente maggiore del rischio connesso all’uso dell’energia nucleare.

Però mi piacerebbe tanto chiedere al ministro Scajola e agli industriali che lo hanno osannato, se può davvero credere alla totale idiozia di questa sua affermazione:

“Solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell’ambiente “

Primo. Produrre energia “su larga scala” non è necessariamente la mossa più astuta. L’indipendenza energetica si ottiene ormai puntando sulla logica della griglia energetica, ossia della rete interconnessa di punti di produzione, basati su mix di tecnologie di produzione diverse, anche su piccola scala ma numerose.
Secondo.I campi eolici e le centrali solari a concentrazione sono ormai tecnologie in grado di produrre energia non su larghissima ma certo su larga scala.
Terzo. Il nucleare ha costi “competitivi” solo se è una produzione congiunta con l’industria militare, ossia solo se i costi reali di produzione (e segnatamente i mostruosi costi di gestione della sicurezza) sono ben nascosti sotto il tappeto delle commesse militari. Ed infatti,guardacaso , solo i paesi con una forza nucleare militare significativa, come la Francia o il Regno Unito, continuano a puntarci. Tanto, il costo reale di produzione di quell’energia, dato che è di fatto sussidiato dallo stato, non si saprà mai…(questa mia non è un’obiezione “pacifista”, ma solo una constatazione sulla reale struttura dei costi)
Quarto. Il nucleare attuale, che non è una fonte di energia rinnovabile, richiede l’uso di un combustibile il cui prezzo è sestuplicato negli ultimi anni e la cui disponibilità sta rapidamente riducendosi, esattamente come il petrolio….

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La mia impressione è che questa smania di nucleare sia solo un’esibizione muscolare, che non potrà essere seguita da fatti concreti se non in tempi biblici, ma che serve a confermare l’immagine di una destra finalmente seria emodernizzatrice , e a costringere la sinistra e il PD ad una battaglia che i media classificheranno come di retroguardia. Lo spirito dei tempi, che prevede l’esercito per risolvere la sindromenimby dei rifiuti (ahimè ben a ragione…), va in questa direzione, ci piaccia o no…
Se fosse solo questo, però, in fondo non sarebbe grave. Basterebbe non cadere nella trappola, evitando di contestare la scelta nucleare in base al fattore rischio o al fattore militare, ed anzi concedendo – come è giusto – che sia necessario investire in ricerca e puntare anche sulle future centrali di quarta generazione o, ancor meglio, sulla fusione fredda per la quale pare si stiano riaprendo seri spiragli. Ma martellando l’opinione pubblica con le quattro semplici obiezioni di cui sopra, e proponendo un realistico programma di diversificazione e risparmio energetico.

Quello che è davvero grave, però, è che in presenza di un vincolo di risorse disponibili, il governo si appresti a spostare fondi verso una chimerica “soluzione finale” del problema energetico, con un tipico atteggiamento di semplificazione di problemi complessi, non prestando la dovuta attenzione (e non fornendo le dovute risorse) allo sviluppo di tutte le vere fonti rinnovabili e potenzialmente competitive, come l’eolico, il solare nelle sue diverse forme e, soprattutto in Italia, il geotermico. Tutte fonti per le quali occorrerebbe da un lato incentivare la diffusione concreta (e per ora sussidiata) delle tecnologie già in produzione (solare fotovoltaico e termico, solare a concentrazione, eolico, geotermico di seconda generazione, biomasse), e dall’altro sviluppare imponenti progetti di ricerca e di sperimentazione, che richiedono risorse rilevanti, grande determinazione strategica e apertura mentale per esplorare soluzioni diverse. Tutte cose ben lontane dall’idea di una monocultura energetica fondata sulla grande dimensione e su un’unica fonte prioritaria.

Corrado Truffi

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