iMille nell’Italia di Berlusconi

di Marco Simoni, portavoce de iMille

Venerdì scorso è stata annunciata la composizione del principale organismo di direzione politica del Partito Democratico, i capi insomma, quelli che decidono le cose. Sono dieci persone, di cui una donna, e tutti dirigenti di primissimo piano dei DS e Margherita da almeno dieci anni.

Nelle scorse settimane, dalla sconfitta elettorale alla nascita del governo Berlusconi, molti hanno occupato tempo e tastiere a dire cosa il PD dovesse fare, cosa dovesse fare Veltroni, discutendo responsabilità collettive di chi ha diretto il centrosinistra negli ultimi dieci anni.

A me non parrebbe una cosa inopportuna se invece di puntare il dito sugli errori degli altri, i protagonisti riflettessero ognuno sugli errori propri, e dunque questo, credo, è quello che dobbiamo fare noi. Noi stiamo pagando tanti prezzi per la testardaggine di voler affermare prassi diverse nella politica, ma è anche una delle ragioni, credo, di un po’ di credibilità che abbiamo tra chi ci segue, e del fatto che dalla nostra nascita, circa undici mesi fa, siamo costantemente cresciuti, in quantità e qualità, senza avere null’altro da offrire che le nostre idee, ed un luogo da usare, per chi volesse.

Dobbiamo riconoscere che gli obiettivi per i quali siamo nati sembrano oggi altrettanto lontani di quando siamo partiti. Abbiamo speso tempo ed energie politiche e personali nella partecipazione alle primarie, coinvolgendo tante persone nuove nella costruzione del PD, convinti che fosse una condizione essenziale per una politica ricca di contenuti, nuova nelle forme, e radicata nella realtà. Ad oggi, di quelle primarie non c’è traccia: il coordinamento attuale del PD si sarebbbe potuto serenamente decidere con una riunione tra i vertici DS e Margherita un anno fa: sarebbe grosso modo uscito così.

Il governo Berlusconi ha una componente nuova, nel senso di una generazione non in prima fila fino a ieri, molto visibile e seria. Questa non è una buona notizia, perchè significa che l’idea di Italia riassunta dalle personalità di Bossi, Berlusconi e Fini sta costruendo il proprio futuro. Nel campo del PD il mio giudizio è che i tentativi di rinnovamento siano insufficienti, episodici, e molto poco visibili.

Noi Mille abbiamo degli strumenti molto limitati. Io non conosco nessuna altra organizzazione politica che funzioni esclusivamente sul lavoro volontario dei suoi soci. Ripeto, esclusivamente sul lavoro volontario e sui fondi raccolti con le sottoscrizioni che coprono le spese vive. Io penso che dati questi presupposti, essere riusciti ad ottenere la candidatura di Ivan in una posizione quasi eleggibile, e 8000 preferenze a Simona Milio siano dei risultati dignitosi ma largamente insufficienti.

La nostra logica è stata ingenua perchè i fatti delle scorse settimane, la nomina del coordinamento e del governo ombra ci suggeriscono che non esiste alcuna attenzione per capacità di elaborazione politica e culturale, capacità di organizzare comunicazione, e anche di creare consenso, a meno che queste capacità non si facciano potere.

Nel PD la preoccupazione largamente prevalente nelle azioni dei dirigenti è quella dell’equilibrio interno, equilibrio tra i gruppi di potere, o correnti, allo stato largamente personalistiche più che culturali. Questa preoccupazione è dominante su qualsiasi altra considerazione. In questo contesto, pensare di incidere sulla formazione e nella costruzione del partito per via della qualità, delle competenze, e – insisto – di capacità politiche e comunicative oggettive (mai confondere il lavoro volontario con il lavoro amatoriale), si è rivelata una illusione degna di miglior causa.

Sono tuttavia convinto che l’analisi alla base della nostra nascita sia ancora giusta. Che esista una fetta consistente di persone che voglia contribuire alla politica di centrosinistra in maniera trasparente e democratica. Che voglia vedere chiari i valori di laicità, eguaglianza, e giustizia nella politica di centrosinistra, che oggi è il PD. Credo anche che senza queste persone, e rimanendo arroccati all’equilibrio tra correnti come unico metro con il quale prendere le decisioni condurrà il PD a disastri elettorali anche peggiori, tanto più che è improbabile aspettarsi un collante antiberlusconiano quando ormai anche Berlusconi è post di se stesso.

In questi mesi ho imparato molte cose, tra cui il fatto che riscuotere consensi di critica e di pubblico non equivale a riuscire a marciare assieme con tante persone che la pensano come te, ma decidono di percorrere strade diverse. La generazione più recente di democratici viene da esperienze individuali multiformi, ed è quasi priva di quel senso di solidarietà di gruppo che invece è così tipico della generazione precedente.

In questi undici mesi, penso, il risultato maggiore è stato proprio quello di costruire e consolidare il gruppo de iMille e soprattutto la rete che gira attorno a noi, che davvero si estende in tutta Italia e in mezzo mondo. Il gruppo che fa le cose (che ricordiamo, è aperto, sempre aperto a chi volesse farne parte, basta chiederlo) si è conosciuto ed è cresciuto, dimostrando una gran compattezza, disciplina e capacità di lavorare, ribadisco, senza nessuno che si occupasse di questo a tempo pieno: una cosa più unica che rara.

E anche il limite strutturale che, a questo punto, continuiamo ad avere. E che ha pesato non poco sulla nostra capacità di far pesare le nostre ragioni.

Penso che di queste cose dobbiamo parlare. Che dobbiamo chiederci se ci stiamo ponendo degli obiettivi realistici, o se invece dobbiamo cambiare strumenti. Dobbiamo anche avere un’idea di quanti siamo a volere davvero far pesare le nostre ragioni, a far pesare un pezzo di Italia che vuole far politica, che è disposta a fare la sua parte e a battersi per prendersi gli spazi che creda sia giusto avere. Organizzeremo una riunione a Luglio, aperta a tutti e alla quale inviteremo le persone che abbiamo conosciuto e con cui abbiamo lavorato in questi mesi. Non sarebbe male iniziare a discuterne qui, in un sito ricco di contenuti e idee che in questi mesi ha provato a raccontare con serietà l’Italia che ci piacerebbe costruire.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

32 Commenti

  1. ci sarebbe davvero molto da dire. questa sconfitta elettorale deve essere interpretata in un certo modo, soprattutto per noi.

    quello che scrivi tu, marco, e cioè che la lista dei ministri del PDL ha delle componenti molto giovani, dimostra che berlusconi ha vinto la piu importante sua battaglia.

    abbiamo passato anni a rivendicare il primato della cultura politica e delle nuove generazioni ed ecco che ci viene scippato. è impressionante come il ministro delle politiche giovanili del governo berlusconi abbia 31 ( credo ) anni e che sia stata la piu giovane vicepresidente della camera. dimostra se non altro ( insieme alla carfagna, alla gelmini, ecc ) che c’è una nuova generazione di dirigenti che è riuscita a crescere nel centrodestra. ( impressione che non mi pare noi riusciamo a dare )
    come fa anche strano che la nuova presidente di confindustria ( che non credo sia espressione proprio del socialismo democratico ) sia una donna.
    questo mi porta a pensare che la destra ci stia scippando il primato dell’innovazione e del nuovo.

    come d’altronde le prime dichiarazioni dei neoministri, pragmatiche e veloci, tipo Brunetta che promette licenziamenti ai fannulloni e che la carta sparirà entro 10 anni.
    non sto dicendo che lo farà, sto dicendo che l’apparenza è forte e non ci fa fare una bella figura.

    aspetto con ansia l’assemblea nazionale de iMille se ci sarà per parlare piu diffusamente con tutti noi.

    ciao a tutti

  2. ci sarebbe davvero molto da dire. questa sconfitta elettorale deve essere interpretata in un certo modo, soprattutto per noi.

    quello che scrivi tu, marco, e cioè che la lista dei ministri del PDL ha delle componenti molto giovani, dimostra che berlusconi ha vinto la piu importante sua battaglia.

    abbiamo passato anni a rivendicare il primato della cultura politica e delle nuove generazioni ed ecco che ci viene scippato. è impressionante come il ministro delle politiche giovanili del governo berlusconi abbia 31 ( credo ) anni e che sia stata la piu giovane vicepresidente della camera. dimostra se non altro ( insieme alla carfagna, alla gelmini, ecc ) che c’è una nuova generazione di dirigenti che è riuscita a crescere nel centrodestra. ( impressione che non mi pare noi riusciamo a dare )
    come fa anche strano che la nuova presidente di confindustria ( che non credo sia espressione proprio del socialismo democratico ) sia una donna.
    questo mi porta a pensare che la destra ci stia scippando il primato dell’innovazione e del nuovo.

    come d’altronde le prime dichiarazioni dei neoministri, pragmatiche e veloci, tipo Brunetta che promette licenziamenti ai fannulloni e che la carta sparirà entro 10 anni.
    non sto dicendo che lo farà, sto dicendo che l’apparenza è forte e non ci fa fare una bella figura.

    aspetto con ansia l’assemblea nazionale de iMille se ci sarà per parlare piu diffusamente con tutti noi.

    ciao a tutti

  3. Premesso che ammiro molto il vostro movimento, alcuni dei limiti dei mille potrebbero essere:

    1) Limiti di operare solo nel web. Senza azioni nella vita “reale” la visibilita’ resta bassa e i professionisti della politica avranno sempre maggiore forza. Ma operare nella vita reale e’ faticosissimo. Chi ha tempo per farlo di impegnarsi e per di piu’ gratis? E poi samo sicuri che i mille “operativi” sono davvero mille? Non e’ che magari sono solo 25?

    2) Un limite dei mille e’ che l’agenda e’ dettata dai senior del PD. I mille dovrebbero crearesi un’agenda propria, possibilmente puntando su pochi punti (al massimo 3) vista la limitatezza delle risorse.

    3) Limiti di orizzonte temporale. Cercare di avere un’ottica di lungo periodo. Individuare i problemi della societa’ con un’ottica di 50 anni, senza inseguire le veline del partito e senza preoccuparsi troppo del prossimo congresso di partito.

  4. lorella

    Concordo con Aldo. Il web, per quanto a me caro, si è rivelato un limite; è ancora troppo poco diffuso, almeno nel suo uso più “intelligente”, in Italia.
    Vero è che un impegno fuori dal web diventa più faticoso; tuttavia bisognerebbe pensarci, se si vuole avere maggiore visibilità. Sarebbe interessante poter portare la comunicazione in mezzi più tradizionali , a ancora molto efficaci, come radio e televisione.
    Il bello dei mille è che si tratta di una fucina di idee, come putroppo mi pare non ce ne siano state molte, neppure prima delle elezioni, nonostante le buone premesse del PD.
    Comunque, io a luglio sono libera… fatemi sapere dove e quando…

  5. lorella

    Concordo con Aldo. Il web, per quanto a me caro, si è rivelato un limite; è ancora troppo poco diffuso, almeno nel suo uso più “intelligente”, in Italia.
    Vero è che un impegno fuori dal web diventa più faticoso; tuttavia bisognerebbe pensarci, se si vuole avere maggiore visibilità. Sarebbe interessante poter portare la comunicazione in mezzi più tradizionali , a ancora molto efficaci, come radio e televisione.
    Il bello dei mille è che si tratta di una fucina di idee, come putroppo mi pare non ce ne siano state molte, neppure prima delle elezioni, nonostante le buone premesse del PD.
    Comunque, io a luglio sono libera… fatemi sapere dove e quando…

  6. massimo.b

    Cercherò di essere sintetico:

    il vero errore è stato quello di scegliere (in quanto “Mille”) di appoggiare Veltroni. Non è stata una scelta coraggiosa, né simbolica, né premiante. L’identità, la portata davvero innovativa di linguaggio e di idee non parte da un apparentamento. Si potrà obbiettare che così sarebbe stata inevitabile una sconfitta, ma quel tipo di battaglie perse in partenza possono servire a qualcosa. specie per chi ragiona in prospettiva. Queste sconfitte, invece, no: non servono a nulla. Anzi.

    saluti
    Massimo.B.

  7. Caro Marco, nel tuo editoriale (questo è) ci sono tanti importanti spunti di riflessione. Permettimi però di soffermarmi soltanto su uno: quel tuo cenno alla “componente nuova” del governo Berlusconi.

    Io credo che, per uscire dalla sconfitta, potrebbe essere utile provare a ribaltare il punto di vista che abbiamo univocamente adottato finora in queste settimane e passare, diciamo così, dall’autoanalisi (degli errori) all’analisi (dei punti di forza chi ci ha battuti).

    Naturalmente, è importante riconoscere i propri errori e i propri punti deboli, non voglio sottovalutare questo lavoro. Ma un bravo giocatore di scacchi sa osservare l’avversario, non si concentra su se stesso. Allora, forse, potremmo imparare molto se incominciassimo a chiederci che cosa ha funzionato e funziona nel centrodestra. E, naturalmente, bisogna chiederselo con spregiudicatezza, resistendo alle tentazioni consolatorie (sai a cosa mi riferisco).

    Intendiamoci, non sto dicendo che dobbiamo imitare Berlusconi. Sto dicendo che è opportuno capire perché lui convince e noi no, perché lui è in sintonia con l’elettorato e noi no. Nel paragrafo in cui accenni alla “componente nuova” del Berlusconi IV apri questa prospettiva. Secondo me, non va lasciata cadere. Bisogna approndirla.

  8. “Questo è il sito di quelli che sul Partito Democratico hanno due opinioni in conflitto. La prima è che possa diventare un rivoluzionario meccanismo di cambiamento e rinnovamento ….. La seconda è che rischi già di diventare invece ciò da cui si dovrebbe emancipare: la riproduzione di un sistema di autoconservazione di un establishment che ha avuto dei meriti e delle intelligenze, ma che ha smesso di trarne frutto da un pezzo.”

    purtroppo, mi pare abbia vinto la seconda e delle idee e intelligenze espresse qui (come da qualsiasi altra parte) se ne sono allegramente impippati.

    Dato che questo pero’ – come dice Zoro – è l’unico partito che c’è rimasto, diventa importante oggi piu’ di ieri cercare di riportarlo al punto uno. L’approccio soft, adottato con nobili intenzioni, non ha funzionato, è un dato di fatto.

    Non rimane secondo me che “radicalizzare”, in molti sensi, la lotta, e cercare di fare il piu’ possibile sponda con chi dentro, fuori, vicino e lontano al PD pensa che le idee e gli uomini ai vertici del centrosinitra italiano siano fortemente inadeguati ai tempi.

    oppure stiamo tutti zitti zitti sotto l’asfissiante copertone bipartisan.

  9. Andrea Ballabeni

    Bravo Marco

    Bel post

    Andrea

  10. Gianni

    Chi pensa che “le idee e gli uomini ai vertici del centrosinitra italiano siano fortemente inadeguati ai tempi” e’ Berlusconi. Mi sembra una sponda abbastanza solida. Penso che a chi si pone come obiettivo principale della propria azione politica la battaglia all’ interno del PD convenga considerare anche il suo contributo. Per esempio, c’e’ chi l’ha gia’ fatto con Alemanno, e sembra abbia funzionato.

  11. Barbara

    Quoto:
    Il governo Berlusconi ha una componente nuova, nel senso di una generazione non in prima fila fino a ieri, molto visibile e seria. Questa non è una buona notizia, perchè significa che l’idea di Italia riassunta dalle personalità di Bossi, Berlusconi e Fini sta costruendo il proprio futuro. Nel campo del PD il mio giudizio è che i tentativi di rinnovamento siano insufficienti, episodici, e molto poco visibili.

    IMHO questa cosa, che è profondamente vera, dimostra come non ci sia storia, il “partito del capo” ha possibilità di azione che possiamo contrastare solo con due circostanze concomitanti: avere una leadership riconosciuta e forte (e forse solo il primo termine è vero? o magari nemmeno quello?) e avere una democrazia interna a tal punto forte da contrastare, anche nell’immaginario delle persona, in modo assolutamente credibile l’indubbio, comodo, vantaggio della delega fideistica in bianco di cui il “capo” gode. Insomma essere un modello veramente alternativo, che offra democrazia, maanche capacità di azione concreta e di innovazione continua. E questo vale per la vita interna di partito, ma si proietta sulla società tutta.

    Per la riunione di luglio: spero davvero di esserci e di poter partecipare, anche per conoscere anche i non romani :-)

  12. maddalena_dimaio

    IO penso che sia ora di cambiare fase.
    Non di fare le cose, che abbiamo cinque anni per farle ma di dirle.
    Si riorganizza il sempiterno conflitto tra D’Alema e Veltroni, si riorganizzano correnti di exdiessini ed exmargheritini. Spariscono i temi delle primarie e della costituente. Noi siamo a disagio e secondo me è giunta l’ora di esprimerlo questo disagio, in tutti i luoghi, in tutte le forme che ci sono possibili. Non si tratta solo di chiedere conto del perché di questa sconfitta ma si tratta di chiedere conto alla classe dirigente che dall’89 ad oggi ha governato e governa, paese e partiti e che sta sempre lì, ferma, inamovibile e sorda. Si tratta secondo me di esprimere una valutazione, un giudizio, di tirare le somme di questi anni e di metterci alla testa di un movimento di protesta interno al partito democratico che abbia come obiettivo quello di stimolare risposte e di obbligare al confronto. Io propongo di organizzare un’Assemblea di protesta dei democratici visto che quelle di proposta non sono state ascoltate. Penso altresì che beppe grillo abbia molto da insegnare rispetto al fatto che viviamo in un’epoca in cui se non strilli nessuno ti ascolta: farlo da dentro al partito, farlo esprimendo dei giudizi e perché no, nessuno dei vertici è stato mai giudicato da un circolo e la base si è sempre adeguata ed ha mostrato di avere in sè scarsissimo coraggio d’azione e di giudizio. Noi siamo il partito democratico e molti di noi in questi cinque anni possono e devono avere delle ambizioni di rappresentanza, per farlo bisogna produrre azioni ed essere coraggiosi: iniziamo. Il vecchio detto che il potere non te lo da nessuno ma bisonga toglierlo dalle mani di chi lo ha è sempre valido. bisognerebbe almeno provarci e la prima arma rimane la parola. Non quella dispersa sui blog o altrove ma quella organizzata e sistematica.
    Avevano Adinolfi e Scalfarotto li hanno tenuti semplicemente a bada hanno preferito i giovani di mestiere e quelli buoni per il guinzaglio ma il problema non è farsi scegliere ma costringerli a farlo. E noi non avevamo la forza per questo. Adesso è la nostra ora.
    Dunque dicevo un’assemblea di protesta, che entri nel merito delle cose e che indichi i limiti mostrati nell’azione di governo e nell’azione politica che costringa ad una risposta e che giudichi, forti del fatto che siamo una generazione ai margini e che possiamo noi, insegnare cose a chi è rimasto ancorato ad una visione della politica, del governo e del potere che non ha nessun riscontro con la realtà.

  13. Maddalena, mi permetto di suggerire un punto su cui potresti/potremmo orientare la rabbia di una generazione lasciata ai margini.

    Oggi si va in pensione a 60 anni. Nel resto d’Europa si va in pensione a 65.

    Gli Italiani che oggi hanno 25 anni andranno in pensione (se gli va bene) a 80 anni.

    La colpa non e’ solo dei politici, ma anche del calo demografico.

    Per dare piu’ spazio alle generazioni dai 40 anni in giu’ non sarebbe il caso di chiedere un aumento dell’eta’ pensionabile a 65 anni?

  14. maddalena_dimaio

    Sì, Aldo, Io non sono voluta entrare nel merito delle cose che sono tante. In questa fase, secondo me, c’è l’esigenza di aprire un dibattito “storico”. E’ finita una fase, forse un’epoca. Io penso che sia venuto il tempo di fare un bilancio, di tirare le somme. E la classe dirigente oggi democratica, fino a ieri un’altra cosa, è tenuta a rispondere. Se c’è qualcuno che pone domande. Se c’è qualcuno che a testa alta, dentro il partito democratico, e avendone il diritto, mette in discussione la linea politica, cominciando dal modo di procedere che dai famosi 40 della costituente ha dato il segno di un grumo di conservatorismo bello tosto dentro al nascente partito democratico. Riproporre lo schema D’Alema contro Veltroni o altri è solo un modo per continuare a perseguire l’identico schema di conservazione delle proprie posizioni o l’accrescimento delle stesse. Quasi uno delirio di onnipotenza. Io penso che la proposta che fa Marco vada presa serissimamente in considerazione. Quanto ai nostri limiti io non mi porrei più di tanti problemi. Ne siamo pieni ma non penso che i nostri limiti siano all’ordine del giorno dell’agenda politica. E sono presuntuosa ma mi sembra francamente robetta rispetto a quelli di altri.
    Sì ovviamente per l’assemblea. Spero che si faccia nella prima metà di luglio altrimenti mi sarà difficile poter partecipare.

  15. Quoto Maddalena e rilancio le cose che dovremmo, secondo me fare:

    - costruire sinergie generazionali (vi prego non mi dite che non è questione di età, lo so, va bene, ma sono pronta a questo punto a sacrificare le competenze dei bravi e intelligenti 60enni per creare una nuova classe diriente
    - farlo subito
    - uscire subito con azioni forti
    - fare il governo ombra degli under 40: 50% donne. E ribattere colpo su colpo con la nostra politica.

    Senza visibilità non potremmo mai costringerli a sceglierci.

  16. Quoto Maddalena e rilancio le cose che dovremmo, secondo me fare:

    - costruire sinergie generazionali (vi prego non mi dite che non è questione di età, lo so, va bene, ma sono pronta a questo punto a sacrificare le competenze dei bravi e intelligenti 60enni per creare una nuova classe diriente
    - farlo subito
    - uscire subito con azioni forti
    - fare il governo ombra degli under 40: 50% donne. E ribattere colpo su colpo con la nostra politica.

    Senza visibilità non potremmo mai costringerli a sceglierci.

  17. Quoto Maddalena e rilancio le cose che dovremmo, secondo me fare:

    - costruire sinergie generazionali (vi prego non mi dite che non è questione di età, lo so, va bene, ma sono pronta a questo punto a sacrificare le competenze dei bravi e intelligenti 60enni per creare una nuova classe diriente
    - farlo subito
    - uscire subito con azioni forti
    - fare il governo ombra degli under 40: 50% donne. E ribattere colpo su colpo con la nostra politica.

    Senza visibilità non potremmo mai costringerli a sceglierci.

  18. quoto maddalena e aggiungo:

    - costruire sinergie generazionali (vi prego non mi dite che non è questione di età, lo so, va bene, ma sono pronta a questo punto a sacrificare le competenze dei bravi e intelligenti 60enni per creare una nuova classe diriente
    - farlo subito
    - uscire subito con azioni forti
    - fare il governo ombra degli under 40: 50% donne. E ribattere colpo su colpo con la nostra politica.

    Senza visibilità non potremmo mai costringerli a sceglierci.

  19. Io sono uno di quelli che non ha votato alle primarie del 14 ottobre. Non ho partecipato perchè era evidente che il modo in cui si stava costruendo il processo costituente avrebbe portato ai risultati che ora sono sotto gli occhi di tutti. Lo dico non per vanteria ma per sottolineare che se si decide di stare dentro (coma hanno fatto i mille)per modificare il percorso è necessario farlo da una posizione di netta contrapposizione. Voglio dire che essere dentro a liste diverse che sostengono lo stesso candidato non fa altro che favorire il disegno “conservatore”. Ora siamo ad un punto critico e mettere in chiaro il che fare è essenziale. E se posso permettermi, da esterno, credo che che quelle intelligenze (giovani) che ci sono debbano fare una “guerra aperta”. Guerra per candidarsi a guidare il partito. Mettendo in discussione anche Veltroni. La sconfitta è stata netta e in questa sconfitta c’è tutta la non credibilità di questo gruppo dirigente. Bisogna dichiararlo forte, denunciare che il loro persistere inficia la possibilità per il PD di essere creduto come forza alternariva e di governo. Gridare la volontà di occupare il ponte di commando, non accetando compromessi, posti, gestioni unitarie, solo così sarete capiti e riconosciuti come vera alternativa. Se non c’è questo continueremo a scrivere interventi dove si denuncia che i perpetui rimangono tali.

  20. Non sono d’accordo sul fare il governo ombra dei giovani. Mi sembra una confusione dei ruoli.

    Non sono d’accordo nemmeno son Enzo Lodesani che vuole prendere il potere solo in virtu’ del fatto che e’ giovane.

    Essere giovani non e’ un merito in se’.

    Bisogna proporre temi e fare battaglie concrete.

    Bisogna avere poche idee ma chiare.

  21. Aldo, essere giovane non è un merito in sé. Ma è un vantaggio, per la società prima di tutto. E la nostra società sta massacrando, letteralmente, i suoi giovani. Che, mansueti, si fanno massacrare.
    Non siamo noi che dobbiamo dire che essere giovani non è un merito in sé. Sono i “vecchi” che ce lo dovrebbero – semmai – opporre come argomento.
    Ma per noi deve essere un merito. Perchè è una garanzia per il futuro del paese, è un vantaggio per comprendere il mondo intorno.
    Come dice Cristiana Alicata, siamo pronti, anzi prontissimi, a sacrificare competenze dei bravi e intelligenti sessantenni. Dobbiamo essere pronti. Possiamo farne a meno non da ieri, ma da ieri l’altro.
    Possiamo fare tranquillamente a meno di Fassino, D’Alema, Bersani, Finocchiaro, Bindi, Fioroni e chi più ne ha più ne metta. Pacatamente e serenamente: non ce ne facciamo nulla. Non servono. Non hanno più nulla da dire, nella gestione diretta del potere politico. Assolutamente nulla. Potrebbero essere molto utili come consiglieri, come saggi, come memoria, che sono poi i ruoli degli anziani in tutte le società e in tutti i tempi.
    Può non essere giusto, ma la vita è questa: come dice qualcuno, è sangue e merda. In questi due elementi dobbiamo imparare a stare. Noi. Ma anche i “vecchi”.

  22. alessandro.tavano

    Sono le 4.40 di giovedì 15 maggio. Metto la sveglia così presto e accendo il computer per lavorare a un progetto interessante, nuovo, bello e di sicuro successo.

    C’è silenzio in casa.

    Così, prima di iniziare a lavorare, penso a noi Mille e a questo bel post di Marco, nelle cui riflessioni (tono e contenuto) son felice di potermi finalmente riconoscere.

    Non so se a Luglio potrò esserci (il progetto nuovo mi porta in giro) ma la mia idea dei Mille è questa: un gruppo senza personalismi interni, e senza paura verso l’esterno. Capace di lavorare con i politici attuali. Con strumenti non ideologici di analisi della realtà. Senza pretesa di insegnare agli altri cosa è intelligente e cosa no, ma capace di fare cose intelligenti che restano, e che incidono sulla società.
    Con poche (2, sì, 2, 3 al massimo) proposte serie cui costruire attorno passo passo del consenso crescente e riconoscibile. Con una struttura finalmente, una struttura organizzativa flessibile di tipo no profit (.org) e aperta ma istituzionalizzata, che possa decidere azioni a medio e lungo termine per ottenere pochi, buoni obiettivi. E avere sedi regionali, essere riconosciuta per un lavoro puntuale sul territorio.

  23. Gianni

    Io sono d’accordo con Alessandro e anche con Aldo. Penso che questa organizzazione debba trovare il proprio ruolo nella societa’, prima che nel partito. Fare politica significa cambiare (migliorare?) la vita delle persone, non scavarsi un posticino in qualche direttivo.

    Mi pare che si debba alzare la testa dai foglietti con gli organigrammi, e contribuire a dare alla sinistra un senso e una missione per il prossimo ciclo storico, dato che quello attuale, che ha portato per la prima volta la sinistra al governo, e’ ormai compiuto.

    Qui ci sono competenze, sensibilita’ e volonta’ per riuscire a parlare al paese delle cose che compongono le vite: diritti, ambiente, economie, lavoro, ricerca, futuro, che io credo siano argomenti piu’ appassionanti di statuti, primarie, governi-ombra e direttivi. Una classe dirigente e’ tale solo quando riesce a rappresentare i bisogni e le ambizioni di una parte consistente di societa’: penso che sia questa la sfida che iMille debbono raccogliere, organizzandosi e strutturandosi appropriatamente, portando idee e iniziative, e presidiando un area di consenso che non deve (non dovrebbe) sovrapporsi necessariamente a quella del PD.

  24. Anonymous

    Un altro motivo per cui i mille non hanno avuto un forte impatto e’ che non hanno espresso un proprio candidato.
    Scalfarotto, Adinolfi, Enrico Letta e Rosy Bindi hanno piu’ potere all’interno del partito (con le dovute proporzioni) e piu’ visibiita’ sulla stampa, perche’ ci hanno messo la faccia.
    Magari a luglio i mille potrebbero decidere di esprimere un loro candidato alle prossime primarie.

    http://www.janejacobs.wordpress.com

  25. Aldo scrive:
    “Non sono d’accordo sul fare il governo ombra dei giovani. Mi sembra una confusione dei ruoli.

    Non sono d’accordo nemmeno son Enzo Lodesani che vuole prendere il potere solo in virtu’ del fatto che e’ giovane.”

    Ti ringrazio Aldo nel definirmi giovane, in realtà mi porto sulle spalle 63 anni. Ma ciò è poco interessante. Quello che interessa è prendere atto del fatto che il gruppo dirigente che guida il PD è lo stesso che nel 2001 dopo la sonora sconfitta elettorale evitò accuratamente di prendere atto che il Cavaliere vinse a causa degli errori commessi nei cinque anni dei governi dell’Ulivo. Sono gli stessi che oggi evitano accuratamente di prendere atto che il non secondario problema della sconfitta sono loro. E’ per questo che penso che se non c’è un “rivoluzione” portata avanti da una nuova leva/giovane di politici(giovane anche nel senso di non compromessi) i meccanismi di autoconservazione avranno sempre la meglio. E questo si può fare se si rendono chiare e trasparenti le differenze. In altre parole lasciamo da parte la politica fatta di tattica, di piccoli passi che non portano mai a nulla, i Mille possono cercare consenso guardando ai giovani e alle intere generazioni che in questi decenni sono state lontani dalla politica. Lo spazio c’è per chi vuole occuparlo senza aspettare un invito che non arriverà mai.

  26. Secondo me il cambio di facce nella classe dirigente del PD non e’ in se’ e per se’ una buona cosa.

    Secondo me i mille devono fare cose nuove, promuovere campagne nuove in mezzo alla societa’.

    E questo non sarebbe un piccolo passo, ma un grande passo, molto piu’ grande che scrivere e leggere articoli (pur molto belli) in uno dei 200 milioni di blog sulla rete.

    Per questo mi trovo in completo accordo con l’intervento di Gianni.

  27. Secondo me il cambio di facce nella classe dirigente del PD non e’ in se’ e per se’ una buona cosa.

    Secondo me i mille devono fare cose nuove, promuovere campagne nuove in mezzo alla societa’.

    E questo non sarebbe un piccolo passo, ma un grande passo, molto piu’ grande che scrivere e leggere articoli (pur molto belli) in uno dei 200 milioni di blog sulla rete.

    Per questo mi trovo in completo accordo con l’intervento di Gianni.

  28. è evidente che occorre il ricambio della classe dirigente, sia a livello nazionale sia localmente.
    e ancora più evidente è che i principali esponenti dell’opposizione (scusate se la chiamo opposizione…) non hanno nessuna intenzione di ammettere il fallimento nella guida del partito negli ultimi 20 anni, malgrado questo fallimento sia un dato di fatto difficilmente confutabile.
    come millini abbiamo deciso a suo tempo di fare una “lotta gentile”, di spenderci per la costruzione del PD dall’interno e abbiamo partecipato alle primarie del 14 ottobre appoggiando il candidato che poi ha vinto.
    ora dobbiamo smettere di appoggiare candidati non nostri, dobbiamo fare pressioni perchè ci siano primarie a ogni livello (www.primariesempre.org) e candidarci noi a queste primarie, iniziamo a metterci la faccia e a misurare il consenso.
    crediamo che il vecchio presidente della provincia, o sindaco, ottenga realmente un plebiscito se si dovrà confrontare con il nuovo?
    io credo e spero di no, e sono convinto che solo giocando in maniera diretta potremo farci.

  29. maddalena_dimaio

    noi non siamo un universo a sé stante. Facciamo parte del mondo del partito democratico. Possiamo avere 2 o mille proposte ma non è questo il punto secondo me. secondo me, si tratta di decidere una buona volta di parlare a testa alta. e la prima cosa da dire è che questo metodo non funziona, non ci piace e non porta a nulla.
    la fondazione italianieuropei o la segreteria carbonara del pd sono il sintomo di una malattia che viene da lontano. Non si tratta di rivendicazionismo generazionale tout court ma si tratta di dare un giudizio che, essendo finita un’epoca, come dice D’alema, non può essere eluso. La pena è continuare a vagare in un limbo in cui pochi eletti fanno i medici o gli sciamani mentre il malato continua a morire.

  30. maddalena_dimaio

    noi non siamo un universo a sé stante. Facciamo parte del mondo del partito democratico. Possiamo avere 2 o mille proposte ma non è questo il punto secondo me. secondo me, si tratta di decidere una buona volta di parlare a testa alta. e la prima cosa da dire è che questo metodo non funziona, non ci piace e non porta a nulla.
    la fondazione italianieuropei o la segreteria carbonara del pd sono il sintomo di una malattia che viene da lontano. Non si tratta di rivendicazionismo generazionale tout court ma si tratta di dare un giudizio che, essendo finita un’epoca, come dice D’alema, non può essere eluso. La pena è continuare a vagare in un limbo in cui pochi eletti fanno i medici o gli sciamani mentre il malato continua a morire.

  31. mi sembra che la rabbia di maddalena sia incanalata benissimo dall’iniziativa proposta da Lucio. Complimenti!

  32. Sono dalla parte di chi, come Enzo, non è più giovane, ma ritiene che sia essenziale anche in politica un ricambio generazionale. Questo non è spirito giovanilistico a tutti i costi, ma è un giudizio nettissimo sulla classe dirigente che ci ha guidati fin qui.
    Solo che vorrei dire, a Cristiana ed a altri ragazzi (nei cui interventi si sente la sacrosanta urgenza di sostituire quei sessantenni che solo un giudizio molto tenero o molto ironico può definire “bravi e intelligenti”), che come dice sempre la mia mamma “la gioventù non è una razza, è solo un passaggio”…. quindi fate qualcosa, qualcosa di forte e dirompente, senza di che non si spezzeranno i meccanismi malati di non-ricambio; e soprattutto, fatela subito, senza aspettare che l’età vi renda troppo prudenti.

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