di Aldo de Rossi

In un’industria dalle parti di Bologna c’e’ un macchinario gigante che sembra impazzito mentre sputa centinaia di bustine di te’ sul pavimento davanti allo sguardo attento di alcuni ingegneri. Il macchinario, che costa circa un milione di euro, e’ uno dei 120 macchinari di cui la IMA, il piu’ grande produttore di macchinari da imballaggio di bustine da te’, ha in programma di produrre quest’anno.
“Fra le 120 macchine che dobbiamo produrre quest’anno, circa 40-50 andranno in Russia” dice Franco Menetti, capo delle vendite per le macchina del the dell’ IMA. “C’e’ molto interesse in Russia nel mercato del te’ e questo ci sta aiutando molto.”
La domanda proveniente dai mercati emergenti sta aiutando gli specialisti che producono macchinariper l’imballaggio nell’area metropolitana di Bologna nonostante la paura della recessione che sta arrivando dall’America.
Bologna e’ una delle citta’ Europee con maggiori competenze nel campo dell’ingegneria. In particolare, Bologna eccelle nel campo della produzione di macchinari e sistemi per l’imballaggio di cibi, bevande e prodotti farmaceutici. Anche se molti settori del’economia globale appaiono essere in difficolta’, i produttori di macchine da imballaggio sono piuttosto ottimisti e sostengono che non avranno particolari problemi. Essi credono che la natura specialistica dei loro prodotti e la natura globale delle loro esportazioni, incluse le esportazioni a Russia, India e Cina, li isoleranno dalla recessione.
Alberto Vacchi, presidente della IMA, si aspetta vendite per circa 480 milioni quest’anno, soprattutto grazie alle vendite di macchinari per l’imballaggio di prodotti cosmetici e farmaceutici. La IMA opera 17 impianti in giro per il mondo ed e’ leader nell’imballaggio di bustine da te’. L’impianto principale e’ a Bologna. Alla IMA ostengono di avere una quota di mercato mondiale del 70%.
“Abbiamo un mercato forte e in crescita e contiamo di aumentare le nostre vendte a 850 milioni all’anno nei prossimi cinque anni, anche grazie ad acquisizioni” dice Vacchi. “Molti dicono il 2008 sara’ un anno difficile, ma noi pensiamo che sara’ un anno redditizio, grazie alle nuove opportunita’ offerte dai mercati del Sud Africa, dell’Asia e dell’Europa dell’Est.”
Questo ottimismo e’ condiviso anche da Marco Casiraghi, amministratore delegato di Coesia, un’altra societa’ basata a Bologna con un fatturato di circa 700 milioni e che produce macchine per l’imbalagio di sigarette e di dolci. “Non ho dubbi che nel 2008 avremo ricavi maggiori che nel 2007″ dice Casirachi. “La vendita dei nostri macchinari generalmente non reagisce ai cali della domanda, poiche’ tali macchinari vengono ordinati con circa due anni di anticipo. Penso che anche il 2009 sara’ un buon anno. Se l’economia rallenta, i concorrenti piu’ deboli vengono spazzati via dalla concorrenza del mercato e questo ci dovrebbe dare maggiori opportunita.”
Gino Cecchi, direttore della Carpignani, un’altra societa’ di Bologna che e’ il piu’ grande produttore di macchine per la produzione di gelati, e’ piu’ cauto. Cecchi dice che negli ultimi 3 mesi gli ordini sono aumentati del 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e che quindi la domanda e’ solida. Pero’ dice che la forza dell’Euro sta danneggiando la nostra societa’ quando i clienti della Carpignani fatturano in dollari. “Temo che la debolezza dell’economia stia iniziando a riflettersi anche su di noi e che vedremo un rallentamento degli ordini prima della fine dell’anno. E’ difficile credere che possiamo continuare a crescere il nostro fatturato senza subire alcuna conseguenza da questa recessione”.
Maurizio Marchesini e’ l’amministratore delegato dell’impresa familiare
Marchesini, produttore di sistemi di impacchettamento per l’industria farmaceutica con vendite di 150 milioni all’anno. La Marchesini e’ stata fondata nel 1974 da due tecnici specializzati nella produzione di macchine automatiche.
Maurizio Marchesini prevede che le vendite aumenteranno del 12%, mentre le prospettive per il 2009 “non sono male”. Mentre Marchesini dice che sarebbe stupido non avere preocupazioni per lo stato generale dell’econoima, crede che la sua tecnologia lo terra’ al riparo dai venti della recesione almeno fino al 2010. Marchesini sottolinea anche che la domanda per i suoi macchinari e’ particolarmente forte in India e che sta rapidamente trasformandosi in una potenza nell’Industria farmaceutica. “Le industrie farmaceutiche hanno sempre piu’ bisogno di macchine per l’impacchettamento di medicinali fatte su misura che minimizzino i rischi di contaminazione. “Siamo una delle poche societa’ al mondo con il konw-how adatto a far fronte a queste domande e sento he questo ci aiutera’ a superare le difficolta’ dell’economia nei prosimi anni”.
Bologna e’ un’eccellente dimostrazione di come i distretti industriali siano un elemento di successo delle citta’ metropolitane in grado di rimpiazzare le importazioni. La capacita’ di innovazione e improvvisazione ha creato continue specializzazioni che hanno fatto si che piccole imprese diventassero leader mondiali nella produzione di particolari classi di prodotti. Sara’ difficile per i concorrenti di altri paesei e di altre citta’ copiare e replicare questo sistema industriale variegato e complesso che ha trovato nell’ingegno e nell’imprenditorialita’ dei Bolognesi un terreno fertile.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Se si sostituisce Bologna con altre città e i nomi delle aziende con nomi di altre aziende, si ottiene un articolo simile per buona parte delle città italiane del Nord. Non è una novità che in Italia ci siano delle aree di eccellenza in quasi tutti i campi. Il problema italiano sta nel fatto che siamo irrilevanti in (quasi?) tutti i settori strategici, dall’energia all’elettronica, dalla chimica alla finanza. Inoltre l’Italia non riesce a fare sistema, e le aziende che tu hai citato, hanno si un forte know how e buone prospettive sui mercati, ma andando a fondo si scoprirebbe che, probabilmente, hanno avuto aiuti irrilevanti sugli investimenti e che hanno poca o nulla tutela sui brevetti. D’altro canto si tratta quasi sempre di realtà medio/piccole operanti su mercati di nicchia.
Per questo temo che la chiusa finale (“Sara’ difficile per i concorrenti di altri paesei e di altre citta’ copiare e replicare questo sistema industriale variegato e complesso”)
sia solo un auspicio, ma difficilmente si avvererà. Perchè copiare senza regole è senz’altro più facile che inventare e innovare senza nessuna tutela.
Nessuna nazione sa “fare sistema”, nemmeno potenze mondiali come Cina, Stati Uniti, Francia o Inghilterra. La ricchezza di Cina e Stati Uniti e’ concentrata sulle citta’ costiere. La ricchezza di Francia e Inghilterra e’ concentrata nelle capitali. Solo le citta’ (e non le nazioni) sanno e possono fare sistema.