A proposito di “anti-israelismo” (ed “anti-americanismo”)

di Gabriele Boccaccini

usa.jpgA sinistra siamo bravissimi a perdere tempo in battaglie ideologiche oziose e suicide. Prendiamo il dibattito se l’anti-israelismo sia o meno una forma di antisemitismo. Va bene, auto-assolviamoci una volta per tutte da questa accusa infamante. Ammettiamo pure che essere anti-israeliani non significhi necessariamente essere antisemititi. E allora? Rende questo forse l’anti-israelismo meno stupido e politicamente meno sbagliato? Il fatto rimane che se anche non fosse una manifestazione di antisemitismo, l’anti-israelismo (così come l’anti-americanismo) è comunque il segno di una politica miope, controproducente, e drammaticamente provinciale. E’ ovvio che la critica alla politica dei governi di Israele (così come la critica alla politica dei governi americani) è un fatto più che legittimo (e in molti casi addirittura doveroso), ma bruciare le bandiere, “boicottare” e condannare un intero paese, un’intera cultura e un intero popolo sono qualcosa di più e di diverso che esprimere una critica legittima: sono il segno di un desiderio di annientare l’altro e della volontà di impedire ogni rapporto con il “nemico”. L’anti-israelismo e l’anti-americanismo sono parte di una strategia volta ad impedire lo sviluppo di un rapporto organico tra la Sinistra italiana e europea e la Sinistra democratica americana e israeliana–la creazione di quel fronte comune dei democratici europei, americani e israeliani che solo può opporsi alla strapotere della Destra. Al solito a Sinistra ci si divide e la Destra ringrazia.


E’ vero che anche nella Destra ci sono ancora fermenti profondi di antisemitismo, anti-israelismo e anti-americanismo ma la nuova Destra mondiale è riuscita con successo in questi ultimi decenni a isolare, marginalizzare e assorbire tali fenomeni (a renderli ininfluenti nella determinazione delle grandi scelte strategiche), mentre essi inquinano e paralizzano ancora fortemente l’insieme della Sinistra italiana ed europea e ne limitano la capacità strategica a livello mondiale.  

Si parla degli israeliani e dei palestinesi (e degli americani e dei non-americani) come se si trattasse di due partiti politici contrapposti, per cui la Sinistra è pro-palestinese e anti-americana e la Destra pro-israeliana e pro-americana, senza ricordarsi che Israele e gli Stati Uniti (e anche la Palestina) sono paesi complessi e democratici dove esiste una Destra e una Sinistra e un dibattito politico paragonabile a quello nostrano. Si fa loro un grande favore ad accusare Berlusconi e Fini di essere filo-americani e filo-israeliani: in realtà essi sono filo-repubblicani e sostenitori della Destra in Israele. L’accusa è suicida perché da un lato impedisce alla Sinistra italiana e europea di essere altrettanto filo-israeliana e filo-americana, dall’altro fa di Berlusconi e Fini i campioni anche di quella parte d Israele e dell’America che con loro non hanno assolutamente nulla a che spartire. Lo sanno bene quelli di noi che vivono negli Stati Uniti o in Israele ed amano questi due straordinari paesi e spesso si devono guardare bene dal manifestarlo apertamente ai propri amici italiani per la paura di essere tacciati di filo-americanismo e filo-israelismo, quasi fossimo contagiati da un pericoloso morbo di Destra. La situazione è certo più drammatica in Israele, un paese in cui la sopravvivenza è continuamente e militarmente sotto minaccia. Si arriva così all’assurdo che tanti italo-israeliani che in Israele militano e votano a sinistra, alle elezioni italiane – a forza di sentirsi ripetere che tanto gli israeliani sono tutti uguali, e preoccupati in primo luogo della sopravvivenza dello loro Stato – si ritrovano a votare a destra o a non votare affatto. L’altra conseguenza è stata quella di rendere difficili i rapporti con l’ebraismo italiano, una componente culturale e religiosa di cui la sinistra ha assoluto bisogno per contrastare le tentazioni egemoniche integraliste della Destra. Ricordiamo che l’ebraismo, in quanto la più consistente componente  italiana non-cattolica, ha da fin dai tempi del Risorgimento rappresentato il baluardo più efficace nella costruzione e nella difesa della laicità dello Stato e della sua autonomia dal potere cattolico. Perdere la forza anticonformista di questa componente, lasciandola assorbire integralisticamente nel richiamo alle radici giudeo-cristiane dell’Europa invece di farne il perno di una politica di tolleranza multi-religiosa, è un altro regalo alla Destra che non ci possiamo permettere.      

Se vogliamo costruire una sinistra moderna e globale dobbiamo scrollarci di dosso una volta per tutte l’anti-israelismo e l’anti-americanismo e inaugurare un rapporto organico  di collaborazione con la sinistra democratica di quei paesi. Ciò non significa affatto plaudire acriticamente a tutto ciò che i governi di quei due paesi facciano o faranno (neppure la Destra “filo-americana” lo fa), ma lasciarsi dietro alla spalle una volta per tutte una politica tesa a delegittimare l’esistenza stessa di quei paesi. In questo processo siamo ancora molto indietro ma finché non avremo depurato i nostri animi a sinistra dal veleno che abbiamo disseminato e assorbito a pieni polmoni con l’anti-israelismo e anti-americanismo non riusciremo a costruire le premesse per una Sinistra globale. Occorre smettere di guardare alle manifestazioni anti-israeliane e anti-americane con l’occhio sufficiente di chi guarda dall’alto a compagni che “esagerano” nella forma ma non nella sostanza. Se non lo facciamo (e presto) ci troveremo sempre di più a sottostare a una Destra che in Europa, America e Israele è già giunta ad una maggiore uniformità di intenti, slogan e principi. Una Sinistra moderna non può che essere filo-americana e filo-israeliana, se vuole opporsi con efficacia alla Destra europea, americana e israeliana.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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19 Commenti

  1. Grazie, signor Boccaccini. Adesso facciamo girare questo suo articolo, chiediamo un commento pubblico. Non parlarne, non commentare – sarebbe ( potrebbe essere ) una easy way out per evadere il misurarsi con questa pietra angolare del presente, e del futuro prossimo.

  2. Gianni

    Sinceramente, non capisco il punto di questo articolo. I rapporti tra la sinistra italiana e le sinistre americana ed israeliana sono intensi e proficui. Il presidente israeliano e’ un vicepresidente dell’ Internazionale Socialista, come lo sono Amato e d’Alema. Ho sentito di persona Howard Dean, che e’ il presidente dei democratici americani, parlare al congresso dei DS meno di un anno fa.

  3. Giancarlo

    Anche io faccio fatica a capire il senso dell’articolo. Se è rivolto alla sinistra estrema sbaglia il bersaglio, perchè loro rivendicano il loro essere anti americani. Se è rivolto al PD sbaglia il bersaglio, perchè Israele alla fiera del libro l’hanno invitato le istituzioni piemontesi. La Bresso e Chiamparino non sono di destra. Quanto agli ebrei italiani che si mettono in mano ad Alemanno mi ricordano la storiella del tipo che si chiudeva le balle in un cassetto per far dispetto alla moglie.

  4. Grazie Gabriele, sei riuscito a chiarire tante cose che io avevo lasciato nella penna. E, in più, hai introdotto una prospettiva strategica di ampia portata. Perché è fondamentale che il centrosinistra italiano ritorni a ragionare tenendo conto delle dinamiche internazionali.

  5. A me sembra un articolo di eccezionale chiarezza ed esattezza. Complimenti.
    Perché va nella sostanza, nel fondo delle cose.

    In superficie, Gianni ha certamente ragione sulla solidità dei rapporti formali far sinistra americana, israeliana ed europea. Ma credo che Gabriele Boccaccini si riferisse al sentire profondo di noi di sinistra – un po’ tutti – sia radicali che riformisti. Un sentire comune ancora antiisraeliano ben testimoniato ai commenti passati sul precedente post.
    E inoltre mi sembra che Boccaccini auspicasse una unità di intenti della sinistra europea tutta che, ahimé, è ben di la da venire: non vedo perché non ci si possa rivolgere alla sinistra estrema MA ANCHE a noi rifomristi.

    Quanto agli ebrei che si mettono in mano ad Alemanno, è certo un grave problema, ma è un problema soprattutto della sinistra che è riuscita ad essere tanto stolta e incapace di capire il problema di Israele da fare in modo che alcuni ebrei potessero sentirsi più a casa da quelle parti, quando tutta la storia li dovrebbe portare altrove. Insomma, più un tafazzismo di sinistra che un tafazzismo ebraico, che pure esiste….

    Finisco segnalando il nuovo blog di Sinistra per Israele, dove si può trovare tra l’altro una serie di link a blog personali di persone dell’associazione che si occupano della questione con competenza e, spesso, da dentro.

    (terzo tentativo di invio – spero non risulti doppio come al solito: mi sa che i webmaster devono mettere a posto qualcosa, perché qui i commenti doppi si sprecano…)

  6. Anch’io ringrazio Gabriele, davvero un bel post, completo nell’analisi e pienamente condivisibile.

  7. Anch’io ringrazio Gabriele, davvero un bel post, completo nell’analisi e pienamente condivisibile.

  8. Gianni

    Corrado, non sono proprio d’accordo (commento il tuo commento perche’ il post continua a sembrarmi confuso e inaccurato). Dire che il “sentire comune” dell sinistra sia antiisraeliano mi sembra non vero. Mi pare invece che le posizioni del nostro partito siano allineate su quelle della sinistra riformista israeliana, ossia per una pace basata sul concetto di due popoli e due stati, il che se non altro dimostra che i rapporti fra le sinistre italiana ed israeliana non sono proprio soltanto formali.

    Non sono d’accordo nemmeno su quanto dici per Alemanno. Penso sia addiritura pericoloso considerare “gli ebrei” italiani come un blocco monolitico dal quale aspettarsi comportamenti politici uniformi. Gli ebrei, ciascuno di loro, compie le proprie scelte politiche con gli stessi criteri seguiti da ogni altro cittadino italiano, e alcuni votano a destra ed altri a sinistra. Per dire, i maggiori dirigenti di SpI, che nomini nel tuo commento, sono deputati lombardi e romani del PD oggi e dei DS prima, e uno ha anche diretto l’ Unita’.

    Mi pare proprio quindi che questo intimo sentire antiisraeliano della sinistra sia una invenzione propagandistica della destra, e nemmeno delle meglio riuscite. Non so se facciamo bene a considerarla come una teoria affidabile.

  9. Ohi ohi, Gianni, tento di spiegarmi meglio, perché non è che siamo così distanti, ma continuiamo a parlare su due piani diversi.

    Quando parlo di “sentire comune” NON mi riferisco alle posizioni ufficiali del PD che – sia pure un po’ più recentemente di quanto sarebbe stato giusto – ha assunto ormai una stabile posizione in sintonia con quella della sinistra israeliana e, sostanzialmente, coincidente a quella di SpI. Mi riferisco a una parte per niente piccola della “base” del nostro partito, a opinioni che di quando in quando, più spesso di quanto non dovrebbe, emergono in modo improvviso a testimoniare una difficoltà di fondo, un pregiudizio più o meno celato, nei confronti di Israele. Poco più di tic, forse, ma assai significativi.
    Del resto, se così non fosse non si spiegherebbero le periodiche polemiche cui sono costretti Furio Colombo ed Emanuele Fiano non solo contro la sinistra radicale filopalestinese, ma anche contro posizioni entro il PD.
    Ti consiglierei qualche controprova pratica. Prova, come ho fatto io, a testare certe opinioni in un’assemblea di circolo sulla politica estera (lo so, di questi tempi non usano più…) e vedi cosa succede…

    Sulle posizioni politiche degli ebrei, è ovvio, e quindi concordo, che ciascuno è un individuo e non si pretende certo che voti in quanto ebreo, come una volta si pretendeva che i cattolici votassero DC in quanto cattolici. Rispondevo solo al commento di Giancarlo, che come te non condivido, facendo notare appunto che più che un ebreo che vota a destra, si fa male da solo uno di sinistra che fa di tutto per “costringere” il suddetto ebreo a votare a destra.

  10. Gianni

    Guarda Corrado, sul piano delle sensazioni e’ soggettivo, e per quanto mi riguarda debbo dire che ho sensazioni diverse dalle tue: non mi e’ mai successo di “avvertire” posizioni pregiudiziali contro Israele nemmeno dalla base del partito, della quale tra l’ altro faccio parte.

    Quello che leggo qui e nel post prima, invece, sono posizioni “pregiudizialmente” a favore di Israele. Te le cito: “Una Sinistra moderna non può che essere … filo-israeliana”; “Israele è un avamposto isolato della civiltà occidentale in Medio Oriente”.
    Io credo che queste siano posizioni legittime; anzi, sono posizioni maggioritarie: sono infatti le posizioni della destra italiana, ne’ piu’ ne meno.

    Non credo pero’ che queste debbano necessariamente essere anche le posizioni della sinistra italiana. Per esempio non credo che per arrivare alla pace sia necessaria una guerra di civilta’ per cui non credo che chi consideri Israele un “avamposto” faccia un favore ne’ alla pace ne’ a Israele. Credo che faccia molto meglio alla pace in Israele quella posizione di “equivicinanza” che permette (e ha permesso) di essere interlocutori credibili e “peace brokers” verso tutte le parti in conflitto.

    Ripeto: avere una posizione sbilanciata verso Israele, per affinita’ politiche, culturali, identitarie o semplicemente per una conseguente valutazione dei fatti e’ perfettamente legittimo. Mi rendo che per una persona di sinistra possa essere un elemento di contraddizione e in certi casi magari persino di conflitto. Credo pero’ che questo conflitto non si risolva pretendendo che la sinistra adotti tali posizioni, secondo me sbagliate (che sono poi quelle della destra), bensi’ considerando laicamente le proprie opzioni tra quelle che compongono l’ offerta politica italiana.

  11. Bhè, effettivamente le frasi del post che citi sono un po’ eccessive. Anch’io sono per l’equivicinanza – ma ai popoli, perché anche se è giusto e inevitabile trattare anche con Hamas o Hezbollah, non puoi certo sostenere che siano la stessa cosa del governo democratico di Israele. E anch’io sono contro la guerra di civiltà e diffido degli “avamposti della civiltà occidentale”.
    Tuttavia, ho il sospetto che chi ha scritto quelel frasi non ne sia del tutto convinto neanche lui, nel senso che erano esemplificazioni più che posizioni. Ma questo dovremmo chiederlo a lui…

  12. Bhè, effettivamente le frasi del post che citi sono un po’ eccessive. Anch’io sono per l’equivicinanza – ma ai popoli, perché anche se è giusto e inevitabile trattare anche con Hamas o Hezbollah, non puoi certo sostenere che siano la stessa cosa del governo democratico di Israele. E anch’io sono contro la guerra di civiltà e diffido degli “avamposti della civiltà occidentale”.
    Tuttavia, ho il sospetto che chi ha scritto quelel frasi non ne sia del tutto convinto neanche lui, nel senso che erano esemplificazioni più che posizioni. Ma questo dovremmo chiederlo a lui…

  13. Gabriele Boccaccini

    Scusate, ho voluto (apposta) essere un po’ provocatorio per generare dibattito e reazioni, ma non mi attribuite per favore cose che non ho detto, frasi citate tra virgolette del tipo: “Israele e’ un avamposto isolato della civilta’ occidentale in Medio Oriente,” frasi pero’ che io non ho mai scritto e che mi sono attribuite come se appunto fossi stato “contagiato da un pericoloso morbo di destra”. Una sinistra moderna deve essere anche “filo-palestinese” e “filo-araba” e non rinunciare all’equidistanza, a difendere Israele cosi’ come difende la Palestina. Essere per partito preso anti-palestinesi o anti-arabi e volere lo scontro di civilta’ (come fa la Lega) e’ altrettanto folle che essere per principio anti-israeliani o anti-americani senza considerare la varieta’ di posizioni esistenti all’interno di ciascun campo. La cosa piu’ importante che pero’ mi preme ribadire e’ un’altra. E’ vero che esponenti della sinistra americana e israeliana sono occasionalmente invitati a qualcuno dei nostri incontri, ma abbiamo una politica comune dei progressisti a livello mondiale? Dov’e'? Non l’abbiamo nemmeno a livello europeo, dove ognuno va per la sua strada, mentre la Destra a livello globale ha raggiunto un’invidiabile unita’ programmatica (addirittuta di slogans e parole d’ordine). Noi invece ci attardiamo a discutere se fare fronte comune (sul serio! elaborando cioe’ un programma comune e condiviso nelle linee strategiche di fondo) con i nostri omologhi americani o israeliani sia uno sporcarsi le mani e un venire meno all’equidistanza. Una delle ragioni principali della debolezza della sinistra italiana e europea e’ il suo provincialismo. Clinton e Blair a un certo punto ci hanno provato a fare da catalizzatori, senza successo (per colpe proprie ma anche per l’indifferenza e le gelosie di tutti). La nuova Destra in questo senso e’ tanto piu’ avanti di noi. Speriamo ora che Obama riesca in quel miracolo che (ci piaccia o no) dall’altra parte hanno fatto mirabilmente la Thatcher e Reagan (e la Christian Coalition).

  14. Gabriele Boccaccini

    Scusate, ho voluto (apposta) essere un po’ provocatorio per generare dibattito e reazioni, ma non mi attribuite per favore cose che non ho detto, frasi citate tra virgolette del tipo: “Israele e’ un avamposto isolato della civilta’ occidentale in Medio Oriente,” frasi pero’ che io non ho mai scritto e che mi sono attribuite come se appunto fossi stato “contagiato da un pericoloso morbo di destra”. Una sinistra moderna deve essere anche “filo-palestinese” e “filo-araba” e non rinunciare all’equidistanza, a difendere Israele cosi’ come difende la Palestina. Essere per partito preso anti-palestinesi o anti-arabi e volere lo scontro di civilta’ (come fa la Lega) e’ altrettanto folle che essere per principio anti-israeliani o anti-americani senza considerare la varieta’ di posizioni esistenti all’interno di ciascun campo. La cosa piu’ importante che pero’ mi preme ribadire e’ un’altra. E’ vero che esponenti della sinistra americana e israeliana sono occasionalmente invitati a qualcuno dei nostri incontri, ma abbiamo una politica comune dei progressisti a livello mondiale? Dov’e'? Non l’abbiamo nemmeno a livello europeo, dove ognuno va per la sua strada, mentre la Destra a livello globale ha raggiunto un’invidiabile unita’ programmatica (addirittuta di slogans e parole d’ordine). Noi invece ci attardiamo a discutere se fare fronte comune (sul serio! elaborando cioe’ un programma comune e condiviso nelle linee strategiche di fondo) con i nostri omologhi americani o israeliani sia uno sporcarsi le mani e un venire meno all’equidistanza. Una delle ragioni principali della debolezza della sinistra italiana e europea e’ il suo provincialismo. Clinton e Blair a un certo punto ci hanno provato a fare da catalizzatori, senza successo (per colpe proprie ma anche per l’indifferenza e le gelosie di tutti). La nuova Destra in questo senso e’ tanto piu’ avanti di noi. Speriamo ora che Obama riesca in quel miracolo che (ci piaccia o no) dall’altra parte hanno fatto mirabilmente la Thatcher e Reagan (e la Christian Coalition).

  15. Gianni

    Gabriele, la frase “Israele e’ un avamposto isolato della civilta’ occidentale in Medio Oriente” non e’ tua: era nel post dello stesso argomento di pochi giorni fa di Giuseppe Gallo. Sono d’accordo sul fatto che sia una considerazione sbagliata.

    Sulla situazione del conflitto in medio oriente come lo descrivi ora siamo d’accordo. Non siamo d’ accordo invece su quello che dici per la sinistra europea e mondiale. Non ci sono “sporadici incontri”: ci sono organizzazioni a livello europeo e a livello mondiale nelle quali le opinioni si confrontano e si cercano percorsi comuni.

    Non e’ affatto vero che ci siano riserve a fare fronte comune con gli omologhi americani e israeliani, tant’e’ vero che, per esempio, chi sta lavorando per la adesione dei democratici americani all’ Internazionale Socialista e’ un certo Piero Fassino. E della stessa organizzazione, ricordo, fanno parte i partiti di sinistra israeliani e Shimon Peres ne e’ un vicepresidente, come lo sono d’Alema e Amato.

  16. Giuseppe Gallo

    Israele appartiene culturalmente a tutti gli effetti all’Occidente. La Fiera di Torino lo conferma. E’ di destra ricordarlo? Mah!

    Israele è uno stato democratico, liberale, con molti spazi di socialismo e che per giunta è stato governato a lungo dalla sinistra. E’ di destra ricordarlo?

    Israele riconosce la legittimità dello Stato Palestinese. Anche l’ANP riconosce la legittimità dello Stato israeliano. Però quella stessa legittimità non è riconosciuta dalle organizzazioni terroristiche presenti sul territorio palestinese che l’ANP non controlla e che sono strettamente connesse alla rete terroristica internazionale. E’ di destra ricordarlo?

    Il principio “due stati, due paesi” era già stato affermato nel 1948. Ma fu respinto dai paesi arabi (e cioè da Egitto, Transgiordania, Siria, Libano e Iraq) che preferirono la guerra. Il loro slogan era: annientare Israele. Non dialogare, annientare Israele. E’ di destra ricordarlo?

    Quello slogan (annientare Israele) è ancora oggi condiviso dall’Iran e dalle organizzazioni fondamentalistiche arabe, oltre che dai molti gruppi terroristici presenti in Medio Oriente. E’ di destra ricordarlo?

    Israele non è diventata una potenza militare per combattere il popolo palestinese con il quale ha sempre convissuto. E’ diventata una potenza militare per difendersi dagli eserciti degli stati confinanti (Egitto, Giordania, SIria, Iraq, Iran) e oggi per difendersi dal terrorismo. E’ di destra ricordarlo?

    A proposito, ma chi ha mai parlato di “guerra di civiltà”?

  17. Gianni

    La Fiera di Torino il prossimo anno sara’ dedicata all’ Egitto. Bisogna concluderne con il criterio di Giuseppe che l’ Egitto “appartiene all’ occidente” (qualunque cosa voglia dire)?

    In Italia vivono circa trentamila ebrei e settecentomila mussulmani. Penso quindi che chiedere alla sinistra di compiere delle scelte di campo sulla base delle “affinita’ culturali” sia una pericolosa sciocchezza. La pace si ottiene non con i dibattiti sulla assegnazione delle colpe storiche (che appassionano molto coloro ai quali non cadono razzi sulla testa) ma facilitando il dialogo tra le parti in conflitto, ed incoraggiando e sostenendo chi quel dialogo lo cerca, da entrambe le parti.

    Questo e’ un obbiettivo che non si ottiene ragionando in termini di “avamposti”: gli avamposti sono strumenti militari, che servono quando c’e’ un confronto violento. E’ in effetti proprio questo il rischio che si corre, ragionando in termini di “avamposti”: bisognerebbe cercare di evitarlo, trasformando gli avamposti in ponti. Questo e’ il compito della sinistra.

    Chi invece sostiene la necessita’ e la opportunita’ di uno scontro di civilita’ con le culture “non occidentali”, e che quindi ha bisogno di avamposti, e’ la destra neoconservatrice americana, che pero’ ormai esiste solo in Italia. Anzi, in provincia.

  18. Giuseppe Gallo

    Gianni, stai combattendo contro dei fantasmi che ti sei creato da solo. Se ti diverte, sei libero di farlo. Io ho sostenuto altre cose. Basta leggere.

    PS: sì, certo, i ceti intellettuali egiziani sono filoccidentali. Ci mancherebbe altro! Credo che non sia una scoperta per nessuno. Anche i ceti intellettuali russi erano intrisi di occidentalismo, anche quelli iracheni, anche quelli iraniani, anche quelli indiani… In tutti i Paesi che si trovano a recuperare il tempo perduto i ceti intellettuali (e quelli militari) guardano da sempre all’Occidente e cercano di adottarne i principi fondamentali: di democrazia, di libertà, di uguaglianza, di rispetto della diversità (questo è un valore liberale per eccellenza).

  19. Gianni

    Giuseppe, se nessuno pensa a sostenere gli “avamposti isolati dell’ occidente”, meglio cosi’. Si vede che avro’ letto male.
    Lieto anche che l’ invito alla fiera de libro di Torino non certifichi l’ appartenenza culturale “a tutti gli effetti all’ occidente”. Avro’ letto male anche quello.

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