Viaggio nella Roma delle famiglie gay. Che Rutelli non conosce.

da Cristiana Alicata, eletta nella Costituente Regionale del PD Lazio

In questi giorni di fervente campagna elettorale accompagno fisicamente e virtualmente i “miei” candidati nelle case e nei sogni nascosti di una comunità sempre più grande e inafferrabile. Famiglie di gay e lesbiche che non vanno in discoteca da una vita, che non frequentano “l’ambiente” e non rientrano nel cliché del luogo comune. Alcune coppie di lesbiche hanno bambini, altre ci stanno provando, altre non ci pensano proprio. Un po’ come tutte le coppie tra i 30 e i 40. Entrambi i miei candidati, entrambi del PD, hanno una estrema sensibilità alla questione GLBT ed entrambi vinceranno. Sono candidati uscenti, segno che Roma è molto più avanti di quanto si creda. Si discute del Registro delle Unioni Civili, di servizi, persino di asili nido. Per assurdo una lesbica madre figura come una ragazza madre, anche se ha una compagna milionaria (!) così schizza in alto alle classifiche per i posti negli asili, a dimostrazione che non riconoscere le coppie gay può essere un danno anche per quelle etero. Stiamo fermi fuori da Feltrinelli di Viale Marconi e in mezz’ora passano almeno 4 coppie gay. Ci salutiamo. La candidata è stupita. Già. Sembriamo così pochi e invece. Molti non hanno voluto incontrarla. Non vogliono farsi riconoscere, nel quartiere. Mi hanno detto: “Dacci il nome, la votiamo.”

Ma quando il discorso cade su Rutelli, la rabbia diventa pesante. “E’ quello che ha portato la Binetti in Parlamento.” “E’ quello che per tutto il 2007 ha detto che la priorità erano le famiglie. Noi cosa siamo? E soprattutto cosa togliamo agli etero?” Etero che non sono solo invocati ma sono loro accanto, sono i loro vicini di casa che ormai hanno fatto propria la causa degli amici, sono i loro amici. “E’ quello che tolse il patrocinio al Pride del 2000.” Indiavolate le donne, eterosessuali o lesbiche che siano: “Ha chiesto l’astensione sul Referendum sulla fecondazione assistita.” E ancora: “Cosa ce ne facciamo di un Centro di Cultura Omosessuale?” Si ridacchia amaramente pensando ad un centro di Cultura per i precari. Uno per le partite Iva. Roba da intellettuali. Qui c’è bisogno di servizi. C’è bisogno di combattere l’omofobia a partire dalle dichiarazioni coraggiose. Qualcuno propone di invitare Rutelli ad una cena, tra noi, sperando di farlo ricredere. Qualcuno scuote la testa: “Figurati. Lui incontra qualche dirigente di qualche associazione in privato e pensa di avere risolto il problema dicendo che non ci discriminerà!”. Così, insieme al Circolo di Cultura Omosessuale, (l’associazione romana GLBT più importante della capitale) la maggior parte della comunità gay e lesbica romana di destra (i gay di GayLib, persino!) e del PD (molti di noi), di An, di Rifondazione, si avvia al voto disgiunto. Loro e le loro famiglie, i loro amici, i loro vicini di casa. Ognuno voterà il suo partito e poi voterà per Grillini sindaco. Una candidatura che non ci sarebbe mai stata se, per esempio, Nicola Zingaretti fosse stato il candidato sindaco. Una candidatura di disperazione, una candidatura per cercare di affermare una presenza che anni di immense manifestazioni, proprio a Roma, non sono bastate ad affermare. Molti alla fine voteranno Rutelli per paura di Alemanno. Molti voteranno Grillini per provare a contarsi. Il voto disgiunto, comunque, sarà l’ago della bilancia della politica romana. Rutelli potrebbe garantire il Registro. Potrebbe promettere di essere accanto a noi al prossimo Pride. Potrebbe incontrarci. Qualcuno dice: “Non vale. Lo farebbe solo per avere voti.” Io mi porto via la mia candidata. Loro un po’ di volantini. Ogni mattina chiamo il mio consigliere, chiamo gli amici candidati alla Provincia, e mi sfogo un po’. So che Rutelli non è il PD. Ma so che in qualche modo dobbiamo dirglielo. Ed anche io voterò Grillini sindaco.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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15 Commenti

  1. E’ curioso come in tutto questo articolo non ci si ponga mai la domanda che secondo me dovrebbe essere l’unica da porsi, quando si decide chi votare alle amministrative, ossia: chi sarebbe migliore come sindaco di Roma, tra Rutelli e Grillini (o Alemanno)?
    La cosa importante sembra invece semplicemente approfittare di ogni opportunita’ per fare avanzare la agenda della propria corporazione, del proprio gruppetto, della propria corrente: i glbt, o i pensionati, o i taxisti, o i no-tav (o i si-tav). Tra l’ altro partendo da posizioni puramente ideologiche, e quindi chiedendo adesioni e atti assolutamente simbolici (sfilare al gay pride, una cena, un registro delle unioni civili senza alcuna reale utilita’ pratica).
    In discorsi com questo manca completamente la visione della societa’ nel suo complesso, che e’ poi quello che mi pareva essere il tema centrale di Veltroni.

  2. antonella

    Scrivi così perché tu non saresti, in Italia, un cittadino con i diritti dimezzati (a parità di doveri).
    Prima i diritti che mi sono negati, please.

  3. tanto, io… VOTO SOCIALISTA.
    e ne sono fiero!

  4. Sai Cristiana che mi hai dato un’ottima idea.

  5. Anonymous

    Le esternazioni del generale Del Vecchio sono un autogol che non possiamo permetterci. Il generale è candidato (già eletto) n.3 in Lazio al Senato. Ha dichiarato che i gay è bene che stiano fuori dall’esercito.
    Bene ha fatto Veltroni a dire che quelle dichiarazioni non appartengono alla nostra cultura, ma la frittata è fatta.
    Bisogna che il 15 aprile non ci si nasconda dietro a un dito.
    Rispetto a questi improvvisati esempi di società civile meglio i politici di professione.
    Basta candidare gente che è priva di cultura politica.
    Al Senato in Lazio il PD si gioca tutto. Se il voto della potente comunità gay romana si indirizzasse verso socialisti e Sinistra Arcobaleno potremmo giocarci il futuro governo del paese.

  6. Alessandro Pilotti

    Le esternazioni del generale Del Vecchio sono un autogol che non possiamo permetterci. Il generale è candidato (già eletto) n.3 in Lazio al Senato. Ha dichiarato che i gay è bene che stiano fuori dall’esercito.
    Bene ha fatto Veltroni a dire che quelle dichiarazioni non appartengono alla nostra cultura, ma la frittata è fatta.
    Bisogna che il 15 aprile non ci si nasconda dietro a un dito.
    Rispetto a questi improvvisati esempi di società civile meglio i politici di professione.
    Basta candidare gente che è priva di cultura politica.
    Al Senato in Lazio il PD si gioca tutto. Se il voto della potente comunità gay romana si indirizzasse verso socialisti e Sinistra Arcobaleno potremmo giocarci il futuro governo del paese.

  7. Si potrebbe obiettare cominciando col dire che la “potente comunita’ gay romana” e’ meno potente e numerosa della “potente comunita’ clericale romana”, che vota anche per eleggere il sindaco di Roma.
    Se invece si volesse parlare di politica, anziche’ di campagna elettorale (dato che le due cose sono del tutto estranee l’ una all’ altra) io direi questo: il generale e la ricercatrice (due persone senz’ altro “non compromesse con la attuale classe dirigente della sinistra” direbbe, mi pare, Manuela) hanno detto una marea di cazzate. Ma i richiami al rispetto alla “fedelta’ alla linea” a me lasciano basito: roba che immagino non si praticasse nemmeno nel PCI anni 50. Sopratutto a commento di un post in cui l’ autrice, eletta alla costituente regionale del PD, indica di votare per il candidato avversario a quello espresso dal partito. Legittimamente, secondo me, sia chiaro, ma forse anche in maniera un tantinello incoerente: se non e’ “in linea” lei, non si comprende con che autorita’ vada a fare i predicozzi sulla linea del partito alla fanciulla e al generale.

  8. Questo post è stato aggregato su NonSoloZapatero.it, l’aggregatore del web sociale e socialista.

  9. Rutelli mi deprime abbastanza, anche se vorrei ricordare a tutti che è un ottimo organizzatore e sa usare i collaboratori, cosicché è stato e sarà di nuovo un buon sindaco – anche se non è uno splendido politico.
    Quanto alla questione, è difficile davvero, perché i GLBT NON SONO una corporazione come dice Gianni, dato che hanno problemi ben più reali delle corporazioni. Ma il voto a Grillini li fa sembrare una corporazione, e a mio giudizio fa solo male all’interesse generale e anche a quello particolare. Se si va al ballottaggio, magari dopo – ahimè – una vittoria di Berlusconi alle politiche, poi non lamentatevi di ritrovarvi Alemanno sindaco di Roma, e molti municipi con presidenti di destra.

  10. Non mi lamenterò. Almeno nel partito si saprà quali sono gli equilibri. Vi ricordo che tutti i teodem sono in posizione eleggibile, mentre solo una lesbica è in posizione eleggibile su 4 gay dichiarati candidati, Ivan, ahimé, compreso.

  11. Corrado, forse i glbt non sono una corporazione (e in effetti hai ragione, non lo sono) ma ammetterai che Cristiana sembra far di tutto per farli sembrare. Avesse parlato il presidente della associazione costruttori edili pugliesi avrebbe usato le stesse parole e gli stessi argomenti.

  12. E’ davvero triste notare il livello dei commenti di Gianni. Se fossi stato vivo nell’America degli anni Sessanta, avresti alzato il tuo ditino per rimproverare il movimento dei diritti civili che si batteva per i diritti dei neri dicendo loro: “Eh però voi fate le corporazioni, perdete la visione d’insieme, sbagliate”.

    Bah. Meglio che non mi esprimo, sennò divento volgare.

  13. Chiara

    Brava Cristiana,
    bel quadro della situazione romana. A distanga sostengo Grillini anche se non posso votarlo perchè in un altra città, ma per questo e per mille altri motivi fatico sempre di più a ritrovarmi in questo PD, ho paura che votandolo cederei ad un ricatto. Il PD attualmente non mi propone altro che non lasciare l’Italia alle persone che di certo ne farebbero un campo da golf privato, a parte questo le idee, gli ideali, i sogni che amo e che vorrei per il futuro di tutti non le trovo in questo centro sfumato.

  14. Il movimento dei diritti civili americano non si batteva solo i per diritti dei neri, ma anche per quelli delle donne e dei lavoratori, e si lego’ al movimento contro la guerra del Vietnam. Ossia pose la questione dei diritti come una grande questione nazionale, non come un problema di dispettucci in un partito per una elezione amministrativa. Quello lo fanno casomai i taxisti romani.

    Quindi, come vedi, hai ragione: fai meglio a non esprimerti.

  15. antonella

    Stonewall, il Civil Rights Act, Malcom X e Martin L. King, Kate Millet e Betty Friedan… strano, non riesco a vedere questo magico, grande, unico contenitore di cui parla Gianni. Sapevo di battaglie su GRANDI TEMI CIVILI specifici, che condividono parte del tempo storico in cui nascono e crescono e una nuova cultura sociale che ognuno di essi contribuisce a formare, ma non di un unico movimento – a meno che non si tratti di una semplificazione modello Bignami degli ultimi 50 anni della storia Statunitense.

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