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… E la scuola non c’è più!

(ovvero: vita da prof. seconda puntata)

di Lorella Camporesi
libri.jpg
Passata la tornata elettorale, avendo uno schieramento ottenuto una netta vittoria, il premier designato (o “in pectore”, come amano dire, sbagliando, alcuni giornalisti televisivi) si appresta a comporre la sua squadra di governo (osservazione en passant: è proprio necessario abusare di queste immagini calcistiche?).

Allora, io ascolto i telegiornali, leggo gli articoli di politica, cerco di capire in quali mani sarà posto il mio destino di povera insegnante, ma, parafrasando una vecchia simpatica pubblicità, mi viene da dire…e la scuola non c’è più!

Bossi vicepremier, Maroni alle riforme, no, forse viceversa; e Formigoni, a Roma o a Montecitorio? E Calderoli, dove lo mettiamo? E poi Schifani, non si merita una poltrona importante? Ma in tutto questo balletto, il ministero della (pubblica) istruzione esiste ancora, o sarà uno di quelli eliminati, scorporati o incorporati?

Fino a ieri, tutta l’Italia sembrava preoccupatissima per la formazione dei nostri giovani, che sono agli ultimi posti in Europa, che non trovano lavoro, che non sono competitivi, che non sanno la grammatica e la matematica, che dovranno tornare a fare gli esami a settembre, che frequentano scuole fatiscenti, che sono protagonisti o vittime di episodi di bullismo e di pedofilia…ed ora? L’ultima esternazione di Berlusconi sulla scuola è stata l’affermazione che “la sinistra ha affossato la riforma Moratti” ma egli provvederà a riportare “le tre i: inglese, informatica e impresa”.

Ma, a parte il fatto che, insegnando nella scuola secondaria di primo grado (la vecchia scuola media, per intenderci) non ho mai capito bene cosa farmene della terza i, anche questa uscita del futuro premier risale a prima delle elezioni.

Ora, invece, è evidente che le priorità degli Italiani (o dei loro neo- governanti?) sono altre: il federalismo, in primo luogo, specialmente quello fiscale e poi la sicurezza, quindi l’espulsione dei clandestini…

A dire il vero, non so se dolermi o rallegrarmi di questo oblio in cui è caduta la scuola: nell’ultimo governo Berlusconi l’essere alla ribalta ci ha resi oggetto (riluttante) di una riforma bifronte come Giano, con una faccia promettente rivolta dal televisore alle famiglie ed una, ben diversa, che guardava arcigna verso la scuola, tagliando orari di cattedra, rimescolando malamente programmi e programmazioni, introducendo innovazioni senza fornire il tempo e le risorse per applicarle, ignorando, nella sostanza la realtà quotidiana della scuola pubblica. Che sia meglio, dunque, passare inosservati? E limitarsi ad andare avanti, giorno per giorno, armati di buon senso e di esperienza, senza farsi troppo notare da coloro che, dall’alto dei loro scranni, dovrebbero occuparsi di noi?

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Commenti (4)

raoul:

Osservazione acuta Lorella, si "investe nei giovani" prima delle elezioni, passate le elezioni...

Francesca:

Mi sembra evidente che Berlusconi & co hanno vinto in modo schiacciante. Quindi gli italiani hanno detto che no, sinceramente, della scuola gliene frega ben poco, altrimenti avrebbero votato in modo diverso.
Mi ha stupito non vedere nemmeno un genitore arrabbiato dopo la dichiarazione "riscriveremo la Resistenza"; Berlusconi & Co possono dirlo perché sanno che non ci saranno ribellioni, rivolte, madri incatenate davanti al ministero.
Durante la campagna, Berlusconi & Co non hanno speso nemmeno una parola sui cervelli in fuga e la ricerca. E hanno ragione, perché, votando Lega, gli italiani hanno scelto la chiusura. Quindi che i cervelli restino nel loro luogo di fuga hé tanto, in patria, mica ce li vuole più nessuno.
Scusate l'amarezza. Vorrei però ringraziare tutti gli italiani che hanno votato quell'allegra brigata: per la prima volta in 7 anni e mezzo all'estero oggi non ho nessun rimpianto e me ne sto qui, dipendente del ministero della scuola pubblica francese, tranquilla e serena. Ormai l'abbiamo capito: per almeno 5 anni (personalmente per molti di più) di tornare a lavorare in Italia nemmeno una vaga idea. Grazie.

Amara, ma giusta diagnosi.
Guardiamo al passato: dai populisti la scuola è stata sempre vista come utile sede di propaganda e/o manipolazione formativa. La vera cultura è basata sul metodo critico, e questo non è in sintonia col populismo. Non resta che darsi da fare, anche all'opposizione, per quel che è possibile...

Sono un insegnante e, in parte, condivido il contenuto di questo post. Ciò che mi lascia perplesso è l'utilizzo dell'aggettivo "povero" accanto al sostantivo "insegnante". Lo so che siamo mal retribuiti e, pertanto, non godiamo di una gran considerazione all'interno della società. Tuttavia, svolgendo un lavoro importante e faticoso, dobbiamo imparare ad alzare la testa e a non continuare a farci del male da soli.

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