6 donne, 1 intervista e 5 vite

pregnant pause
di Emanuela Marchiafava, eletta all’Assemblea provinciale del PD di Pavia

Alla lettura dell’intervista a Marianna Madia ho avuto un moto di rabbia: «Adesso basta!» mi sono detta. Avevamo appena pubblicato il post sul fiume carsico delle italiane ma ho subito chiesto ad altre “milline” di scrivere un post a più mani. L’ho chiesto ad altre donne, perché alle parole di una donna, a quelle parole lì, pronunciate da una giovane, si deve rispondere con la pancia, quella pancia.

Estella Marino mi ha linkato il post che aveva già scritto, Maria Cascella ha scritto questa lettera aperta:

“Cara Marianna Madia,
ti scrivo questa lettera aperta dopo che è circolato, tra noi donne del pdobama on line, un tam tam su una tua intervista rilasciata al quotidiano “Il Foglio”.
Una lettura veloce mi ha lasciato basita nel leggere quanto tu dichiari su temi così scottanti quali l’aborto, la moratoria e l’eutanasia.

Lo sconcerto nasce dal non capire quanto queste affermazioni siano frutto della tua personale esperienza o quanto invece rilasciate in veste di candidata per il PD, partito a cui entrambe aderiamo e partecipiamo.
Il distinguo è necessario, ti chiedo pertanto di chiarirlo, perchè nel primo caso è legittimo che tu possa parlare a titolo personale ed esprimere, quindi, il tuo personale giudizio sulle questioni da te richiamate.
Ma se invece così non fosse mi chiedo a nome di chi parli, con chi ti sei confrontata, e chi vorresti rappresentare in Parlamento, visto che con il nostro voto e lavoro elettorale sarai sicuramente eletta.
Solo dopo aver chiarito questo dubbio, potremo affrontare serenamente tali temi , capire se interpreti la tua candidatura come mera rappresentanza di te stessa o invece di una collegialità di uomini e donne che si stanno spendendo quotidianamente per contribuire a portare la tua voce e la tua esperienza in un posto dove si legifererà, concorderà il destino di milioni di persone che oggi possono apparire sì anonimi ma domani subiranno le scelte che tu e altri membri del Parlamento imporrete per legge.
Detto in parole povere, Marianna, fatti conoscere.”

Cristiana Alicata ha aperto una discussione sul pdobama e poi ha mandato questo post,

Monica Borgonovo ha messo un paio di puntini sulle i:

“Marianna Madia ha detto «una donna deve poter lavorare non perché deve fare carriera, ma soprattutto per potere mantenere il figlio e far crescere la famiglia.»

Alla fine, per me è questa l’affermazione più grave che ha fatto, che mi ha disturbato di più.
Forse perchè è il sintomo di quella cultura, fuorviata e fuorviante, da cui poi tutto il resto deriva a cascata.

Una donna deve poter lavorare E occuparsi della famiglia. Punto.
Come anche ‘un uomo’.
Mi rifiuto di pensare che la mia professionalità, il lavoro che ogni giorno mi vede coinvolta con tanta passione e impegno, sia solo in funzione del mantenimento di mia figlia – che pure adoro – e della sua crescita, all’interno della famiglia o meno, anche se lo stipendio basta a malapena per quello.
Ma scherziamo!

E’ questa la cultura da combattere, da cambiare.
Mi devono permettere, le ‘Madie’ che andranno al Parlamento, di potermi impegnare, di fare carriera, di formarmi nell’ambito professionale senza che io, donna e madre, mi debba sentire in colpa o in grande difficoltà, per aver lasciato a casa, custodito da altri, il bene più prezioso: mia figlia, i miei figli.

La donna si trova da sempre – e noi quarantenni siamo proprio a quel punto – implicata nella cura della prole prima e degli anziani poi, se non contemporaneamente.
Ci pare di poter dire: ‘questo è tutto’?
Se lavoro e lo faccio al meglio, non è soltanto perché ho bisogno di uno stipendio per occuparmi di mia figlia. E ne ho bisogno davvero.

Nella mia testa e nel mio cuore, aver cura di mia figlia e dei figli degli altri (e non solo perchè ‘faccio la maestra’)significa innanzi tutto aver cura di me come persona, donna, lavoratrice e madre.
Altrimenti, cosa posso offrire?

Non mi interessa fare carriera fine a se stesso.
Può interessarmi lavorare solo per mantenere mia figlia?
Beh, allora avrei dovuto cambiare mestiere da un bel po’…”

Nel frattempo la rabbia è sbollita, la determinazione nel ribadire le nostre convinzioni manco per sogno. Siamo avvezze ad ascoltare certe dichiarazioni dalla Binetti, ma non da una ventottenne. Non c’è alcun intento provocatorio, perché non vogliamo stemperare le nostre posizioni con la polemica e non c’è contrapposizione, perché sappiamo benissimo che la Madia non è l’unica ad avere convinzioni simili nel PD. Sono però opinioni minoritarie, è bene che si sappia ed è meglio dire la nostra ogni stramaledetta volta, senza fretta, con fermezza e costanza.

Nel PD ci sono Marianna ma anche Cristiana, Emanuela, Estella, Maria, Monica…

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

106 Commenti

  1. mariacascella

    giovanni mia figlia è nata nel 1982, e quando è stata molestata dal suo datore di lavoro, è stata l’esperienza della sottoscritta e dell’elmetto che porto , il quale mi pesa sempre di più, ad averli aiutati.
    i diritti non sono acquisiti a vita , le leggi sono sempre modificabili e non sempre ciò avviene in meglio, probabilmente più che la giovane età avete avuto la fortuna di non averlo sperimentato sulla vostra pelle.

  2. aria

    Scusate ma non vi sentite un po’ arroganti…dite alla gente se ha ragione o se ha torto come se voi aveste la verità in mano…. E non semplicemente la vostra opinione… Dite alla gente che si discute solo se si pensa di avere la ragione dalla propria, e non per arricchire un dibattito, da cui ognuno poi trarrà le proprie considerazioni; senza pensare che come al solito…questa è solo una vostra idea e non una verità… Posso decidere io come io voglio discutere?? Oppure anche questo ce lo dobbiamo far dire da voi?? meno male che le regole di un dibattito democratico non le decidete voi…
    Cosa vi dà il diritto, non di dire la vostra opinione, che è un a cosa, ma di giudicare le opinioni altrui, che è un’altra. Di trarre vostre conclusioni da idee di altri, pensando di aver capito tutto. Chi vi pensate di essere per poter dire che le idee di una persona sono “banali”….”che motivo c’è di dirle”… ripeto questo è un dibattito pubblico… non so se ve ne eravate accorti…
    E poi, ultimo, io ho 24 anni e come vedete non la penso come voi. Quindi anche la generazione degli anni 80 ha molte anime…

  3. Cari amici,
    il primo pensiero sulle dichiarazioni di prestigiosi candidati PD è che i sondaggi sono quello che sono, ed è chiaramente iniziato il “liberi tutti”.
    Tuttavia, mentre scrivevo un post abbastanza leggerino sui candidati PD, man mano che andavo avanti e inserivo link mi sono accorto che ne veniva fuori un quadro sconvolgente, che sosteneva anzi una strategia di inoculazione virale di elementi di destra in un organismo di sinistra – e dal quale andavano dunque preventivamente estromessi gli anticorpi.
    Pananoia?
    la prima a sinistra

  4. estella

    sul tema del post,ad oggi si potrebbe dire che:
    alcune frasi sono state corrette dalla stessa autrice e quindi bisogna riconoscere questa cosa;
    inoltre siamo sempre più sotto campagna elettorale quindi bisogna tenere i nervi ben saldi (e fare attenzione alle strumentalizzazioni di ogni tipo);
    dopo le elezioni è il caso di avviare una discussione su alcuni temi per confrontare le diverse posizioni emerse anche su una discussioni parallela che si è sviluppata sul ning del circolo obama.

    @giovanni e arianna
    Sulle discussioni aggiuntive scatenate dal post mi preme un discorso di metodo: io quando discuto ho la mia idea e porto le mie ragioni a supporto di ciò che dico, però non penso di avere ragione in assoluto (che assomiglia un po’ di più ad avere la verità in tasca) e spesso ho osservato nell’affrontare le questioni che la ragione (ed il torto) non sta tutta da una parte,
    che in certe discussioni è anche necessario comprendere “le ragioni degli altri”[es.comprendo le ragioni di chi ha vissuto certe cose sulla propria pelle, di chi ha patito direttamente la discriminazione, ma comprendo anche le ragioni di chi è più giovane e si è confrontato con altre cose, ecc..], che il mondo non è bianco o nero ma una infinita gradazione di grigi ( e se ci aggiungi pure i colori le sfumature sono incommensurabili).
    Ho letto il brano di calvino e ti riporto questa frase “Io penso sempre di avere ragione, fino a prova contraria, e discuto sempre al fine di averla questa prova contraria.
    Tutti quelli che hanno un opinione forte, e un’intelligenza non cristallizzata ascoltano gli altri con piacere, proprio perché un’opinione diversa, un nuovo punto di vista, potrebbe far cambiare il proprio.” Che per me significa pensare di avere ragione (le mie ragioni) ma lasciando sempre uno spiraglio aperto al dubbio (alle ragioni degli altri).
    saluti

  5. Estella non volevo più intervenire sul thread, lo faccio solo per dire che quel brano non è di Calvino, ma mio: questo ti dà l’idea di quanto possa essere d’accordo… con me stesso.
    (per dire, anche la frase nella testata del blog di Francesco, gliel’ho suggerita io).

    Le mie perplessità sono su come si possa combattere per le proprie idee, e per i diritti di tutti, se non si pensa di aver ragione – non in assoluto o per elezione divina – ma nella “vicenda limitata e ostinata del fare umano” (questo invece, e si vede, sì che è Calvino).

    Discutere senza pensare di avere ragione, oppure senza voler convincere gli altri, è anche una scelta menefreghista quando non egoista: vuoldire non “discutere al fine di averla, questa prova contraria”.

    Sapendo che, per fortuna, nessuna inquisizione ti condannerà a morte se non cambierai idea.

  6. estella

    @giovanni
    …allora non ho capito come era strutturato quel post… tra le cose scritte da te e quelle citate… pazienza, allora sono daccordo con te nel modo che ho riportato su… però permango nella mia idea dell’importanza di lasciare la mente aperta alle ragioni degli altri e all’esercizio del dubbio… forse è una deformazione legata al lavoro sulle questioni territoriali, quando la compresenza di molti soggetti con esigenze e “ragioni” diverse ti richiede per forza di cose di comprendere le ragioni di tutti e di tentare di trovare una soluzione..
    saluti

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