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Questa pagina contiene un singolo articolo del blog pubblicato il March 28, 2008 7:19 AM.

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Perche’ e’ Sbagliato Boicottare Pechino 2008

peligro.jpgdi Raoul Minetti

Premessa: scrivo questo breve post con la pancia piuttosto che con il cervello.

Ho appena incontrato un Professore Cinese di economia che potrebbe unirsi al mio dipartimento l’anno prossimo: mi e’ parso una persona squisita. Due settimane fa ho incontrato una giovane ricercatrice Cinese che si unira’ al mio dipartimento l’anno prossimo: e’ stato un incontro a dir poco piacevole. Collaboro attualmente con una mia collega Cinese su un paper: un’altra persona squisita oltre che in gambissima con cui collaborare e’ un onore.

Si sente parlare di contestazione o boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino in questi giorni. Il Corsera e’ appena uscito con le affermazioni di Sarkozy in proposito. Quando si decide di boicottare una manifestazione importante come le Olimpiadi su cui un popolo ha investito anni, non si fa un gesto verso un governo ma verso un popolo. Ed e’ un gesto denso di significati. Che esista un problema Tibet e’ molto piu’ che evidente. Ma fare un gesto cosi’ grave come contestare o addirittura boicottare le Olimpiadi significa assumersi la responsabilita’ di offendere un popolo che sta lavorando col sudore della fronte per conquistare un posto che gli spetta nel mondo.

Esistono dei canali della diplomazia internazionale per affrontare seriamente questioni come il Tibet. Scegliere la scorciatoia di contestare o boicottare le Olimpiadi significa i) ammettere il fallimento della diplomazia internazionale ii) ferire un popolo, che non riuscirebbe a capire questo gesto.

E ora di cominciare a guardare alla Cina e al suo popolo come un amico, non come una minaccia. Tra un’oretta vado a pranzo con la mia collega Zhu.

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Commenti (18)

Innanzi tutto chiariamo che esistono diverse forme di "boicottaggio": da quella più totale (gli atleti che rimangono a casa) a quelle più "simboliche" (esempio la proposta di http://turnoffpechino2008.splinder.com/).
Io credo che qualunque frase del tipo "è sbagliato boicottare le Olimpiadi" non aiuta sicuramente il cammino (?) della Cina verso la democrazia. Mi sembra che stiamo perdendo il senso delle cose, e siamo portati ormai a confondere la capacità di un Paese di "stare nel mercato" con quella di Paese civile.
In ogni caso, le mie riflessioni potete trovarle qui
http://kkarl.splinder.com/post/16488574

mattiaq:

Non so, a me sembra che si faccia un miglior servizio al popolo cinese rivendicando anche per loro i diritti civili e politici e denunciando la dittatura sotto cui vivono piuttosto che far finta che tutto vada bene e che la libertà sia un piccolo prezzo da pagare per il progresso economico. Che poi il boicottaggio sia lo strumento migliore per questa denuncia non è detto, ma qualcosa si deve pur fare.

Oltre alle considerazioni fatte da Karl, per chi afferma ancora che bisogna andare anche per testimoniare giornalisticamente ciò che accade, consiglio questo post di Rampini:
http://rampini.blogautore.repubblica.it/2008/03/27/?ref=hpsbsx

raoul:

Il problema e': per curare una ferita come quella del Tibet lo strumento migliore e' quello di aprire un'altra ferita nell'immaginario collettivo di un popolo, contestando un evento su cui ha investito anni per mostrare al mondo i suoi progressi? La mia risposta personale e' no.

Roul,
ripeto il mio concetto: oltra al boicottaggio totale ci sono mille altre forme di protesta e sensibilizzazione, compresa l'ultima proposta da Sarkozy di disertare la cerimonia d'inaugurazione.
Quello che vorrei sapere da te, Roul, e da tutti quelli che si oppongono al boicottaggio (inteso nel senso di varie forme) è se pensate di lasciar correre tutto come se niente fosse, ovvero se "qualcosa" dobbiamo fare approfittando proprio del risalto che le Olimpiadi possono dare al problema dei diritti n Cina (e non solo in Tibet, ricordo)

Se la Cina fosse una democrazia, chi sosterrebbe l' indipendenza del Tibet? Gli stessi che sostengono oggi l' indipendenza dei paesi baschi, della catalonia, o del sudtirolo?
A me francamente sta piu' a cuore l' affermarsi della democrazia in Cina, o perlomeno il suo progresso nel rispetto dei diritti umani, piuttosto che le ambizioni indipendentiste tibetane sostenute dai discendenti dei feudatari medioevali che dominavano il paese fino a sessant' anni fa (ma non dal Dalai Lama, significativamente).
Se questo e' lo scopo, registro che organizzazioni come Amnesty International sono contrarie a qualsiasi forma di boicotaggio. Lo sono proprio per mantenere vivo un dialogo e un processo che si giova anche dell' esposizione dell' economia cinese al mercato e agli scambi commerciali, e a seguito della considerazione che qualsiasi boicotaggio, come forma di lotta, e' molto piu' efficacie nel propagandare il brand dell' organizzazione che lo promuove piuttosto che a generare progressi nella causa che viene difesa.

Gianni,
il Tibet è solo l'espressione più evidente della mancanza di democrazia in Cina, che si manifesta con il mancato riconoscimento di molti altri diritti nella Cina stessa.
Dico la verità: a me non indigna solo il fatto che in Cina non vengono rispettati i diritti umani. Questo avviene in decine di altri paesi dimenticati 360 giorni all'anno (salvo uno o due occasioni clamorose).
Indigna il fatto che appare evidente un ammorbidimento dei giudizi in nome del "mercato" e della globalizzazione.
Come ho già scritto ho l'impressione che ormai si confonda lo "stare sul mercato" con l'essere democratici.

Carlo, e' vero, esiste una acquiescenza verso regimi dittatoriali e tirannici per ragioni di "mercato". Ma non sottovaluterei il fatto che sono spesso le forze del mercato ad esporre i paesi alle idee democratiche e libertarie. La diffusione della prosperita' economica, o perlomeno l' affrancarsi dal bisogno, portano come immediata conseguenza anche la richiesta di allargare lo spazio dei diritti individuali. E' successo in Europa centrale ed orientale, e nell' asia meridionale. Mi sembrano francamente forze piu' robuste di qualsiasi boicotaggio.

alessandro:

Un post così apodittico è di difficile commento. Parte dall'esperienza personale e generalizza senza mostrare i processi di pensiero che lo motivano. Inoltre, compie un errore molto grande per chiunque si occupi di politica, a qualunque livello: confonde popolo e governo. Sollecito Raul a una riflessione più meditata, e inoltre lo sollecito a formulare proposte concrete alternative fattibili nell'immediato: è una questione di correttezza intellettuale verso chi legge.

raoul:

Caro Alessandro, la mia opinione e' semplicemente quello che c'e' scritto: contestando le olimpiadi si ferisce un popolo ancora piu' che un governo, perche' le Olimpiadi sono un momento altamente simbolico in cui il popolo cinese ha investito molto per presentare i suoi progressi al mondo. E le ferite tra popoli sono molto difficili da curare. Curare la ferita del Tibet aprendone un'altra dolorosa non mi sembra la strategia da seguire. En passant, la prossima volta scrivi anche il tuo cognome?

alessandro tavano:

Non sono d'accordo sull'equazione che fai. Hai dati molto limitati a disposizione: un economista cinese non rappresenta il popolo. Anche se ne fa parte e quindi è interessante ascoltare cosa ne pensa.
Però Raul, qual'è secondo te la strategia alternativa concreta da seguire? Sono interessato a una proposta seria.

alessandro tavano:

Premetto che avevo inviato ai iMille un post mai pubblicato.
Che avrebbe dovuto essere affiancato a quello di Raoul.

Ragazzi/e ma scusate ma questo é un sito di ultraliberisti? No, perché d'accordo che il libero commercio e l'apertura economica spingono all'apertura politica, ma davvero non dobbiamo riporre la nostra fiducia solo in esso.

Dobbiamo sperare che il libero commercio faccia tutto?


PS.: Scusa ma se un abitante del vostro
condominio picchiasse i suoi figli che fareste voi?
Chinare il capo e far finta di nulla?

giuseppe:

...in effetti le cose che scrive Raoul Minetti sarebbero state bene in una copia de "il Giornale" degli anni '90. In un articolo di Caputo o di Selva.

Si possono trovare strade "moderate" per esercitare pressioni selettive sulla Cina. E credo che dovremmo anche renderci conto che non possiamo sacrificare continuamente vite umane sull'altare della coca cola, degli affari con i cinesi o dei record del salto con l'asta

Giuseppe, non mi pare in tutta onesta' che la posizione di Raoul sia quella che sintetizzi tu: se ho capito bene, Raoul sostiene che e' inopportuno boicottare le olimpiadi cinesi perche' lui conosce un sacco di cinesi simpatici. Si tratta, a mio giudizio, una posizione legittima e da rispettare.
Io invece penso che il progresso economico e gli scambi commerciali siano positivi anche per i diritti umani. Non mi spingo a dire che esista una conseguenzialita' tra le due cose (ma ci sono persone piu' preparate di me che invece si spingono fin la': Amartya Sen, Development and Freedom), ma registro il fatto che tra le misure di benessere economico e quelle di liberta' individuale esiste una correlazione significativa.

raoul:

Giuseppe: non rispondo perche' non ti firmi col cognome e sei inutilmente offensivo
Gianni: ti riporto quello che avevo risposto ad Alessandro sopra che e' un pochino piu' articolato del "conosco un sacco di simpatici cinesi"...
"la mia opnione e' che contestando le olimpiadi si ferisce un popolo ancora piu' che un governo, perche' le Olimpiadi sono un momento altamente simbolico in cui il popolo cinese ha investito molto per presentare i suoi progressi al mondo. E le ferite tra popoli sono molto difficili da curare. Curare la ferita del Tibet aprendone un'altra dolorosa non mi sembra la strategia da seguire."

giuseppe:

Non intedevo offendere nessuno.
Non ho parlato di lotta senza quartiere alle Olimpiadi.
Ho detto che occorre: "trovare strade "moderate" per esercitare pressioni selettive sulla Cina"

In caso invito tutti a leggere questo articolo su La Repubblica di oggi: http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/esteri/tibet-scontri-lhasa-3/reportage-d-ginori/reportage-d-ginori.html

E di guardare le foto

Giuseppe Mella

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