Speakers’ Corner
di Carlo Traina
Nel suo ultimo libro “Contro Giuliano“, Adriano Sofri rivolge a Ferrara una frase che mi ha fatto particolarmente riflettere: “… tuttavia, anche se avessi ragione, hai torto. Perché hai eccitato e guadagnato applausi di una parte e rabbia di un’altra. Le parti sono rimaste quelle di prima: solo più distanti e più impazienti”.
Quello dello scontro radicalizzato è il metodo standard attuato nel nostro Paese da almeno 15 anni. Ogni qualvolta si manifestano posizioni diverse (in campo economico, sociale, politico) le stesse si irrigidiscono chiudendo ermeticamente il proprio pensiero rispetto a quelle che sono le ragioni dell’altro.
La conclusione, in una situazione in cui il Paese è rigorosamente diviso in due, è il totale immobilismo, o al massimo la realizzazione di qualcosa di episodico a seconda se in quel momento si verificano o meno favorevoli congiunzioni astrali.
E’ tenendo presente questo quadro ‒ e con l’aiuto della frase di Sofri – che secondo me va interpretata la scelta del PD e di Veltroni di cercare un dialogo tra parti apparentemente distanti. Quelle che molti definiscono “figurine” (imprenditori e operai, cattolici e atei, … ) rappresentano invece la ricerca di sintesi, una sorta di estensione di ciò che è stato definito il “pensiero-ponte”: “unire ciò che è separato, costruire connessioni fra punti irrelati, superare ostacoli materiali e culturali: il “ponte” assolve a queste funzioni, ovvero avvicina ciò che è distante, rende relato ciò che è diverso, connette polarità attraverso la mediazione. (…) Il pensare-ponte implica dunque la capacità di muoversi fra due polarità, passando attraverso punti mediani. Implica il saper decodificare linguaggi differenti e utilizzare più forme”.
L’alternativa sono le tribune urlate, l’aggrapparsi ad antiche ideologie che fanno riferimenti a schemi ormai lontani e non più presenti nella nostra società. Ideologie sempre suggestive, ma inesorabilmente sterili.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Mi sembra una bellissima riflessione. Pero’ bisognerebbe riuscire a capirne tutte le estensioni. Non credo sia solo un problema di bon ton, o di comunicazione politica. Mi sembra piuttosto che le sinistre sia in Italia che in Europa (ma anche Obama, quello vero) si pongano il problema di come governare una societa’ omogenea, dalla quale e’ scomparso il conflitto economico.
La lotta di classe, quindi, e’ di destra?
Bella riflessione. Condivido, anche se il pensiero-ponte del PD è molto scivoloso. E difficilmente si metterà in moto, diventando un pensiero dinamico. Temo rimanga un ponte paralizzato. Perché le persone che ne fanno parte e hanno il potere sono le stesse che prima gestivano i problemi attraverso l’ideologia.
Bella riflessione. Condivido, anche se il pensiero-ponte del PD è molto scivoloso. E difficilmente si metterà in moto, diventando un pensiero dinamico. Temo rimanga un ponte paralizzato. Perché le persone che ne fanno parte e hanno il potere sono le stesse che prima gestivano i problemi attraverso l’ideologia.
@ Gianni
temo che la lotta di classe non sia (almeno in Europa e in Italia) di questo tempo.
@alessandro
nel PD non ci sono solo le persone che dici te. Già questo blog e iMille sono la dimostrazione che il PD ha veramente aperto a nuove mentalità
Carlo, non potrei essere piu’ d’accordo, non intendevo proporre la lotta di classe come frontiera della nuova sinistra. Mi chiedo anzi se non sia proprio questa visione a-conflittuale a caratterizzare la sinistra di oggi anche sul piano dei contenuti, non solo dei metodi.
Concordo pienamente con Carlo (e con Sofri, il cui libro mi era sfuggito). Aggiungo una citazione, a braccio, da Ivan al circolo Donna Olimpia: l’importanza di avere voci differenti attorno al tavolo dove si decide non è certo quella della rappresentanza lobbistica, ma quello della conoscenza, della lettura della realtà e dei problemi da tutte le angolazioni possibili.
carlo tutto vero!
comunque vada ferrara ha perso. perché ha diviso. radicalizzando le posizioni. con l’aggravante che temo che l’abbai fatto piu’ con finalità narcisistiche che intelletuali (= per farsi notare)
putroppo il divide et impera é vecchio come il cucco.
in tutto il mondo é la stessa cosa. lo stesso in Spagna dove Aznar ha cercato di mettere gli spagnoli contro baschi e catalani e viceversa. tutto questo per ottenere una manciata di voti!
ma il popolo é facile dividerlo piu’ difficile é riunirlo ricompattarlo.
la vera trovata del giuliano e del josé maria sarebbe stata quella di riuscire a creare un consenso. ma é troppo difficile.
meglio un po’ di populismo e di radicalismo identitario.no?
@ Carlo
son d’accordo, son nei Mille per questo. Anche se l’analisi della situazione, al momento attuale, indica forse più vicina la stasi che il dinamismo delle idee e della diversità (con obiettivi conoscitivi e di presa sulla realtà, vedi Barbara vedi Ivan). D’altra parte, è chi si muove che ha il vantaggio. E noi ci muoviamo.