Speakers’ Corner
di Raoul Minetti
Da un po’ di tempo si sente raccontare una barzelletta del genere: abbiamo fatto un indulto per ridurre la popolazione delle carceri. Ciononostante l’indulto ha totalmente fallito nel suo compito: la popolazione delle carceri e’ risalita rapidamente ed ora le carceri sono di nuovo strapiene.
Conclusione: che abbiamo fatto a fare l’indulto? Un servizio del TG2 di sabto all’ora di pranzo ha riproposto lo stesso “dilemma”: nonostante l’indulto, le carceri si sono riempite di nuovo e sono di nuovo strapiene.
Problema di quinta elementare: avete un carcere sovraffollato con cento detenuti. Ogni mese il 10% esce mentre 10 nuovi detenuti entrano. La popolazione del carcere è quindi stabile: ogni mese 10% di 100 (10) detenuti escono e 10 entrano. Supponete ora di svuotare il carcere di 20 detenuti e di portarlo a 80. Il resto e’ invariato: ogni mese 10% esce e 10 entrano. Riusciranno i nostri eroi a tenere la popolazione del carcere a 80? Ovvio che no: i detenuti che entrano (10) eccedono quelli che escono (10% di 80, cioe’
e quindi la popolazione del carcere ricomincerà a salire. In un po’ di mesi il carcere sarà di nuovo sovraffollato di 100 detenuti.
Ora, un normale allievo di quinta elementare capirebbe che l’unico modo per tenere la popolazione carceraria permanentemente piu’ bassa sarebbe stato di accompagnare lo “svuotamento” prodotto dell’indulto con una riduzione del flusso di entrata (ridurre il tasso di criminalita’). O, ipotesi assai più controversa, aumentare il flusso di uscita o ridurre quello di entrata con leggi meno rigide. Terza ipotesi: per far sì che la condizione dei 100 detenuti sia più umana e il carcere meno sovraffollato, ampliare il carcere. Tutte e tre queste ipotesi – riduzione criminalità, modifica leggi, ampliamento carcere – sono cambiamenti strutturali, l’indulto non ha niente di strutturale ma è la classica misura tampone con effetto temporaneo. Ancora una volta in Italia si affrontano problemi strutturali con misure tampone.
A scanso di equivoci: non sto entrando nel merito della polemica “indulto si’, indulto no”, il dibattito “clemenza contro sicurezza”. È ora pero’ di riprendere in mano il sussidiario di quinta elementare e capire che l’indulto non serve a niente per ridurre il sovraffollamento delle carceri: promuovere l’indulto come modo per ridurre il sovraffollamento delle carceri e ora criticarlo aspramente per aver fallito questo obiettivo significa che qualcuno la matematica elementare non l’ha capita.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Io credo che quest’analisi non sia degna del respiro che contraddistingue iMille.
Non penso bisogni riprendere il sussidiario di matematica, perché tutti coloro che ho sentito ‒ a favore o contrari all’indulto ‒ portavano questa argomentazione. Gli uni parlando di misura insufficiente, gli altri parlando di misura inefficace. È chiaro che l’indulto, da solo, avrebbe rimandato il problema e non l’avrebbe risolto. È anche chiaro che ‒ le cifre sono un po’ diverse da quelle che tratti come esempio ‒ per un breve lasso di tempo questo problema si sia effettivamente alleviato.
È una questione di Stato di Diritto, quello che fa di una democrazia, una vera democrazia: se un giudice mi condanna a una reclusione, non mi condanna a una reclusione inumana.
La pena ‒ questo scriviamolo col fuoco ‒ non è una ricompensa alle vittime, (che miserabile ricompensa, fra l’altro).
Se per due anni il mio paese, l’Italia, è stata un pochino più civile di come era negli anni precedenti, beh sono ‒ una volta tanto ‒ orgoglioso dell’Italia. Certo che l’indulto non basta, ma quando si dice«non basta» si dice che non è sufficiente, che vuoldire che si può fare di più, non di meno.
O bisogna riprendere il sussidiario di italiano?
Poi ci sarebbe da parlare anche di umanità, ma questo non è un argomento politico.
Appoggio totalmente Giovanni Fontana. Anche se non posso non congratularmi con Raoul Minetti, che ha raccolto la mia sollecitazione di fare pratica con i numeri.
Il carcere e’ una misura inutile e (non solo per questa) disumana. Ogni giorno di carcere evitato e’ un progresso di civilita’. Il problema da porsi e’ come abolirlo, il carcere, non di costruirne di nuovo come suggeriscono Fini e (nel suo piccolo) Raoul Binetti.
Io, invece, sono d’accordo con Raul,
L’indulto è stato venduto come una cosa necessaria per migliorare la situazione nelle carceri italiane.
Benissimo, dopo però si doveva mettere mano alla giustizia ed al sistema carcerario (o depenalizzi/trovi forme alternative di sconto della pena o fai più carceri).
Non si è fatto nulla di tutto questo e quindi, la logica algebrica impone un ritorno alla precedente situazione.
In conclusione, è stata una misura inefficace ed inutile.
Che però ha distrutto un altro pezzo della già riduttissima fiducia dei cittadini verso la politica italiana.
Roul ha ragione, nel senso che se qualcuno avesse fatto questi semplici calcoli a tempo debito sarebbe stato meglio. Se il problema era rendere le carceri più umane, prima bisognava fare una riforma della giustizia che modificasse i flussi citati, soprattutto quelli in entrata (depenalizzare, sostituire sanzioni amministrative a sanzioni penali ecc). Andava cioè impostata una modifica strutturale a cui eventualmente l’indulto doveva fungere da semplice supporto. Non lo si è fatto e quindi era scontato fin dall’inizio che l’indulto non sarebbe servito a nulla, era solo questione di tempo.
L’indulto è stato uno degli errori commessi dall’Unione. Lo è stato perchè non accompagnato da un serio programma legislativo per modificare le cause che portano al sovraffolamento delle carceri. Poi stendiamo un velo pietoso sul indulto ai delitti dei così detti colletti bianchi: dove non era riuscito Berlusaconi è riuscita l’Unione.
Per quanto riguarda poi la condanna ad un “carcere disumano” sarebbe giusto affrontare il problema se vivessimo in un paese dove esiste la “certezza della pena”, ma non è così. Quindi fare un indulto per mettere fuori “deliquenti” diventa acora più odioso agli occhi dei cittadini che vedono una giustizia che non è affatto giusta.
Ogni giorno di carcere rende il cittadino incarcerato meno disposto al reinserimento sociale, ed e’ quindi un contributo all’ innalzamento della probabilita’ del suo ritorno in carcere una volta uscito. L’ indulto e’ servito a a fare in modo che molte persone facessero meno carcere, ossia subissero meno l’alienazione sociale che ne deriva, ossia avessero meno probabilita’ di ritornarci una volta usciti. Ossia l’ indulto serve anche e ridurre i “flussi di entrata” per un determinato periodo.
Per i carcerati, come, curiosamente, anche per le donne e per i loro diritti, c’e’ sempre qualcsa di meglio e di piu’ “strutturale” da fare. Solo che non si fa. E se io fossi un carcerato ho l’ impressione che avrei una visione diversa per e piu’ accogliente per le “questioni di tempo” che vengono nominate sopra.
Sostenere e ritenere che l’indulto potesse svuotare definitivamente le carceri è compatibile solo con una scarsa applicazione dell’intelligenza. Come pensare che dare una pastasciutta a uno che muore di fame e poi lasciarlo lì di nuovo a digiunare possa salvargli la vita.
Nessuno ha mai sostenuto questo, e chi attribuisce questo calcolo ai sostenitori dell’indulto lo fa con una scorciatoia dialettica assai sciocca.
L’indulto serviva a tenere in vita ancora un po’ quel moribondo in attesa che qualcuno gli procurasse un pasto fisso. Nessuno l’ha fatto, e ora quello sta morendo di nuovo, e tu dai la colpa a chi gli cucinò la pastasciutta. E mi pare che le tue conclusioni lo confermino: “l’indulto non serve a niente per ridurre il sovraffollamento delle carceri”. Solo che nessuno l’ha mai pensato. Serviva a tenere in vita ancora un po’ i loro abitanti. L.
La differenza fra la mia posizione e la tua, Mario, è che a me le due frasi che ti cito paiono contraddirsi: “era scontato fin dall’inizio che l’indulto non sarebbe servito a nulla, era solo questione di tempo.”
Luca,
quello che tu trascuri di dire è il prezzo altissimo di quel prezzo di pastasciutta.
La solita manovra tampone che qualcuno paga caro e che non risolve nulla.
E poi vi è la fondamentale questione di credibilità. Si può chiedere un prezzo ai cittadini a patto che serva ad una soluzione. Se questo non avviene, come si potrà chiedere sacrifici simili in futuro?
Come immaginavo, nonostante lo avessi esplicitamente scritto nell’ultima frase, alcuni (come Giovanni F., Gianni e Luca) hanno interpretato il mio post come una critica all’indulto. Gianni senza cognome mi ha anche chiamato “Binetti”. Mi viene da sorridere perche’ io personalmente sono stato sempre favorevole all’indulto e il sussidiario di umanita’, Giovanni, l’ho sempre con me, non temere. Il post era diretto alla presentazione e oggi alla critica strumentale dell’indulto come misura con un qualche effetto strutturale (di medio-lungo termine). Rivedetevi il TG2 di tre giorni fa (che fa qualche milione di ascolti) e sentite la presentazione del servizio sul fallimento dell’indulto nel ridurre il problema sovraffollamento carceri. Non so quanto siano stati chiari i sostenitori dell’indulto nell’evidenziare che di un atto di umanita’-piatto di pastasciutta si trattava e non di una soluzione strutturale (Luca e’ sicuro che il messaggio era ben chiaro, io sono piu’ scettico). Fatto sta che i critici dell’indulto sembrano avere gioco facile nel sottolineare il fallimento dell’indulto nel diminuire il sovraffollamento carcerario (oltre che nel sottolineare i suoi effetti sul tasso di criminalita’). Concordo su tutto con G.V.: il tutto mette in evidenza che spesso in Italia ci si divide e si fa a cazzotti su misure non-strutturali (mi ricorda l’anno perso a fare a botte sull’articolo 18…), perdendo di vista le soluzioni strutturali.
carissimi, non prendiamoci in giro, l’indulto non è stato fatto con lo scopo di ridurre la popolazione carceraria, altrimenti sarebbe stato limitato a chi era in carcere e ai delitti per cui si prevede il carcere.
qua invece l’obbiettivo era auto-graziarsi per tutta una serie di delitti commessi dalle classi dirigenti, dalla bancarotta, alla corruzione, truffa i danni dello stato, omicidi sul lavoro, etc.
per farlo hanno dovuto anche liberare qualche migliaio di criminali che sono allegramente tornati a ammazzare, intimidire, rubare. Per poi tornare dentro e stare nella situazione di prima.
Invece la legge sulla droga che mette tanta gente inutilmente in carcere è ancora lá.
Il colpo di genio è stato tirare fuori i condanati in via definitiva (cioé gli accertati colpevoli) e lasciato dentro i detenuti in attesa di giudizio (cioé i presunti innocenti). fantastico.
per me l’indulto è stato un insulto che ancora brucia.
Raoul, dunque mi fa piacere averti frainteso.
Giodi, non ti sovrappongo gli interessi di Borghezio, per favore non sovrappormi quelli di Previti.
Si può considerare accettabile cedere a un ricatto per il bene di quindicimila persone, contro il male di una settantina.
E, per favore, non dire “allegramente”. Proprio non dirlo.
Ecco, ora smetto.
Il “prezzo” dell’indulto di cui parla G.V., io vorrei che fosse spiegato.
A meno che non si tratti della scemenza detta in un altro commento per cui i liberati dall’indulto sarebbero “tornati a uccidere e rubare”: scemenza a cui domando perché uno che esce per indulto dovrebbe uccidere e rubare e lo stesso che esce un anno dopo per scadenza dei termini no. E se la risposta è che ruba e uccide anche il secondo, allora la soluzione è comminare solo ergastoli.
Non diciamo troppe fesserie, please. L.
No Giovanni e Luca, dissento totalmente.
innanzitutto- informatevi meglio – è uscito un terzo dei detenuti (25.000) condannati in via definitiva (i presunti innocenti no). Il fatto che molti di questi siano tornati a delinquere sta scritto nelle statistiche del crimine dei mesi successivi che sono balzate in avanti. Il danno sociale va chiesto alle migliaia di vittime che non sarebbero state vittime, semplicemente.
Per aggiungere l’insulto alla beffa i tribunali saranno bloccati per anni per fare procedimenti virtuali che emetteranno pene puramente verbali, cioé a giocare a pallette di carta.
Insomma, un disastro indifendibile.
se volevano svuotare le carceri di poveri cristi dovevano modificare la Bossi-Fini e la Fini_Giovanardi e far uscire un po’ di tossicodipendenti e di immigrati clandestini. Avrebbero diminuito i flussi in entrata. Ma a loro dei poveri cristi non gliene è mai importato un fico secco ed infatti si è visto.
Invece hanno indultato i reati dei propri pari e dei loro amici, e che in carcere non ci sono comunque quasi mai andati, fregandosene del voto degli elettori, che avevano votato tutto un altro programma sulla giustizia e en-passant, liberando pure qualche migliaio di pericolosi criminali.
Un capolavoro di schifezza che oramai non difende piu’ nessuno, neanche i loro autori (e che mi spinge ai pensieri piu’ cupi sulla crisi democratica, morale e istituzionale dell’Italia).
Boh, Raoul dice tutto e il suo contrario, e’ difficile capire cosa pensa. Il punto secondo me rimane questo: nessuno dei proponenti dell’ indulto lo ha mai presentato come un provvedimento “strutturale” per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri (quindi non si capisce a chi si rivolga raul quando esprime un biasimo per tale posizione); e’ un provvedimento che secondo me ha avuto un bilancio sociale positivo; il provvedimento e’ stato criticato dall’ opposizione sia con argomenti di merito (alcuni di quelli che riporta giodi) che con argomenti strumentali, come fanno tutte le opposizioni del mondo. L’ unico punto che secondo me valga la pena di essere discusso e’ il secondo, ossia: far fare meno galera ai carcerati e’ di per se’ una cosa buona per la societa’? Si, secondo me lo e’, qualunque sia la ragione per la quale si riesce a fare in modo che succeda.
Il prezzo di cui parlo e’ un aumento, statisticamente rilevante dei crimini commessi in quel periodo.
Esiste il il concetto di massa critica, se un volume di persone viene liberato in un precido periodo temporale e non gradualmene, l’incidenza del loro effetto e’ maggiore per via di un aumento sopra la media dei “potenziali recidivi” in circolazione.
A questo si aggiunge, un aumento della percezione del crimine ed un allarme sociale che non giova a nessuno.
A me l’aumento di cui parli non risulta, se non in interpretazioni strumentali. L’allarme sociale è molto più figlio del sensazionalismo giornalistico di alcune testate che del reale pericolo, come è stato ampiamente sancito. E ricordatevi che stiamo sempre parlando dell’annullamento di pene assai ridotte. E ricordatevi anche, gente che pensa che i cittadini siano solo quelli fuori dal carcere, che sono i diritti dei detenuti a venire quotidianamente e sistematicamente violati dalla gestione delle carceri italiane. E che il mantenimento di quelle quote di affollamento non era sostenibile – e non lo è di nuovo – per una società civile. L.
Forse potrebbe essere utile riguardare questi dati:
http://www.lavoce.info/articoli/-giustizia/pagina2884.html
E se credi sia una lettura strumentale, mi dovresti spiegare dove.
Sostenere che l’indulto sia stato inefficace, controproducente e “costoso” non comporta non avere cari i diritti dei detenuti. Mi sembra ovvio.
“Far fare meno galera ai carcerati e’ di per se’ una cosa buona per la societa’? Si, secondo me lo e’, qualunque sia la ragione per la quale si riesce a fare in modo che succeda.”
Ecco, quando parlo di dibattito ideologico con argomentazioni poco puntuali, penso un po’ a questo.
E’ una posizione ideologica, infatti. Penso che duecento anni dopo Beccaria la societa’ si debba porre il problema della gestione della devianza, che non puo’ essere risolta semplicemente murando vive le persone, come si decise di fare allora (e allora fu un progresso, rispetto a ucciderle o mutilarle).
Penso che non si possa schiacciare la complessita’ di un essere umano sul suo aspetto peggiore, che e’ il suo crimine: a un pedofilo che e’ un buon falegname bisogna impedire di fare male ai bambini, non di costruire sedie; ad un bancarottiere che e’ un buon padre di famiglia bisogna impedire di fondare aziende, non di stare con i suoi figli.
Penso che rispetto ai tempi di Beccaria ci siano stati progressi tecnologici e scientifici tali da permetterci di riaprire il problema della pena. Io parto da una posizione puramente ideologica e umanistica, ossia politica: bisogna abolire il carcere. Per vedere come renderla operativa assumiamo qualche economista e un paio di ragionieri che ci facciano due conti sopra.
@gianni
anch’io sono contro la fame nel mondo, tuttavia abitando sulla terra e non nell’ipe-uranio non direi: “assumiamo qualche economista e un paio di ragionieri “, ma farei qualche proposta concreta e qualche analisi migliore.
Partendo dall’assunto interessante che il carcere conme controllo della devianza non funziona, che faresti?
Scusa Gianni, fai un po’ discorsi da assemblea del liceo. Ispirati e ispiranti, ma poco concreti.
Io faccio l’ ideologo, mica l’ economista o il ragioniere (mestieri dignitosissimi, peraltro). Per cui io mi preoccupo di costruire consenso sul fatto che il carcere sia una misura incivile, proprio come la pena di morte, e che vada superata. Gia’ questo e’ un lavoro molto impegnativo, credimi, sopratutto quando persone sedicenti di sinistra propongono di costruirne di nuovi, di carceri, anziche’ abbattere quelli che ci sono.
Sulla tecnica delle soluzioni alternative mi limito a guardare quello che succede attorno a me, a seguire il dibattito tra esperti e a farmi una opinione sulle loro proposte. Per cui mi capita di vivere in un paese che e’ democratico da ottocento anni e nel quale un trattamento non coercitivo delle dipendenze ha dato risultati straordinariamente positivi. Un tema giustemente controverso nei suoi aspetti etici e funzionali come la castrazione chimica viene dibattuto e preso in considerazione da una sinistra non dogmatica di paesi civilissimi come la Norvegia e la Svizzera, e non dai mullah iraniani o da Calderoli. Il braccialetto GPS si esperimenta anche negli Stati Uniti, con risultati sembra incoraggianti. L’ informatizzazione prodotta da Schengen e Maastricht ha reso piu’ facile la valutazione dell’ affidabilita’ creditizia degli individui in tutta Europa, e quindi meno probabile la ripetibilita’ del reato finanziario, che e’ una delle giustificazioni della carcerazione. E queste sono solo alcune idee per “dopo” che e’ stato commesso il reato. Altri, in questo thread, hanno parlato del cosa fare “prima”, ossia delle depenalizzazioni, e delle cause e ragioni che portano alla pena detentiva.
Insomma, come ripeto, non sono io l’ esperto. A me basta che non si murino vive le persone, mi do’ da fare per convincere altri di questa idea e mi aspetto che gli esperti trovino un modo per farlo. Senno’ cosa li paghiamo a fare?
Un mestiere che non conoscevo: l’ideologo. Bello, però.
Un paese democratico da 800 anni: non sapevo esistessero. Bello, però.
La certezza della pena: credevo esistesse. Brutto, però.
Una cosa che speravo esistesse: l’attenzione per le vittime di reato. Brutto, però.
Ecco detto questo leggendo i messaggi mi viene da pensare che non bisogna sbagliarsi.
Forse il problema non é quello di chiudere le carceri ma di migliorarle, di puntare sulla prevenzione. In paesi come la Finlandia o nel Quebec canadese é stato fatto un gran lavoro da questo punto di vista. Per me il modello deve essere quello.
Il presupposto del diritto é che l’uomo é “malamente” ed é spinto a infrangere le regole per opprimere i suoi simili. Se non fosse cosi’ non esisterebbe il diritto.
Certo le carceri per come esse sono, nella maggior parte dei paesi del mondo, non aiutano alla reinserzione del condannato. Ma il trucco per risolvere il problema non é appunto chiuderle, ma migliorarle e cambiarle.
Quanto all’indulto esso avrebbe avuto senso se fosse stato accompagnato da un “bouquet” di misure, che prevedevano introduzionie di nuove pratiche, investimenti nel settore della prevenzione. Questa era almeno li’dea di alcuni dei suoi promotori (radicali+socialisti).
E’ stato approvato da solo, “nudo” senza misure di contorno consistenti. Oltretutto la sua approvazione fu accompagnata dalla piaggeria del Mastella Clemente che presento’ la misura piu’ per farsi notare che per suo “credo” (e a dire il vero c’é riuscito a farsi notare, ma forse non come pensava lui…)
Mi sono interessato a questa discussione solo oggi… ho trovato dei dati che potrebbero essere utile al prossimi navigatore.
Letto dal pdf:
MESI DETENUTI PRESENTI
30/06/2006 61.264
31/07/2006 60.710
31/08/2006 38.847
30/09/2006 38.326
31/10/2006 38.844
30/11/2006 39.354
31/12/2006 39.005
31/01/2007 39.827
28/02/2007 40.922
31/03/2007 41.995
30/04/2007 42.533
31/05/2007 43.494
30/06/2007 43.957
Letto dal sito:
31/12/2007 48.693
Nel primo anno di applicazione sono rientrate “solo” 5.000 persone.
Non ho trovato dati “attuali”, che farebbero capire meglio la situazione. Cmq ci sono sempre 13.000 persone in meno.
Vi metto un link del ministero della giustizia dove ho letto questi dati.
http://www.giustizia.it/statistiche/statistiche_dap/det/2007/efffetti_indulto_giugno2007.pdf