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Questa pagina contiene un singolo articolo del blog pubblicato il March 31, 2008 9:48 AM.

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L'analisi prima del voto

grafico.jpgdi Marco Simoni

La campagna elettorale sta entrando nella fase calda, dove si concentreranno le cose più significative dopo la loro elaborazione, dove si convinceranno gli indecisi, che sono tanti e andranno a votare, dove le cose che abbiamo prodotto troveranno infine il metro che senza pietà deciderà del prossimo futuro dell'Italia. Poca cosa, in questo mondo globalizzato, con le elezioni americane alle porte, e la tragedia del Tibet che incombe sulle nostre pigrizie, ma significativa per noi piccoli dello stivale.

Siamo in campagna elettorale, tempo di propaganda e di riflessioni tagliate con l’accetta per vincere o perdere, ma credo che una cosa sia molto chiara: abbiamo fatto bene. Abbiamo fatto bene a impegnarci a costruire il Partito Democratico, a sostenere Walter Veltroni, perché la politica sta cambiando, e forse più rapidamente di quanto ci sembri. Non sto parlando solo del Circolo Obama, e del nostro tentativo di introdurre una forma di partecipazione nuova. Come è stato recentemente argomentato con qualche ragione, il web di per sé non porta contenuti nuovi, ma è uno strumento per veicolare contenuti che esistono già. Il punto secondo me chiave è che il precedente sistema politico era costruito ad escludendum. Teneva fuori, tra gli altri, chi frequenta la rete; circa una generazione e mezzo dalla rappresentanza parlamentare; le nuove professioni della globalizzazione. Quelle persone e quelle idee ora sono in grado di prendersi lo spazio, non di chiederlo.

Fin dai primi vagiti del movimento che stiamo costruendo, non abbiamo mai pensato che escludere altri fosse la strada per includere noi, che avevamo voglia di una casa politica dove trovare piena cittadinanza, semplicemente pensavamo che una politica aperta, simile alla gran parte delle società occidentali, fosse la condizione per costruire anche una Italia più aperta e più inclusiva. Un obiettivo che è certo ambizioso, ma anche molto circoscritto e limitato, per le ragioni a cui accennavo all’inizio.

Secondo me, questa campagna elettorale, ci sta dando abbondantemente ragione su un punto chiave: il Partito Democratico era la precondizione per innestare un cambiamento di rotta. Certamente le liste elettorali non sono tutte nuove, chi sottolinea contraddizioni secondo me rimesta nell’ovvio. Tuttavia ora il futuro c’è, è visibile. Non esiste alcuna equazione tra minore età anagrafica e varie qualità che ameremmo nei nostri politici come modernità, competenza, capacità. Ma nel momento in cui il tabù dell’età (e del sesso e dell’orientamento sessuale) viene infranto, si può iniziare a ragionare del resto. Ci si renderà conto che, per l’appunto, capacità, inventiva, serietà e coraggio non dipendono dall’età (o dal sesso o dall'orientamento sessuale) e a volte chi è più vecchio è peggio di chi è più giovane. A volte.

Soprattutto, ciò che mi sembra evidente è il fatto che il Partito Democratico offra filo a chi voglia tessere. Chi vuole tessere col filo di sempre è ancora il padrone di casa, mantiene le chiavi (anche se deve giustificarne il possesso) e ha tutto il modo di continuare. Però c’è anche il Circolo Obama che riesce a fare arrivare le sue idee buone, quando ne ha. C’è la fantastica iniziativa di Pippo e Marta (consentitemi il vezzo di chiamare un prossimo parlamentare e una dirigente di partito col loro nome proprio, per bullarmi della loro amicizia) che davvero, secondo me, dimostra come con un po’ di fantasia e di spirito di iniziativa, la politica si può fare, può essere significativa, simbolica e piena di contenuti: tutto insieme, anche senza le ideologie! Pensate.

Poi c’è Simona, che dimostra un’altra cosa con questo post sul Mezzogiorno. Che anni di ricerca e di studio servono alla politica. Ancora, non serve solo la ricerca, ma senza ricerca le soluzioni non si trovano e la politica finisce per inaridirsi. Lei scrive dieci righe dieci, che però sono – proprio come l’iniziativa di Pippo e Marta, piene di simboli e contenuti.

La stessa cosa hanno dimostrato gli studenti di LSE, che hanno fatto una cosa molto semplice (per loro) ed efficacissima. Ed anche il video I-am-PD, che ad alcuni non è piaciuto, ha mostrato solo che ora si può fare. Ora abbiamo un partito dove tutte le idee si possono portare avanti, e quelle che hanno gambe andranno avanti. Non abbiamo bisogno di unanimismi, abbiamo bisogno di vedere davanti a noi le persone che si esprimono. Abbiamo bisogno di incontri in sezione dove la parte migliore della politica locale, si incontra con i matti della rete, e, pensate un po’, vanno d’accordo (e fanno sapere a quei romani che non si scollano mai dal computer che Massimiliano è candidato ed è bello poterlo votare).

La vera sfida che secondo me Obama per primo, ma anche noi nel nostro angolo di mondo, stiamo provando a vincere è quella di dimostrare che senza ideologie, gli ideali sono più forti, perché non devono scusarsi. I contenuti di cambiamento, i tecnicismi da secchioni, vanno mano nella mano con un video ben fatto ed una musica allegra. La politica seria, molto seria, che emoziona senza violenza e senza illusioni palingenetiche, la politica delle grandi speranze da raggiungere, possiamo farla essere la cifra del ventunesimo secolo.

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Commenti (2)

Caro Marco - dai primi vagiti del pupo Mille, che neanche adolescente ha generato Obama ( per tacer di Witt, che è dunque il Nonno ) - ho sostenuto che davvero ciò che stavate facendo era importante, importantissimo. Nella 'corsa lunga' ancora prima che in quella elettorale.

A me pare che iMille siano un laboratorio di idee e di circolazione di idee il cui compito e ruolo continuerà a essere decisivo. Mi spiego: decisivo perchè la scelta di fondo che sta sotto alla parola de-cidere è quella del diverso modo di fare politica che iMille esprimono. O sarà questa o non sarà. E il PD, vincente o no - spero che STAVOLTA barbapapà Scalfari abbia buon naso, di solito toppa alla grande le previsioni - o sarà la forza riformatrice e moderna che ha promesso di essere o non sarà affatto.

Ovvio: così la vedo io, che non ignoro di avere anni e formazione social culturale da lib lab già negli anni 70.

E nemmeno ignoro di essere poco politico, e anche un poco aristocratico e snob, ma sinceramente e educatamente democratico.

Nei prossimi 14 giorni io - che non lo ho mai fatto - farò campagna elettorale nel solo modo in cui so farla. Attaccherò discorso ovunque, partendo da un banale " ma tu vai a votare ??" e poi proseguendo, a seconda della tendenza dell'interlocutore, con una bella sola idea in testa. "Se non lo riesci a far votare PD fallo votare Arcobaleno, o anche UDC. O anche NON votare".

Quel che cercherò di trasmettere è l'idea che con un PD "taggato iMille" in Italia ci sarà davvero un miglioramento. Che il risultato del 14 sarà un trampolino, non il tuffo.

Che se il PD perdesse le elezioni il PD non perderà le idee sulle quali è (tardivamente) nato.

Lo farò soprattutto nei luoghi fisici dove so si raccoglie la gente ( artigiani, commercianti, imprenditori ) che vota a destra perche pensa sia da quella parte che stia di casa la "libertà" o il "buon governo".

Sono consapevole che il risultato elettorale conterà, ma sono ancora e sempre di più convinto che le circostanze "difficili" che il Paese si vedrà costretto ad affrontare saranno tali da non poter più permettere che la incompetenza, la corruzione e la incultura prevalgano.

Scusa, scusate tutti questa luuunga ( e le 'u' avrebbero potuto essere molte ancora ) mail-commento.

Un'ultima cosa. Tutto quel che hai ricordato mi convince, TRANNE l'iniziativa Nordista di Civati e amici. E bada che a me Civati piace. Per come l'ho seguita via Rete, per come l'ho potuta intravedere di persona a Trieste, mi è sembrata debole, mal comunicata, esibizionista e intellettualistica. E meno male che Civati ti piace... -diranno. Vorrei aver torto, vorrei che mi si dicesse che la cosa è stata buona e utile. Ma se non si comincia tra di noi a dirsi le cose...

Buone Giornate a Tutti

Valerio

Andrea Ballabeni:

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