di Giuseppe A. Veltri
Per altre informazioni sulla campagna di Simona Milio, cliccate qui per visitare il suo blog.
Credo che sia piuttosto chiaro che chi voglia rappresentare le istanze degli italiani all'estero, si trovi di fronte a due forme di emigrazione diverse con esigenze diverse. Puoi parlarcene?
In queste tre settimane sono entrata in contatto con persone di almeno 4 generazioni diverse di italiani all'estero. Le esigenze di queste 4 generazioni sono profondamente diverse. C'è chi è qui da 70 anni, e vuole solo poter vedere la televisione italiana gratis; c'è chi è qui da 50 anni e vuole un consolato efficiente; c'è chi è nato e cresciuto qui, ed oggi ha 30 anni e non parla italiano, perché, in molte zone non ci sono scuole italiane o istituti di cultura italiana.
Seppur le esigenze sono diverse, tutte queste generazioni hanno una cosa in comune: nel cuore si sentono italiani, vogliono essere fieri di esserlo, ma a volte se ne vergognano, data l'immagine che l'Italia dà di sé. A volte si sentono dimenticati e abbandonati dalla propria patria.
Allora, ti accorgi che non è solo una questione di cervelli in fuga, di nuova e vecchia generazione, ma è una questione di ricreare quelle condizioni che riportino l'Italia ad essere un paese di cui essere fieri. Un Paese che rispetti i propri connazionali, dentro e fuori i suoi confini. Infatti, sotto lo slogan "cervelli in fuga" si racchiude delle varietà di cervelli, da chi fa carriera nella city, a chi fa carriera nella city, a chi fa carriera accademica, a chi partendo da niente crea un impero, diventando un imprenditore (come le storie che racconto sul mio blog).
Un tema a me molto caro è quello dei cosidetti "cervelli in fuga". Credi che esistano dei meccanismi credibili ed implementabili per spingere qualcuna di queste persone a rientrare in Italia?
Ci sono due categorie di cervelli in fuga. La prima, non vuole rientrare in Italia, perché è qui da tempo, qui lavora, qui a casa. La seconda categoria è indecisa. I meccanismi che possono garantire un rientro, sono meccanismi che garantiscano la possibilità di ritrovare in Italia le stesse condizioni dell'estero. Un esempio con riferimento alla carriera accademica, potrebbe essere il rientro a patto che si mantenga la stessa posizione che si ricopre in un’università' straniera, in termini di autonomia e possibilità di avanzamento.
Ho sempre ritenuto il percorso di carriera accademica italiano piuttosto irrazionale e che produce grossi ritardi. Sei d'accordo? e se si quali credi sia il modello che dovrebbe essere adottato?
Si parla tanto della riforma universitaria, che è sicuramente necessaria. Ma in attesa che ciò avvenga a 365 gradi, si potrebbe inserire il semplice meccanismo del "peer revew": ovvero per fare carriera bisogna pubblicare su top journal, chi non pubblica non va avanti. E' un meccanismo semplice che da solo farebbe una selezione meritocratica.
Altri meccanismi, facilmente implementabili potrebbero essere:
a) l'introduzione di una fase preliminare di "shortlisting" ai concorsi universitari locali fatta ESCLUSIVAMENTE da accademici residenti all'estero per spezzare il link vizioso "discepolo-barone" che e' uno dei mali peggiori della universitaria italiana;
b) la creazione di centri di ricerca extrauniversitari speciali finalizzati ad attrarre in Italia scienziati stranieri e italiani con almeno 5 anni di esperienza di ricerca all'estero. Conseguentemente, introdurre un sistema d’incentivi o disincentivi (sotto forma d’incremento o riduzione dei finanziamenti) a seconda della produttività dei centri di ricerca.
c) Legato a questo secondo punto, si dovrebbe promuovere la creazione di dottorati di altissimo profilo e molto competitivi per attrarre studenti anche dall'estero; al fine di cambiare interamente il sistema che spesso predilige lo sviluppo di una ricerca affine al supervisor piuttosto che allo studente/ricercatore. Inoltre si dovrebbe promuovere una cultura del dottorato spendibile sia in accademia sia nel mondo professionale non accademico.
d) Introdurre un sistema di pianificazioni e revisioni periodiche delle attività di ricercatori, professori associati e ordinari e introdurre la possibilità di revisione del contratto di lavoro in caso di lavoro fortemente insoddisfacente rispetto a standard inizialmente stabiliti.
Candidarsi è un grosso passo che richiede un certo coraggio. Quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto a farlo?
All’inizio ho accettato la candidatura, perché mi è stato chiesto dal mio gruppo e ho sentito fosse mio dovere non tirarmi indietro. Però in queste ultime tre settimane il supporto, e il coinvolgimento di centinaia di persone mi ha fatto capire, che la candidatura non è personale. Quando ti candidi, chiedi fiducia, rappresenti ideali che vanno al di là di te e toccano tante altre persone. Il ruolo di candidato finisce con le elezioni, quello dell'impegno politico, inizia con le elezioni, e si vince o si perde, va avanti finché avrai il desiderio di contribuire a migliorare il nostro Paese.
Commenti (5)
Cari Mille,
Scusate, ma che cosa troviamo sul blog di Simona Milio? Tante risposte tipo rubrica del cuore, 'Scrivete a Simona'. Hai visto altri siti di candidati del PD dall'estero, come quello di Pernice, dove le proposte ci sono davvero? Magari non sono blog-aperti-a-tutti, ma che cosa si chiede a un futuro deputato, di saper elaborare idee e proposte o di parlare alla gente? Va bene l'iniezione di buona volontà, Simona è brava in questo senso, ma non siamo un po' troppo in zona buonismo??
Mah.
Giovanna
Inviato da Giovanna | March 28, 2008 5:50 PM
Posted on March 28, 2008 17:50
Cara Giovanna, anch'io sostengo e sto facendo campagna elettorale per candidati diversi da Simona, ma mi sembrerebbe poco etico farlo parlando male di Simona o di qualunque altro candidato del PD diverso dai "miei". Ti inviterei quindi, pacatamente & serenamente, a continuare a sostenere Pernice, che probabilmente se lo merita, senza disprezzare Simona, che sicuramente non se lo merita.
Inviato da Gianni | March 28, 2008 11:43 PM
Posted on March 28, 2008 23:43
Cara Giovanna,
questa intervista e' stata volutamente generale su mia richiesta per illustrare degli aspetti di cui non tutti sono a conoscenza.
Detto questo, non sono d'accordo sul fatto che il blog di Simona, dove per inciso si possono fare delle domande se non soddisfatti, abbia il tono qualunquista che tu denunci.
E mi sembra paradossale che si denunci del qualunquismo facendolo. Se vuoi delle informarzioni precise, basta andare sul suo sito e chiedere.
Inviato da G.V. | March 29, 2008 1:53 PM
Posted on March 29, 2008 13:53
Cito: "Ma in attesa che ciò avvenga a 365 gradi..."
365 gradi? Hm.
Inviato da Viktor | March 30, 2008 2:51 PM
Posted on March 30, 2008 14:51
Vabbè, scivolata sui 360/365 gradi/giorni. Un po' di editing in più magari ci voleva visto che è un'intervista scritta. Ma badiam ai contenuti, dai.
Inviato da alessandro tavano | March 31, 2008 8:07 AM
Posted on March 31, 2008 08:07