in collaborazione con MondocheCambia
di Bruno Grassetti
L’immagine della Cina e del suo impetuoso sviluppo è ogni giorno di più sotto i riflettori con l’approssimarsi della stagione olimpica. In particolare si parla molto del fabbisogno energetico e delle emissioni di anidride carbonica derivanti dal prevalente impiego di carbone nelle centrali termoelettriche. Per avere una idea di questo sviluppo basti pensare che la Cina ha in programma la costruzione di 22 centrali nucleari per un investimento di 50 miliardi di dollari entro il 2030 oltre alle 9 già in funzione e alle 8 in costruzione. In questo modo il fabbisogno di energia cinese soddisfatto da energia nucleare passerà dal 2,5 per cento al 4. Inoltre la Cina si propone di costruire almeno 100 nuove città da 200.000 abitanti entro il 2030 per accogliere i circa 20 milioni di persone che si stanno trasferendo dalle campagne alle città.
Ma come stanno le cose, come si possono costruire degli scenari che ci facciano intravedere, in grande sintesi, le principali tendenze di sviluppo a livello mondiale?
Cerchiamo di sintetizzare la situazione confrontando i ritmi di sviluppo di Stati Uniti ed Europa da una parte e di Cina dall’altra parte. A fronte di queste tre aree geopolitiche che rappresentano la domanda mondiale di energia ci sono grosso modo 4 aree che rappresentano la offerta: Medio Oriente, Asia Centrale, Sudamerica e Africa. Tralasciamo ovviamente le fonti interne che, finchè è possibile, ogni area di domanda si tiene come riserva e come sicurezza utilizzandole il meno possibile.
Vediamo in sintesi la prospettiva di domanda e di offerta di energia a livello mondiale e per le varie aree al 2030 e al 2050, anche dal punto di vista delle ripercussioni ambientali. Le diverse analisi condotte da numerosi centri di ricerca sono concordi nelle seguenti principali conclusioni:
- la domanda mondiale di energia al 2030 crescerà del 40 per cento rispetto alla situazione odierna e raddoppierà entro il 2050;
- il maggior contributo alla crescita della domanda verrà dal Brasile, dalla Cina e dall’India, oltre che alcuni altri paesi in via di sviluppo che oggi contribuiscono con il 40 per cento alla domanda mondiale e al 2030 si avvicineranno al 60 per cento;
- l’offerta mondiale sarà ancora dominata dai combustibili fossili (petrolio 34%, carbone 28%, gas 25%), che come si sa, sono risorse non rinnovabili che non saranno più disponibili per future generazioni;
- la predominanza dei combustibili fossili comporterà un raddoppio delle emissioni di anidride carbonica da oggi al 2030 per il più elevato ritmo di emissione rispetto al ritmo di crescita;
Ora, se da un punto di vista strettamente tecnico, l’equilibrio tra domanda e offerta pare che possa ritenersi sotto controllo in termini di disponibilità di risorse, le prospettive cambiano drasticamente se si prendono in considerazione le variabili geopolitiche e il ruolo della domanda e della offerta di energia come fattore rilevante di politica estera. Stiamo facendo riferimento ai temi della sicurezza dell’approvvigionamento da aree non sempre affidabili o comunque soggette ad alti rischi di conflitto.
Confrontiamo sinteticamente i comportamenti. L’Europa, che ha una dipendenza da fonti straniere del 50 per cento (l’Italia del 70) in prevalenza da Medio Oriente e Russia, cerca di assumere un ruolo di garante “super partes” ma, data la sua debolezza politica, non sempre ci
riesce. L’America ha deciso di mettersi sul piede di guerra, con l’invasione dell’Iraq e la destituzione del vecchio socio in affari, Saddam Hussein. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, criticati pesantemente anche all’interno degli stessi Stati Uniti. La Cina ha scelto la via della cooperazione economica, guadagnando anche in commesse per la costruzione di infrastrutture, nei paesi della Asia Centrale e in Africa. Inoltre l’accordo trentennale con il Venezuela completa il quadro di una strategia impostata sulla cooperazione e quindi sulla diplomazia.
In questo quadro mondiale c’è posto per l’Italia?
Certamente ci sono moltissime opportunità e le nostre aziende del settore le stanno cogliendo, con il supporto di una efficace assistenza diplomatica. Quali sono i settori di maggior interesse per l’Italia? Sempre a livello di grande sintesi, si possono indicare tre settori di interesse:
- il settore delle tecnologie del risparmio energetico, applicate a tutti i livelli;
- il settore della edilizia ecocompatibile, con l’impiego di nuovi materiali e di nuovi componenti;
-il settore della logistica, per ridurre i consumi energetici nelle applicazioni che maggiormente assorbono energia e producono emissioni di anidride carbonica.
Per approfondimenti si rinvia ai siti indicati.
Bruno Grassetti, consulente del governo cinese per le nuove tecnologie, è stato delegato italiano all’ONU per la Scienza e la Tecnologia nei paesi in via di sviluppo. In questo ruolo ha fatto parte del gruppo di esperti che hanno assistito la Commissione di Stato cinese nella messa a punto dei piani di scienza e tecnologia.
http://www.ugis.it/a150106-energia.html
http://webtv.sede.enea.it/index.php?page=listafilmcat2&idfilm=71&idcat=22
http://magazine.enel.it/emporion/sezioni_dett.asp?iddoc=1447569&DataEmporion=23/11/2005
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=7929
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





io non penso che “da un punto di vista strettamente tecnico, l’equilibrio tra domanda e offerta pare che possa ritenersi sotto controllo in termini di disponibilità di risorse”
non abbiamo alcuna garanzia di questo, un po’ perche i dati sulle riserve a me paiono evidentemente taroccati per sostenere i valori di borsa delle imprese petrolifere (o vogliamo credere che improvvisamente il canada puo’ contare di riserve di “petrolio equivalente” solo di poco inferiori a quelle dell’arabia saudita? dai).
un po’ perche’ a credere di stare sul picco, o quasi, di 100 milioni di barili al giorno sono sempre di piu’ banche e analisti seri e non solo i soliti “catastrofisti”.
http://tinyurl.com/22leb5
Scondo me dovremmo darci una svegliata rapida, ma davvero rapida!