Ambientarsi – Oggi cento dollari al barile, domani?

centodollari.jpgPoco più di un mese fa il petrolio ha raggiunto e abbondantemente superato la soglia dei 100$ a barile. Oggi tutti si chiedono se questi prezzi persisteranno o se ci sarà una discesa. Secondo il parere di chi scrive, saranno quattro i fattori a fare la differenza: la domanda di oggi, la domanda di domani, la disponibilità di oggi e la disponibilità di domani.


Per ciò che concerne la domanda, realizzare grossi cambiamenti nella domanda di oggi è compito arduo: troppe persone dovrebbero cambiare le loro abitudini in brevissimo tempo – usare meno benzina, meno petrolio, meno prodotti petrolchimici, meno plastica, etc. La domanda di domani, invece, risulta essere più malleabile: i nuovi standard per i carburanti negli Stati Uniti, il cambiamento verso un’economia che non sia basata sul petrolio in Europa e i tentativi di preservazione dell’ambiente costituiscono una parte della soluzione del complesso problema energetico. Tuttavia non sono sufficienti: l’economia globale cresce di circa il 4% annuo, e la domanda di petrolio crescerà almeno altrettanto velocemente.

Sull’altro lato dell’equazione, quello della disponibilità, bisogna notare che la situazione del mercato del greggio sta mutando rapidamente. La scorsa settimana, infatti, il ministro del petrolio dell’Iraq ha annunciato che la produzione di greggio prevista per quest’anno si attesterà su livelli finalmente superiori a prima della guerra. In più, sia in grossi stati (dal Canada al Kazakistan) che in piccoli paesi (dalla Guinea Equatoriale alla Repubblica di Timor) nuove fonti stanno venendo alla luce. Resta quindi da considerare la domanda di domani, il vero problema di tutta la faccenda. Sono tanti, troppi, i fattori geopolitici che possono avere drammatici effetti sulla domanda di domanda, anche volendo sorvolare sul problema della disponibilità residua di petrolio. Dunque? Possiamo far sì che il prezzo del petrolio resti ben inferiore ai 100$ a barile, magari per lungo tempo? Probabilmente sì , ma due cose sono indispensabili: pace e cambiamenti radicali nelle abitudini di tutti i giorni, le abitudini di noi abitanti del mondo moderno. Senza, prepariamoci a marcare queste tacche: 110$, 120$, 130$…
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

6 Commenti

  1. “anche volendo sorvolare sul problema della disponibilità residua di petrolio”?

    Scusate, ma invece esiste un piano B nel caso in cui sul picco ci fossimo giá, o quasi?

    anche perché, pur prescindendo dai cambiamenti climatici, pur prescindendo dalla crisi della guerra in irak, dalla crisi del dollaro etc. stiamo tutti allegramente su un autobus che non non ha la lancetta del serbatoio. Qualcuno dice 10, qualcuno dice trenta, i piu’ ottimisti 50, ma insomma, come la giri la giri é un tempo brevissimo, una generazione, per un cambiamento epocale.

    Ecco, è chiaro che è difficile fare previsioni, penso che “il cambiamento radicale nelle abitudini di tutti i giorni” e direi pure nella stessa organizzazione dei processi produttivi e della societá tutta non avverrá mai se il barile ridiscende sotto i 100 dollari (ma non lo fará stabilmente, mi ci gioco il cappello). Solo un prezzo alto dell’energia e delle materie prime (e un limite globale alle emissioni) porterá alla trasformazione del sistema produttivo in un sistema ecologicamente sostenibile, che risparmi i fattori scarsi, ovvero la terra in cui viviamo e che dobbiamo lasciare ai nostri figli e nipoti.

    Al di sotto di 100 dollari io continuero’ a trovare a marzo al supermercato l’uva aviotrasportata dal sudafrica a prezzi ridicolmente bassi, mentre al di sopra vado dalla verduraia sotto casa a comprare i frutti della mia regione e stagione, tra l’altro ben piu’ buoni, e per l’uva aspettero’ l’autunno, comme il faut.

  2. Quoto totalmente e convintamente giodi

  3. Filippo Zuliani

    Giodi, ho scritto “anche volendo sorvolare” proprio perche’ il problema delle riserve e’ un problema a parte.

    Siamo o no al peak oil? boh? i fattori da considerare sono moltissimi: disponibilita’ dichiarate e reali, efficienza di estrazione (qui in Olanda stanno studiando come aumentarla, etc).

    Per finire: al di sotto dei 100 dollari troverei l’uva aviotrapostato (con terribile inquinamento da kerosene), ma sopra ai 100 dollari in meno di un 6 mesi ti trovi in mutande mezzo pianeta dall’oggi al domani. La corsa alla sostenibilita’ e’ cosa buona e giusta, ma deve essere graduale. Senno’ le belle connessioni ADSL e i PC mangiamergahertz ce li scordiamo. Tutti.

  4. Ci sono due effetti negativi dell’aumento del barile che mi preoccupano piu’ degli altri: prezzo dei fertilizanti (che sono basati sul petrolio e sono giá aumentati troppo) e concorrenza per le terre tra colture per l’alimentazione e per l’energia (sono del partito fieramente contrario ai biocarburanti, se non da scarti).

    Insomma all’alba del terzo millennio ci troviamo – di nuovo – ad affrontare i problemi di base come il prezzo del cibo.

    E se l’effetto si sente qua in Europa, possiamo immaginare come si sente dall’altra parte del mondo che in mutande c’è giá…

  5. “Solo un prezzo alto dell’energia e delle materie prime (e un limite globale alle emissioni) porterá alla trasformazione del sistema produttivo in un sistema ecologicamente sostenibile”

    Quoto pienamente.
    Per sperare in un cambiamento radicale delle abitudini della massa dovremmo tifare per un petrolio a 200 euro al barile (benzina a 3 euro/litro).

  6. Filippo Zuliani

    giodi, personalmente anche io sono contrario ai biocarburanti come te, perche’ originano un pericolosissimo collegamento tra cibo ed energia (con speculazioni incrociate, mi immagino gli effetti).

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