Ambientarsi – Ancora sul nucleare… ed altro

tmi.jpgin collaborazione con MondocheCambia
Intervista con Tommaso Sinibaldi (prima parte)

- Al di là del momento politico, quali sono le reali possibilità di “rilancio” del nucleare ?
Fermiamoci all’Europa per istituire un confronto che sia più realistico e concreto rispetto all’ipotesi di un “rilancio” del nucleare in Italia. Dal punto di vista istituzionale tre paesi hanno deciso di rinunciare al nucleare con referendum popolare: l’Austria nel lontano 1978, la Svezia nel 1980 e l’Italia nel 1987. La Svezia ha deciso di non fare nuove centrali nucleari, ma di continuare a tenere in esercizio quelle che ha fino alla loro fine fisica. Analoga decisione, ma solo a livello governativo, ha preso la Germania. In tutti gli altri paesi è in vigore da oltre vent’anni una “moratoria di fatto” sul nucleare. Con due sole eccezioni: Finlandia e Bulgaria. In Finlandia è in costruzione un impianto da 1600 MW con tecnologia Franco-Tedesca (Areva-Siemens) che eccita molto la fantasia di tutti i sostenitori del nucleare in Europa. E’ una situazione però piuttosto particolare: la Finlandia è un paese abbastanza vasto (è più grande dell’Italia), con soli 5 milioni di abitanti, una tecnologia di avanguardia, una granitica coesione sociale, molta acqua (serve per il raffreddamento della centrale) e un clima freddo (il che migliora considerevolmente il rendimento elettrico). La Bulgaria ha deciso di riprendere la costruzione di una centrale di tecnologia russa, che aveva abbandonato parecchi anni fa.


- Il punto è quindi: che possibilità ci sono che si superi la “moratoria” di fatto in vigore in quasi tutti i paesi europei da oltre vent’anni?
In proposito bisogna ricordare certamente le considerazioni in merito ai costi del nucleare che ho brevemente svolto in un precedente articolo: costi elevati, ma soprattutto praticamente sconosciuti, in particolare per la fase di decomissioning, per la quale in pratica non esistono ancora esperienze di valido riferimento. Ma ancor più delle considerazioni sui costi ciò che rende poco realistica in Europa l’ipotesi di un “rilancio” del nucleare su ampia scala è la circostanza che non ci sono grossi fabbisogni aggiuntivi da colmare: la domanda di energia elettrica cresce poco e si è costruito molto negli anni passati.

- Ma gli impianti esistenti invecchieranno . Ad un certo punto si dovrà pure sostituirli?
Può sembrare paradossale, ma la risposta è no. Mi spiego. Da quando si è cominciati a farli, circa cento anni fa, i grossi impianti termoelettrici di base si fanno con la stessa tecnologia, il ciclo vapore, cioè caldaia, turbina a vapore e condensatore. Ci sono certo stati dei miglioramenti, ma tutto sommato abbastanza marginali: un impianto a vapore alimentato da combustibili tradizionali (la specificazione è necessaria perché anche gli impianti nucleari sono impianti a ciclo vapore) costruito quarant’anni fa ha prestazioni non molto dissimili da uno che si faccia oggi. Per di più, se un componente dell’impianto (p.e. la caldaia) giunge ad obsolescenza fisica per usura, è sempre possibile sostituirlo, magari recependo i miglioramenti tecnologici maturati. In altri termini gli impianti a vapore sono una tecnologia matura ma tuttora “imperante”: nulla è in vista cha possa scalzarne il predominio. Per di più sono certamente i più economici. Chi ce li ha se li terrà ben stretti per i prossimi cinquanta o forse cento anni. L’ipotesi che un impianto a ciclo vapore alimentato da combustibili tradizionali possa essere sostituito da un impianto nucleare sembra del tutto irrealistica.

- Fa un po’ strano sentir parlare di orizzonti tecnologici a cinquanta o cento anni in un mondo in cui tutto sembra cambiare così rapidamente! E poi, per restare agli impianti termoelettrici, non c’è già una grossa novità, gli impianti a ciclo combinato? Non se ne sono fatti molti anche in Italia?
E’ vero: Da circa vent’anni si assiste ad un notevole sviluppo degli impianti a ciclo combinato ed anche in Italia se ne sono fatti molti, anzi certamente troppi. Gli impianti a ciclo combinato (Turbina a gas + Turbina a vapore) consentono rendimenti elettrici più elevati degli impianti a vapore (intorno al 50% contro il 40% circa ). La differenza è sensibile ed importante: messa così
sembrerebbe quindi che gli impianti a ciclo combinato costituiscano la nuova tecnologia vincente nel settore termoelettrico, in grado di scalzare il predominio degli impianti a vapore. Non è così perché gli impianti a ciclo combinato presentano, rispetto a quelli a vapore, una grave limitazione : possono essere alimentati solo da gas, mentre quelli a vapore possono bruciare carbone, gas ed olio combustibile ed in pratica qualunque altra cosa che “bruci”. Ad esempio i rifiuti solidi urbani: i cosiddetti “termovalorizzatori” sono appunto degli impianti a vapore. Oggi una Tep (tonnellata equivalente petrolio) di carbone costa circa 150-170 $ : una Tep di gas 300-350 $ (per quanto se ne sa: i prezzi di importazione del gas in Italia sono tuttora assai misteriosi) e una Tep di olio combustibile BTZ più di 500 $. E’ quindi evidente che i maggiori rendimenti elettrici sono ben lontani da poter compensare i maggiori costi del combustibile. Inoltre il fatto di poter usare più combustibili al posto di uno solo rende certamente gli impianti a vapore più sicuri in materia di strategie di approvvigionamento: aspetto questo senza dubbio essenziale. In conclusione; gli impianti a ciclo combinato costituiscono senza dubbio una novità importante nel settore termoelettrico, ma non sono in grado di scalzare il predominio degli impianti a vapore.
Per molti decenni a venire in tutto il mondo la parte preponderante dei nuovi impianti termoelettrici sarà certamente costituita da impianti a vapore. Solo in qualche caso molto particolare gli impianti a ciclo combinato potranno essere prevalenti: ad esempio nei paesi del Golfo, dove il gas non costa nulla. Ma negli Stati Uniti, in Cina, in India e, in breve, nella stragrande maggioranza dei paesi di tutto il mondo, i nuovi impianti saranno a vapore. In Europa, dove di nuovi grandi impianti ne servono pochi, ci terremo stretti gli impianti a vapore che già abbiamo: ai cicli combinati sarà affidata la copertura del fabbisogno marginale (diciamo un 15-20% tanto per buttar giù un numero).

- Ma in Italia gli impianti a ciclo combinato hanno già largamente superato questa soglia del 15-20%!
E’ vero purtroppo. Purtroppo perché è una delle principali ragioni per cui in Italia l’energia elettrica costa assai più cara che negli altri paesi europei. Ma questo è un altro discorso.

(continua la prossima settimana…)
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

4 Commenti

  1. Kerub

    ma se chi ha le centrali nuclerari se le terrà per 100 anni non potrebbe avere senso impiegare i prossimi 20 per costruirci anche noi una ventina di centrali nucleari?

    cioè la moratoria quando ne hai 50, di centrali, e le tieni per 100 anni ha tutto un altro senso per un paese, come il nostro, schiavo del petrolio.

    aricioè, in vent’anni recuperiamo un po’ di tempo perduto e poi facciamo anche noi la moratoria tenendoci una ventina di centrali per 100 anni, no?

  2. Filippo Zuliani

    kerub, le centrali nucleari hanno due problemi:
    - il costo di smantellamento quando saranno alla fine del proprio ciclo.
    - il costo del carburante, ora a livello del petrolio.

    La prossima settimana arriva la seconda parte dell’intervista. Stay tuned per una sorpresona degna di Report sul parco centrali italiano.

  3. Kerub

    nessuno dei due problemi impedisce ai paesi più seri del nostro di tenersi le centrali per i prossimi cento anni.

    non capisco perché, nei prossimi due decenni, non cercare di recuperare un po’ del terreno perso.

    Se foste coerenti direste che Francia e Germania sbagliano (hanno sbagliato nei 50 anni scorsi, sbagliano ora e sbaglieranno nei prossimo 100 anni).

    ma non lo dite.

    e allora io non capisco.

  4. Tommaso Sinibaldi

    a Kerub 30.3.08
    No, sono le centrali convenzionali che, con i rinnovi necessari, possono vivere altri 50 o 100 anni. Le centrali nucleari dopo 30 o forse 40 anni di vita utile debbono comunque “morire”.

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