di Federico Mello
da generazioneblog.it
Proprio una settimana fa, andando in treno a Milano, leggevo Nova24 che è il bel inserto su tecnologia ed internet del Sole24ore (esce il giovedì). Nel paginone centrale di quel numero, c’era un grafico con i 100 siti più visti in Italia. Rimasi davvero stupito notando che tra questi c’era solo un blog, quello di Beppe Grillo, che era tipo sessantesimo, sommerso da una marea di repubblica.it, tgcom, libero, studenti.it e amenità varia. La cosa mi stupì perchè ogni blogger sa bene come risulti praticamente irraggiungibile un traffico come quello del blog di Grillo, che è pergiunta uno dei blog più visti AL MONDO.
Dico questo perchè mi convinco sempre di più come noi internettiani e tecnoentusiasti, viviamo davvero in un mondo tutto nostro che poi non ha praticamente nessun impatto sulla real life. Navighiamo ogni giorno tra pagine che riflettono criticamente sul futuro, ci spostiamo, linkiamo, leggiamo analisi libere, osservazioni puntute. Ma poi? Che impatto abbiamo sulle discussioni (per non parlare delle decisioni) del nostro paese? Zero. Nessuno. Anzi peggio. Perchè non è che le nostre opinioni vengono scartate. E’ proprio che non veniamo presi in considerazione, non esistiamo neanche nel frame dominante, ovvero nello strettissimo perimetro portaaportesco che concede la parola solo a potenti di ogni sorta, editorialisti attempati, tuttologhi banali, vippume ipocrita/ignorante e al disperato di turno pronto a sputtanarsi in cambio di un paio di inquadrature.
Che poi se ci pensate, in Italia sarebbe già dovuta scoppiare già una bella rivoluzione. Una rivoluzione con forconi e assalti ai forno delle grucce. Perchè è tutto così fermo, così familista, così lontano da qualsiasi prospettiva di miglioramento e di valorizzazione del talento, tutto così unicamente finalizzato a mantenere in piedi rendite e posizioni acquisite, che non si capisce cosa si abbia da perdere a mettere in discussione questo stato di cose. Io penso che se questo non è successo, è perchè sul web abbiamo trovato un oasi, una specie di prateria libera che DA’ SPAZIO AL TALENTO, che permette con zero strumenti di crearsi il proprio spazio, la propria identità, una sorta di pannicello caldo che conforta e permette di sopportare quanto nella real life si deve ogni giorno subire.
La questione vera, allora, sarebbe quella di riuscire a mettere nell’agenda pubblica, misure per un mondo ed una società APERTA, com’è quella che sperimentiamo ogni giorno in rete. Obiettivo vero che bisogna darsi è quello di attaccare il frame portaaportesco e spalancarlo a futuro, merito, innovazione, e naturalmente, a tutti noi outsider. Di queste cose sta parlando da tempo Luca De Biase, un blogger (nonchè caporedattore del suddetto Nova24) che io considero il più autorevole opinionista della blogsfera italiana. Lo sta facendo con coraggio, coraggio che raramente si riscontra in altre blogstar tutte intente a ricamare una tela intrecciata – e un po’ cinicamente schifata – di piccole provocazione e divertissement intellettuali. Lo ha fatto, de Biase, in vari post a cominciare da questo (che contiene i link ai successivi). L’obiettivo è chiaro: l’informazione che emerge dal medium che stiamo costruendo mettendoci in rete deve trovare un modo per riuscire ad influire sull’agenda del paese. Esatto, Agenda Setting, signori e signori, un tema fondamentale che come qualcuno sa a me sta molto a cuore (“Agenda Setting e il Gattopardo” si intitola il paragrafo finale de “L’Italia spiegata a mio nonno”).
Che poi a tutte queste domande, non aspettiamoci per ora alcuna risposta. Ma già parlarne è importante, fondamentale. E cominciamo a tenere presente (e lo dico a me per primo) che di certo i blog e la rete sono il maggior regalo che l’umanità ha ricevuto alle soglie del terzo milennio. Ma teniamo anche presente che se non cominciamo subito ad usarli anche come strumento di conflitto e di organizzazione, ci troveremo presto irrimediabilmente schiacciati dal peso insostenibile del nostro passato che non passa mai.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Mi pare che sul numero di Times che dedica la copertina a un personaggio, abbia, quest’anno, commentando la dedica dell’anno scorso (la famosa copertina con lo specchio) abbia proprio sottolineato che “you” non sia stato un gran che attivo e innovatore quest’anno. in effetti far valere il peso di internet al di fuori dei suoi confini è sempre più faticoso, almeno da noi.
Forse il titolo del post è vero. Forse i blog intesi nel senso tradizionale non sono ancora (e magari non lo saranno mai) il luogo dove può realmente svilupparsi la politica.
Però è anche vero che il web invece “pullula” di gente e di fermento … solo che lì non si parla di politica. E’ come se noi fossimo in una stanzetta fumosa a parlare di politica in 10 persone e ‒ al di là della parete ‒ ci sono centinaia di altre sale dove discutono migliaia e migliaia di persone.
Sono i social network, sono gli ambienti come MySPace o Facebook.
TakingITGlobal è l’ultimo esperimento del genere e conta 110.000 utenti. C’è un libro (Wikinomics di Don Tapscott e Anthony D. Williams) che descrive le decine di esempi di comunità on line e anticipa la rivoluzione che si sta già realizzando in altri campi: “la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo”. E’ avvenuta in alcune aziende. Perché non dovrebbe avvenire nel mondo della politica? Secondo me dobbiamo affiancare ai blog altri “ambienti”, dobbiamo insomma abbattere questa parete che ci fa stare nella stanzetta fumosa.
Kkarl
bisognerebbe abbinare la politica al rimorchio (come nelle assemblee studentesche) e allora vedi la folla …
Credo che per poter diventare un fattore della politica e quindi Agenda setting il medium blog debba fare ricorso agli altri media,in particolare la TV.
Solo sulla TV e dalla TV può trovare “legittimazione” e la cassa di risonanza per crescere e diventare Agente(grandi numeri,capacità di mobilitare individui e risorse)per sè. Un saluto
Anche io seguo con interesse il blog di Luca De Biase e sto anche leggendo il suo ultimo libro. Per far diventare il medium blog influente nel dibattito politico io credo che possiamo iniziare a cercare di diffondere l’utilizzo del blog anche tra le persone interessate alle politica o attivi in politica ma che ancora usano modalita’ di partecipazione e di dibattito piu’ tradizionali.
Anche Giuseppe Granieri nel suo blog offre spunti interessanti di riflessione
qui
perchè non giustifichi il testo? si legge male.
Se n’è accennato anche oggi al SotN.
Ad ogni modo, la sintesi del titolo è molto condivisibile.