Speakers’ Corner
di Filippo De Agostini
L’altro giorno dicevo che il fatto che Veltroni avesse fatto il suo discorso davanti la collina di Spello era stato un bel colpo di comunicazione politica. Mi era piaciuto molto. Eppure guardandolo una seconda volta, verso la fine, ho iniziato ad avere una strana sensazione . Non si trattava di qualcosa che mi disturbasse, era come se mancasse qualcosa. Eppure da un primo sguardo sembrava esserci davvero tutto: il sole, la collina verde, un paese pieno di storia, un leader carismatico, le sue parole incoraggianti, la bandiera italiana, l’inno. Ecco cos’era. La bandiera, e pure l’inno.
Veltroni ha cercato di portare avanti quella rivoluzione iniziata con Ciampi per cui rispettare i simboli della nazione non è un male e per cui essi non devono essere un esclusiva degli ex-MSI ed un retaggio del fascismo. Ce n’è voluto di tempo. E non è un male che un leader politico faccia il suo discorso con a lato una bandiera italiana, e che lo concluda cantando l’inno. Però è proprio qui che scatta il cartellino giallo, anzi blu, per Veltroni.
I tempi cambiano, e così come le dichiarazioni d’amore di mio bisnonno erano diverse dalle mie, l’amor di patria nel 2008 non può essere espresso come nel 1900. A fianco della bandiera italiana mancava la bandiera europea. Perché l’Europa siamo Noi. Perché l’Europa è casa nostra. Perché l’Italia è l’Europa. Perché siamo protagonisti di questa straordinaria avventura sin dal suo inizio nel 1957. Ma anche perché proprio mentre altri fomentando i più bassi istinti nazionalisti fanno levare alla bandiera e all’inno europeo il loro statuto ufficiale (che non figura più nel Trattato di Lisbona) noi dobbiamo dare il contro esempio.
Se crediamo in un’Europa Unita non basta dirlo, come in sostanza abbiamo fatto fino ad ora, ma bisogna agire iniziando da cose così. Per questa ragione avanzo due proposte:
1. Che in tutti gli atti ufficiali e di campagna del PD lì dove ci sia una bandiera italiana a suo fianco si ponga una europea;
2. Che le riunioni ed atti del partito (e domani del Governo) che finiscono con l’inno di Mameli, siano anche accompagnati dal suono dell’inno europeo (inno alla gioia)
Perché se noi sogniamo un’Italia europea e rivendichiamo il primato europeista dell’Italia è da Noi che deve partire l’esempio.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Mi pare una considerazione giusta, Filippo, sono d’accordo con te. L’ Europa e’ lo spazio della nostra vita e la nostra dimensione politica, non un mero elemento di retorica occasionale. Essere democratici significa gestire democraticamente i processi che determinano le nostra vite: gli stati nazionali non sono piu’ in grado di essere il luogo di sviluppo di questa funzione. L’ Europa non e’ quindi un argomento separato, ma un elemento centrale della attivita’ di governo, come l’ economia, l’ambiente, i diritti, le istituzioni, la societa’.
Penso (temo?) che chi condivide queste opinioni avra’ modo di aiutare il partito ad orientarsi: espellere cittadini comunitari che commettono reati (e deportarne le famiglie) non e’ solo propagandistico ed inefficiente (secondo l’ opinione di un esperto di sicurezza come Achille Serra), ma e’ anche un modo protezionistico di affrontare un tema centrale come la sicurezza dei cittadini.
Ci sara’ da lavorare.
Europa certamente.Fortissimamente Europa.L’Europa ci consente di non essere provinciali.Rivendichiamo i diritti civili come nel resto d’Europa.Denunciamo l’Italia alla corte europea.Il governo Prodi ha salvato l’Italia dalla moratoria sul debito,ma ha lasciato incancrenire i diritti.E’ giunta l’ora di far ricorso all’Europa.Rincorriamo il pulman di Veltroni e portiamogli una bandiera dell’Europa.
…oppure, giuseppe, portiamo il pullman di Veltroni in Europa. Magari con lui dentro.
il pullman di Veltroni in Europa .. si, mi sembra una bella idea.. da riempire con quel che é stato detto sopra, ma bella.
…noi un po’ ce l’ abbiamo fatta: il 14 marzo il pullman di Veltroni e’ a Lugano. Con lui dentro.