Attivismo vecchio stampo?

di Nannis
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“La politica virtuale non può funzionare, perché è appunto, soltanto quello: virtuale.” Così scrive Thomas Friedman, noto columnist del New York Times, in un articolo del 2 ottobre, in cui battezza i ventenni la “Q Generation”, cioè “quieta”. E aggiunge che “Martin Luther King e Robert Kennedy non hanno cambiato il mondo chiedendo alla gente di sottoscrivere una crociata su Facebook o scaricando piattaforme dal computer”, ma hanno fatto le rivoluzioni in piazza.

Per l’editorialista c’è solo un modo per cui i giovani potranno farsi ascoltare e, soprattutto, contrastare la “Generazione Avida” di George W. Bush (nel nostro caso italiano potremmo dire dei perpetui): l’attivismo di vecchia maniera. Non c’è scampo: bisogna “mettere da parte le email, le petizioni online e i click dei mouse, organizzarsi e scendere numerosissimi nelle piazze”. Siete d’accordo?
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

13 Commenti

  1. Thomas Friedman dice “mezza” verità. E’ chiaro che fino a quando la politica rimane solo nel web (e la politica non verrà nel web) le petizioni on line e i click del mouse resteranno sterili.
    Ma Friedman sa benissimo che tutto il fermento che c’è nei blog, nei gruppi, nei forum e in tutti gli strumenti che ogni giorno si affinano, già oggi si “travasa” in parte nella vita quotidiana (piazza o sezioni o circoli). Noi ne siamo un piccolo esempio in positivo senza dovere citare quello di Grillo.
    La verità é che temo che i 20enni che parlano di politica col mouse siano ancora pochi. Il vero problema é quello, più del fatto che rimangono dietro la tastiera.

  2. L’attivismo di vecchia maniera può essere rinvigorito da quello “new style”.

    Certo, per farsi ascoltare bisogna scendere in piazza, riuscire a mobilitare migliaia di persone, costruire un vero consenso intorno a figure giovani e carismatiche. Ma un’ottima opportunità per loro di farsi notare ed emergere tra i coetanei è proprio imparare ad utilizzare a pieno i mezzi informatici.

  3. Anche io credo che i due modi di fare politica siano assolutamente sinergici.

    Le parole di Friedman ci segnalano comunque un problema importante: abituandosi alla comodità di stare dietro lo schermo del pc, a casa propria, diviene difficile pensare di scendere in piazza. Lo dico pensando a me per primo!

  4. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Thomas Friedman dice evidente mezza verita’, come gia’ sottolinea Carlo Traina. Mi auguro per lui che sia solo una provocazione, altrimenti testimonia in pieno l’incapacita’ di comprendere i nuovi strumenti di comunicazione. Secondo il ragionamento di Friedman, ad esempio, il fenomeno Grillo e’ qualcosa di assolutamente inspiegabile.

  5. Io vedo il rischio nel credere che la politica, la militanza si possa fare solo online, comodamente seduti sul proprio divano e cliccando.
    La politica, quando fatta bene, e’ molto faticosa e bisogna sporcarsi le mani.
    A me sembra che quella online abbia l’indubbio vantaggio di sporcare di meno e che quindi sia molto attraente da questo punto di vista. E’ molto piu’ semplice postare una foto di un quartiere degradato che andarlo a visitare.
    Questo non vuol dire negare le potenzialita’ della rete ma essere consapevoli che la rete deve essere un supporto per la politica nella strada e non viceversa.

  6. lucio

    Friedman mi pare troppo conservatore nel ragionamento. chiaro che i risultati non si ottengono stando davanti al computer tutto il tempo, serve anche la partecipazione fisica, ma dal web possono ascere e avere forza idee e iniziative.
    basta vedere i risultati dello statuto del PD. Ivan è dovuto essere presente di persona, tutti abbiamo dovuto votare e far votare alle primarie, ma l’elaborazione dei contenuti e l’aggregazione sono nate online.

  7. antonio g.

    Il web è solo un media.La politica si fa nelle piazze,nei luoghi di lavoro,faccia a faccia nelle associazioni e nelle comunità.
    E si dovrebbe poter fare anche nei partiti senza i condizionamenti(non dico zero,ma quasi)delle strutture interne di potere.
    D’accordo con Carlo Traina.
    Web o non web, i giovani venti/venticinquenni nella stragrande maggioranza sembrano tenersi volutamente al di fuori.
    Solo un paio di esempi.
    La partecipazione alle primarie del PD in ottobre.
    Non so se ci sono cifre ufficiali,ma l’esperienza diretta e non solo mia è stata deludente.Pochi,pochissimi.
    Altro caso quello della Sapienza e del Pontefice.
    Il giorno dell’inaugurazione c’erano pochi studenti a protestare contro lo scippo della laicità nella loro università.
    Senza voler citare tempi antichi e momenti evidentemente assai diversi,ci si poteva aspettare una partecipazione di almeno qualche migliaio di studenti in una università che ne ospita oltre settantamila.
    Io mi sto chiedendo perchè così poca attenzione da parte dei giovani.E mi viene in mente che la politica,quella vera,non riesce a coinvolgerli.E la colpa è della politica,non dei giovani.
    Nei partiti tradizionali manca il senso della mission,mancano obiettivi forti e genuini che possano cambiare la vita proprio dei giovani.O ,quando pure ci sono,rimangono in penombra.
    Scusate,chiudo dicendo che proprio sulla partecipazione e il voto dei giovani si gioca la vera sfida del PD.E per vincerla il partito deve prendere una posizione molto netta circa le soluzioni al precariato,scuola e ricerca e le libertà civili(qualcuno continua a definirle eticamente sensibili.
    Vanno mosse le coscienze dei ventenni,ma va fatto parlando il loro linguaggio e dando spazio ai loro coetanei(o quasi)che lo conoscono davvero.Ciao,un saluto

  8. quello che dice friedman sul web si sarebbe potuto dire qualche decennio fa sulla tv ….

  9. marco bertini

    Il web e’ uno straordinario mezzo di comunicazione ed ignorarlo sarebbe orami anacronistico.
    I problemi da risolvere sono pero’ in mezzo alla gente, da incontrare e su cui discutere.
    Ora per noi Mille viene il momento di riuscire a coniugare la comunicazione via web con l’azione nelle realta’ locali. Sara’ la cosa piu’ difficile e sara’ fondamentale mantenere la nostra unita’ e scambiarci opinioni ed idee con l’aiuto proprio degli strumenti di comunicazione a noi congeniali.

  10. ecco, io vorrei riprendere lo spunto di marco bertini: “coniugare la comunicazione via web con l’azione nelle realta’ locali” perchè questo è il vero punto di svolta della faccenda.
    Ho iniziato a fare politica attiva con Ivan Scalfarotto durante le primarie del 2005 sul web x approdare poi alla politica locale del mio territorio; ebbene, sono straconvinta che se non riusciremo a trarre il meglio da entrambi gli “ambienti” non riusciremo a cambiare un accidente.
    Il web è eccezionale x aggregare persone ed idee ed organizzarle su temi e programmi, ma al frutto di questo lavoro bisogna poi dare le gambe e scendere sulla terra ;)
    Partecipare a riunioni ed assemblee politiche in carne ed ossa è il + delle volte una barba pazzesca: tanti blablabla, anche buone idee, x carità, ma si perde un fracco di tempo, e si conclude poco, spesso si fanno riunioni che durano serate intere x giungere a risultati ottenibili con un giro di mail in giornata.
    E poi ci si chiede perchè i giovani non sono interessati o perchè ci sono poche donne.
    Chi fa politica sul territorio ha molto da insegnarci e noi assai da imparare (sempre che sia disponibile;) ma ha un’impostazione di lavoro dove il massimo della tecnologia è la telefonata dal cellulare.
    La sfida è proporre contenuti degni di attenzione su cui lavorare con mezzi idonei, e poi voglio vedere se la percentuale di giovani non aumenta. La riunione attorno ad un tavolo però non la elimino, anzi, ci aggiungerei una birretta alla fine ;)

  11. A me sembra che ciò che dice Thomas Friedman dimostri che non conosce ciò di cui parla. La rete è uno strumento per fare politica, non è la politica. Paragonare poi un giovane di New Yorg piuttosto che di San Francisco a Martin Luther King e Robert Kennedy (poi perchè Robert e non John?)mi sembra un espediente di basso livello. La rete offre grandi opportunità alla politica e alla partecipazione. In quanto alla possibilità di cambiare il mondo lasciamolo alle idee: queste viaggiono con le gambe delle persone…..che useranno sempre di più internet.
    Enzo Lodesani

  12. Luca P.

    La casta ha cominciato ad avere paura di Grillo solo nel momento in cui l’hanno visto in piazza con 50.000 persone. Vorrà dire qualcosa? Forse Friedman non si sbaglia del tutto. Internt può servire per lanciare un’idea e raggiungere centinaia di persone, ma questa deve poi necessariamente essere portata in piazza. Altrimenti nessuno ti ascolterà…

  13. Cris

    Me lo vedo, Kennedy, che si gratta la testa e risponde al suo responsabile delle PR: “senti, ‘st’t internet me pare ‘na bufala. Mejo i comizzi”.

    La politica si fa, per gran parte, comunicando. Si fa comunicando al maggior numero di persone possibile.

    Quando tutti saranno online, la vedo dura far finta che ciò non conti.

    C.

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