Aspettando il Super-Martedì

di Marco Simoni
in collaborazione con Europa
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Un elemento che manca completamente agli italiani, osservatori appassionati e giustamente interessati delle primarie USA, è l’influenza su questa campagna di primarie della serie televisiva The West Wing.

Ambientata nella ala occidentale della Casa bianca, da cui il titolo, si tratta della migliore serie televisiva mai prodotta, a giudicare dal numero incredibile di premi ricevuti, e anche dal successo di pubblico in tutto il mondo anglosassone. Con attori di prim’ordine, una sceneggiatura di altissimo livello, e un gusto estetico molto più teatrale che cinematografico (insomma, niente a che fare con le americanate piene di effetti speciali, fantasmi ed alieni), The West Wing racconta otto anni alla Casa bianca di un presidente volitivo, intelligente, di sinistra ma pragmatico, colto e divertente, circondato da uno staff entusiasta che lavora 24 ore al giorno per il bene del paese, della democrazia, e anche un po’ del mondo.


Questa serie televisiva, andata in onda per sette stagioni di seguito durante gli anni Bush, è entrata profondamente nell’immaginario di tutti i democratici (e anche di molti repubblicani) americani. Una gran parte degli staffer della campagna di Obama e di Clinton è stata ispirata dalla serie TV a lasciar perdere la sua carriera nei grandi studi legali di New York, molto remunerativi ma, in fin dei conti, non abbastanza “etici”, e gettarsi nella mischia delle primarie con solo le spese pagate. Il sogno di queste migliaia di giovani americani è di essere come quei personaggi, di vivere una vita eccitante ed estenuante, e cambare almeno un po’ di questo mondo. Sono persone che, soprattutto nel caso di Obama, stanno facendo la storia a 26 anni (un’età nella quale da noi si sta nella giovanile di partito), come il suo speechwriter principale, che immagino ispirato da Toby Ziegler, il capo comunicazione nello show televisivo: un uomo tutto di un pezzo, scontroso, e geniale.

I paralleli politici con l’ultima stagione della serie sono assolutamente incredibili. Il saggio presidente Bartlet, il protagonista, è alla fine del mandato, dunque l’ultima serie racconta la campagna elettorale di Matt Santos, giovane democratico di origine etnica “latina”, ovvero sudamericana. Santos è il rappresentante del sogno americano, il primo latino candidato presidente, mobilita l’entusiasmo dei giovani col suo messaggio di pace, unità, onestà, progresso sociale. Nel campo repubblicano, Arnold Vinick è un candidato anomalo. Molto più liberal della base repubblicana, dunque costretto a candidare un vicepresidente della destra consevatrice e religiosa per evitare di rimanere scoperto su quel fianco. Al tempo stesso è molto più anziano di Santos, ma dunque con una grande esperienza.
Insomma, chi volesse sapere cosa succederà durante una eventuale campagna Obama-McCain, dovrebbe guardarsi l’ultima serie di The West Wing. Coraggio e audacia, contro esperienza, moderazione ma anche decisione. Due candidati diversi, che si stimano e si rispettano, ma che rappresentano due soluzioni, entrambe logiche e possibili, alla stessa crisi. Una campagna senza esclusioni di colpi, dove il giovane cercherà (indirettamente) di rendere palese quanto vecchio sia il suo avversario, dunque inadeguato ad un compito tanto gravoso come quello di presidente. Il candidato con maggior esperienza, invece, cercherà (indirettamente) di far discutere l’America sul colore della pelle del suo avversario, per solleticare il razzismo dei democratici più conservatori, ed al tempo stesso suggerire che un presidente nero non può essere per sua natura unificante, ma è destinato a rendere l’America ancora più divisa.
Nel film, che naturalmente è una idealizzazione della politica, ma proprio per questo ha fatto molto bene alla politica americana, facendo crescere una nuova generazione di democratici convinta che si possa essere idealisti, alla fine prevale il rispetto reciproco. I peggiori colpi bassi, suggeriti dagli advisor senza scrupoli, vengono rifiutati dai contendenti, che combattono una battaglia “pulita”. Vedremo come si comporteranno i due candidati nella realtà. E non vi svelo il finale, peraltro riscritto due volte dagli autori, perchè val la pena di andarsi ad affittare i DVD.

PS
In Italia i diritti sono stati comprati da Mediaset, che lo ha mandato in onda a spizzichi, verso le tre di notte su retequattro con un doppiaggio indecente: voci sbagliate, traduzioni maccheroniche, etc. Tenendo conto che per qualità e contenuti The West Wing è al polo opposto dei prodotti medi della TV italiana, le teorie dietrologiche sul perchè della scelta di programmarlo in ore e modalità tali da non renderlo conosciuto al grande pubblico sono le uniche a disposizione.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. estella

    … è un po’ inquietante però.. no?
    costruisci un personaggio da fiction tutto al positivo e poi ta-dà ne arriva uno simile nella realtà…
    estella

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