Ambientarsi – Il nucleare in Italia? Un falso problema

in collaborazione con MondocheCambia
di Tommaso Sinibaldi

crescitanucleare2.jpg
L’onorevole Casini chiede spesso e a gran voce di tornare all’energia nucleare. Considerato lo scottante passato della questione nucleare, sorgono spontanee parecchie domande. Qui trovate una serie di Domanda/Risposta in stile FAQ su convenienze e costi economici e ambientali, al di là d’ogni ideologismo. E’ tuttavia di primaria importanza notare che il nucleare in Italia è un falso problema. Dietro alla diatriba nucleare sì/nucleare no infatti, si nasconde ed evade il problema vero: l’Italia si sta dando il sistema termoelettrico più caro e più rigido d’Europa, forse del mondo. Di questo parleremo in futuro, ora via con il botta-e-risposta sulla questione nucleare.


Il petrolio è diventato scarso e carissimo: non c’è alternativa, il nucleare è una necessità.
E’ un’asserzione del tutto inconsistente: il nucleare serve solo per produrre energia elettrica e oggi nel mondo nessuno fa più energia elettrica con petrolio (con olio combustibile per essere più esatti) né pensa di farla in futuro.

Ricorrendo al nucleare si diversificano le fonti di approvvigionamento.
Vero. Col nucleare, come appena detto, si può solo produrre energia elettrica . Oggi in Italia per la produzione elettrica la fonte di gran lunga più consumata è il gas : con il nucleare quindi potremmo ridurre le nostre importazioni di gas. Per dare un ordine di grandezza: se l’Italia avesse un parco nucleare pari a quello attuale del Regno Unito (circa 12.000 MW) potrebbe risparmiare 12,6 Mtep di gas, cioè circa il 20% delle attuali importazioni.

Ricorrendo al nucleare, l’Italia ridurrebbe le emissioni di CO2.
Certo. Col nucleare non si ha alcuna emissione di gas. Per restare nell’esempio quantitativo proposto, se l’Italia avesse un parco nucleare pari a quello attuale del Regno Unito le emissioni di CO2 si ridurrebbero di 29 Mt/anno (circa il 15% del totale nazionale) ipotizzando di sostituire gas e addirittura di 61 Mt/anno se immaginassimo di sostituire carbone (ma quest’ultimo esempio non è congruo perché oggi l’Italia non ha 12.000 MW a carbone).

In Italia i consumi elettrici crescono e gli impianti sono insufficienti.
Non è vero: i consumi crescono assai poco (e potrebbero non crescere del tutto se si adottassero politiche tariffarie e fiscali adatte) e negli anni scorsi sono stati costruiti molti impianti (tutti a ciclo combinato ahimè, cioè a gas) che hanno praticamente colmato il deficit di potenza. Questa situazione è d’altronde comune a tutti i grandi paesi europei. Ovunque i consumi elettrici crescono ormai poco e negli anni 70 ‒ 90 si è costruito molto, quindi oggi il fabbisogno di nuovi grandi impianti è assai ridotto. Ad esempio in Francia non si programmano nuovi impianti fino al 2019 e questa data potrebbe essere spostata di altri 10 anni se si decidesse che la vita utile degli impianti nucleari può essere portata a 50 anni (attualmente è convenzionalmente stabilita in 40 anni: inizialmente, all’atto della progettazione, era stabilita in 20 anni).

I costi dell’energia elettrica da nucleare sono i più bassi: il nucleare è conveniente.
In realtà i costi dell’energia elettrica da nucleare sono sconosciuti e in pratica non conoscibili. Ciò che si può conoscere (e si conosce) sono i prezzi a cui l’energia elettrica da nucleare viene venduta (ma è una cosa diversa). Ad esempio sappiamo che da anni la Francia vende energia nucleare a prezzi assai bassi (ma la situazione sta cambiando). Ciò dipende dalla struttura dei costi dell’energia elettrica da nucleare, che presenta costi variabili bassissimi e costi fissi assai elevati. Data questa struttura ‒ in una situazione di capacità sovrabbondante (come si è trovata la Francia negli scorsi anni) – produrre e vendere, anche a prezzi assai bassi, conviene comunque: infatti è sufficiente che il prezzo superi il costo variabile perché si produca un margine di contribuzione. Perché, come appena affermato, i costi dell’energia nucleare sono
in pratica non conoscibili? Una centrale nucleare è un investimento che ha una struttura di “cash flow” del tutto particolare, direi unica rispetto a qualsiasi altro investimento industriale.
Vi sono prima alcuni anni di cash flows fortemente negativi (la spesa per la costruzione della centrale), poi un lungo periodo di cash flows positivi (la produzione : inizialmente previsto in 20 anni, questo periodo è stato allungato a 40 e forse a 50 anni), poi un altro lungo periodo di cash flows negativi, modesti ma non trascurabili, corrispondenti al lungo periodo (30 -50 anni ) in cui la centrale, cessata la produzione, rimane tal quale in decontaminazione (e ha costi di sorveglianza e custodia) ed infine la demolizione vera e propria e la bonifica del sito che hanno costi elevati. Quali siano i costi del “decommissioning” (decontaminazione + demolizione) è una questione ancora assai incerta, anche perché ancora nessun grande impianto ha concluso questa fase. Basti qui ricordare che la UK Nuclear Decommissioning Authority ha valutato in “almeno”70 miliardi di sterline il costo del decommissionig dell’intero parco nucleare inglese: E’ una cifra enorme: si pensi che il costo di ricostruzione odierno, secondo la tecnologia più moderna disponibile,dell’attuale parco nucleare inglese (circa 12.000 MW) si può valutare intorno ai 12 miliardi di sterline. Ciò premesso, chiunque abbia un minimo di confidenza con i metodi con cui normalmente si valutano gli investimenti industriali (DCF, present value etc.) , tutti basati su uno sconto dei flussi di cassa futuri, capisce immediatamente come questi metodi rendano trascurabili costi che insorgono a 50 o addirittura a 100 anni dall’anno iniziale: e questi costi invece sono certamente tutt’altro che trascurabili. Ma anche chi non ha confidenza con questi metodi, credo possa intuire immediatamente come sia difficile ‒ diciamo pure impossibile ‒ valutare credibilmente costi ingentissimi che intervengono a 50 o 100 anni di distanza.

Il nucleare è un buon affare?
Dalle poche e rapide cose che si sono sin qui dette sembra proprio che la risposta sia: no.
Si noti per inciso che nelle considerazioni fatte si è del tutto trascurato il problema delle scorie che ‒ anche restando sul piano solo economico ‒ comportano costi notevoli per il trattamento e lo stoccaggio. D’altronde se guardiamo ai paesi con una lunga, consistente e consolidata storia di nucleare i segnali che ne giungono vanno in questa direzione. Negli Stati Uniti è ormai dal lontano 1979 che non si hanno ordini per nuovi impianti : l’industria delle costruzioni nucleari è stata in pratica smobilitata. In Gran Bretagna all’atto della privatizzazione del settore elettrico alcuni anni fa, si è visto che il settore nucleare non era privatizzabile anche perché nessun privato lo voleva : la già citata stima del costo complessivo del decommissioning ne spiega subito il perché. In Francia quando, in ottemperanza alle direttive europee, si è discusso di privatizzazione dell’EdF, è stato messo in luce il fatto che il capitale netto dell’EdF era ormai nullo.

Il nucleare ha un futuro?
Sembra che due cose emergano con chiarezza:
1) Lo “imprenditore” del nucleare non può che essere pubblico, o quanto meno con una garanzia di “soccorso” pubblico almeno per la fase del decommissioning (ma aggiungerei senz’altro anche lo stoccaggio delle scorie). Tale garanzia può essere più o meno esplicita, ma di fatto c’è in tutti i principali paesi europei (Francia, UK, Germania, Spagna) . Nessun imprenditore privato può imbarcarsi in una impresa che ha costi enormi e ancora assai incerti e che si svolgono nell’arco di quasi un secolo. E, tutto sommato, è un bene che sia così. Ciò sembrerebbe portare alla conclusione che negli USA il nucleare non ha futuro. Negli USA infatti ci sono resistenze probabilmente insormontabili ad un operatore pubblico o ad una garanzia dello stato su di una attività industriale.
2) Il futuro del nucleare si gioca in larga misura sul decommissioning. Il decommissioning è un problema che tutti i paesi oggi nucleari dovranno, fra qualche anno o decennio, affrontare su larga scala. L’interrogativo è : quanti di questi paesi, una volta imboccata la lunga, problematica e costosa strada del decommissioning sostituiranno le centrali radiate con altre centrali nucleari? Finora solo la Francia ha dato una esplicita risposta affermativa a questo
interrogativo. Per dire se il nucleare ha un futuro quindi bisogna guardare alla
Francia.

Il nucleare è sicuro?
Ho lasciato per ultimo questo quesito e non a caso. Sull’argomento sono stati versati fiumi di inchiostro. Mi limito ad una considerazione “emotiva”. Un grave incidente nucleare (quanto volete improbabile) in una ipotetica centrale, ad esempio in Val Padana, potrebbe rendere inabitabile una regione che è luogo privilegiato di vita e di lavoro di circa 20 milioni di persone, oltre che inestimabile patrimonio di arte, di cultura e di bellezza per tutta l’umanità. E ciò per fare dell’energia elettrica. Ne vale la pena?
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

21 Commenti

  1. Davvero molto interessante, grazie dell’ articolo. Splendida iniziativa questa collaborazione con Mondochecambia.
    Mi interesserebbe approfondire il tema dell percorribilita’ industriale del nucleare per investitori privati. Mi chiedo quale sia stato il razionale delle imprese americane che hanno investito in questo settore, e trovo poco convincente che si tratti semplicemente di un business plan sbagliato. Sarebbe poi interessante capire cosa significa un investimento pubblico nel nucleare in termini di credibilita’ e fattibilita’ delle privatizzazioni di altre tecnologie di generazione di potenza. Se qualcuno ha delle risposte o puo’ suggerire delle letture ne sarei molto grato.

  2. Kerub

    mi dovete ancora spiegare perché Germania e Francia abbiano investito tanto sul nucleare.

    siamo solo noi quelli furbi, che lo hanno lasciato?

  3. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Kerub, la Francia sta investendo tanto sul nucleare perche’, anni fa, si e’ affidata molto al nucleare (convenzionale). Oggi il nucleare a fusione del progetto ITER rappresenta per loro il logico passo successivo (ma io sono personalmente pessimista sull’esito finale del progetto).

  4. Kerub

    Filippo, anni fa?

    comunque anche noi abbiamo parecchi decenni davanti per la transizione dal petrolio alle NERCANSQS (Nuove Energie Rinnovabili Che Adesso Non Si Sa Quali Siano).

    in questi decenni il nucleare è l’opportunità da cogliere, seguendo l’esempio degli stati seri con i quali ci dobbiamo confrontare.

    Iter è R&D, non produzione di energia.

  5. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Kerub: anni fa, in effetti e’ piu’ corretto dire decenni fa. A quanto gia’ detto dal bell’articolo di Sinibaldi aggiungo quando riporta il nostro Corrado Truffi su pennarossa:
    “il nucleare ha bisogno di un combustibile, che si chiama uranio, che costava all’inizio dell’uso di questa tecnologia 7 dollari la libbra, ed ora ne costa più di 100. E che, soprattutto, sta trovando un limite di produzione analogo a quello del petrolio (il famoso peak oil). Tanto che già oggi circa il 40% della domanda è soddisfatta tramite smantellamento di uranio dalle testate nucleari sovietiche, per definizione una fonte non inesauribile.
    Figurarsi cosa succederebbe alla produzione ed ai prezzi dell’uranio se entrassero in attività le centinaia di centrali necessarie a sostituire quelle a gas o a carbone in una buona parte del mondo …”

    Per finire, iter e’ Ricerca (e basta) sulla produzione di energia. Tuttavia io non sono fiducioso sull’esito finale. Concedimelo.

  6. Kerub

    delle due l’una:

    1) Il nucleare non è (sarà) più conveniente e allora vedremo Germania, UK e Francia uscirne.

    2) Il nucleare è (sarà) conveniente ancora per 100 anni ed è per quello che gli stati seri non ne escono.

    Ripeto la domanda: siamo solo noi Italiani così bravi a fare ‘sti business plan?

    Concedimi il dubbio.

  7. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Kerub, ma hai letto l’articolo di Tommaso? cito: Basti qui ricordare che la UK Nuclear Decommissioning Authority ha valutato in “almeno” 70 miliardi di sterline il costo del decommissionig dell’intero parco nucleare inglese: E’ una cifra enorme.
    In pratica, una volta avviato il progetto uscirne e’ un’incognita finanziale cosi’ grande che nessuno vuol prendersi l’onere di provare. Noi italiani, colpevolmente, dal nucleare siamo rimasti fuori. Vogliamo entrare nel business quando il mercato e’ stazionario e puo’ solo scendere?

  8. Forse avrò ancora qualche “scoria” (:-) ) ideologica, dovuta anche al ricordo del periodo post Chernobyl (di come fu gestito in Italia), comunque, se qualcuno riuscirà a rispondere alle “obiezioni formidabili” riproposte nell’analisi di Giddens, in particolare a quella di concepire un tale investimento, con il progresso tecnologico attuale, su una risorsa che può essere operativa solo dopo il 2020, mi ricrederò. (forse) :-)

    “Si prevede di affidare al settore privato la costruzione di una serie di nuove centrali nucleari, che dovrebbero diventare operative tra quindici o vent´anni. Quasi tutte le organizzazioni ambientaliste contestano questa proposta con argomenti non nuovi … Secondo gli oppositori, finora gli impianti atomici non hanno mai mantenuto le promesse di energia abbondante e a basso prezzo, sbandierate all´epoca della loro costruzione. Perché aspettarsi oggi un risultato diverso? Inoltre ricordano gli enormi problemi di sicurezza, soprattutto alla luce di potenziali attacchi terroristici. Per di più, dovranno passare molti anni prima che i nuovi impianti forniscano energia.
    A tutto questo si aggiungono i dilemmi di politica internazionale: come condannare il progetto dell´Iran di produrre energia nucleare, se anche noi ci proponiamo lo stesso programma? C´è infine il problema cruciale di come smaltire le scorie nucleari destinate a rimanere radioattive per migliaia di anni; e il fatto che oltre tutto, il contributo dei nuovi impianti nucleari ‒ quando finalmente entreranno in produzione ‒ all´abbattimento complessivo delle nostre emissioni di CO2 si ridurrà a una percentuale minima. Si tratta in verità di obiezioni formidabili” (A. Giddens)

  9. Giusto perché lavoro in francia e collaboro con alcuni progetti del CEA francese (il commissariato per l’energia atomica, ente di ricerca a statuto privato ma a capitale pubblico).
    Confermo le cose dette sulla francia e soprattutto sul prezzo (su cui mi ero già soffermato in un post meno dettagliato tecnicamente). Se prendiamo l’energia elettrica in bolletta francese è vero che è circa la metà di quella italiana. Ma poi bisogna aggiungere il fatto che una parta “ignota” del costo del nucleare di stato sta nelle tasse. E come detto il nucleare non può che essere di stato. Se non si crede ai ragionamenti su scorie e gestione a lungo termine di una centrale, basta vedere l’esempio americano …

    Insomma, la Francia ha fatto questo ENORME investimento decenni fa, quando l’economia italiana non poteva certo permetterselo, e sono stati investimenti di stato. Fatti dalla DESTRA francese, tra l’altro …
    Ora uscirne, oltre ad essere “stupido” è anche assurdo finanziariamente, non fosse altro per la gestione dello smantellamente delle centrali.

    Per quanto riguarda l’Uranio, sentivo un alto rappresentate del CEA ad una conferenza qualche settimana fa che diceva che le riserve di Uranio sono come quelle del petrolio, ovvero iniziano a scarseggiare, e già pensano ad usare altri combustibili (il thorio mi pare …).

  10. Marco

    Un posto al sole, no eh?

  11. Kerub

    ah, se il nucleare l’ha fatto la DESTRA, allora…

  12. Kerub

    un’altra cosa: se veramente l’orizzonte di attivazione di nuove centrali è il 2020 io ci metterei la firma.

    bisogna confrontarsi con l’orizzonte temporale di passaggio dal petrolio alle nuove fonti. stiamo parlando di parecchi decenni.

    ecco perché io penso che l’Italia possa ancora fare quello che Francia e Germania hanno fatto nel dopoguerra e recuperare.

    Delle obiezioni al nucleare le uniche sensate sono quelle eventuali su costo e reperibilità di combustibile.

  13. Sulu

    Per quel che riguarda ITER: se non sbaglio si tratta di un progetto per la FUSIONE nucleare. A tal proposito mi raccomando di non confondersi con la fissione: in comune, a parte la nota relazione E=mc2, le due tecnologie non hanno nulla.
    Diversi sono i “combustibili” (isotopi radioattivi nella fissione, isotopi leggeri come elio e trizio, del tutto innocui, nel caso della fusione). Diversi sarebbero i reattori (in realtà i reattori a fusione non si sa bene ancora come saranno). Diversi sarebbero i broblemi di realizzazione, gestione, smantellamento. Non ha neanche senso parlare del progetto ITER come logico passo successivo di chi ha investito nel nucleare a fissione.

  14. Tommaso Sinibaldi

    A Gianni
    Credo proprio che per le imprese americane la ipotesi di essersi imbarcate in un business sbagliato sia quella vera.

    A Kerub (più interventi)
    Germania, Svezia e altri paesi hanno ufficialmente deciso di non chiudere le centrali esistenti, ma di non farne altre.
    Solo la Francia dice di voler continuare. Anzi, in realtà non è così esplicita : prolunga “per decreto” la vita di quelle che ha e programma una nuova filiera.Conviene lasciare le cose nel vago e non sollevare problemi imbarazzanti. Per esempio : dove fare nuove centrali? Le centrali debbono hanno bisogno di molta acqua di raffreddamento : debbono quindi sorgere sul mare o su grandi fiumi. L’opinione pubblica credo non ha percepito il fatto che quelle che chiudono rimarranno lì per cinquant’anni ruderi inutili e problematici.

  15. Fatman

    x Kerub
    Sono d’accordo con te, l’obiezione più sensata per le nuove centrali nucleari è futura probabile scarsità di uranio. E mi sembra più che sufficiente. Sarebbe meglio investire quei soldi nelle fonti rinnovabili che ci saranno tra 10, 100 e 1000 anni. Il treno nucleare l’abbiamo perso anni fa quando ci abbiamo rinunciato, salirci adesso che si sta fermando mi sembra una pessima idea.

  16. claudio b

    Secondo me il problema per l’Italia è fortemente sbilanciato già in partenza per via della sua dipendenza energetica. Dipendenza è ora, dipendenza rimarrebbe, dato che l’Italia non controlla alcuna fonte produttiva di materia prima utile alla fissione (diverso il caso della Francia, dati i DOM/TOM). In ogni caso credo che la diversificazione debba essere perseguita ad ogni costo, visti i problematici scenari “enerpolitici” futuri (vi fidate della Russia, per esempio? Io no, sinceramente). Inoltre a proposito di fonti “alternative rinnovabili”, vedo che neppure qui si menziona il punto cruciale che quelle ad oggi note all’uomo (solare, eolico principalmente) sono tutte risorse DISCONTINUE e soprattutto A BASSA DENSITA’ ENERGETICA. Nell’ordine, la densità in assoluto maggiore va alla fusione nucleare (che, sono convinto, non vedremo operativa né io né mia figlia), poi molto distante troviamo la fissione, poi non so bene se l’idroelettrico o la combustione di sostanze fossili.
    Con le fonti a bassa densità non si alimenta la rete “di base”; si possono usare proficuamente per complementarla, ma la sostituzione è cosa ben diversa. Il combinato consuma gas, è vero, ma ha un rendimento energetico ed exergetico che è secondo solo, appunto, all’idroelettrico. A proposito del quale tutto tace (colpevolmente, secondo me). Comunque, col nucleare in Italia potrebbe ripartire il discorso sugli impianti idrici reversibili. Vedasi Svizzera. Ma non è che in Italia fossimo “indietro”. E’ solo che ora come ora gli impianti reversibili che abbiamo già non si possono usare per motivi di convenienza. E perché non potenziare lo sfruttamento delle risorse idriche, in Italia? Dove sono le dighe sul Po ? Il Rodano ne è pieno, per esempio. D’accordo che a salti modesti corrispondono potenze modeste, ma provate a chiedere all’Enel quanto produce (e rende) Zevio, biturbina Kaplan inserito nel sistema-Adige? E la portata del Po, anche fatta salva la “portata libera minima”, non è neanche paragonabile con quella derivabile dall’Adige…
    E per finire, a proposito di Decommissioning: perché tirare in ballo dati incerti dell’UK, quando in Italia il decommissioning lo stiamo ahimè facendo, con costi tutt’altro che incerti, dal lontano 1989?

    Per finire davvero: ma questo thread è “morto”? L’ultimo commento che vedo è di Marzo…

  17. lolle

    Chissà allora perché la Germania ha decretato l’abbandono del nucleare per puntare sulle energie alternative. Sarà forse perché il nucleare non è così sicuro e conveniente come si pensa? Nessuno lo vuole ammettere perché nessuno si sognerebbe di interrompere il business delle centrali nucleari!
    Per la realizzazione delle centrali nucleari ci vogliono come minimo 15 anni per non parlare del costo esorbitante. Quindi, se credete davvero di pagare di meno la bolletta scordatevelo proprio, perché lo stato vorrà rientrare nelle spese per la loro realizzazione. Inoltre, in Italia per coprire il fabbisogno energetico alimento al 70%, bisognerebbe costruire almeno un centinaio di centrali e attualmente se ne vogliono costruire solo tre, che andranno a coprire al massimo il 15% del fabbisogno energetico! Per non parlare poi, dell’uranio che come il petrolio sta pian piano esaurendo… E cosa dire delle scorie radioattive? Visto come gestiscono la mondezza in Italia, vedi Napoli, ci ritroveremo scorie radioattive sotterrate ovunque!

  18. lolle

    Chissà allora perché la Germania ha decretato l’abbandono del nucleare per puntare sulle energie alternative. Sarà forse perché il nucleare non è così sicuro e conveniente come si pensa? Nessuno lo vuole ammettere perché nessuno si sognerebbe di interrompere il business delle centrali nucleari!
    Per la realizzazione delle centrali nucleari ci vogliono come minimo 15 anni per non parlare del costo esorbitante. Quindi, se credete davvero di pagare di meno la bolletta scordatevelo proprio, perché lo stato vorrà rientrare nelle spese per la loro realizzazione. Inoltre, in Italia per coprire il fabbisogno energetico alimento al 70%, bisognerebbe costruire almeno un centinaio di centrali e attualmente se ne vogliono costruire solo tre, che andranno a coprire al massimo il 15% del fabbisogno energetico! Per non parlare poi, dell’uranio che come il petrolio sta pian piano esaurendo… E cosa dire delle scorie radioattive? Visto come gestiscono la mondezza in Italia, vedi Napoli, ci ritroveremo scorie radioattive sotterrate ovunque!

  19. lolle

    Chissà allora perché la Germania ha decretato l’abbandono del nucleare per puntare sulle energie alternative. Sarà forse perché il nucleare non è così sicuro e conveniente come si pensa? Nessuno lo vuole ammettere perché nessuno si sognerebbe di interrompere il business delle centrali nucleari!
    Per la realizzazione delle centrali nucleari ci vogliono come minimo 15 anni per non parlare del costo esorbitante. Quindi, se credete davvero di pagare di meno la bolletta scordatevelo proprio, perché lo stato vorrà rientrare nelle spese per la loro realizzazione. Inoltre, in Italia per coprire il fabbisogno energetico alimento al 70%, bisognerebbe costruire almeno un centinaio di centrali e attualmente se ne vogliono costruire solo tre, che andranno a coprire al massimo il 15% del fabbisogno energetico! Per non parlare poi, dell’uranio che come il petrolio sta pian piano esaurendo… E cosa dire delle scorie radioattive? Visto come gestiscono la mondezza in Italia, vedi Napoli, ci ritroveremo scorie radioattive sotterrate ovunque!

  20. Daniele

    Ma per favore….!!!
    Abbiamo una classe politica che vuooe lavarsi la bocca con la necessità del nucleare senza sapere nemmeno cosa sia e cosa comporti…
    Qualcuno dei nostri signori perchè non ci illustrano il motivo per il quale la stessa Germania punti sul fotovoltaico avendo comunque un minor irraggiamento dovuto alla latitudine più sfavorevole rispetto al nostro centro-sud italia??

    Gli US non costruiscono più centrali;
    La Francia non ha progetti di nuovi impianti;
    La Spagna non ha progetti di nuovi impianti e punta sul FV;
    La Germania non ha progetti di nuovi impianti e punta sul FV;
    In Spagna, nel solo 2007 si sono verificati 45 incidenti complessivamente in tutti gli impianti.
    Da Gennaio 2008 ad Agosto 2008 sono saliti a 95!
    MA NESSUNO DA NOI RIPORTA QUESTE NOTIZIE???

  21. Daniele

    Ma per favore….!!!
    Abbiamo una classe politica che vuooe lavarsi la bocca con la necessità del nucleare senza sapere nemmeno cosa sia e cosa comporti…
    Qualcuno dei nostri signori perchè non ci illustrano il motivo per il quale la stessa Germania punti sul fotovoltaico avendo comunque un minor irraggiamento dovuto alla latitudine più sfavorevole rispetto al nostro centro-sud italia??

    Gli US non costruiscono più centrali;
    La Francia non ha progetti di nuovi impianti;
    La Spagna non ha progetti di nuovi impianti e punta sul FV;
    La Germania non ha progetti di nuovi impianti e punta sul FV;
    In Spagna, nel solo 2007 si sono verificati 45 incidenti complessivamente in tutti gli impianti.
    Da Gennaio 2008 ad Agosto 2008 sono saliti a 95!
    MA NESSUNO DA NOI RIPORTA QUESTE NOTIZIE???

Lascia un commento

Subscribe without commenting