Una nota di ottimismo

di Ivan Scalfarotto

raggiodisole.jpegQuella notte del 2006 in cui “vincemmo” le elezioni i risultati non arrivavano mai, a Mosca ‒ con i due fusi orari che ci separano da Roma ‒ la notte era ancora più fonda che da voi. Non si capiva davvero come sarebbe andata a finire, la mia gioia pomeridiana in ufficio si era stemperata e poi smorzata e si era poi tramutata in inquietudine, prima, ed angoscia, poi. Il giorno dopo sarei comunque dovuto andare a lavorare e quindi dovetti decidermi ad andare a dormire senza sapere se mi sarei svegliato ancora come uno che per secondo lavoro ha quello di spiegare ai colleghi stranieri come si fa ad scegliersi per primo ministro un miliardario eccentrico oppure no. Decisi di affrontare la notte e rimandare la suspance al sorgere del sole e per aiutarmi a prendere sonno mi dissi che, in fondo, le alternative erano due: se vincevamo, bene. E se perdevamo sarebbe stata sì una bella botta, ma che il disastro di un’elezione persa quando sembrava già vinta avrebbe sicuramente avviato quel rinnovamento radicale della nostra classe dirigente che era stato il motivo per il quale, solo pochi mesi prima, io e la mia banda di visionari ci eravamo imbarcati nell’avventura delle primarie sfidando nientemeno che Romano Prodi e tirandoci dietro, in sole otto settimane e senza avere un soldo, la bellezza di 27 mila italiani, evidentemente visionari pure loro.


Quest’oggi, pensando e ripensando alle drammatiche scene di ieri in Senato, pensando e ripensando alla caduta del governo e a Berlusconi incombente mi è tornato in mente di nuovo e ripetutamente quel pensiero là, che questa indecorosa sconfitta in fondo, forse, è più un’opportunità che un problema per il nostro Pease. Ho letto da molte parti, questo blog incluso, messaggi disperati di cittadini terrorizzati da un ulteriore quinquennio di governo delle destre. Devo dire la verità, questa onda di panico ‒ che pure ricordo bene di aver provato sia nel 1994 che nel 2001 ‒ questa volta proprio non la sento. Ieri ascoltavo il discorso pronunciato al Senato dall’ineffabile Renato Schifani, uno dei peggiori personaggi del Circo Barnum di nonno Silvio, ed ero veramente stupito. Schifani nel suo usuale delirio accusava tra le altre cose il Governo Prodi di essersi fatto affibbiare dal Financial Times il titolo di peggior governo del Continente. Non è così, naturalmente. Il Financial Times ha detto che l’Italia è il paese peggio governato d’Europa, senza fare nessuna differenza tra Brlusconi e Prodi, tra D’Alema e Calderoli, e questo è ciò che è veramente triste. Questa è stata secondo me la peggiore sconfitta del nostro governo, quella di non essere riuscito a rappresentare una discontinuità con il passato.

“Ma sì questi sono gli inglesi, si sa che ce l’hanno con noi”, ha scritto qualcuno commentando l’articolo del FT su questo blog. Ma non è così, secondo me. E’ solo che a guardare l’Italia da fuori si perde quella visione da entomologo che noi italiani, da dentro le nostre trincee, abbiamo acquisito: quella che ci rende capaci di distinguere le sfumature che distinguono il comunismo di Diliberto da quello di Turigliatto e le nuances che separano la democristianitudine di Casini da quella di Rotondi, per capirci. Eppure proprio quella vista da orologiai, da collezionisti di francobolli, che ci fa vedere benissimo le viti e le rotelle dei nostri sessanta e passa partiti e che ci fa apprezzare la trama della filigrana della nostra politica, poi ci impedisce di vedere ‒ e basterebbe fare soltanto un passo indietro ‒ quale inestricabile, indefinibile e generalizzato garbuglio sia diventata la politica italiana e l’Italia stessa.

A volerla mettere giù facile basterebbe fare un elenco dei provvedimenti che aspettavamo e che non sono stati assunti: per tutti la legge elettorale (sarebbe bastato ripristinare il matarellum e buona notte, no?) e quella sul conflitto di interessi. Basterebbe indicare le cose che non sono state fatte per farsi venire in mente che, in fondo, la differenza tra gli anni di Berlusconi e questi diciotto mesi non è che alla fin fine si sia vista. Poi è chiaro che ad avere Padoa-Schioppa al governo invece di Tremonti si fa presto a fare meglio di Berlusconi. Però, diciamoci la verità, quante occasioni di discontinuità si sono perse? Quante occasioni per dare un segnale di novità? Essersi imbarcati nella coalizione – e come Ministro di Grazia e Giustizia! – uno come Mastella, uno che alle primarie del 2005 si presentò improvvisamente con 50 mila firme di presentazione senza aver fatto un solo banchetto di raccolta per le strade, uno che prese lo 0,4% dei voti a Milano e lo 0,7% a Torino e il 56,4% a Benevento e il 26,6% a Trapani (non è, si badi, questione di nord e sud: a fronte del’exploit di Trapani, Mastella a Messina prese il 2,4% dei voti e a Ragusa il 2,9%) avendo gridato a viva voce fino al giorno prima delle votazioni che gli altri avrebbero fatto dei brogli. L’aver rimpinzato il parlamento e la maggioranza di gente come De Gregorio, Pallaro, Cusumano, Turigliatto e poi mogli, fratelli, amanti e compari. L’aver fatto un governo di 100 e passa persone, e averne poi anche aggiunte altre tre dopo nemmeno una settimana di vita dell’esecutivo. Aver mortificato le donne e i giovani, dando pochi e secondari ministeri alle prime e nessuno spazio ai secondi. E soprattutto essere crollati così, ancora una volta. Come dieci anni fa, e come dieci anni fa consegnandoci ancora a Berlusconi, un Berlusconi che ha 14 anni di più di quanti ne avesse nel 1994 e che ha già dato ampiamente prova di non essere capace di governare questo paese. Ha avuto cinque anni e una maggioranza schiacciante e, allora come oggi, l’Italia era the least-well governed country in Europe e tale serenamente rimarrà.

Ed è per questo che oggi come non mai io spero in Veltroni. Perché credo che questa crisi di governo sia capitata non solo dopo la decisione dell’Alta Corte sul referendum, ma soprattutto dopo che il PD è nato, e dopo che Walter ha molto chiaramente indicato come e perché il PD è nato. Un partito a vocazione maggioritaria, che si assume la responsabilità di decidere, che si presenta agli elettori in forza di un programma e che non si coagula con altri solo “per differenza” per poi buttarla in rissa un minuto dopo aver vinto le elezioni, un partito aperto, che valorizza le donne, diretto da facce giovani, da gente che non abbia ancora raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia. Un programma così è l’esatto contrario di ciò che abbiamo visto negli ultimi 14 anni, quelli della seconda repubblica. Sarebbe un’Italia non più in balia di un Mastella qualunque, governata per 5 anni da qualcuno che avrebbe alla fine la piena responsabilità davanti agli elettori, qualcuno che potrebbe davvero sfidare le corporazioni, le mafie e le rendite di posizione, qualcuno che potrebbe avere finalmente il coraggio e la possibilità di decidere.

E’ chiaro che questo non piace a nessuno lì dentro. In fondo, in questa situazione così instabile esiste una stabilità, che è quella della classe politica più inamovibile d’Europa, seconda solo forse al Giappone. Che le elezioni si vincano o si perdono il potere resta sempre là, incardinato in una classe politica capillare e professionale che senza la politica morirebbe. Che i nostri maggiorenti siano al governo o all’opposizione fa forse la differenza per noi cittadini ma certamente non per loro che non si scansano mai. Berlusconi ha perso le elezioni per due volte ma è sempre stato lì a correre la volta successiva. Rutelli e Fassino persero malamente nel 2001 e furono prontamente promossi segretari dei rispettivi partiti, invece di essere chiamati a rendere conto della dèbacle.

E’ per questo che la prospettiva di cinque anni con Berlusconi non mi spaventa francamente più di tanto. Sappiamo bene a cosa andiamo incontro (un disastro, ma ora sappiamo anche cosa abbiamo saputo costruire mentre Berlusconi governava: un’alternativa vecchia e debole completamente inidonea a guarire un sistema intimamente e gravemente malato) ma abbiamo questa volta l’occasione per utilizzare questi cinque anni per costruire la classe dirigente dell’Italia nuova, dell’Italia che appartiene pienamente al novero delle democrazie mature, un’Italia la cui dialettica politica e i cui meccanismi istituzionali assomiglino a quelli che vedi in Francia, nel Regno Unito, in Spagna, in Germania. Un’Italia che finalmente non sia più il paese peggio governato d’Europa.

So benissimo che dentro e fuori dal partito faranno di tutto per evitare che questo accada, gli attacchi a Veltroni che ho sentito risuonare in Senato (da sinistra, manco a dirlo) ne sono il prodromo più evidente. Questi cinque anni di opposizione che ci aspettano saranno la prova della virtù del Partito Democratico, non ci potranno essere più trucchi né inganni. A questo punto io spero Veltroni non torni indietro, che sotto gli attacchi dei notabili non rinculi ma che al contrario scatti in avanti. Un condottiero che si ritira finisce col trovarsi tra l’avversario che non lo perdonerebbe e il proprio esercito che pure non lo perdonerebbe. Il dado è tratto. Con questa crisi di governo c’è la possibilità di provare a cambiare il sistema e se Veltroni vorrà provare a farlo io sarò lì con lui. Sull’Independent di oggi si parlava ‒ guarda un po’ – dell’Italia e la frase conclusiva diceva testualmente che la situazione è disperata. Non sono gli inglesi che ce l’hanno su con noi, è proprio che abbiamo toccato il fondo. Se non intendiamo cominciare a scavare, possiamo soltanto risalire.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

22 Commenti

  1. Luca

    Sono d’accordo sulla nota di ottimismo, e sulla necessità di rinnovamento della sinistra. Anche se sono le stesse parole che si ripetono ad ogni sconfitta nella sinistra (a destra invece non si pronunciano mai…strano).Il punto qundi è come riuscire a scardinare questa nomenklatura pervicace di professionisti della politica che non hanno fatto altro per tutta la vita e non sanno fare altro? Credo che una strada sia quella che avete scelto voi de imille cioè usare i new media. In fondo il successo berlusconiano del 94 fu reso possibile dalla sua padronanza con il mezzo televisivo che lui conosceva bene in un periodo in cui questo era lo strumento di comunicazione più diffuso ed efficace. Certo non si può pensare che gli strumenti di social networking siano altrettanto diffusi in italia, ma almeno per quanto riguarda gli under 40 , credo ci sia una notevole diffusione.
    Per battere la vecchia politica bisogna dargli battaglia su un terreno che non conosce ma che sarà il campo di scontro nel futuro. E’ già cosi negli stati uniti.

  2. enzo

    io sono ancora più ottimista di ivan e non mi colloco all’opposizione prima di essermela giocata tutta. e non sparerei così facilmente sui professionisti della politica (i professionisti, non gli “impiegati”), perché se riusciamo a portare a casa un governo che fa la riforma elettorale, of course con casini perché la nostra maggioranza mai avrebbe raggiunto un accordo, e chiediamo agli elettori di darci una mano liberandoci dalle “necessità” lottizzatrici che si implementano quando le coalizioni sono troppo ampie e sei costretto a nominare ascari e non esperti*, io non dispererei che uòlter possa vincere.
    non comprate il biglietto del loggione, battetevi per la platea, anzi per i palchetti!
    * se ai un governo di uno-due-tre partiti, anche se dividi le nomine, il partito più grosso ha modo di nominare lmeno il 50% di esperti non politici; ma se mastella ti chiede il suo, poi di pietro, poi diliberto, poi le casalinghe e pure i pensionati, finisci per dover nominare, tra i poche che ti toccano, quelli tra i tuoi che devi in qualche modo sistemare.
    faccio un esempio: la qualità degli indipendenti di sinistra che il pci portava in parlamento, vi pare la stessa dei consuoceri e consorti portati dai nano-partiti?

  3. Aggiungo la mia, di nota di ottimismo, e vado ancora più in là di enzo. Come ho scritto nel mio blog (http://blog.democrazialiberale.org/2008/01/26/il-tempo-della-leadership-di-veltroni/), l’occasione deve essere colta al volo per innovare nel PD. A differenza di Ivan, però, credo che Veltroni dovrebbe fare una blitzkrieg prima del voto, con l’ottima giustificazione che solo un rinnovamento profondo può dare delle speranze alle elezioni contro un gerontocratico Berlusconi-ter. Sotto la pressione della campagna elettorale e della legittimazione del 75% di voti alle primarie di Veltroni, credo che i dinosauri del PD troverebbero grandi difficoltà a reagire . Al contrario, passate le elezioni nazionali, il PD si concentrerebbe per 4 anni sulle amministrazioni locali, e lì il voto d’opinione è ancora meno importante rispetto al voto di scambio, spostando l’equilibrio a tutto favore degli apparati.

    Secondo me dovremmo cercare una mobilitazione per Valter, fargli capire che esistono forze giovani in grado di seguirlo in una campagna elettorale aggressiva e non rinunciataria. Deve prendersi le sue responsabilità, ma non si deve sentire solo.

  4. Condivido tutta la prima parte del post di Ivan: sono esattamente le cose che io ripeto da due anni nel mio blog. Le responsabilità della classe dirigente del centrosinistra sono immense e tragiche, ed è il motivo per cui non me la sento più di votare.

    Non condivido nulla della seconda parte del post: da un lato si sopravvaluta in modo caricaturale Veltroni, che ha immense repsonsabilità in questa tragedia politica – da quella sua infelicerrima uscita sul PD che sarebbe andato da solo alle elezioni, per continuare col fatto che sta guidando il suo partito nello stesso modo ademocratico con cui Berlusconi guida il suo, con l’unica differenza che Veltroni è stato messo su da delle finte primarie e Berlusconi invece è a capo del suo partito perché è di sua proprietà materiale – dall’altro si sottovaluta, ancora una volta, il pericolo che può rappresentare Berlusconi, soprattutto se dovesse arrivare a un governo monocolore di forza italia grazie a quel dissennato e oltraggioso referendum che Ivan pure sostiene a spada tratta.

  5. raoul

    a volte mi domando se ad anellidifumo e’ mai piaciuto un posto tutto intero…

  6. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    sul referendum, nessuno ha notato il triplo salto mortale carpiato di AN e Fini?
    Prima AN se ne esce assieme a Silvio con l’attuale porcellum.
    Poi promuove il referendum per aborgarlo.
    Ora vuole elezioni subito con l’attuale legge elettorale.

    Mi pare che Fini cambi idea come cambi il vento (politico).

  7. Filippo, Fini secondo me è uno dei più grandi para**lo del nostro mercato politico… non c’è niente di nuovo in tale comportamento. Purtroppo, riesce sempre a cadere in piedi, con quella sua falsa aria da persona seria.

  8. Concordo con Ivan che non c’è alternativa al cercare opportunità insite nel disastro e reagire. Esternare “disperazione” non serve a niente o al più fa godere l’altra parte…Non dimentichiamo che questa classe politica vecchia,inadeguata,ecc. è espressione di tanta parte del popolo italiano, che la vota su impulso clientelare e/o da “spot”, sperando in un improbabile tornaconto a breve (“eliminare l’ICI!”)e senza visione di medio/lungo termine. Di fatto l’unica possibilità è il PD; mi auguro che Veltroni sappia scatenarsi, iniziando una campagna capillare per convincere/vincere, senza l’alibi di comodo che sarebbero utili 5 anni all’opposizione dove “siamo esperti”(D’Alema)per “preparare la rivincita”(improbabile), dando segnali forti di cambiamento ed obbiettivi che scaldino i cuori .

  9. Sergio, concordo in pieno. Forse, se Veltroni capirà di poter contare sull’appoggio di tanti “esterni” alla politica tradizionale, potrà correre il rischio di giocarsi tutto in queste elezioni invece di pensare già all’attraversamento del deserto. Nella politica italiana ci vuole molto più coraggio, e oggi per il PD non è possibile giocare sul sicuro.

  10. ciro mazzotta

    Pero’ da quello che si legge su questo sito non pare che il PD nasca proprio per immacolata concezione.

  11. Andrea Ballabeni

    Ivan, sono d’accordissimo con quello che scrivi.
    Sottoscrivo pienamente. Sono impegnato da tanto tempo e continuero’ ad impegnarmi per diffondere questo tipo di mentalita’.

    Non vorrei pero’ che si sparasse a zero (si, lo so, tu non stai sparando a zero) sulla coalizione di centrosinistra appena sconfitta. Nel centrosinistra attuale ci sono persone che vogliono le cose che scrivi. Il fatto e’ che nel 2006 non si vinceva se non prendendo dentro certe persone e certi partitini.
    Ora il PD potra’ costruire una mentalita’ maggioritaria nei prossimi cinque anni. Ma se fra cinque anni per vincere ci sara’ bisogno di un qualche personaggio alla Mastella (spero non lui!) che faremo? Sceglieremo di governare rinunciando ad un po di purezza o faremo altri cinque anni ad insegnare un certo tipo di mentalita’?

    Non ho risposte a queste domande.

    Una cosa invece su cui non ho dubbi e’ che bisogna che tutti noi che la pensiamo in questo modo ci impegnamo a diffondere questo tipo di mentalita’.
    Dobbiamo svecchiare la politica italiana. Bisogna svecchiare la sinistra italiana. Bisogna abbattere le mille corporazioni che tolgono aria al nostro paese. Bisogna parlare di liberismo, soprattutto a sinistra. Bisgona parlare di meritocrazia. Bisogna parlare di una sinistra che sappia prendersi la responsabilita’ di mandare forze armate quando e’ doveroso farlo (come in Kosovo nel 1999). Bisogna avere una sinistra coraggiosa di fare certe scelte. Una sinistra che vada oltre ai sindacati. Una sinistra che vada oltre la sinistra adolescente di tipo no-global e pacifista (cosa vuol dire essere pacifisti? non intervenire quando dall’altre parte dell’Adriatico c’e’ una pulizia etnica in corso???). Una sinistra moderna, non tecnofoba come quella che c’e’ adesso. Una sinistra pragmatica, meno ideologica. Una sinistra come quella che c’e’ in tanti altri paesi europei.
    Voglio una sinistra adulta e non piu’ adolescente.

    La sfida e’ farlo capire a chi (ancora) non la pensa cosi’.

    Vai avanti su questa strada Ivan.

  12. Riccardo Russo

    L’obiettivo del 2006 del CS è fallito, non è stato fatto quasi niente (legge elettorale, conflitto d’interesse, pacs, scuola-università-ricerca ecc.eccecc.), se non in campo macroeconomico. Questo dimostra che le alleanze elettorali con i dinimastella, i governi superaffollati, le politiche “Cencelli” non funzionano.
    L’alternativa? Subito programma nuovo, subito una proposta di governo per i futuri 5 anni, subito al voto con candidato Veltroni se può dimettersi da sindaco senza problemi, altrimenti nuove primarie.
    Che storia è quella del governo istituzionale? una legge elettorale c’è, usiamola. Non vi piace? La dovevate cambiare prima, irresponsabili e incompetenti, adesso è troppo tardi.
    Riccardo

  13. andros

    Complimenti per l’ottimismo. In questo momento è dura; quando ho visto le immagini del brindisi AL SENATO mi stavo per mettere a piangere. Io avevo capito che avevano brindato DAVANTI al Senato e già mi sembrava una cosa di cattivo gusto e di poco senso dello stato.
    Qui leggo di discussioni sulla “santità” di Veltroni o sulle sue colpe nella caduta del governo. Io non penso che Veltroni sia un santo e posso assicurare che ormai in Italia ben poche persone pensano una cosa del genere dei politici.
    Sinceramente non me ne frega niente. So soltanto il mio grande disagio e smarrimento nel vedere questo:
    http://www.elmundo.es/albumes/2008/01/25/tension_italia/index_2.html
    stiamo parlando di esponenti del centrosinistra. So benissimo che questi probabilmente cambieranno schieramento, però so anche il mio profondo scoramento al pensiero di contribuire a eleggere qualcuno del genere. Il mio primo pensiero è stato (con profondo rammarico) “alle prossime elezioni scheda bianca”. Al massimo potrei pensare a Di Pietro che ha i suoi limiti, però almeno ha il CORAGGIO di dire che se uno ruba dovrebbe non entrare in parlamento.
    Il discorso può sembrare di pancia. Sicuramente in parte lo è. In parte è la presa d’atto che il sistema ha bisogno drammatico di cambiamento e dunque servono stimoli forti. Basta con la rendita di posizione dovuta al fatto che qualcuno è impresentabile; ha solo portato a far diventare gli altri quasi altrettanto impresentabili.
    In altre parole: un PD che si presenta da solo (e magari, se non è chiedere troppo, con qualche faccia nuova) avrà la mia attenzione. Uno che si presenta con altri 8, 9, 10, …. partiti NO.
    L’esito? O questo grande cambiamento porta a un aumento di voti e a un partito dal 35-40%, oppure a un partito medio o piccolo. Il che vorrebbe dire una rifondazione del centrosinistra; oppure un monocolore FI per anni, e allora ����, �� (in altri termini, temo che mi toccherebbe emigrare)

  14. andros, molti la pensano come te per il PD. Qua nessuno pensa che Veltroni sia un santo, ma tra quelli che contano è la persona più interessata ad un rinnovamento profondo del partito. Cerchiamo di fargli capire che, se lo fa, ci sono tanti voti ad aspettarlo…

  15. lucio

    hai ragione Ivan, è il momento dell’ottimismo.
    e non di piangersi addosso e preoccuparsi per i nuovi 5 anni di berlusconi che, probabilmente, ci attendono.
    dobbiamo vivere questo momento di crisi del paese e del centrosinistra come una opportunità da sfruttare.
    l’opportunità di lasciare fuori dalla coalizione mastella che porta i voti dei suoi assistiti ma ne fa perdere il doppio;
    di fare un programma con 10 punti fondamentali, e non di 280 pagine per compiacere gli elettori di 15 partiti diversi;
    di annunciare ben prima delle elezioni i nomi dei 12 (o anche meno) ministri senza vergognarsi e doverli nascondere;
    l’opportunità di fare delle primarie vere per scegliere i candidati migliori;
    di mettere in lista giovani e donne…
    serve continuare?

  16. Luca

    Anche io concordo sul fatto che il PD debba correre da solo e bene ha fatto Veltoni a sottolinearlo. La notizia fresca fresca di agenzia dell’arresto di un consiglierecomunale del centro sinistra in calabria mi fa venire in mente un’altra scelta di metodo che sarebbe da attuare subito: nessun inquisito ne tanto meno condannato candidato nel PD. Questo lo dobbiamo pretendere! Sarebbe un’ottima risposta all’udc che e’ pronta a candidare Cuffaro. Meglio ancora sarebbe aver il coraggio di non candidare vecchi dinosauri come De Mita o Bassolino magari perdendo voti campani clientelari ma forse se ne acquisterebbero altri in tutte le parti d’italia. Ancora una cosa: io non mi sento ancora sconfitto, tra i potenziali elettori del centro sinistra ce ne sono molti che possono essere recuperati con scelte coraggiose come quele che ho elencato sopra e sopratutto se emergono nuove realta’ come quella dei mille. Nella blogsfera sta emergendo un proficuo dibattito sulle nuove forme di partecipazione politica http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=777
    Il PD nonostante tutte le resistenze, mi sembra il partito piu’ aperto a queste nuovi paradigmi di partecipazione politica.
    Vale la pena scommetere attivamente su questa strada e tentare di influenzare i vertici del PD.

  17. davide

    Appoggio in pieno il post di luca. Dobbiamo essere ottimisti e coraggiosi, fidarci dei nostri concittadini. Essere pronti alle elezioni con l’idea di vincerle sicuramente. Stiamo tutti vedendo quello di cui sono capaci i volontari americani per promuovere il proprio candidato.

    Candidare solo persone incensurate e chiederne conto durante la campagna elettorale; allearsi solo con chi farà altrettanto e con chi appoggi pienamente il programma (un VERO programma, con una vera riforma delle pensioni ad esempio). Riaprire al massimo i processi decisionali del partito, costruendo un blog simile al wikiprogramma, per la campagna elettorale. Coinvolgere tecnici nelle discussione (ad esempio La Voce) e approvare bozze.

    Berlusconi si è gia manifestato con due proposte di legge assurde e facilmente attaccabili: abolizione ICI e intercettazioni. Se riusciamo a dimostrare con i dati il NIENTE che è stato fatto durante cinque anni di governo di centro destra (compresi il massacro del territorio, del sistema giudiziario-parlerei meno di informazione) l’esito delle elezioni sarebbe meno scontato credo.

    Toccherà a noi far capire agli italiani la misura della scelta che si trovano a fare. Che Italia vogliamo per il futuro?
    Condoni edlizi e fiscali? Crescita zero? Niente ricerca? ecc..

  18. andros

    daniele, hai scritto in quattro righe quello che a me ha preso un po’ più spazio. Il mio voleva essere un tentativo di trasformare qualcosa di negativo in uno spunto positivo, seppure con toni molto differenti da quelli di Ivan Scalfarotto. Volevo lasciare scritto in rete quello che ho scritto. Se avessi trovato un blog di Veltroni, una bacheca del PD dove lasciarlo scritto lo avrei fatto, ma una rapida ricerca non ha dato risultati e i link che avevo da qualche parte stanno ben nascosti.

    Allo stesso tempo volevo far presente che il momento è particolare non solamente perché una discontinuità può portare ad acquisire molti voti, ma anche perché una continuità, una assenza di cambiamento, una pervicacia nell’errore può portare a PERDERE molti voti. Questo è il migliore incentivo per un Politico vero.
    Ora ho già detto che non sono particolarmente interessato alla eventuale santità di Veltroni, ma sul fatto che qualcosa di politica ne capisca non avrei molti dubbi!

  19. Andros, a voler essere drammatici direi che milioni di democratici stanno trattenendo il fiato, sperando che Veltroni abbia il coraggio di pensare in grande (al contrario di quello che succede normalmente nella politica italiana). Vorrei farglielo sapere non solo via web; se qualcuno ha un’idea…

  20. professionisti della comunicazione dicono che: una bugia ripetuta più di 60 volte può diventare una verità. allora smettiamola di piagnucolare e cominciamo da subito a ostentare ottimismo ripetendo ad oltranza che saremo noi a vincere e la canaglia di destra, tutta, starà all’opposizione per una vita. forza, coraggio uniamoci in una energia collettiva di healing yes!

  21. andros

    Daniele, tranquillo.
    Penso che questo:
    http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/sondaggi-2008/primo-dopo-crisi/primo-dopo-crisi.html
    e soprattutto i sondaggi integrali saranno MOLTO più efficaci dei nostri scritti sul forum dei Mille.
    Penso inoltre che i politici veri (quindi non molti dei nostri politici) lo “sentano”, così come io ho percepito una cupezza e una negatività questi ultimi mesi sui mezzi pubblici perché la gente è stufa e stremata. Ovviamente a livello razionale so bene che la gente che vedo non è il libero professionista con il SUV, ma quello tanto vota “meno tasse per tutti”.

    Considera anche che il sondaggio del link ritrae la situazione a ora. Un PD da solo potenzialmente può fare una interessante campagna elettorale (e forse guadagnare altri voti). Un PD con la vecchia coalizione deve trovare la faccia tosta di fare campagna elettorale (e riuscire a non scoraggiare ulteriormente i potenziali elettori). Ovvero “possibilità di giocarsela” contro “batosta”. E ora la pianto, sia perché rischio di ripetermi, sia perché rischio di dare anche troppa ragione a Ivan Scalfarotto con una analisi fin troppo ottimista :-)

  22. andros, è vero che noi contiamo poco. Ma le “mobilitazioni” partono dagli attivisti, per questo anche noi nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa :)

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