Qualcuno era democratico

20060409_elezioni_staino_1.gifdi Giacomo Pietrogrande

Io sono democratico.
Io credo nella funzione etica e civile dell’attività politica.
Io credo nelle istituzioni democratiche e nello Stato laico e liberale.
Io credo nel Partito Democratico, credo in un partito aperto, di massa e maggioritario.
Io ci credo, ma la fede non basta.

Dopo l’entusiasmo delle primarie, dopo l’attesa per il concretizzarsi di un sogno, siamo stati travolti dalla dura realtà. La realtà di un paese politicamente retrogrado, la realtà di una classe politica incapace di scelte e di responsabilità, la realtà di un partito che ancora partito non è e che qualcuno sta già cercando di soffocare nella culla. Sapevamo non sarebbe stato facile, sapevamo che avremmo dovuto combattere contro nemici esterni e resistenze interne, sapevamo che lo scioglimento di DS e Margherita sarebbe stato un salto nel buio, ma tale era la posta in gioco che non si sarebbe potuto non accettare il rischio.

Ed eccoci qui a tre mesi dalle primarie, stretti tra la prospettiva di elezioni anticipate e di accordi istituzionali al ribasso, con un partito che non c’è. Cos’è il PD oggi? Cosa siamo riusciti a fare in questi mesi se non distribuire cariche col Cencelli? Dov’è l’iniziativa politica, il coinvolgimento dei cittadini, la comunicazione e la produzione di idee?


Non è questione di tempo, e non è neanche questione di persone. Silvio Berlusconi in pochi mesi ha fondato un partito e vinto le elezioni: non posso immaginare che siamo da meno. Non posso immaginarlo anche perchè so quanto impegno, quanta passione, quante competenze si siano unite per realizzare questo progetto.

Noi possiamo farcela, ma è necessario cambiare marcia, o meglio, ingranarne almeno una.

All’Italia manca il coraggio. All’Italia manca il futuro. Noi dobbiamo a questo paese un progetto, noi dobbiamo a questo paese visione ed iniziativa politica. Noi dobbiamo a questo paese scelte.

È inutile far finta di niente: procrastinando il redde rationem abbiamo commesso un errore. Primarie senza confronti veri hanno generato un partito zoppo, e abbiamo investito un segretario con un plebiscito popolare senza legittimarne la linea politica.

L’abbiamo visto col balletto sulla legge elettorale: sistema tedesco, sistema francese, sistema spagnolo, bozza Bianco, Vassallum, referendum… Posizioni lecite, certo, normale dialettica politica, certo, confronto sereno, certo. Ma resta l’impressione di una confusione sconsolante.

Elezioni o no, è urgente un chiarimento, ed è con coraggio che chiedo al PD di trarre il dado e di affrontare con serietà le questioni aperte che ci impediscono la formulazione di un vero progetto politico coerente ed alternativo.

Dobbiamo dare un’identità al Partito Democratico, e per farlo dobbiamo “dire” il Partito Democratico. Dobbiamo dichiararne i valori e il progetto politico, e dobbiamo farlo adesso, in queste settimane, in questi giorni, non nei prossimi mesi.

Se si andrà alle elezioni ci si vada dichiarando quale sistema elettorale sosteniamo. Se si andrà alle elezioni si dica concretamente come si intende agire per garantire i diritti alle coppie di fatto. Se si andrà alle elezioni ci si arrivi con posizioni chiare e condivise su aborto, staminali, fecondazione assistita. Se sia andrà alle elezioni si dichiari quanti e quali termovalorizzatori e rigassificatori costruire, quali infrastrutture finanziare, quali mercati aprire e quali privilegi abolire.

Se non si andrà alle elezioni lo si faccia lo stesso, perché ogni giorno senza progetto condiviso è un giorno di troppo; e non si abbia paura delle scelte o dei pezzi che forse si perderanno, perché il PD è nato per colmare il deficit di decisione e responsabilità presente nella politica italiana, e la prima cosa che perderà, dovesse mostrarsi incapace di scegliere, saranno i propri elettori.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

13 Commenti

  1. Bianca

    Oggi mentre leggevo “Internazionale” scopro che ben due corrispondenti se vanno dall’Italia (Jeff Israely corrispondente del Time, Stati Uniti, e Gonzàlez corrispondente del Paìs, Spagna) e proprio uno di loro negli ultimi articoli (forse) scritti per il giornale dice che tutti in Italia vorrebbero “il” cambiamento ma sembra mancare un “obiettivo comune”.
    Siamo arrivati ad un momento in cui si tratta di decidere se si vuole andare avanti in questa situazione e da paese più sviluppato del terzo mondo (così ci definisce un editorialista americano) vogliamo diventare uno dei paesi sottosviluppati, oppure se siamo decisi ad impegnarci per una causa comune, al di là delle ideologie, al di là degli interessi privati, al di là di ogni dietrologia. Credo sia finito il momento in cui basta solo lamentarsi, da oggi in poi bisogna FARE, tentando ed avendo anche la consapevolezza di poter fallire ed il coraggio di ritentare.
    Non è una strada semplice ma i grandi cambiamenti non sono mai arrivati in poco tempo e sopratutto è difficile che arrivino dall’alto, il cambiamento dobbiamo attivarlo noi, insieme, ognuno deve fare quarlcosa all’interno della propia realtà. Bisogna poi creare delle reti di informazione e… bla bla bla… basta con le chiacchiere, non ci rimane molto tempo, ci resta da decidere il nostro presente ed il nostro futuro… vogliamo migliorare o vogliamo scomparire?

  2. monicaborgonovo

    “Al giorno d’oggi, la paura di perdere è tale che si comincia la partita già col terrore di veder modificato il risultato sul tabellone. E’, per tornare agli scacchi, lo spirito dello stallo: la spartizione della posta in gioco provocata dall’asfissia. Ecco perchè occorre saper usare due armi: i calci di punizione e le rare occasione che riescono a creare gli attaccanti. La vita ama l’espansione, il movimento, gli attimi in cui il cuore si entusiasma. Frenare, trattenersi è un’aquisizione derlla civiltà, un riflesso condizionato.
    La paura di non ottenere risultati è paralizzante. Il risultato è la sclerosi democratuca: fifty-fifty. 51 contro 49 per cento. Si deventa presidenti di una grande nazione per duemila voti. Si eliminano i rischi, si neutralizza e si paralizza tutto. E’ la paura di possedere domani meno di oggi. E’ il timore di impegnarsi in qualsivogli avventura politica.”
    (da La vita è un pallone rotondo – V.Dimitrijevic)

    Non può essere così per noi. Basta. Se non è il momento dei calci di punizione, è venuto quello di tirar fuori i nostri attaccanti o, almeno, il coraggio necessario per perseguire la felicità collettiva e per non rischiare di continuare a vivere un’esperienza che non appassioni per nulla.

  3. Marco Bertini

    Tutto cio’ che e’ accaduto negli ultimi mesi non puo’ che portare alla consapevolezza di essere in uno dei momenti storicamente piu’ delicati della nostra Repubblica.

    Se vogliamo salvare questo paese, e’ l’ora di fare un’assunzione di responsabilita’.

    Bisogna darsi da fare, sensibilizzare chi e’ vicino a noi, dare un esempio.

    Chi e’ ancora onesto e crede nelle sue qualita’ entri in questi benedetti circoli del PD. Piu’ saremo e piu’ difficile sara’ distribuire le responsabilita’ alla vecchia e triste maniera da prima e seconda repubblica.

    Non e’ il momento della rassegnazione… quello proprio NO!

  4. Quindi? Cosa facciamo?

  5. davide

    Si!
    bisogna impegnarsi in prima persona. Ma come si fa ad entrare in questi circoli del pd e cosa vuol dire dal punto di vista pratico?

  6. davide

    Sono d’accordo! Impegnamoci in prima persona per questa campagna elettorale.
    Dimostriamo quanto poco sia cresciuto il paese durante il governo di cd, quanto i disagi attuali vengano da lontano, quali porcate abbiamo dovuto subire. In attesa ovviamente che il partito apra l’indispensabile fase di discussione programmatica.. (quando?)

    Una domanda: come si fa ad entrare nei circoli e cosa comporta dal punto di vista della partecipazione?

    NAPOLI:
    In ogni caso subito una proposta di riunione dei MILLINI NAPOLETANI. Di cose da discutere ce ne sono molte…
    Chiunque voglia proporre una data ed un posto mi scriva: d1v0dm@gmail.com

    io sono disponibile da subito, questo fine settimana.

    ps. attenzione a quel gran signore di Tabacci, forse qualcosa si muove..

  7. “È inutile far finta di niente: procrastinando il redde rationem abbiamo commesso un errore. Primarie senza confronti veri hanno generato un partito zoppo, e abbiamo investito un segretario con un plebiscito popolare senza legittimarne la linea politica.”

    Beh qualcuno di voi comincia ad arrivarci. Io sono mesi che scrivo queste cose, prima, dopo e durante le finte primarie del PD. Ma si sa, io sono sfascista.

  8. Intanto leggo di due nuovi salvatori della patria, Baccini e Tabacci, che con una mossa classica (scissione e formazione di un partito di cui si sentiva la mancanza) consentiranno la formazione di quello che sarà (se sarà) probabilmente uno dei peggiori governi della storia repubblicana. Che tristezza …

    La cosa che mi stupisce è che (per ora) i due formano un solo partito. Ma magari solo perché sono all’inizio ….

  9. marco bertini

    Cosa fare???

    Io mi candidero’ al gruppo di coordinamento del circolo del mio quartiere portando 5 persone a firmare.

    Poi se riusciro’ ad entrare mi battero’ perche’ il circolo diventi un punto di sensibilizzazione della popolazione della zona.

    Potremo proporre eventi per ascoltare le persone comuni, le loro idee, i loro problemi, proveremo a fare proposte.

    Questi circoli devono essere percepiti non come covi della solita politica, ma come posti nel quartiere dove incontrarsi, scambiare idee, provare a fare proposte di cambiamento.

    Se riusciremo a far sentire ai cittadini dei nostri quartieri che si vuole cambiare seriamente, e che loro potranno far sentire la loro voce, allora sara’ gia’ un grande successo.

  10. Io sono grato a Marco Bertini che ci ha fornito una lezione molto chiara, comprensibile e inquivocabile su cosa significhi fare politica: si hanno delle idee su come migliorare la propria vita, si parla con altri per vedere chi le condivide, e ci si batte con gli argomenti della ragione e della persuasione per farle valere. That’s it.
    Ossia si fa succedere quello che sta succedendo in migliaia di circoli in Italia (e all’ estero) in questi giorni. Leggo che lo scorso weekend in Lombardia si sono presentate centomila persone alle elezioni dei direttivi dei circoli, e quasi altrettante in Emilia: sono numeri del tutto compatibili e coerenti con quelli che ho potuto verificare in prima persona nella mia realta’, e sono numeri che danno le dimensioni di una vera e propria rivoluzione.
    Quando leggo banali sarcasmi o noiosi piagnistei riguardo un avvenimento come questo, che sta letteralmente cambiando la faccia della politica italiana, faccio francamente fatica a qualificarli col termine “disfattismo”: mi pare invece si tratti semplicemente di scarsa informazione, di pigrizia intellettuale, della incapacita’ culturale di seguire e percepire gli avvenimenti che stanno avenendo nel pianeta attorno a se’, dell’ incapacita’ di saper leggere la “temperatura” della societa’.
    Poi e’ chiaro che si possono avere opinioni diverse su quanto sta accadendo, e per come sta accadendo (e su questo punto, io francamente devo dire che non penso ci sia bisogno di alcun redde rationem: penso invece che per noi sarebbe straordinariamente innovativo riuscire a fare convivere nel nostro partito culture politiche diverse, come accade gia’ in tutti i partiti moderni) ma non rendersi conto nemmeno che qualcosa accade, nel momento in cui accade, e’ molto grave in politica.
    Per fortuna che c’e’ gente come Marco, che quello che sta accadendo lo ha capito bene e ce lo ha spiegato.

  11. davide

    ma come si fa a candidarsi??

  12. davide

    Ovvero come si fa a candidarsi in campania, non avendo partecipato alle primarie?

  13. ciao Davide,
    io non so come si fa a candidarsi in Campania, ti consiglio di chiamare/passare nella sede del pd + vicina (ex sedi ds/margherita,di solito) loro lo sanno di sicuro.
    ti posso dire però come si è fatto qui in Lombardia dove abbiamo votato domenica scorsa, x darti un’idea:

    - se avevi già votato o ti eri già candidato alle primarie del 14.10 potevi candidarti a rappresentante di circolo presentando la candidatura fino a mezz’ora prima dell’inizio delle voazioni, direttamente al circolo.

    - se invece non avevi partecipato alle primarie dovevi presentare la candidatura presso la sede del pd entro il martedì precedente.

    in entrambi i casi basta chiedere e compilare un semplicissimo modulo con i tuoi dati anagrafici.

    Buona candidatura!

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