Pise, Partiti democratici, gatti e volpi

pp.jpgA Pisa in primavera si vota per eleggere il sindaco e le cose dentro il Partito Democratico non stanno andando come iMille vorrebbero. Il nostro Luca da qualche giorno se ne sta occupando sul suo blog. Perché la Piazza dei Miracoli non si trasformi nel Campo dei Miracoli.

da “IL TIRRENO” DOMENICA, 13 GENNAIO 2008

Pd, esplode la contestazione.
Infocata assemblea a Riglione: «Ci sentiamo traditi» Fontanelli: «Le primarie avrebbero spaccato il partito»

PISA. Se anche solo una fetta del popolo del Pd la vede e la pensa come le decine di aderenti al nuovo partito che l’altra sera hanno partecipato alla preassemblea territoriale di Riglione, Marco Filippeschi dovrà sudare parecchio per conquistare tutti i voti che sulla carta gli garantiscono i bacini elettorali di ciò che furono Ds e Margherita. Quella che si è svolta alla presenza dell’attuale sindaco Paolo Fontanelli – intervenuto in veste di coordinatore comunale del Pd – è stata una riunione dai toni accesi e duri. Perché lì la scelta di non ricorrere alle primarie di partito per selezionare il candidato sindaco non è piaciuta e continua a non piacere proprio per nulla.


«Tutti gli interventi – ha spiegato Elisa Cioncolini, ex segretaria Ds di Riglione – hanno espresso profonda delusione. Andavano fatte le primarie di partito. In questa fase andava dato un segnale diretto e forte di qualcosa di nuovo. Che invece non c’è. C’è chi ha detto di sentirsi tradito e alcuni durante la riunione hanno detto chiaro e tondo che alle amministrative non andranno a votare».
E Fontanelli – che era intervenuto per fare una relazione sulle scadenze e sugli impegni nazionali e locali del Pd – si è così ritrovato a discutere animatamente di primarie e candidati. Ha replicato con fermezza alle critiche sostenendo che non è vero che i cittadini non avranno la possibilità di votare per scegliere il candidato a sindaco «perché ci saranno le primarie di coalizione e non è sostenibile immaginare di chiamare i cittadini a votare due o tre volte in un mese e comunque le primarie di coalizione sono le più congeniali per candidare un sindaco che deve essere espressione non di un partito ma di una alleanza. Le regole decise a livello regionale – ha aggiunto – non impediscono a nessuno di candidarsi ma definiscono un percorso di confronto che faccia discutere i candidati, dentro e fuori dal partito, sulla base delle idee di ciascuno, anche per mettere gli organismi del Pd nella condizione di scegliere chi è più adatto in questa fase, qual è la proposta in grado di aggregare di più. Non capisco perché – ha ribadito – non si consideri utile e necessario un confronto politico, chiaro e trasparente, fra i possibili candidati e si punti solo alla conta dei sostenitori. Il rischio di spaccature sarebbe fortissimo ed è già accaduto in altre realtà. Perciò sono convinto che invece una discussione alla luce del sole, davanti ai militanti e alle assemblee dei cittadini, eviterebbe le contrapposizioni personalistiche rendendo possibile un esito largamente unitario, anche nella diversità delle posizioni».
Fontanelli non ha neppure evitato di entrare nel merito dei nomi e delle iniziative in corso sulle candidature. Lo ha fatto dicendo che «questo è un motivo anche di forte travaglio personale perché non solo ho stima per i nomi che sono stati fatti ma ci ho lavorato insieme per anni, e nel tempo si è costruito un rapporto di amicizia che va oltre la politica. Ma in questi casi bisogna ragionare e scegliere ciò che più è utile ed efficace all’obiettivo, che in questo caso è assicurare alla giunta e all’amministrazione stabilità politica e governabilità. Senza coesione dell’alleanza non si attua alcun programma. E’ per questo che ho firmato l’appello per Filippeschi, perché lo ritengo più capace di mediazione politica e quindi di coesione. Sardu rappresenta più la continuità e ha grande capacità amministrativa. In questi anni ha lavorato molto bene per la città. Spero che l’amarezza non lo porti fuori dalla politica, soprattutto amministrativa».
Ieri pomeriggio al Cep nuova assemblea con Fontanelli e con un argomento in più a dare fiato alle critiche: la dichiarazione fatta ieri da Filippeschi sulle primarie («anch’io sono sempre stato favorevole a quelle di partito» ha detto). A molti è suonata come uno sberleffo.

da LA NAZIONE, domenica 13 gennaio

Fontanelli, una vittoria di Pirro
Infuocate assemblee a Riglione e al Cep per contestare la decisione di non fare le primarie
INFUOCATE assemblee cittadine del novello popolo Pd che si sente «tradito». C’è poco da fare: la decisione di candidare Marco Filippeschi, presa dentro le segreterie del partito e con l’accordo dei soli vertici, resta «indigesto» alla maggior parte della base. Qualcuno avrebbe preferito il giovane Roberto Cerreto. Altri, e sono molti, puntavano direttamente sull’assessore all’urbanistica Giuseppe Sardu. Ma soprattutto tutti (o quasi) volevano le primarie di partito, vale a dire quella possibilità di scelta e di partecipazione da tempo promessa e sfumata nel nulla. Ma non era stato proprio il sindaco Fontanelli a dire pubblicamente che il prossimo sindaco di Pisa lo avrebbero scelto direttamente i pisani?
IN REALTA’, se qualcuno pensava che il ritiro di Sardu potesse bastare da solo a far tornare la calma nel Pd si sbagliava di grosso. Se ne è accorto in fretta Paolo Fontanelli, quando è entrato nei circoli che hanno ospitato le due assemblee di Riglione e del Cep, svoltesi rispettivamente venerdì sera e ieri pomeriggio. Non si può infatti dire che il sindaco, nella sua qualità di coordinatore provvisorio del Comitato Comunale, abbia riscosso consensi e applausi. I toni degli interventi sono stati accesi, le accuse non sono mancate, il malumore e il nervosismo si tagliavano a fette e nessuno gli ha nascosto la propria delusione. Proprio lui che doveva essere al di sopra delle parti, si è invece schierato apertamente per un candidato, bloccando la possibilità di partecipazione al suo stesso popolo. La reazione è stata tale che qualcuno gli anche annunciato di non avere intenzione di andare a votare alle prossime amministrative. Un gesto di disobbedienza civile che non sarebbe stato accettato nel vecchio Pci e forse neanche nei Ds, ma che dovrà pur essere ‘deglutito’ nel nuovo Pd, visto che molte delle promesse fatte sono già state calpestate.
FONTANELLI si è arrabbiato e ha perso la calma, ma ha difeso punto per punto la decisione presa, non senza qualche imbarazzo. Secondo lui non era possibile fare le primarie di partito e dopo quelle di coalizione, perché i cittadini non potevano essere chiamati a votare troppo spesso, mentre il meccanismo delle primarie di coalizione garantirebbe comunque la partecipazione collettiva. Chiamato a rispondere della sua scelta il sindaco ha affermato: «Ho firmato l’appello per Marco Filippeschi perché lo ritengo più capace di mediazione politica, e quindi di coesione. Certamente Sardu rappresenta di più la continuità ed ha una grande capacità amministrativa. In questi anni ha lavorato molto bene per la città, insieme alla giunta e alla maggioranza. E’ un uomo che ha grandi qualità e in un certo senso lo ha dimostrato anche con le dichiarazioni con cui ha motivato il suo ritiro. Io spero che l’amarezza non lo porti fuori dalla politica, soprattutto amministrativa. Ma credo che sul piano della guida di una coalizione e di un contesto politico che stanno rapidamente cambiando la candidatura di Filippeschi sia quella che più corrisponde alle esigenze di coesione».
MA LE PLATEE sono apparse sconcertate e deluse e la vittoria di Fontanelli rischia di diventare come quella di Pirro, sbiadendo i suoi 10 anni di buongoverno, se non riuscirà a fare un passo indietro rimettendo in gioco ciò che è stato unilateralmente tolto.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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