di Umberto Mosso
A Roma il processo costitutivo del PD non sta andando bene. Dopo l’entusiasmo iniziale, seguito al voto del 14 ottobre, il percorso s’è incanalato lungo un itinerario confuso, stabilito e gestito in modo opaco, per non dire oscuro.
Non siamo neanche di fronte alla conservazione dei vecchi gruppi dirigenti dei DS e della Margherita locali, ma a quello di singole persone di quei gruppi che, col favore della grande confusione di modalità e norme che va avanti da ottobre e utilizzando relazioni politiche consolidate e pezzi d’apparato consenzienti, stanno costruendo, secondo loro logiche, l’assetto di vertice “provvisorio” (?) del PD romano.
L’errore iniziale, motivato dalla presunta impossibilità di fare altrimenti, è stato quello di trasformare la riunione degli eletti romani nelle Costituenti, nazionale e regionale, in un organismo dirigente nel quale regnano confusione e improvvisazione. Apparentemente ingestibile, ma gestibilissimo da parte di chi s’è messo in grado di procedere mettendo tutti di fronte a colpi di “fatti compiuti”.
Il 14 ottobre avevamo eletto persone che avrebbero dovuto lavorare sugli statuti e sul Manifesto dei valori. Secondo quest’obbiettivo furono fatte le liste e chiamati a votare i cittadini, ma quelle stesse persone sono, poi, state spinte ad autolegittimarsi come organismo dirigente.
In quella veste hanno eletto il coordinatore cittadino e il presidente della loro assemblea i quali, nelle due riunioni successive, hanno proposto di eleggere un esecutivo e una sorta di direzione che, tuttavia, non sono state votate. Della composizione dell’esecutivo abbiamo appreso da un comunicato stampa, per quanto riguarda la direzione non se ne sa molto dopo la riunione della, così detta, assemblea cittadina conclusasi, per la seconda volta, senza un voto.
La proposta avanzata dal coordinatore e dal presidente, frutto evidente di una trattativa tra alcune aree e correnti dei due ex partiti, prevedeva fossero membri di diritto tutti gli eletti nelle istituzioni del territorio romano, più 120 persone tra eletti e non eletti del 14 ottobre. In tutto oltre 300 persone.
Che fine abbia fatto questa direzione, non votata, non si sa. Forse sarà istituita anch’essa con un comunicato stampa.
Ora si dovrebbe procedere alla costituzione delle Unità di Base nei quartieri e forse ai coordinamenti municipali. Ma non è ancora chiaro secondo quali tempi e modalità. La sensazione è che si voglia procedere, anche in questo caso, attraverso accordi tra aree, gruppi e correnti, da far ratificare alla “direzione fantasma”, più che alla così detta assemblea cittadina, nella confusione della quale sembra impossibile discutere alcunchè.
La costituzione del PD a Roma si sta trasformando in una tradizionalissima operazione di assemblaggio di ceti politici vecchi e nuovi. C’era più democrazia interna nei DS!
La cosa peggiore è che, invece del partito nuovo, si stanno costituendo posizioni dominanti sul nuovo partito, profittando della mancanza di regole chiare ed omogenee, della confusione delle lingue regnante in quella così detta assemblea cittadina e dell’inesperienza politica di gran parte degli eletti il 14 ottobre.
Chiunque provi a chiedere coerenza politica con le idee di partecipazione e di apertura che sono state oggetto della battaglia, fatta negli ultimi anni, per far nascere il PD, chiunque proponga modi e percorsi più trasparenti per procedere, viene additato demagogicamente come un vecchio residuato della politica, da superare. La storia è sempre quella: in nome del “nuovo” si ritorna al più vecchio del vecchio.
Nei territori, tra i cittadini, gli aderenti e gli elettori, c’è disorientamento e in molti casi già delusione. Tranne rarissime eccezioni non c’è iniziativa politica, alcuni si organizzano in gruppi, altri stanno alla finestra senza molte aspettative, altri gia se ne vanno. Forse qualcuno ha pensato che sia meglio così, perchè resteranno i soliti.
Io non ho da insegnare niente a nessuno, tuttavia sono preoccupato e arrabbiato.
Preoccupato perchè nessuno sembra interessarsi di ciò che accade veramente nel PD di Roma, mentre la destra attacca a testa bassa, sapendo che Roma è un punto nevralgico nella costruzione del PD. Ai prossimi, vicini, appuntamenti politici non possiamo andarci in questo modo.
Arrabbiato perchè non sono disponibile a veder buttare a mare un lavoro impegnativo, di anni, che a Roma ci ha fatto guadagnare un consenso politico e sociale vero e grande, dopo aver rimesso in moto la città.
Arrabbiato perchè, come tanti, non ho combattuto battaglie dure, arrivando a sciogliere un partito per fare il PD, per poi ritrovarmi in un partito diretto in modo burocratico e opaco, che definisce i suoi assetti attraverso accordi tra gruppi di vertice, secondo le indicazioni di qualche capocorrente locale e nazionale. Di questo passo il PD, a Roma, non andrà da nessuna parte e la città tornerà in mano alla destra.
Forse sarebbe il caso di discuterne seriamente da qualche parte, magari prima che i giochi siano fatti.
Mi domando se c’è qualcuno tra i costituenti nazionali o regionali eletti a Roma che non sia soddisfatto di quest’andazzo e abbia il coraggio di dirlo, proponendo anche qualcosa di più sensato e democratico.
Commenti (2)
Tutto verissimo. Ma che ci aspettavamo? I cittadini, le persone, si sono rotti le scatole, a Roma forse più che altrove. Non si può ragionare solo in termini di opportunità, di voti, di posizionamenti. Manca il senso. Questo PD è pieno di significati ma privo di senso. E alle persone, ai cittadini, alla gente, interessa soprattutto il senso.
Sono i gusti, i sapori, i colori che danno senso alla vita, alla partecipazione, all'interesse e alla mobilitazione. Ma dove sono tutte queste cose nel PD? Semplicemente non esistono: si fanno roboanti discorsi che sono distanti dalla realtà quanto la terra da un altro sistema solare. Non una speranza, non un colore, davvero, non un senso. Vincere le elezioni non è un senso, è un significato. Accozzagliare tutti insieme per radunare quanta più gente possibile, può avere un significato, ma non ha un senso.
Se nelle unità di quartiere che dovrebbero essere la base del PD l'età media è 60 anni, perchè un giovane dovrebbe partecipare? Se alle assemblee ci trovi ogni sorta di affarista, di sobillatore senza scrupoli, di politicante di quart'ordine, ignorante e analfabeta, che però condiziona la vita di un intero municipio, perchè ci si dovrebbe mescolare con questa gente?
E' un partito senza risposte e, ancor più grave, senza domande. E, allo stato attuale, senza senso.
Non ci vorrà tanto perchè dal vagheggiato 37% dei sondaggi scenda in basso, molto più in basso.
Inviato da Fabio | January 16, 2008 8:03 PM
Posted on January 16, 2008 20:03
Il pd a Roma: così non va? Ma cosa va nel pd?
Inviato da Piergiorgio | January 17, 2008 1:08 AM
Posted on January 17, 2008 01:08