Libera Chiesa in libero Stato

Raffaello_scuola_di_Atene.jpgRiceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Gabriele Boccaccini (Professor of Early Christianity, University of Michigan)

Il solo risultato di questa assurda polemica sulla presenza del Papa all’inaugurazione dell’Università di Roma è stato quello di trasformare in vittima colui che è in primo luogo il responsabile di questa rinnovata tensione tra Stato e Chiesa e quindi di alimentare il progetto restauratore integralista di questo Pontefice e ancora una volta creare le condizioni per una polarizzazione che da sempre impedisce in Italia l’affermarsi di uno Stato veramente laico, autenticamente multireligioso.
Il problema è che clericalismo e antianticlericalismo da sempre si alimentano a vicenda. Questa è una vecchia storia.


Entrambe le parti enfatizzano le loro ragioni senza tenere conto dei loro torti. E’ giusto affermare che questo Papa ha un progetto integralista (del quale del resto non fa mistero) ma è ingiusto voler insegnare al Papa ciò che dovrebbe dire e affermare che la religione non ha diritto di cittadinanza all’interno di una Stato laico. Per zittire una voce ingombrante si è tolto voce a tutte le voci. Lo Stato ha completamente abdicato alla propria funzione di essere la casa comune di tutti e così la Bibbia e il Corano non sono insegnati laicamente nei programmi ministeriali e nemmeno la storia delle religioni, che sarebbe il vero antidoto all’intolleranza. Il cattolicesimo è solo una delle religioni del mondo, non la religione tout court. E lo Stato laico non è l’opposto della religione ma la casa comune di tutti.

Dall’altro lato, il fatto che il Papa abbia pieno diritto di espressione come ogni altro leader religioso all’interno di uno Stato laico e dell’Università, non significa che abbia il diritto di imporre la propria visione del mondo (anche se essa fosse maggioritaria) al resto del paese. La democrazia si misura proprio nella capacità di rispetto delle minoranze. E’ giusto ad esempio che i cattolici si battano perché essi possano vivere liberamente il “loro” modello di famiglia, ma sbagliano a volerlo imporre agli altri come l’unico modello possibile e riconosciuto dallo Stato.
La simpatia con cui è accolto il Dalai Lama anche all’Università non deriva dalle sue posizioni religiose (che molti possono trovare altrettanto oscurantiste o comunque non condivisibili) ma dal fatto che egli le ritenga obbligatorie solo per i seguaci della propria religione e non come un modello da esportare (o peggio da imporre con la complicità di uno Stato compiacente).
I cattolici hanno il diritto di avere le loro posizioni morali (anche quelle che possano sembrare le più estreme e rigorose e anticonformiste), ma questo è un problema loro e di chi è cattolico. Invece diventa un problema di tutti quando la Chiesa cattolica non si “accontenta” in Italia di predicare ai proprio fedeli le proprie direttive morali ma si aspetta che esse siano supportate dallo Stato in nome di un diritto di maggioranza.

Pensiamo solo ad un tema tanto caro a questo Papa come quello della condanna del relativismo morale. Cosa ci aspettiamo che un Papa dica? Che ogni opinione ha lo stesso valore? Scandalizzarsi di questo è semplicemente assurdo. Ma il relatismo morale è l’idea sul quale si fonda l’intero stato laico, Uno stato che non accetti il principio del relativismo morale è uno stato confessionale (sia esso cattolico, islamico o ateista). Il relativismo morale è ciò sul quale si fonda il principio di tolleranza ed eguaglianza di tutti i cittadini indipendemente dalle loro convinzioni religiose, siano esse pure posizioni di minoranza). Il cattolicesimo è la confessione religiosa maggioritaria in Italia, ma non è la “nostra” religione, la religione dell’Italia. Anche l’ebraismo, il protestantesimo, l’Islam sono religioni italiane che fanno parte del nostro comune patrimonio religioso nazionale sin dall’antichità, e gli ebrei, i valdesi, i musulmani e gli atei non sono cittadini di serie B. Uno Stato laico non è uno stato che fa finta che le religioni non esistano, ma uno Stato che accoglie tutte le fedi e le opinioni con eguale dignità.

La vicenda che abbiamo vissuto è molto triste per l’Italia. Il Papa ha il diritto di parlare all’Università (come lo hanno gli altri leader religiosi), ma lo Stato laico, nel momento in cui garantisce questa libertà, ha il dovere di ricordare a tutti (Papa incluso) che la libertà di ciascuno è indivisibile e non può sfociare in prevaricazione contro nessuno.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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8 Commenti

  1. Giacomo

    relativismo e pluralità: ricordo che sul mio libro di educazione civica stava scritto che ciò che accumuna cristianesimo e totalitarismo è che negano il valore di certe idee in quanto erronee e per questo meritevoli solo di persecuzione.
    Questo era contrapposto al pluralismo liberale, che ammette l’esistenza di idee erronee ma che non nega loro un valore, il valore di poter essere criticate e contribuire così all’affinamento delle idee non erronee.
    Secondo me quindi il punto nevralgico è il contraddittorio e credo che sia proprio la mancanza di questo nei mass media che sta irritando o meglio esasperando parte del “fronte” laico.

    vittimismo: magari sbaglio, ma mi sembra di scorgere una dinamica ricorrente:
    si individua il punto debole dell’avversario politico,
    si martella verbalmente su quel punto fino a produrre un senso di irritazione profondo,
    quando l’avversario perde le staffe si subisce e si rivendica il ruolo di vittima facendo apparire l’altro dalla parte del torto.

    catodicesimo:
    questo è secondo me un punto “cruciale”, manca il contraddittorio nei mass media e forse proprio per questo scoppiano queste rappresaglie di confine che portano il fronte laico a massacrarsi al proprio interno (sono volati parecchi insulti tra laici pro o contro, molti più di quanti ci permetteremmo mai di rivolgere alla squadra avversaria…).
    Serve una par condicio umanista, per ogni affermazione del papa o della gerarchia cattolica in TV ci vuole almeno un’afferamazione del rappresentante di un’altra religione e una di un non credente (ateo o agnostico).

  2. riccardo Russo

    eh no! Liberi cittadini in libero stato.
    Anche Gabriele Boccaccini ha semplicemente una visione religiosa della realtà italiana.
    Fermo restando il diritto di Joseph Ratzinger di parlare ovunque lo invitino (come qualsiasi donna e qualsiasi uomo), c’è anche il diritto di dissentire allo stesso Joseph Ratzinger (sempre civilmente).
    Il primo non è clericalismo, il secondo non è anticlericalismo.

    E’ come dire che manifestare contro Bush faccia dei manifestanti degli alleati di Bin Laden!

    bah..

  3. Giacomo

    Premetto che stiamo concedendo a questa storia parecchio spazio e forse ci sono altri problemi che richiederebbero maggiore attenzione, ma a questo punto abbiamo fatto trenta, facciam trentuno, perché non discutiamo il testo:
    http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_16/testo_integrale_discorso_papa_universita_sapienza_822b45d4-c44f-11dc-8fe5-0003ba99c667.shtml

  4. raoul

    @ Russo

    be’ adesso cominciare anche a disconoscere un’istituzione Chiesa saparata dai singoli cittadini mi sembra troppo

  5. Il ragionamento è talmente evidente che è tipicamente lontanissimo dal modo di vivere italico.
    Di fatto, il papa vuole riaffermare il concetto di religione di stato e se qualcuno è riuscito ad ascoltare l’intervista a ruini … a me è venuto il voltastomaco dopo 3 minuti, in tempo per ascoltarlo dire che tutti i cittadini di roma vogliono bene al papa, con toni da peronismo alla vaticana.

    Potrebbe essere una proposta di riforma costituzionale: tutto il potere al papa. Così magari alla fine gli italiani sbottano e lo si ricaccia da Roma a pedate. Certo i francesi non credo lo vogliano … però il mondo è grande …

  6. carla

    Bene avrebbe fatto il papa ad andare all’università, se non altro per il dovere di apostolato e per seguire l’insegnamento principale alla base del sacramento del sacerdozio: “Ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” … Compito principale di un sacerdote è proprio di andare dove non lo vogliono….

  7. Matteo Pistoletti

    giacomo hai scritto “ricordo che sul mio libro di educazione civica stava scritto che ciò che accumuna cristianesimo e totalitarismo è che negano il valore di certe idee in quanto erronee e per questo meritevoli solo di persecuzione” da cristiano mi sembra una frase ingiusta e fortemente anti religiosa, o forse al posto di cristianesimo andava scritto le chiese con questo intendendo tutte le associazioni clericali imam in testa.?

  8. Giacomo

    se un cristianesimo non clericale esiste ancora, non mi sembra in questo periodo si stia facendo granché sentire, o forse questo si non lo lasciano parlare… ciò che invece si ode forte e chiaro ogni giorno su ogni organo di stampa è il cristianesimo di un principe mai contraddetto che vive in una cittadella dorata seguito da una corte di uomini senza figli e senza famiglia vestiti di nero, di viola o di rosso pronti ad accettare, seguire, sostenere, diffondere le leggi che costui, in nome di qualcun altro più grande e perfetto di lui, sancisce per il proprio e per l’altrui Stato, vietando a taluni il matrimonio, a tal’altri la maternità o la paternità ad altri ancora una morte dignitosa.

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