La rete, i “tempi di Angelo”, la politica

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di Valerio Russo

In questi giorni in cui si va a stringere sulla definizione dello statuto del Partito democratico vorrei mettere a fuoco una questione che apparentemente potrebbe sembrare di scarsa valenza politica in sé ma che in realtà rinvia alla gran parte delle questioni di fondo e soprattutto peserà molto su quel che sarà e potrà essere il concreto funzionamento del partito, della vita nel partito: l’uso della rete.
L’11 gennaio Ivan Scalfarotto ha scritto su l’Unità che lo statuto, i testi in corso di elaborazione, si sarebbero dimenticati della rete. Ovviamente la sua è un’affermazione forzata per mettere in evidenza alcuni tratti che vorrebbe veder introdotti. Credo però che sia bene partire da quel che in quei testi c’è, per capire e poi per fare proposte.
C’è una affermazione generale e importante nel primo articolo: “Il Partito Democratico organizza un sistema di comunicazioni basato sulle tecnologie telematiche adeguato a favorire il dibattito interno e a far circolare rapidamente tutte le informazioni necessarie a tale scopo. Esso rende liberamente accessibili per questa via tutte le informazioni sulla sua vita interna, ivi compreso il bilancio, sulle riunioni e le deliberazioni degli organismi dirigenti.”
Affermazione che è poi rafforzata dalle previsione dei diritti (all’informazione) di “sostenitori” e “aderenti” nonché dalla previsione dei referendum (in modalità telematiche). Tale affermazione (introdotta nei testi ad inizio gennaio) ci permette di leggere in luce diversa anche la preesistente previsione di deliberazioni “per via telematica” della Assemblea, il cui lavoro in quanto organismo di dimensione estesa (oggi 2500 persone, un domani 1000) è in tutta evidenza ordinariamente basato su quel “sistema di comunicazione” telematico e non solo appoggiato per le decisioni in via di “necessità e urgenza”.


Ci sono inoltre anche riferimenti minori, gli “anche per via telematica” sparsi qua e là, rispetto ai quali mi domando se nel 2008 non sia matura la condizione per scrivere in un testo di rango statutario un’unica norma che dica sostanzialmente che “tutti i diritti, i doveri e le funzioni previsti nel presente statuto sono esercitabili in via telematica nei modi indicati nei regolamenti ..ecc.”. Cioè una affermazione generale che abiliti scelte e realizzazioni che potranno venire solo gradualmente, realizzandone man mano i requisiti (abilitazione degli interi insiemi organizzativi, identificazione certa, ecc.).

Vorrei che si capisse questo, e lo dico in particolare a tutti coloro che vedono un nesso forte rete-politica, che non è il momento di aggiungere altre specifiche previsioni ma quello di garantire un seguito coerente ed effettivo a quella affermazione di un sistema informativo, collegato e connaturato con entrambe le responsabilità coinvolte, quella dell’organizzazione e quella della comunicazione. E’ un impegno che può essere aiutato da un ordine del giorno di accompagnamento al momento della approvazione dello statuto? Ci si può lavorare in queste settimane?
Dico questo perché quel seguito coerente ed effettivo richiama non solo un forte spessore realizzativo (di infrastruttura, di data base, di applicazioni, ecc., e, perché no, anche la ricerca di possibili e corrette sinergie con quel che è un giornale e un meccanismo editoriale come l’Unità), spessore che non sottovaluto in alcun modo sulla base dell’esperienza delle macchine partito per come le abbiamo conosciute nel tempo; ma quel seguito rappresenta soprattutto un nodo di squisita valenza politica perché un sistema informativo di quella natura e quella estensione (orizzontale e verticale, fino ai Segretari di Circolo) è evidentemente determinante rispetto alle modalità attraverso le quali si svolge e si esprime il confronto e il conflitto politico e agli stessi suoi tempi, alle motivazioni di militanza.

Non si può pensare che quel seguito, quella innovazione, venga avanti senza un momento di impegnativo coinvolgimento politico nella Assemblea che approverà lo statuto. Ovviamente, anche nell’ordine del giorno ipotizzato, non si tratta di aggiungere parole a parole, anche se meglio dette o più fortemente sottolineate. Si tratta invece di fissare alcuni elementi determinanti. Ad esempio il suo incardinamento nella struttura. Al di là di dipendenze funzionali dalla Segreteria, perché non pensare a quell’ufficio di Presidenza della Assemblea per il quale, se non leggo male i testi, è costruito anche un profilo di garanzia verso tutti?
Non ci sono scorciatoie rispetto alla portata di questa innovazione. Sarebbe interessante se ognuno cercasse la risposta a questa domanda: perché mai l’avvento della rete e il suo diffondersi negli ultimi 15 anni ha cambiato nel profondo tutto (le relazioni, la produzione, i mercati, il lavoro..) e non ha cambiato la politica? E non parlo del fatto ovvio dell’aggiungersi di un nuovo canale per quanto e sempre più rilevante anche per la politica, ma del cambiamento della politica nella sua sostanza, militanza, dialettica, proposta, governo, gruppi dirigenti e loro verifica. Già porsi questa domanda aiuterebbe molto i/le componenti dell’Assemblea costituente chiamati/e oggi a prendere decisioni di saggezza, senza schiacciarsi troppo in fretta in voti sugli ultimi emendamenti.

Il discorso sulla rete non sarebbe completo se non affrontassimo anche l’altro versante a cui fa riferimento Scalfarotto. La rete è infatti non solo un fattore abilitante ma in qualche modo si propone anche come luogo, con sue logiche da conoscere e riconoscere, nel quale si formano (o si possono potenzialmente formare) esperienze collettive autonome o si propongono interazioni fino al livello della singola persona, entrambi aspetti significativi per un’organizzazione politica. A tutto ciò forse allude anche il meccanismo dei forum, previsti nelle bozze di statuto anche se di profilo ancora molto incerto nella forma e nella sostanza. Il ragionamento sarebbe più lungo dello spazio di questo articolo ma basterebbe andare alle elaborazioni di sei anni fa quando si cercò di dare vita alla “sezione online” dei ds per ritrovare i punti di equilibrio tra l’esigenza e le potenzialità di apertura da un lato, le difficoltà a considerare la sezione online come una “istanza di partito”, difficoltà che peraltro spingeva non a rinunciare ma a progettare un modulo e una forma online per “tutte le sezioni”.
Ragionamenti non solo attualissimi, ma anche utili e fecondi perché ci porterebbero a trarre di più da quella alternativa secca che ora si profila tra “sostenitori” e “aderenti”, distinguendo invece tutte le graduate forme di impegno riconosciuto e organizzato nel partito dal ruolo al quale è richiamabile la più ampia platea degli “elettori”, in relazione alle sfere diverse delle decisioni di partito e a quella della selezione dei candidati per le assemblee istituzionali.

Resta in ogni caso decisiva la questione dei “tempi di Angelo”. Angelo non è una figura immaginaria. E’ un mio amico. Alla dimensione della politica (che comprendeva anche un impegno istituzionale) aveva sempre dato molto. E speso moltissimo tempo in tale direzione. Ma è successo qualcosa di personale che lo costringe e lo costringerà a dare ad altro la quasi totalità del suo tempo. Se ne doleva con me. Gli scrissi che, tornando ad occuparmi di rete e politica e pensando a lui, avrei assunto come indicatore centrale proprio la questione dei tempi: potersi sentire ed essere in pieno parte di un’organizzazione politica pur disponendo di solo 15 minuti al giorno. Angelo, che non manca di ironia, mi rispose che come al solito mi ponevo obiettivi poco ambiziosi. Bene, non neghiamoci questa ambizione se vogliamo che tanti angeli possano fare politica. Una ambizione che ha sicuramente a che fare con il come usiamo la rete. Ma soprattutto ha a che fare con il carattere nuovo del partito che vogliamo, che può nascere non esorcizzando il conflitto che è nella natura del far politica, ma scegliendo tutti di incanalarlo in modalità manifeste e positive, e quindi riconoscendo in quell’ipotizzato sistema informativo “per la partecipazione” un’area “garantita” nel funzionamento (nella costanza del funzionamento) e nelle procedure, investendo coerentemente per ottenere il risultato. Senza di essa sarà difficile vedere impegnarsi le tante energie che ci sono, comunque le si classifichino in sostenitori e aderenti.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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