Giovedì 17 gennaio il papa sarà chiamato a partecipare, intervenendo, all’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università di Roma “La Sapienza”. Un gruppo di fisici della stessa università sta già giustamente protestando, appoggiando una lunga lettera di Marcello Cini che spiega le ragioni profonde della non opportunità dell’invito di un pontefice per l’inaugurazione dell’Anno Accademico di una Università della Repubblica.
Le ragioni per opporsi possono essere molte, da un “laicismo esasperato” (come direbbe qualcuno …) ad argomentazioni basate sull’idea e sul progetto teologico-dottrinale dell’attuale papa. In particolare, come sottolinea Marcello Cini, il motivo di pericolosità per l’indipendenza della scienza dalle autorità religiose (e quindi politiche) risiede nell’idea di superare la distinzione tra fede e ragione, con l’irruzione delle istanze del “credo” nella vita di tutti i giorni. E tre punti sono portati come esempio nella lettera di Marcello Cini per sottolineare la pericolosità del pensiero di Ratzinger.
La prima citazione del papa è «Nel profondo… si tratta dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire “con il logos” è contrario alla natura di Dio». Qui sta chiaramente il punto cardine del progetto del papa, che non è solo elaborazione filosofica ma progetto politico: non si può agire contrariamente ai precetti divini. Una sorta di giustificazione teologica di tutti i fondamentalismi religiosi, giacché la ragione ci dovrebbe dire che è difficle (se non impossibile) sapere chi è il depositario della parola divina (se mai dovesse esistere). La razionalità dovrebbe portarci a dire che sì la ragione ha dei limiti, ma è abbastanza “potente” da farci dubitare di chiunque voglia farsi portavoce di ciò che è oltre i suoi limiti. Il papa invece si arroga il diritto di andare oltre, è il depositario del volere divino e quindi preconizza una fusione tra fede e ragione, o meglio il discioglimento della ragione nell’ambito della fede.
Questo viene messo in risalto ancor più nel secondo passaggio, dove si attacca direttamente l’indipendenza della scienza dalla fede:
“La moderna ragione propria delle scienze naturali con l’intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda (sul perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l’ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere”.
Dove innanzi tutto non si capisce per quale motivo le scienze naturali sono intrinsecamente “platoniche”. Lo può essere la matematica (che infatti non è propriamente una scienza naturale), ma non lo sono la fisica, la chimica e la biologia. Per queste, anzi, l’astrazione è un mezzo per meglio comprendere la realtà e non il contrario. Ovvero, la teorizzazione matematica (per esempio), l’uso di leggi, teoremi, assiomi, sono condizionate alla spiegazione della realtà. Non esistono assiomi imprescindibili, ma solo teorie che possono rendere conto e prevedere (bene o male) l’evoluzione di fenomeni reali. Ma il pensiero papale è, ovviamente, opposto, tanto che si arriva all’assurdo che le tradizioni religiose sono fonte di conoscenza. Certo lui non pensa alla fisica o alla chimica, ma sicuramente pensa alla biologia. Insomma, la tradizione cristiana insegna che un dio creò l’uomo, quindi è una forma di conoscenza che non si può rifiutare. Un attacco sottile (perché con parole alte) ma per questo ancor più pericoloso. Se il papa avesse detto direttamente tutto ciò, anche l’uomo della strada potrebbe dubitarne se non ribellarsi. Così invece si pone come un’autorità filosofica difficilmente confutabile, imponendo indirettamente uno stile alla società.
E quindi si arriva all’appoggio del papa al “Disegno Intelligente” (l’ultimo aspetto menzionato da Marcello Cini), che è il punto finale dell’attacco che la chiesa cattolica porta alla razionalità illuminista, utilizzando sottili ragionamento pseudo-razionali (pseudo perché fondati su un’ipotesi inverificabile).
Insomma, l’attacco del papa all’indipendenza della Scienza e alla separazione tra Fede e Ragione, è il punto cruciale della sua attività che non è solo (e tanto) filosofico-teologica ma soprattutto POLITICA. È la giustificazione e la forza per condurre un attacco a tutto campo nella società.
E se gli scienziati giustamente si ribellano, i paladini dei diritti civili e della laicità dovrebbero accogliere questo appello perché se cade il muro tra Fede e Ragione allora non ce ne sarà più per nessuno.
Francesco la pensa diversamente e ci spiega (perché)
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

di 



concordo sulla lettera e le motivazione, dissento sulle modalita’ di partecipazione che si sono viste in questi giorni (picchetti, sit-in, musica a palla, settimane anticlericali). Se non si e’ daccordo con le parole del Papa, semplicemente si disertano i suoi interventi (e non si chiede la revoca dell’invito, senno’ ne fate un problema diretto a cio’ che la persona rappresenta piu’ che non alla sua presenza). Invece oramai, pare che in Italia ogni ragione fornisca pretesti e autorizzazione per inveire contro qualcuno.
Nell’appello firmato da 67 docenti e pubblicato su Repubblica, il papa viene accusato di aver detto da cardinale, il 15 marzo del 1990, che “il processo della Chiesa contro Galileo fu ragionevole e giusto”. I professori si dicono “indignati in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze”.
Peccato che le parole contestate siano solo una citazione del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend, da cui l’allora prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede prese chiaramente le distanze. Il cardinale parlava all’università di Parma sui rapporti tra scienza e fede e usò la citazione con una considerazione precisa: “Nell’ultimo decennio, la resistenza della creazione a farsi manipolare dall’uomo si è manifestata come elemento di novita’ nella situazione culturale complessiva. La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile. Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra – disse testualmente Ratzinger – il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo”. E ancora: “Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande”.
La polemica dunque, è priva di ogni fondamento e appare quantomeno pretestuosa, come si evince dalle parole del cardinale che vi proponiamo di seguito.
Tanto è bastato però per rendere infuocata la vigilia della visita. Il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della congregazione per l’Educazione cattolica risponde alla protesta, parlando di ”iniziativa molto discutibile” e di ”atto di oscurantismo”, anche perché il papa, oltre ad essere ”vescovo di Roma, vicario di Cristo e successore di Pietro”, è anche ”un uomo di cultura, aperto al dialogo e al confronto”. ”Non chiudiamoci – questa l’esortazione del card.Grocholewski -, apriamoci all’ascolto degli altri, come ha sostenuto nel suo discorso all’Università Lateranense il presidente francese Nicolas Sarkozy”. Per il prelato quelle contrarie alla visita del Papa alla Sapienza sono ”voci perlomeno discutibili. Incomprensibili. Sono anni che giro per le università di tutto il mondo e mai mi sono trovato davanti a critiche simili”.
Concetto condiviso anche da alcuni docenti, come Giuliana Ammannati, pedagogista dell’Anpec nazionale. “L’annunciata contestazione – ha detto – mette in luce ancora una volta la netta e troppo rigida separazione esistente in Italia tra spirito laico e spirito cristiano”. “Sarebbe un vero e proprio boomerang per l’università e per la laicità, – continua – che in nome della ragione invita tutti, credenti e non credenti al rispetto reciproco delle proprie e altrui idee e al confronto costruttivo e arricchente per edificare una realta’ migliore, senza bisogno di trovare capri espiatori a causa dello scontento che soprattutto i giovani hanno attualmente verso la società civile”.
Da parte sua, il genetista Bruno Dalla Piccola, docente di genetica medica proprio alla Sapienza, in un’intervista alla Radio Vaticana, definisce l’appello anti-Ratzinger “un’uscita vergognosa che sicuramente non fa onore ad un’università grande, importante”. Dalla Piccola ricorda che la sua università “alcuni anni fa ha ospitato dei Raeliani che volevano fare la clonazione dell’uomo” e “in altri tempi è stata aperta a politici di ogni tipo o addirittura a degli attori”. “Non si vergognano coloro che hanno firmato – si chiede il genetista – di voler impedire di parlare a una persona che gode di rispetto a livello mondiale?”. A giudizio di Dalla Piccola “qualcuno ha paura di sentire quello che il Papa vuole dire” e contro di lui c’è “una pregiudiziale”.
Ancora più chiaro il rettore, Renato Guarini: “Benedetto XVI sarà accolto come messaggero di pace e di giustizia e uomo di pensiero. Allo stesso modo la nostra università ha più volte accolto rappresentanti di altre confessioni religiose e li ha riconosciuti come interlocutori in un franco dialogo sulla convergenza di alcuni valori umani e civili. La cerimonia di inaugurazione quest’anno -dice Guarini- e’ dedicata all’impegno contro la pena di morte. Intendiamo infatti proporre un appello alla comunita’ scientifica internazionale a sostegno della moratoria e per la progressiva abolizione della pena capitale dagli ordinamenti nazionali in tutto il mondo”.
Il cardinale Ratzinger e Galileo Galilei
La crisi della fede nella scienza
tratto da Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti, Paoline, Roma 1992, p. 76-79.
“Nell’ultimo decennio, la resistenza della creazione a farsi manipolare dall’uomo si è manifestata come elemento di novità nella situazione culturale complessiva. La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile.
Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo.
Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo, venne -già nel secolo successivo- elevato a mito dell’illuminismo. Galileo appare come vittima di quell’oscurantismo medievale che permane nella Chiesa. Bene e male sono separati con un taglio netto. Da una parte troviamo l’Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l’avversario della libertà e della conoscenza. Dall’altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell’uomo dalle catene dell’ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia dell’oscuro Medioevo (1).
Secondo Bloch, il sistema eliocentrico -così come quello geocentrico- si fonda su presupposti indimostrabili. Tra questi, rivestirebbe un ruolo di primo piano l’affermazione dell’esistenza di uno spazio assoluto; opzione che tuttavia è stata poi cancellata dalla teoria della relatività. Egli scrive testualmente: «Dal momento che, con l’abolizione del presupposto di uno spazio vuoto e immobile, non si produce più alcun movimento verso di esso, ma soltanto un movimento relativo dei corpi tra loro, e poiché la misurazione di tale moto dipende dalla scelta del corpo assunto come punto di riferimento, così ?qualora la complessità dei calcoli risultanti non rendesse impraticabile l’ipotesi? adesso come allora si potrebbe supporre la terra fissa e il sole mobile» .
Curiosamente fu proprio Ernst Bloch, con il suo marxismo romantico, uno dei primi ad opporsi apertamente a tale mito, offrendo una nuova interpretazione dell’accaduto. Il vantaggio del sistema eliocentrico rispetto a quello geocentrico non consiste perciò in una maggior corrispondenza alla verità oggettiva, ma soltanto nel fatto che ci offre una maggiore facilità di calcolo. Fin qui, Bloch espone solo una concezione moderna della scienza naturale. Sorprendente è invece la valutazione che egli ne trae: «Una volta data per certa la relatività del movimento, un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo».
Se qui entrambe le sfere di conoscenza vengono ancora chiaramente differenziate fra loro sotto il profilo metodologico, riconoscendone sia i limiti che i rispettivi diritti, molto più drastico appare invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive:
«La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione».
Dal punto di vista delle conseguenze concrete della svolta galileiana, infine, C. F. Von Weizsacker fa ancora un passo avanti, quando vede una «via direttissima» che conduce da Galileo alla bomba atomica. Con mia grande sorpresa, in una recente intervista sul caso Galileo non mi è stata posta una domanda del tipo: «Perché la Chiesa ha preteso di ostacolare lo sviluppo delle scienze naturali?», ma esattamente quella opposta, cioè: «Perché la Chiesa non ha preso una posizione più chiara contro i disastri che dovevano necessariamente accadere, una volta che Galileo aprì il vaso di Pandora?».
Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande. [...]
Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica”.
da korazym.org
Non dovrebbe esserci bisogno di ricordare Giordano Bruno, Galilei,…i poveri bambini del Ghetto trasformati in “evirati cantori”;purtroppo in questo Paese regna sovrana l’ipocrisia, se si è arrivati a teorizzare gli Atei-Devoti!
Quindi proporrei di invitare alle prossime inaugurazioni della Sapienza alti esponenti di altre religioni/fedi in modo da ristabilire una sorta di par condicio.
Ah già, l’opinione di Dalla Piccola è veramente imprescindibile. E che altro poteva dire l’ispiratore di Scienza e Vita?
Ma per favore…
non mi inoltro in disquisizioni di dottrina di cui capisco poco o niente, il fatto saliente è solo – secondo me – che oggi questo Papa straborda quotidianamente da essere un capo spirituale per i cattolici a quello di essere un ispiratore neanche occulto delle leggi che i parlamentari italiani devono o non devono votare, pena scomunica.
Insomma, B16 invade continuamente il campo altrui, anche quello della ricerca scientifica, e mi sembra naturale che ci sia gente che cerca di ricordargli che ci sono dei limiti alla sua sovranitá temporale, e questi sono esattamente il perimetro delle mura leonine.
Anzi, la resistenza mi pare pure troppo poca…
fatico a comprendere come dire che dio si comporti a seconda del logos (e non diversamente) possa avere le terribili implicazioni che cini vorrebbe.
e pure sul creazionismo si sono fatte solo speculazioni.
motivazioni debolucce, mi pare.
Il Papa annuncia che non andra’ alla Sapienza. Gioco, partita, incontro. Per lui, ovviamente. Pero’ alla Sapienza s’e’ mostrato il muscolo, vuoi mettere?
Contenti voi…
Chiaramente la partita mediatica l’hanno vinta i fondamentalisti e i conservatori. Questo è indubbio, ma lo era sin dall’inizio. Del resto quando hai i principali media e attori politici schierati più o meno chiaramente dalla tua parte è difficile perdere:le tue manipolazioni vengono propagandate, le ragioni (eventuali) degli altri non spiegate…
Nonostante la bravura delle gerarchie ecclesiatiche nel farsi passare per vittime e la maldestrezza dei docenti “incriminati”, tuttavia forse un qualche motivo di ottimismo si può ricavare dalla vicenda.
Nonostante tutto, il buono è la manifestazione del dissenso: non tutti si piegano al nuovo corso.
E, soprattutto, viene dimostrato quanto questi temi possano “polarizzare” e sensibilizzare, fare opinione, quanto siano sentiti: questo è essenziale, specie per la classe dirigente del pd che punta invece, scioccamente e illusoriamente, all’”addormentamento”.
Ecco io spero che almeno queste cose servano a far capire alla classe dirigente del pd quanto rischia.
@Piergiorgio
a me sembra che, grazie a tale dissennata manifestazione di dissenso, chi rischia ora siano proprio quelli che si battono per la laicita’ in Italia. Una tale pseudo-intolleranza, infatti, non puo’ che venire condannata dai piu’: il seguito si riduce e, in base al principio della democrazia, conta quindi meno di quanto contasse prima. Intanto quattro gatti esultano per essere riusciti a sputtanare loro stessi e la loro universita’. Una vittoria che Pirro invidierebbe, c’e’ proprio di che essere ottimisti.
Riccardo devi riconoscere che tutto sembrava essere predisposto per montare l’ennesima polemica. Era un tranello!
Sempre la stessa storia: il martire cattolico italiano
bruciato dalla strega laica. Sembra una barzelletta. Ed i media sembrano bersela (a proposito premio a “La Stampa” che non ha messo la stupida notizia in evidenza)
Parliamo di laicità, difendiamo le nostre idee senza pero’ cadere nel tranello della polemica.
Dedichiamoci al già difficile progetto del PD. Che non c’é bisogno di occuparsi del papa.
Quello che interessa a noi é lottare e difendere il nostro modello di convivenza democratico non giocare al martire ed alla strega.
@Filippo Zuliani
Caro Filippo inutile ripetere: ho già detto che la partita mediatica è stata vinta dal papa. Testuale: “indubbiamente”.
La differenza fra noi è questa: tu capisci la facilità con cui poteva essere strumentalizzata la faccenda e rivolta a proprio vantaggio dalla forze conservatrici e clericali e dai la croce addosso ai docenti. Della serie: ti sei messo in una situazione perdente quindi hai torto.
Io ugualmente capisco la stessa cosa, ma non per questo do torto a chi ha ragione nel merito. Mi permetto di rimandare al mio post all’articolo di Francesco Costa qua sotto per una disamina più approfondita.
Se “i più” condannano una “barbara intolleranza” che non esiste (per me) e che si sono inventati media e politici, io non posso che solidarizzare con le vere vittime e denunciare i veri intolleranti.
Conviene? Questo il punto.
Io non sono affatto uno sfascista e odio il tanto peggio tanto meglio.
Nel breve periodo appare sempre conveniente schierarsi con la logica de “i più”. Lel lungo dipende, e precisamente dipende da noi. E ovvio che se tutte le forze politiche e giornalistiche sposano la stessa tesi “i più” continueranno a pensarla nel modo sbagliato (per me). Se invece qualcuno facesse sentire una voce diversa allora si potrebbe anche sperare in una sorte diversa.
Il punto è sempre quello: accettare l’esistente come dato o darsi da fare perchè cambi qualcosa?
Quanto all’ottimismo chiaro che c’è poco da stare allegri. Io non ho fatto salti di gioia, ho detto che “nonostante tutto” forse qualcosa di buono si poteva ricavare.
Oggi la grossa massa ha i suoi “criminali” additati al ludibrio pubblico da tutta la stampa e politica unite in una feroce gazzarra di intolleranza del dissenso, dai toni farseschi per la drammatizzazione di un evento palesemente e dolosamente travisato.
Ma di fronte a questo spettacolo indegno, credo e spero ci sarà anche una fascia di persone che, attonite, si sarà resa meglio conto di quale pericolo oggi corra l’autonomia della politica in Italia.
@Piergiorgio
se vuoi giocare a brigante, brigante e mezzo, accomodati pure. Personalmente a me non preme diventare piu’ scemo per la scemenza del mio avversario.
Sulla convenienza del gesto: e’ un banale problema di capire quanto paghi per quanto prendi, ma non solo in termini numerici. Qui il punto non e’ quale tesi sposa la stampa, qui c’e’ un gesto dissennato a prescindere, per le facili accuse di oscurantismo e di volonta’ di combattere il fuoco col fuoco che trasuda. Se siete cosi’ ansioni di farvi fotografare a festeggiare il quarantennale del 68 in strada, magari armati di spranghe e spaccando qualche cranio dei “nemici” come negli anni di piombo, accomodatevi pure. Io preferisco dialogare. Spero almeno siate fieri del futuro che state costruendo.
Scusa Filippo, forse mi è sfuggito qualcosa, forse c’è qualcosa che non so e di cui nessuno parla, ma dove era la “volontà di combattere il fuoco col fuoco”? Chi l’ha espressa? Perchè al di là di una lettera di 70 docenti universitari, qualche colorito e nemmeno troppo fantasioso cartellone appeso in rettorato, una “rituale” occupazione – lampo, peraltro – del rettorato stesso e la richiesta di uno spazio ove poter manifestare il proprio dissenso, a me non pare proprio ci fosse altro. Da qui ad evocare barricate e crani spaccati credo ce ne passi, e pure tanto.
Per quanto riguarda il brigante e il brigante e mezzo, io nella mia vita quotidiana non concedo il benché minimo ascolto a chi si fa portatore di tesi intolleranti o razziste, o violente o, semplicemente, discriminatorie. Cioè, generalmente, chiudo la comunicazione. E’ una scelta, per carità, così come è una scelta comportarsi in maniera diversa. Questo non vuol dire andare a spaccargli il cranio (sempre che costui non intenda spaccare il mio, perchè allora si, cerco di spaccarglielo io per primo). Non vedo francamente le ragioni per lo scandalo o per una denuncia di oscurantismo. Se poi il discorso è di opportunità politica, allora è diverso. Ma non confondiamo le mele con le pere.
Però, ripeto, può darsi che mi sia sfuggito qualcosa, perché sinceramente io non riesco proprio a capire il senso di tutte queste scandalizzate dissociazioni.
che dire, Fabio, non concordo per nulla con quello che dici. Per tornare coi piedi per terra: se il rettore vuole invitare il Papa faccia pure, ha ricevuto il mandato dall’universita’ e la responsabilita’ e’ solo del rettore. Se pero’ non trovi appropriata la presenza del Papa e dissenti sulle sue idee, semplicemente diserti (in massa) l’inaugurazione dell’anno accademico magari spiegando con una lettera aperta le tue motivazioni. Richieste di revoche, picchetti, sit-in, settimane anticlericali e palle varie, oltre che a metterti sullo stesso piano di chi critichi (perche’ ci sono tempi e modi appropriati per il dibattito) servono solo a inasprire un confronto gia’ difficile per i laici e avvelenare l’aria ancora di piu’. Altro da dire non ho, passo e chiudo.
@filippo zuliani
Caro Filippo, ti tingrazio per lo scemo e per il teppista sessantottino (anche se ai tempi non ero ancora nato): è sempre piacevole discutere con chi porta, pacatamente, argomenti.
Per il resto il “conviene” era riferito (come evidente) alla mia solidarietà ai docenti. Il “gesto”, come già detto e ridetto, non conveniva farlo così: bisognava essere più furbi.
Ma la politica si trova anche (e spesso) a dover affrontare scelte ed eventi che non sono dipesi da essa. Ti titrovi la patata bollente, che fai? Ecco il dubbio sul “conviene”: conviene accodarsi alla strumentalizzazione dei media sulla “censura”, sulla “barbara intolleranza”, o conviene andare controcorrente, riportando la discussione nei suoi giusti confini?
Ho ascoltato giusto poco fa Rodotà a Ballarò: un uomo libero, saggio, equilibrato che ancora una volta ha dimostrato di meritare grande stima. Pochi, dopo la gazzarra inscenata dai big di partito e dai telegiornali, avrebbero avuto il coraggio di dire limpidamente cose analoghe a quanto ho postato qui.
Forse anche lui, nella visione dei grandi intenditori del liberalismo, apparirà come uomo di spranga…mah, chi lo sa?
Per me se più politici avessero analogo coraggio, i lapidari pre-giudizi dei “più”, alla lunga, apparterrebbero a degli “un pò meno più”.
Chiudo pure io, non prima di aver detto, però, che richieste di revoca, picchetti, sit in e settimane anticlericali sono espressioni di dissenso – che può essere di vari tipi – che fanno parte della cara vecchia democrazia. Non mi pare proprio che pongano sullo stesso piano il contestato e i contestatori, dal momento che, comunque, sullo stesso piano non ci stanno proprio: uno è un capo di stato, gli altri sono cittadini. I piani mi paiono proprio molto ma molto diversi. Poi l’opportunità politica è un’altra cosa, ma qui l’errore è tutto del Rettore, che non solo non ha previamente condiviso l’invito – in modo da pararsi bene – ma è riuscito persino a farsi far fesso da Ratzinger. Che non vedeva l’ora di seminare tensione, come sempre fa, a livello sociale. Solo che, anziché considerare lui e il suo apparato una minaccia per la sicurezza e la serenità dello stato, ce la prendiamo con quattro studenti un po’ idioti e nostalgici e altrettanti professori ( di fisica, poi, che è una delle facoltà più serie e rigorose che ci siano alla Sapienza)che hanno incautamente fatto sentire la loro voce. Non sempre e non tutti, per fortuna, ragionano in termini di opportunità politica, ed è un bene che sia così, soprattutto quando è il mondo dell’Università a farlo. Vuol dire davvero che non tutto è perduto.
Ripeto: o non ho capito io, e mi sfugge qualcosa di rilevante, o si sta smarrendo il senso e il significato di ciò che accade.
Torno ora, e certo l’ora è tarda per riflessioni “tozze”.
@daniele: vedi sopra, mi leggo il tuo lunghissimo commento domattina col sole (si fa per dire …).
@luca: senza entrare in sottili definizioni di logos, diciamo che è il ridurre la ragione nell’ambito della fede che è pericoloso, converrai. Cini volutamente esagera, però tornare alla fusione tra fede e ragione significa negare l’illuminismo … scusa se è poco. Ora da un papa non mi aspetto che esalti la separazione fede/ragione, ma che i pensatori moderni colgano la pericolosità di tutto questo mi pare doveroso.
Ma, per quello che mi riguarda, è ancor più grave il passaggio tra Scienze e Platonismo. Questo è una contraddizione in termini. La scienza è empirica, per definizione. La matematica può essere platonica, ma se parliamo di scienze sperimentali (fisica, chimica, biologia, …) queste sono l’opposto. La loro base sono l’osservazione degli eventi. Poi, chi più chi meno, tutti usano concetti astratti a mani basse, un formalismo matematico corposissimo, ma tutto ciò è un modo “semplice” per trattare un mondo complesso. E ogni teoria dura finché può ricondurre alla comprensione il comportamento di oggetti fisici reali.
Ora Joseph Ratzinger, o prende una toppa oppure (e visto che non è un pretucolo ignorante di provincia) ha un progetto volto all’asservimento della scienza alle idee, che è specchio del progetto che vuole l’azione quotidiana nella società asservita alla fede.
E scusa se è poco.
@giodi: d’accordissimo.
@altri: non commento sulla gazzarra mediatica italica cui sento lontani e putridi eco. Vespa però ora parla di Sarko e Carla, un po’ di sano cazzeggio.
@Fabio
c’e’ differenza tra fare fracasso e ottenere risultati. Per uno che e’ daccordo col fracasso, dieci sono contro.
@Riccardo
W Carla
@ Alfonso:
sull’opportunità politica si può discutere quanto si vuole, l’ho già detto mi pare. Ma non si può sempre ragionare in termni di opportunità. La differenza tra dissenso e fracasso, che pure certamente c’è, non mi pare che configuri in ogni caso comportamenti delinquenziali. Nelle democrazie avanzate il dissenso si manifesta spesso anche come fracasso. Nessuno si offende e, se si offende, sono affari suoi. Se non gli garba, se ne sta a casa, esattamente come è successo in questo caso. E non credo proprio che le sorti della laicità in questo paese verranno minimanente toccate da questo episodio: per fortuna siamo in Europa e a Bruxelles non stanno pensando alle nostre timide proteste contro il Papa (anzi, forse non vedevano l’ora che accadesse); stanno – ben più concretamente – pensando allo scandalo della nostra immondizia.
@ riccardo: “ridurre la ragione nell’ambito della fede” è espressione ambigua e comunque non è quello che voleva dire il papa nella frase citata da cini. il papa si riferiva ad una disputa teologica che risale a duns scoto e san tommaso. scoto diceva che dio avrebbe potuto fare anche il contrario di quello che ha fatto (tipo che 2+2=3 e che se lanci un corpo questo cade in alto), mentre tommaso diceva che no, dio non poteva fare che quello che ha fatto, perchè dio è logos.
ora, dire che è stato sbagliato invitare il papa alla sapienza perchè ha parlato in un elemento platonico intrinseco nelle scienze naturali, beh mi sembra si sfiori il ridicolo. tanto più che poteva essere un’occasione per chiedergli cosa voleva dire con questo benedetto elemento platonico.
@Fabio
Fin dalla pubblicazione della lettera dei 67 fisici era chiaro che saremmo arrivati a questo punto. Ormai poco importa chi ha fatto cosa, vi hanno appiccicato addosso il ruolo di “quelli che hanno impedito al Papa di parlare” e tutto il mondo politico biasima l’accaduto. Del resto il Papa e’ un capo di stato e certe reazioni politiche sono obbligate.
Insomma, ci siete cascati in pieno, buttandovi pure di panza. Ve l’hanno messo, politicamente e mediaticamente, nel culo e non siete nemmeno in grado di realizzare il fatto. Se questo e’ la laicita’ che vorremmo, la vedo dura per i laici nostrani.
@Filippo Zuliani
La provocazione degli anni di piombo e’ forte, ma capisco cosa vuoi dire. In Italia, o meglio sui media italiani, pare che sia in atto una deriva crescente di “no a prescindere” di infiniti schieramenti contrapposti. Speriamo in un deciso cambio di rotta per il futuro per far sfiatare la tensione, altrimenti la vedo nera.
@Riccardo da Parigi
a me Carla Bruni non piace
Un commento sulla forma più che sui contenuti.
Mi è piaciuta questa cosa di mettere due articoli di segno opposto, però, ammetto che si fa un po’ fatica a seguire il dibattito che si è aperto perché è mezzo qui e mezzo di là…
La prossima volta proporrei di mettere le due voci in un unico post diviso o orizzontalmente o anche verticalmente, come preferite o di chiudere i commenti in un post e rinviare all’altro insomma un modo per rendere il dibattito meno frammentato.
Ratzinger ha un suo piano (recente messa spalle di ai fedeli, messa in latino…); è quello di ritirare fuori la cara vecchia Chiesa preconciliare. Forse perché estremizzare è l’unico modo per sopravvivere. E lo scontro con la scienza è perfettamente coerente con tutto ciò.
Non per questo però bisogna star zitti quando Ratzinger dice bischerate, suvvia!
Si manifesta su tutto (G8, Bush, discariche) guarda un po’ se non si può manifestare contro J.R.!
In fin dei conti se voleva parlare poteva comunque farlo.
@ Alfonso:
scusami tanto, ma sai che disdetta che “tutto il mondo politico biasima l’accaduto”! Potrei rispondere: e chi se ne frega. Le reazioni del mondo politico (italiano) durano lo spazio di 24 ore, a volte meno. Succederà anche questa volta. E’ diventato chiaro, invece, il senso di accerchiamento e di impotenza che vivono i laici italiani. Quanto anche il cosiddetto “sapere” si senta minacciato da scelte politiche che alla competenza e al rigore scientifico preferiscono l’appartenenza a congregazioni e organizzazioni vicine al Vaticano (e La Sapienza è letteralmente infarcita).
Riguardo al saper riconoscere che, come dici tu, “ce l’hanno messo politicamente e mediaticamente nel culo”, può pure essere, ci mancherebbe. Ma se invece nessuno avesse proferito verbo e Ratzinger fosse venuto all’inaugurazione senza nemmeno l’ombra di una contestazione o di una replica, la laicità avrebbe vinto? Laicità è assenza di contestazioni e di repliche? Finora Ratzinger è andato dove ha voluto e senza incontrare ostacoli; ha detto le peggio cose senza alcun limite e confine: ci abbiamo guadagnato qualcosa per la laicità di questo paese? Nemmeno per sogno. Ora qualcuno gli ha messo un paletto – ma nemmeno: ha espresso riserve e proteste, figuriamoci – ed è comprensibile che, per uno abituato a spadroneggiare per ogni dove sia un brutto trauma. Si riprenderà. Ma certamente non mi aspetto che le cose peggiorino, dal punto di vista della laicità di questo paese. E ancora, ora è più chiaro chi non accetta repliche e contestazioni, chi è il vero illiberale, chi è il reazionario chiuso ad ogni confronto. Ed è anche chiaro – per fortuna – che all’Università, almeno formalmente, non si possono sostenere le tesi più strampalate e prive di fondamento scientifico senza per lo meno incorrere nel rischio di un dibattito o di una contestazione. Da qualunque parte vengano, persino dal Papa. L’Università può benissimo acogliere anche Ratzinger, a patto però che accetti le regole del mondo scientifico.
E se questo non è un messaggio che da solo valeva l’intera contestazione, allora si che mi preoccupo io delle sorti di questo paese, non solo di quelle della laicità.
@luca: possiamo dire che il mondo moderno ha le basi nell’illuminismo che in un certo senso rifiuta di perdersi in queste dispute medievali (tipo quella tra scoto e tommaso)? Poi il punto saliente è che B16 non vuole proprio contraddittorio, sia nelle manifestazioni (fa prediche non dibattiti), sia come pensiero dominante.
Il suo atteggiamento è quello del divo di Hollywood che sta sempre al centro dei riflettori e dei pensieri (almeno CW solo ai primi).
@Fabio, Riccarù: d’accordissimo. Ribaltiamo, ribaltiamo, il pierino è B16 che se ne va perché c’è qualcuno che vuole protestare al suo passaggio. Ma questo capita quando si fa politica …
Date un’occhiata a questo articolo di qualche mese fa. Vi fa venire in mente qualche situazione simile. Lasciamo perdere Scoto, Platone e compagnia bella. Le cose sono piu’ semplici. Ciao, Ciro.
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/11/27/AR2006112700360.html
Qualche omosessuale tedesco protesta e il Papa NON cancella la visita. Ma guarda un po’!
http://www.dw-world.de/dw/article/0,2144,2168183,00.html
Brazil, ta ta ta ta ta ta…
Vabbe’ questo e’ l’ultimo. Prometto.
http://news.monstersandcritics.com/americas/news/article_1300838.php/Feminists_homosexuals_to_protest_Popes_visit_to_Brasil