Fare il Papa con il Papa

autorete.jpgdi Francesco Costa

La faccenda Ratzinger-Sapienza potrebbe chiudersi con una battuta: peggio dei rettori che invitano a parlare un Papa all’apertura dell’anno accademico ci sono solo quelli che boicottano l’evento tentando di impedire al Papa di parlare. Ma non è così semplice.

Mi sono interrogato sul perchè si potesse essere contrari alla presenza del Papa nell’aula magna dell’università in cui studio. E mi sono risposto.

Caro Francesco, il Papa è un capo di stato di un paese estero. Per cui, che stia a casa sua.
Non vedo il problema: Romano Prodi ha ricevuto lauree honoris causa tenendo lezioni nelle università di Sofia, Barcellona, Madras, Providence, Michigan, Bucarest, Lovanio, La Valletta, Tirana, Madrid, Seul, Oxford, Tunisi, Lublino. Capi di stato italiani vanno all’estero a parlare nelle università e ricevere lauree honoris causa, la stessa cosa fanno capi di stato stranieri in Italia. Quando – per dirne una – l’università di Perugia ha insignito di una laurea honoris causa il capo di stato canadese, tu eri certamente a manifestare davanti l’ateneo, no?


Già, però il Papa è un capo religioso mentre l’università è un luogo dello Stato. Quindi, il Papa non può parlare all’Università.
Questa è la motivazione più ipocrita. Nell’Ottobre del 2006 un capo religioso non solo è stato ricevuto dall’università RomaTre, è stato addirittura insignito di una laurea honoris causa. Nessuna protesta da parte di nessuno. E gli studenti? Felicissimi.

Oltre mille giovani hanno partecipato alla cerimonia [...] e centinaia di studenti, docenti e ricercatori rimasti fuori si sono dovuti accontentare dei maxischermi allestiti in alcune aule della facoltà di Lettere.

Quindi – e abbiamo facilmente smontato una delle più roboanti delle motivazioni del boicottaggio – la sacralità laica dell’Ateneo non c’entra. L’università non è offlimits per i capi religiosi: il Dalai Lama può entrare, il Papa no.

Eh, facile: il Dalai Lama non è mica oscurantista quanto il Papa.
Ah no? Ti sbagli, mi sa: nonostante una sagace e riuscita operazione simpatia di Tenzin Gyatso, il Dalai Lama non è esattamente quell’icona di bontà che molti credono. Il Dalai Lama vende indulgenze, propugna per il Tibet una società organizzata secondo un sistema feudale e castale (compreso di schiavitù, punizioni corporali e condanne a morte), condanna l’omosessualità e l’aborto, rivendica giurisdizione politica su un territorio sulla base di un principio divino e – questa cosa ai collettivi che protesteranno giovedì doveva far rizzare i peli delle braccia – ha preso soldi dalla Cia per addestrare dei miliziani. Eppure, quando il Dalai Lama è venuto a prendersi un laurea in biologia (sic) tu, caro il mio laico part-time, eri a casuccia, se non eri addirittura lì ad applaudirlo. Quindi, perchè il Dalai Lama sì e il Papa no?

Allora no pure al Dalai Lama! Niente capi religiosi oscurantisti nelle università italiane!
Bene, quindi nello stato laico da te propugnato il diritto di parola va concesso a chi dici tu. Laico sì, liberale manco per idea. E, sentiamo, quale authority stabilirebbe il grado di oscurantismo di ciascun essere umano per stabilire se ha o no diritto di parola? Se l’università è davvero il tempio della libera conoscenza, del dibattito e del confronto, è assurdo sostenere (con un sit in, un cartello o un documento) che si debba negare il diritto di parola a chicchessia. L’università è il luogo del confronto, è il luogo del dubbio, è il luogo dove si discutono le proprie tesi: non è il luogo dove alcune tesi possono essere esposte e altre no. Remember Columbia? C’è un capo religioso, capo di stato, teologo e docente universitario che giovedì viene a fare un saluto agli studenti della città e un intervento che ha come tema la pena di morte. Non impone a me e te di pensarla come lui, non impedisce a me e te di sostenere il contrario. Io credo che negargli il diritto di parola nel luogo della conoscenza sia, quella sì, una bestemmia.

E dopo vanno tutti a pregare in cappella!
Falso. Dopo vanno a visitare la cappella dell’ateneo, recentemente restaurata.

Sì, ok, tu sei così buono e onesto. Ma ti rendi conto che molti di loro non perdono occasione per giocare sporco – la campagna per l’astensionismo ai referendum, Ratzinger che massacra Veltroni – e tu stai lì a menarla col diritto di parola? Loro non si fanno scrupoli, noi avremo pur diritto a qualche colpo basso!
No, e non solo perché sarebbe una strategia suicida dal punto di vista politico, se vuoi veramente avere uno stato laico. Il fatto è che il fine non giustifica i mezzi. Punto. Per un ragionamento più ampio a proposito, vedere qui:

L’encomiabile pretesa di essere nel giusto deve passare attraverso la sua dimostrazione continua e inderogabile. Pensare invece di essere nel giusto per definizione, e quindi di essere in diritto di ogni cosa per affermarlo, genera e ha generato mostri.

Potremmo pure ascoltare il Papa, se si limitasse a esercitare il suo ruolo di guida spirituale. Ma lui cerca di influenzare in ogni modo la politica italiana!
Ma davvero pensiamo di dare al Papa la colpa della sua influenza sulla politica italiana? Ma davvero pensiamo che la soluzione al problema laicità sarebbe che il Papa tacesse o che magari la Chiesa smettesse di nominare Papi (eureka!)? Il Papa vuole influire nella vita politica italiana, così come vuole influire in quella tedesca, spagnola, americana, islandese e brasiliana: lui la chiama “evangelizzazione”, la soluzione al problema laicità è intimargli di smetterla o impedirgli di parlare? A me sembra che le cause del problema laicità in Italia risiedano in Parlamento, non in Vaticano: il problema di questo paese sono i politici proni e servili, sono i maître à penser del clericalismo, sono i parlamentari che auspicano lo spirito santo scenda sul Senato della Repubblica, sono gli pseudo-laici che lucrano politicamente sui temi della laicità allontanando la conquista di diritti fondamentali per tirare su qualche voto in più. Il Papa cosa dovrebbe fare di diverso, propagandare l’amore libero?

Cari laici che protesterete giovedì, che voi siate in buona o in cattiva fede, questa del boicottaggio del discorso del Papa è una cosa infantile, intollerante e controproducente (sull’opportunità dell’invito, invece, ci sarebbe da discutere). Volete uno stato laico? Bene, datevi da fare: parlate con la gente, fate politica, votate bene, informate. Impedire al Papa di parlare ci farà forse sfogare, ma di certo non avvicinerà il giorno della conquista dei diritti civili non riconosciuti nel nostro paese.

Riccardo la pensa diversamente e ce lo (spiega)
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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30 Commenti

  1. Spettacolare intervento. D’ accordo su ogni sillaba. Bravo Francesco.


  2. A me sembra che le cause del problema laicità in Italia risiedano in Parlamento, non in Vaticano: il problema di questo paese sono i politici proni e servili, sono i maître à penser del clericalismo, sono i parlamentari che auspicano lo spirito santo scenda sul Senato della Repubblica, sono gli pseudo-laici che lucrano politicamente sui temi della laicità allontanando la conquista di diritti fondamentali per tirare su qualche voto in più.

    bastava scrivere due lettere: PD

  3. Ti sei dimenticato una domanda, Francesco. Il papa non è invitato a prendere una Laurea Honoris Causa, ma a presenziare all’INAUGURAZIONE dell’Anno Accademico.
    Una cosa ben diversa, formalmente e simbolicamente.

  4. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    finalmente una voce assennata! condivido il post di Francesco, soprattutto quando fa notare che pensare di risolvere la questione “laicita’ dello stato in Italia” buttandola in rissa con le gerarchie vaticane e’ una strategia suicida. Ovviamente, chi di dovere lo sa benissimo e provoca. Poi vediamo quanti abboccano.

  5. No, formalmente (è questo a cui ti riferisci, Riccardo no?) è invitato a tenere un discorso. Non è lui che presenta l’anno accademico come accaduto in molti altri casi.
    Insomma, a livello di interventi lui non è neanche “l’ospite d’onore”.

    Oggi sono passato all’università, c’erano manifesti in cui si lamentava che nello Stato Vaticano non ci fosse libertà d’opinione e di parola: appunto.

  6. enzo

    Noi siamo laici, e mai ci verrebbe in mente di negare la parola a chicchessia. Purché i chicchessia siano trattati tutti allo stesso modo: diritto di parola, dovere di ascolto. Non so se con ospiti precedenti sia stato concesso di replicare al discorso, ma mi sembrerebbe cosa buona e giusta che il Papa dopo aver parlato ascoltasse almeno una voce e-contra, perché siamo in Italia e non nel Vaticano, e perché non neghiamo a nessuno il diritto di parola: a nessuno, nemmeno agli e-contra.
    Se questo non è possibile allora è sbagliato ospitare, nella sede della scienza che non è verità rivelata, chi non contribuisce all’ascolto delle altrui opinioni.
    Ma ormai l’invito (sbagliato) c’è: “facimme sfuà o guaglione” (ma con qualche voce dissenziente, nell’aula o fuori).

  7. volevo dire “presenziare” nel senso di “essere presente” …. quindi è presente e parla. O no?

    Poi non credere che per questo sono d’accordo con le forme di protesta, per fortuna non le vedro’ (oggi non ho tempo di vedere la tv italica), ma già mi posso immaginare.
    Questo non toglie che ci possa essere una base sensata nel protestare contro il RETTORE per gli inviti che fa.

  8. Giacomo

    Io prongo una teoria su un fenomeno collaterale a questa storia ma che forse potrebbe aiutare, non so.

    Tutti ora ci interroghiamo se sia giusto o sbagliato dal punto di vista laico e liberale protestare per questa benedetta lezione… ma la domanda secondo me è: perché, visto che siamo appunto tutti laici stiamo qui a “scannarci” per questo? Se non fossi scettico sul complottismo mi verrebbe da dire che tutte queste mosse, dall’aborto a qui siano orchestrate ad arte per dividere il campo laico… ma appunto questa secondo me rimane fantapolitica e penso piuttosto ci siano ragioni “strutturali”, una almeno stiamo qui a discutere (giustamente) di principi ma in concreto?
    In concreto come pensiamo che si possa arrivare davvero ad una Repubblica Italiana laica?
    Secondo me dovremmo cominciare a formulare proposte concrete su questo punto.

  9. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    @Giacomo:

    in concreto, dovremmo evitare di abboccare a provocazioni plateali. Vedo che almeno tu hai capito che certe mosse e certe dichiarazioni non sono quasi mai fatte a caso (anche se per motivi meno fantapolitici di quelli da te citati). Di personaggi che si divertono ad avvelenare l’aria, in Italia ne abbiamo anche troppi.

    Riguardo alla tua domanda -formulare proposte concrete- prima dovremmo chiederci e capire: cosa vuol dire stato laico, nella concezione di laicita’ moderna? Troppi sono quelli che pontificano, strillano e vorrebbero vedere i prelati appesi per le palle come simbolo di una repubblica laica (sic).

  10. Fabio

    Il ragionamento sembrerebbe corretto, ma vi è un presupposto a mio avviso non condivisibile: la tolleranza con gli intolleranti. Il pensiero liberale non coincide certamente con la sopportazione di un pensiero (e di una pratica, soprattutto) violento, autoritario e illiberale.
    Dunque, ben venga Ratzinger alla Sapienza, a due condizioni, anche alternative:

    1) Invita all’inaugurazione di una qualsiasi delle sue Università la Prof.ssa Margherita Hack o, a scelta, uno dei professori che hanno manifestato disagio e dissenso per la sua presenza;

    2) Accetta, prima o dopo il suo intervento, che uno dei suddetti replichi nell’Aula Magna del Rettorato alle sue sicuramente aberranti affermazioni.

    Essere liberali non significa porgere l’altra guancia e consentire a qualsiasi dittatorello di qualunque staterello di poter berciare su quel che gli pare, contro ogni libertà e ogni autodeterminazione; al contrario, presuppone l’isolamento e l’indebolimento di tutto ciò che va contro la libertà e i diritti umani.
    Ecco perché la faccia degli studenti del PD ha la stessa consistenza del bronzo, e senza nulla togliere al fatto che quella della sinistra non è che l’ennesima provocazione e/o strumentalizzazione.
    Si capisce: ognuno fa carriera come può, però, veramente, non cambia mai proprio nulla?

  11. ciro mazzotta

    Caro Francesco,
    Scusa sai, ma mi pare che tu la faccia più complicata di quello che è. Ma cosa farebbe
    Benedetto XVI se Napolitano, un giorno sí e l’altro pure, esprimesse le sue profonde preoccupazioni per il fatto che ai confini dello stato che Egli rappresenta si trova una delle ultime monarchie assolute, nonché degli ultimi regimi al mondo in cui la discriminazione di genere è legale e promossa. Uno stato in cui la cittadinanza viene concessa solo in base alla qualifica di funzionario, che a sua volta viene subordinata alla professione di uno ed un solo credo religioso. Se protestasse per il fatto che il Papa nomina vescovi e cardinali che invitano più o meno subdolamente a non rispettare le leggi italiane. Se si indignasse per il fatto che da parte della Santa Sede non viene preso nessun provvedimento o emanata alcuna indicazione per quesi sacerdoti che, ignorando del tutto le conseguenze sociali dei peccati che si configuarano anche come reati, assolvono senza pretendere l’obbligo di denuncia alle autorità civili. Ed infine, se alzasse il suo alto grido di dolore dal balcone del Quirinale per alcune morti sospette di guardie doganali vestite a carnevale? Che farebbe, lo inviterebbe ad inaugurare l’anno santo?
    Ma perché noi italiani dobbiamo farci sempre male da soli piú del necessario con argomenti arzigogolati che cercano di dimostrare che Cristo è morto di freddo?

    Pensa come sarebbe semplice e bello se non esistesse il Concordato. Il cittadino tedesco Joseph Ratzinger sarebbe liberissimo di vivere in Italia e di professare tutte le norme morali ed etiche che egli ritiene più giuste. Si dovrebbe dar da fare per trovarsi i mezzi finanziari e se incitasse alla disobbedienza civile dei medici contro l’aborto, incorrerebbe in una denuncia per istigazione al reato.

    Non sarebbe tutto più limpido per tutti? Non ci sarebbe più dignità per tutti? Tu che ne pensi?
    Ciao, Ciro Mazzotta.

  12. riccarù

    E’ una cosa antipatica, il papa anti-Galileo in un’Università. Sarebbe come dire… distribuire preservativi gratis all’uscita della santissimamessa.

  13. ciro mazzotta

    Scusate, ma vorrei scrivere altre due parole. Ma vi immaginate cosa succederebbe se uno stato aderente alla Comunita’ Europea, diciamo la Francia, per essere ironici, rinunciasse alla sua sovranita’ su un pezzo di territorio al centro di Parigi per concederlo ad capo religioso musulmano come stato sovrano? Che direbbe Benedetto XVI? Questa storia dello status diplomatico del capo della religione cattolica e’ uno scandalo di origine mussoliniana a cui la Comunita’ Europea dovrebbe porre rimedio.

  14. Forse sarà perché mi sento veltroniano, però trovo difficoltà a dare nettamente ragione all’una o all’altra “campana”. Ha ragione Francesco Costa … ma anche Riccando Spezia.
    Entrambi dicono delle verità e delle apparenti verità.
    Per esempio non credo che si stia contestando il Papa come istituzione o come Capo di Stato estero. Si sta contestando il Ratzinger restauratore e oscurantista.
    Così come è giusto affermare che “l’università è il luogo del confronto, è il luogo del dubbio, è il luogo dove si discutono le proprie tesi”. Solo che non credo che giovedì l’incontro si svilupperà con un dibattito dove verranno messe a confronto le differenti tesi.
    Il problema va discusso allora ‒ secondo me ‒ solo sul piano della strategia da adottare.
    Che ci sia un tentativo di restaurazione è indubbio, e non starei tanto a sottilizzare se dietro c’é la regia del Vaticano o se è libera iniziativa (o interessata soggezione) di alcuni politici.
    A tale offensiva si deve rispondere. E’ sul “come” che dobbiamo interrogarci. Secondo me le forme di protesta violenta non fanno sicuramente il nostro gioco. Però non credo nemmeno sia produttivo il silenzio.
    Riprendendo ciò che disse Gilberto Corbellini (Professore ordinario di Bioetica e Storia della Medicina alla “Sapienza”) nel corso di un recente convegno al quale ho assistito: “”Il problema non è il Papa che fa il Papa, ma il fatto che nessuno osa rispondere al Papa”.

  15. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    la voce della saggezza: Corrado Truffi dal suo blog

    http://corradoinblog.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1749028

  16. Fabio

    Veltroni ai docenti “contestatori”: “Tra la critica e l’intolleranza c’è un confine che non si può varcare, e il Pd è perchè non sia varcato”.

    Sbagliato: gli intolleranti non vanno criticati; semplicemente non vanno tollerati. La critica è possibile dove c’è dialogo, non dove c’è monologo. E inoltre: perché non lo va a dire a Ratzinger, anziché ai suoi concittadini, che il PD è per la critica e non per l’intolleranza?

    Siamo veramente al mondo alla rovescia.

  17. Fabio

    Aggiungo: perché Veltroni, anziché aprire la bocca per tapparla ai contestatori, non si esprime contro lo scempio che in tutta Italia la classe politica del suo partito va compiendo, soprattutto a livello locale, contro quello spirito rinnovatore e costruttivo che lui stesso sostiene di voler affermare? Perchè si ostina a difendere l’indifendibile?
    E poi diciamolo una volta per tutte: non sarà il caso di finirla con questi ragionamenti finissimi, articolatissimi e capziosissimi che, spaccando il capello in quattro, ci vorrebbero spingere ad accettare ogni stupidaggine istituzionalizzata, da Ferrara nel comitato del PD a Ratzinger a La Sapienza? C’è una soglia, estetica prima ancora che etica (ammesso che questa distinzione si possa fare) che suggerisce a tutti i laici onesti – e per nulla violenti – che la visita di Ratzinger alla Sapienza è una cosa “brutta”. Brutta da vedere, brutta da sentire, brutta senza scuse. Mettetevi davanti al quadretto e provate a “sentire”, piuttosto che “pensare”. E’ proprio una roba oscena. Poi, con la ragione ci si può costruire sopra quel che vi pare, ma è e rimane brutta. Ed è un motivo sufficiente per evitarla, oltre che per starne lontani.

  18. Certo che riuscire ad apparire intolleranti ed oscurantisti persino di fronte ad un papa del genere, e’ uno di quei capolavori di autolesionismo di cui solo la sinistra italiana, nei suoi momenti di piu’ totale allucinazione politica, riesce ad essere capace. Possibilmente la piu’ grande tafazzata del nuovo millennio, in attesa che il Pdci faccia cadere Prodi.
    Si vede che ha ragione Fabio, che invita a smettere di pensare. Viene davvero voglia di farlo.

  19. su i Mille dai il tuo meglio, francesco.

    x ciro: il vaticano è uno stato per modo di dire ed è la soluzione garantire l’autonomia del religioso e quella del politico (ovvero: i preti non governano e i politici non dettano i dogmi).

    che alcuni vescovi abbiano travalicato il limite è indubbio. questo non significa che si debba fare altrettanto a riguardo del sacerdozio femminile e del sacramento della confessione.

  20. Un po’ di risposte.

    Innanzitutto, ammesso che abbia senso mettere la questione su questo piano, non è vero che l’inaugurazione dell’anno accademico è più importante di una laurea honoris causa. Anzi, è vero il contrario: far parlare un professore universitario all’inaugurazione di un anno accademico non comporta che l’ateneo concordi con le sue tesi, consegnargli un’onorificenza prestigiosa come una laurea honoris causa è un segnale se non di approvazione, quanto meno di alto riconoscimento.

    Più di uno poi ha tirato in mezzo la faccenda della reciprocità. Il Papa parli pure ma poi inviti la Hack a inaugurare l’anno accademico in una sua università. Ecco, io vorrei dire una cosa: il principio di reciprocità è una cosa di destra, una cosa fascista. Una cosa per cui dato che in Iraq i giornalisti italiani vengono rapiti e torturati, in Italia i giornalisti iraqueni non dovrebbero godere dei diritti sanciti dalla Costituzione. Una cosa per cui se in Arabia Saudita è proibito costruire chiese noi dovremmo impedire agli arabi di costruire moschee in Italia. Noi siamo i laici, non gli integralisti. Noi siamo i liberali, non gli illiberali. Noi siamo i tolleranti, non gli intolleranti.

    Fabio addirittura scrive: “Gli intolleranti non vanno criticati; semplicemente non vanno tollerati”. Come dice Gianni, è veramente complicato mettersi accanto al Papa e risultare quello più intollerante: ci sei riuscito.

  21. Piergiorgio

    Mi spiace, ma il discorso di Francesco non regge da cima a fondo.
    Errato anzitutto nei presupposti logici. Francesco imposta tutto il discorso (cadendo nell’equivoco volutamente propagandato dai media conservatori vedi radio vaticana) come se fosse una questione di principio, come se si trattasse di stabilire, in generale, l’esistenza di un diritto di parola, e non, come è, una questione di pura discrezionalità. Non esiste il “diritto ad essere invitati” nelle università e perciò non invitare qualcuno non significa stabilire o affermare che quel qualcuno “non può” (così Francesco) mettere piede in università.
    Ovvio che un papa “può” parlare in università, il che non significa che ciò sia sempre desiderabile, o che dobbiamo accogliere per forza festevolmente plaudenti qualsiasi invito.
    Ma errato sopratutto nell’atteggiamento di fondo equivocamente in bilico fra critica di merito e critica di opportunità.
    Francesco (e con lui gli altri che l’hanno già detto) ha perfettamente ragione sul fatto che la protesta si è risolta in un’azione controproducente. Ciò è dipeso dall’ingenuità (magari finta come sospettava qno: io non lo so, non conosco le persone)con cui è stata condotta.
    Sarebbe certamente stato più furbo non chiedere di revocare l’invito, ma limitarsi ad una contestazione, tipo: ben venga a parlare, ma a noi il suo pensiero e le sue azioni non piacciono e non ci fa piacere riceverlo.
    Ovviamente gli avversari hanno subito approfittato dell’ingenuità per parlare di “censura” (!?), per dire che si vuole zittire il papa (seee, magari: santa Bonino, l’unica ad aver avuto la faccia di dire le cose come stanno) ecc. ecc. E oggi il trionfo: ritiro della visita..povero papa! (come sono bravi a farsi passare per vittime!) Certamente sfrutteranno la cosa a lungo.
    Se però, più o meno tutti, concordiamo con l’errore tattico, bisogna essere chiari nel giudizio di merito.
    C’è una “urgenza” della realtà che non si può più far finta di non vedere. Guardiamo alla sostanza allora: la sostanza è che il papa ha a disposizione tutti i giorni, mane e sera, un’imponente apparato mediatico, che si dispiega sempre senza concedere alcuno spazio al dissenso e alla critica. Con la scusa del rispetto per il sentimento religioso,lui (e le gerarchie) si trovano nell’invidiabile posizione di poter fare continuamente politica, senza alcuna responsabilità e senza mai essere calati in una dimensione di dibattito critico. E lo stesso avviene nelle innumerevoli occasioni e cerimonie cui partecipa il papa, che mai prevedono dibattiti o risposte, ma solo cattedratici monologhi.
    E allora, di fronte a questa realtà, la lettera dei docenti era una sacrosanta protesta. Tutto qua.La sostanza, al di là dei modi, era questa: semplicemtne una manifestazione di dissenso. E inutile cincischiare e girare tanto intorno appellandosi al politically correct, e facendo finta di non rendersi conto dell’essenza del problema. L’essenza del problema è che non tutti apprezzano il papa, il suo pensiero, la sua azione, e non tutti sono disposti a nascondersi e a non dirlo pubblicamente. Purtroppo la verità è che oggi il pubblico dissenso dal pensiero unico è scarsamente tollerato.

  22. Fabio

    Francesco, che il principio di reciprocità sia una cosa fascista (addirittura) lo dici tu: accetto la tua opinione ma non sono affatto d’accordo. E rimango della mia idea: gli intolleranti non vanno tollerati. Come si suol dire: a brigante, brigante e mezzo. Tu sei riuscito a sostenere che io sia più intollerante di Ratzinger. Buon per te.
    Vedi, Ratzinger non andrà più alla Sapienza non perché sia stato ritirato l’invito – nessuno si è sognato di ritirarlo – ma perchè non accetta né il confronto né le contestazioni. E questo è veramente incredibile. Ribadisco e ripeto: per quanto mi riguarda poteva pure venirci, all’Università, ma a patto di subire contestazioni ed accettare repliche adeguate. Questa è la libertà, la laicità e la tolleranza. Il non accettare queste condizioni – democratiche, laiche e liberali – doveva portare non il Papa, ma il Rettore stesso ad annullare l’invito. In nome di quella che tu evidentemente chiami intolleranza ma che io chiamo rispetto delle regole e della democrazia. E infatti, non diversamente dal Vaticano, da Cesa, da Casini e dal resto della bella compagnia politicante, definisci me e chi la pensa in modo simile a me come “intolleranti”. Io, più semplicemente, penso solo che tu stia facendo una discreta confusione.

  23. Fabio, riguardo la reciprocità: dovremmo impedire agli arabi di professare la loro religione in Italia dato che in Arabia agli italiani non è consentito? Rispondimi, per favore.

    (“A brigante, brigante e mezzo”. Un po’ come dire “occhio per occhio, dente per dente” o “à la guerre comme à la guerre”: tutte cose di destra)

    Non sono stato io a definirti intollerante. Lo hai fatto da solo quando hai scritto che secondo te “gli intolleranti [...] non vanno tollerati”. Ecco, anche senza buttarla sulla linguistica, chi “non tollera” si qualifica come intollerante. Punto.

  24. si il papa puo dire cose fastidiose: ma chi non le dice?

    il problema é la tendenza degli uomoni politici italiani a genuflettersi ipocritamente (gli atei devoti) per puro calcolo politico.

    l’italia é uno stato libero. om eglio deve essere uno Stato libero. libero perché ciascuno deve essere libero di esprimersi. libero perché sovrano. ma se non é sovrano la colpa non é di San Pietro o di Ruini: e di coloro che ipocritamente obbediscono per acchialpare le grazie di un dio (in cui non credono) ed i cosidetti voti degli elettori cattolici (secondo me molto piu’ indipendenti e laici di quanto si creda)

  25. Fabio

    Francesco, riguardo la reciprocità: io non sto parlando di cittadini di questo o di quello stato, che sono responsabili sino ad un certo punto delle politiche dei loro governi. Qui si tratta di capi di governo, ispiratori e promulgatori di dottrine e pensieri illiberali e violenti. Ed è qui che si gioca realmente il principio di reciprocità: quando, qualche anno fa, Tarek Aziz – mi pare fosse lui – venne in visita a Roma, poco prima che il regime di Saddam cadesse, si rifiutò di incontrare una delegazione ebraica; per tutta risposta, il buon Veltroni si rifiutò a sua volta di incontrarlo e di stringergli la mano (dopo che l’incontro era stato ovviamente fissato e pubblicizzato). E fece bene. In questo senso io intendo la reciprocità, non certo facendo ricadere le colpe di un governo o di una casta dittatoriale sulla popolazione tutta. Non vedo per quale motivo il sovrano assoluto Ratzinger debba essere trattato in modo diverso. Tralascio le etichettature (“di destra”, “di sinistra”) che tu fai, mettendo insieme principio di reciprocità, leggi bibliche e frasi celebri di vario genere: non attacca. Ripeto: se ti fa piacere etichettare, fai pure; io non mi impressiono. Dal momento che leggo spesso ciò che scrivi, e mi pare che di solito il livello argomentativo sia più elevato -e non di rado concordo con te – lascio perdere. Anche perchè non saprei che risponderti: il principio di reciprocità è di destra? Oddio, mi verrà una crisi politico esistenziale…
    Sul gioco linguistico relativo all’intolleranza, poi, mi preme ribadire che la “tolleranza” non è senza confini e senza limiti. Al contrario, ha dei paletti ben definiti, a mio modesto avviso. E questi paletti sono proprio quelli della libertà e dei diritti di ciascuno e degli altri. Ne “La banalità del male” Hannah Arendt, rivolgendosi idealmente ad Eichmann, appena giustiziato, scrive: “Come tu hai appoggiato e messo in pratica una politica il cui senso era di non coabitare su questo pianeta con il popolo ebraico e con varie altre razze (quasi che tu e i tuoi superiori aveste il diritto di stabilire chi deve e chi non deve abitare la terra) noi riteniamo che nessuno, cioè nessun essere umano desideri abitare con te. Per questo, e solo per questo, tu devi essere impiccato”.
    Io sono contrario alla pena di morte, umanamente, sentimentalmente ed ideologicamente, ma non riesco a non essere d’accordo con questo ragionamento. Che rappresenta, a mio avviso, il senso profondo del limite della tolleranza.

  26. nullo in punta di fioretto :D

  27. ciro mazzotta

    Dichiarazione del politico italiano che voterei convinto di fare bene: “Il Santo Padre ha commesso un grave errore a rinunciare alla visita programmata. Un rinuncia che offende profondamente tutti gli italiani e che dimostra di considerare l’Italia e gli italiani alla stregua di un palcoscenico pieno di comparse, utili solo se pronte ad acclamarlo a beneficio delle riproduzione mediatica della sua immagine nel mondo. La sua sicurezza, come quella di qualsiasi altro capo di stato, sarebbe stata garantita dalle forze di polizia italiane come si è sempre verificato. Ovviamente, sarebbe stato garantito uno spazio per manifestare a tutti coloro che pensavano che l’invito del rettore fosse stato inopportuno”.

  28. Bravo Francesco. Hai scritto molto bene. Oggi ho scritto anch’io ponendo la questione in modo simile (parlo della tua chiosa, molto saggia).
    Felice di avere letto questo tuo intervento

  29. enzo

    Va bene, avete parlato con intelligenza politically correct. va bene: bisogna capire chi tira le carte e come non farsele arrivare in faccia.
    ma lasciatemi dire quello che nessuno ha avuto il coraggio di dire: finalmente!
    finalmente, come dice ciro, questo apese non è un gregge di pecore sospinte dal pastore (tedesco).
    Insomma, un po’ se l’è voluta. Certo, doveva poter parlare, ma dalle mie parti si dice che se sputi in aria poi ti bagni da solo.
    io, se fossi a roma, stasera andrei in campo dei fiori a trovare giordano bruno. allora, come ricorderete, l’intolleranza usava i roghi. per fortuna, oggi usiamo i da-ze-bao.

  30. Fabio

    Dal momento che dall’evento è passato qualche giorno e che domani gruppi di fedeli pilotati da CL andranno a S. Pietro a manifestare la loro solidarietà al pontefice ammutolito dai vili laicisti, propongo una lettura appena un po’ più interessante del banale, disinformato e disinformante articolo di Diamanti apparso oggi su Repubblica. Buona lettura

    http://bioetiche.blogspot.com/2008/01/il-papa-victoria-beckham-e-la-libert-di.html

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