di Cristiana Alicata
Caro Giuliano Ferrara,
mi permetto di provocarti un po’.
Meraviglia, non poco, questo dibattito sulla moratoria dell’aborto tutto di una generazione maschile alle soglie della nonnità.
Un’organizzazione religiosa fondata sulla gerarchia maschile che lancia una legittima richiesta in uno dei paesi dove la presenza femminile nelle università (quanti rettori?), nella politica (quante ministre e di cosa?), nelle aziende (quante dirigenti?) è bassissima. Terreno fertile.
Meraviglia e non poco che a rispondere alle richieste della Chiesa siano stati, in queste settimane due ex sessantottini (D’Alema sui matrimonio gay e la famiglia e Ferrara sull’aborto), ventenni rivoluzionari 40 anni fa, che all’epoca, forse si riempivano le tasche del parka con libertà sessuale e parità di genere. Ma d’altronde molte donne ricordano allora di avere fatto più le ancelle del ciclostile che le capopopolo.
Ad uno sguardo attento (uno sguardo non filtrato dai vetri scuri delle autoblu e della vita agiata da intellettuale arrivato) in questi 40 anni le donne sono cambiate molto. Dopo gli anni 70 c’è stato certamente un crollo delle nascite, lo scotto da pagare per fare un minino di carriera che comunque non è arrivata. Oggi, nel XXI secolo, invece di fare una battaglia retrograda sulla moratoria dell’aborto, mi piacerebbe vedere ex sessantottini e intellettuali, intenti a capire come mai le donne della mia generazione (30 anni), le vostre figlie da cui forse desiderate divenire nonni, tardino così tanto a fare figli rispetto agli altri paesi europei. Come mai nessuno si chiede come mai in Francia, in Danimarca le donne siano ad alti livelli della gerarchia socio-politica e facciano più figli di noi? Perché un’operaia o una centralinista, magari precarie, non dovrebbero pensare all’aborto? Molte di loro, insieme ai loro mariti, con estremo coraggio affrontano comunque una vita di disagio economico e sociale pur di non rinunciare alla maternità, in un paese, tra l’altro, in cui se dovessero separarsi dal marito potrebbero non ricevere nemmeno gli alimenti dall’ex marito che se ne frega delle decisioni del tribunale. Ma la donna non è una fabbrica di vita. La donna può essere madre e scegliere di esserlo. Se se la sente. Voi mi sembrate la regina Maria Antonietta affacciata al balcone con il suo cesto di brioche.
Pasolini, quando la protesta studentesca dell’epoca, si scontrava con la polizia, strabiliò tutti ricordando che i veri figli del popolo erano i poliziotti. Oggi vi direbbe che il centro della vita è la donna, non il feto, e che ancora una volta, state guardando il problema da una prospettiva errata.
C’è certamente da fare un’altra considerazione: la vita di ogni essere umano non è soltanto fatta di respiro, di pane e di sonno. E’ fatta di qualità e non mi riferisco agli agi materiali. Mi riferisco all’affetto genitoriale, alla serenità dell’ambiente familiare. Mi chiedo quanti problemi psichici, quanti omicidi in famiglia, e quanti altri disagi, pongono le radici nel malessere di vite non desiderate.
Certamente la diffusione della contraccezione negli ultimi anni ha fatto sì che ci siano meno figli, ma forse ha fatto sì, anche, che ci siano figli più desiderati, per questo più amati.
Caro Ferrara, mi chiederei, se fossi in te come mai tanti giovani se ne vanno dall’Italia, abortendo, questi sì, un sogno di vita nel proprio Paese, vicino ai propri affetti. Non è più una fuga di cervelli. E’ una devastante emorragia generazionale. Ragazzi e ragazze che piangono nel lasciare le famiglie, che ritardano convivenze, matrimoni, figli, che rinunciano a fare ricerca in Italia, che alimentano il PIL di Irlanda, Olanda, USA, Canada, Francia, Svizzera. Che sognano la moderna Spagna.
Mi chiederei come mai in questo paese non c’è ricambio generazionale e di genere, questo sì. Siete vecchi, Ferrara. Lasciate che la vostra età da “nonni” in cui vi addolcite e cercate a vostro buon diritto, la fede o qualcosa di spirituale che avete trascurato in passato, passi lontano dai luoghi del potere. Lasciateci, tu e D’Alema, l’Italia (vi prendo a simbolo, beninteso).
La vera battaglia, caro Ferrara, ma non so se la Chiesa sarebbe d’accordo, è una campagna forte nelle scuole per l’uso responsabile della contraccezione per fermare le malattie e garantire una genitorialità responsabile ed evitare il trauma dell’aborto. Questa sì sarebbe roba da ’68 e da intellettuali. Il resto no.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Articolo davvero delirante. Scrivere una cosa come “Perché un’operaia o una centralinista, magari precarie, non dovrebbero pensare all’aborto? ” mi sembra di una assurdita’ autolesionista quasi incredibile, dato il luogo in cui questo articolo appare. Non so se faccia piu’ male alle donne Ruini con le sue ingerenze o chi gli fa’ il favore di spacciare l’ aborto come mezzo contraccettivo. Perlomeno il primo lo dice chiaramente che sta dalla parte di Ferrara (o il contrario, e’ uguale).
Cara Cristiana sono d’accordo con te.Posso esserlo anche se sono della generazione di D’Alema.Posso esserlo perchè il mio genere me lo consente:sono omo.Sono stato dirigente CGIL fino a far parte del comitato centrale ai tempi di Luciano Lama.Sono stato in prima fila in tutte le battaglie per l’emancipazione.Ero di sinistra nel PCI,meridionale e frocio.Il massimo della pericolosità.Oggi sono d’accordo con te:posso esserlo.L’altro giorno ho incontrato un ragazzo che indossava una maglietta raffigurante l’immagine del CHE.Gli ho chiesto:scusa di chi è il volto che porti addosso?Risposta:di un grande cantante rock.Dove sta l’inghippo.
dai Gianni, non fraintendere, nessuno pensa che l’aborto sia un mezzo contraccettivo, anche se la frase estrapolata è un po’ infelice.
Questo continuo dibattere sull’aborto mi lascia molto perplesso, e anche io non ne posso piu’ di questi vecchi sessantottini convertiti sulla via di Damasco (insieme a giovani blogger, sic).
Ci vuole prevenzione, educazione contraccettiva tra giovani e immigrati e politiche per casa, pari opportunitá e maternitá. Cose tipo asili nido e sconti fiscali, mica il soviet del popolo.
E comunque, lo stato è fuori giurisdizione quando si tratta di questioni etiche. Le leggi devono risolvere in modo accettabile le contraddizioni della societá, e il fatto che il diritto all’autodeterminazione del proprio corpo prevalga sul diritto del feto di nascere per un ragionevole periodo di tempo è una soluzione ragionevole e efficace che non puo’ essere rimessa in discussione ogni 2 giorni.
E grazie a Cristina per l’ottimo articolo.
condivido la rabbia di cristiana (come non sentirla?)
ma non utilizzarei le sue parole.
non capisco queste schiere di dirigenti politici “convertisi” (a che non si sa bene?). ed appunto le loro affermazioni i loro giochetti li trovo insensati.
per il resto sta tutto qui:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=4004&ID_sezione=&sezione=
Ma che c’entra?
Queste le parole di Ferrara, in cui spiega la sua ‘moratoria’:
“Al ripristino della morte illegale e della persecuzione legale verso le donne incinte non ci penso nemmeno. Ma una drastica rottura nell’accondiscendenza vile, sottolineata dall’ipocrita e soddisfatta campagna sui diritti umani universali in tema di pena di morte, obliosa dell’essenziale, ci vuole.”
Puoi asserire che Ferrara sia in malafede, e che invece miri all’abrogazione della 194, ma allora perché indirizzare a lui il tuo pensiero?
Spiegami qual è la contraddizione, dov’è che contesti i suoi proponimenti (e ce ne sarebbe di materiale!).
Semplifico, perdonami: Ferrara dice «ci devono essere meno aborti, per iniziativa personale», tu dici: «perché ce ne siamo meno c’è bisogno di più asili, più strutture, più società»; lui ti risponderebbe che hai ragione (come ha già fatto), penso che anche tu la daresti a lui (Gianni prende in maniera troppo letterale il tuo retorico quesito).
Questo c’entra veramente poco con le auto blu, e mi stupisce da parte tua l’utilizzo di un argomento come quello dell’identità di chi parla: dire che Ferrara (o D’Alema) non dovrebbe parlarne perché non lo riguarda (più) è un argomento molto scivoloso, potrebbe portare a dire – ad esempio – che una coppia di ragazzi omosessuali avrebbe nessun diritto di discuterne.
mi permetto di sufferire un titolo diverso: “cara binetti”, lasciando invariato il resto
cari saluty
Io penso che Cristiana abbia centrato il punto della discussione. Ferrara dice quello che si pensa che piaccia alla Chiesa. Questa discussione sulla moratoria sull’aborto e più in generale sulla 194 è davvero devastante. I problemi di questo Paese sono altri dalla civilissima 194. Risolviamoli, poi vedremo di migliorare la legge sull’aborto. Scopriremo che una volta risolti i problemi delle mamme precarie (e altri di cui parla Cristiana) gli aborti diminuiranno naturalmente.
Agire sulle cause, piuttosto che sugli effetti.Il vero problema da risolvere è un supporto economico e di servizi all’infanzia che consenta di avere (e crescere) figli: asili nido presso le aziende o consortili per zone urbane, scuole a tempo pieno con possibilità di doposcuola,assegni familiari adeguati,borse di studio,ecc. In sostanza far sì che italiane e italiani non debbano rinunciare a far nascere bambini per MOTIVI ECONOMICI. Detto da un tris-nonno.
Queste le parole di Ferrara: http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=GIULIANO_FERRARA_-_Gli_editoriali_11&id=1521
Sul piano etico non c’e’ molto da dire. A mio avviso ciascuno ha la propria etica e ciascuno da un proprio valore alle cose. Se per Ferrara un feto ha la stessa dignita’ di un essere umano gia’ nato va bene cosi’. Bisogna rispettare questo.
Quando invece Ferrara usa argomenti scientifici per supportare le proprie scelte etiche allora sbaglia. Un feto di 12 settimane, ad esempio, ha caratteristiche biologiche molto diverse da un feto di 30 settimane o da un neonato. E’ inutile che Ferrara parli di struttura cromosomica. Nessuno ha infatti stabilito che il nostro status di “persona” derivi dall’avere un certa struttura cromosomica.
Penso poi Cristiana che sbagli quando parli dei “nonni” sessantenni che devono lasciare il posto ai giovani. Ho sempre pensato che e’ sbagliato porre il problema in questo modo. Il problema non sono i sessantenni. Ci sono sessantenni ed ottantenni piu’ moderni di molti trentenni. E poi ricordiamoci che a sessanta ed ottanta anni si hanno maturita’ ed esperienza che non si hanno a trenta o quarant’anni. Non dimentichiamoci, noi “under 40″, della ricchezza degli anni avanzati. Sono gli adolescenti che vedono i piu’ vecchi come nemici. Noi trentenni non siamo (non dovremmo essere) adolescenti.
Il problema e’ piuttosto liberarsi dei “perpetui” ed aprire ai “non perpetui”, giovani o meno giovani. Bisogna costruire una societa’ ed una politica dove le generazioni si parlano (e si ascoltano).
Sono d’accordo con Cristiana in quasi tutto, anche se nel suo post ci sono troppe cose diverse
Sono soprattutto d’accordo con la rabbia (e la passione)
Proporre o discutere di una ‘moratoria’ sull’aborto e’ semplicemente un modo per i politici di ingraziarsi il Vaticano
Se davvero ci fosse interesse per la famiglia non ci sarebbero questi isterismi sulla 194 o sui Dico, ma ci sarebbero azioni vere di sostegno alle famiglie e di educazione e aiuto verso la procreazione responsabile
Invece come succede da anni ci sono solo chiacchere e promesse vaghe e si vede un po di azione solo quando Ratzinger o la CEI danno ordini
Quanto a Ferrara, e’ vero che ha pieno diritto alle sue opinioni, ma mi sembra un esempio perfetto di ‘perpetuo’ con poca maturita’ e tanta esperienza nei giochi di potere
Sono d’accordo con quello che ha scritto Paolo e anche con molte delle cose che ha scritto Cristiana.
Vorrei solo aggiungere (e questa e’ anche una precisazione al mio precedente commento) che dei “perpetui” bisogna liberarsi in quanto appartenenti ad una casta e non in quanto (scusate il gioco di parole) perpetui (inteso come persone che stanno facendo una certa cosa da tanto tempo).
E’ della casta che bisogna liberarsi. Una volta fatto questo non ho nulla in contrario ad avere una stessa persona in politica per tanto tempo. Non mi importa ne dell’eta’ ne dei tanti anni passati in politica. La cosa importante e’ che si arrivi ad un sistema in cui si diano le stesse opportunita’ a giovani ed anziani, politici di nuovo corso e di vecchio corso. Sara’ poi il cittadino a scegliere, di volta in volta, se preferire un trentenne od un settantenne o se preferire un politico di nuovo corso o uno di vecchio corso.
Ferrara e D’Alema sono la tipica rappresentanza di quei socialisti che Robert Michels tacciava di nascere incendiari e morire pompieri.
Per chi non sa chi fosse Robert Michels e la “legge ferrea dell’oligarchia”, c’è una bella scheda su wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Michels
L’intervento di Cristiana è sensato, al di là del valore delle ragioni che porta, perché rimette a posto il senso di prospettiva. La Chiesa si concentra sul feto, trasformandolo in persona, per gestirne i diritti. E di conseguenza gestire la donna, poco importa se in maniera intenzionale o meno. La prospettiva civile deve essere quella della donna, la donna come titolare dei diritti e dei doveri collegati alla maternità. Quindi occorre spendersi sul ruolo della donna nella società, sugli aspetti, in primis economici e di status, che influenzano il suo essere madre.
E questo discorso deve partire dalle donne. Gli uomini, anche se gli da’ fastidio perdere il controllo sull’elemento riproduttivo della società, occorre si tirino indietro.
IO HO FATTO UN INTERRUZIONE NEL 2005 ED HO LA COSCENZA CHE NON è TRANQUILLA VORREI TANTO MORIRE PER NON PENSARCI PIU IO HO 4 FIGLI DI CUI 1 DI 13 1 DI 9 E GLI ULTIMI GEMELLI DIO SECONDO ME ME LO HA RIDATO IO CONTINUO A SOFFRIRE TANTO PIANGO SEMPRE PERCIO IL SIGNOR FERRara non ha alcun diritto a far sentire le donne tutte assassine perche abbiamo tutte un cuore che lui non capira mai perche è un uomo che pensasse piu a far mettere negli ospedali e nelle cliniche consultori famigliari perche quando ero uscita incinta nel 2005 io avevo la depressione e vedevo tutto negativo io fino alla fine ho tolto quel bambino per colpa anche della societa in cui viviamo io oggi mi sento una merda ok ma lei signor ferrara è troppo cattivo con quelle parole a noi donne ci fa un male incredibile sentendola parlare in quel modo ma sa cosa le dico da mamma io mi farei anche una vita in carcere per quel bambino che ho tolto capito ok io ho capito benissimo che ho sbagliato ne ho fatto 1 e mi ha tolto la voglia di vivere io non capisco le altre che ne fanno 4 o 5 comunque io sarei la prima a togliere quella legge da mezzo giuro
Quando gli uomini , giuliano ferrara e la chiesa si decideranno a fondare un partito antipedofili per difendere il diritto dei bambini di vivere un’infanzia serena , senza traumi dovuti ad esperienze sessuali,violenze fisiche e minacce?
I bambini sono il nostro futuro,ma che futuro possono avere dopo aver subito questi traumi?