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Ambientarsi - Petrolio e dollari, un caso di divorzio

in collaborazione con MondocheCambia
di Marcello Colitto

dollaropetrolio.jpgFino a qualche tempo fa il rapporto fra la dinamica del prezzo del petrolio e quella del valore del dollaro era uno dei principale dati di continuità del mercato petrolifero. Se uno saliva, saliva anche l’altro, se uno scendeva, scendeva anche l’altro. Il fenomeno era considerato normale. Per comprare petrolio ci vogliono i dollari, e chiedere dollari al mercato ne fa aumentare il valore. Inoltre, i paesi produttori devono investire la parte delle loro entrate che non possono utilizzare immediatamente: ogni aumento del prezzo del greggio aumenta le loro entrate, e di conseguenza la domanda di investimenti in dollari. Oggi, questa regola semplice non funziona più: il greggio sale ed il dollaro scende. La correlazione si è rotta dall’inizio del nuovo millennio.

Nei primi mesi del 2002 il greggio è saltato da 19 a 80 dollari al barile: da quel momento, il valore del dollaro e’ calato di circa il 30%. Le ragioni sono tante. Qualcuno indica la più semplice. I venditori di greggio compensano con l’aumento del prezzo il calo del dollaro, e tengono così stabile il valore delle loro vendita. Certo è che i paesi produttori di petrolio diversificano i loro investimenti, e importano oggi beni e servizi in proporzione molto più alta dall’Europa che dagli Stati Uniti. Il tasso di interesse americano è tenuto basso per scongiurare rallentamenti dell’economia, e quindi l’investimento in dollari rende meno di quello, poniamo, in EURO. I paesi del Golfo, hanno da tempo legato al dollaro la propria valuta. Ma vi sono stati dei cambiamenti, anche perchè il legame sta creando inflazione nei loro mercati. Il Kuwait ha abbandonato il dollaro in Maggio e la sua valuta si è apprezzata da allora di quasi il 4%. L’Iran, il maggior produttore OPEC dopo l’Arabia Saudita, vende in Euro già più del 60% del suo greggio , ed un altro 20% in Yen, lasciando al dollaro solo un ruolo marginale. Tuttavia, l’aumento del prezzo del petrolio ha fatto sì che, per la prima volta dallo shock petrolifero degli anni ’70, i paesi produttori abbiano superato le banche asiatiche come la principale fonte di creazione di “capitale globale”. Secondo le cifre del Tesoro americano, fino al Luglio di quest’anno i paesi OPEC hanno portato il valore totale dei titoli del Tesoro americano che essi posseggono a ben 124 miliardi di dollari, con un aumento durante quest’anno di quasi 14 miliardi di dollari.

E’ probabile che la domanda di titoli americani continuerà ad essere alta anche se il dollaro rimarra’ debole rispetto all’EURO, dato che gli Stati Uniti sono grandi importatori di petrolio, ed ogni aumento del suo prezzo aumenta l’emorragia. Questa debolezza è legata soprattutto al pesante deficit della bilancia commerciale americana, da un lato, ed al forte aumento dell’EURO, dall’altro. C’è da chiedersi se il riallineamento dei flussi finanziari e il continuo calo del dollaro, dureranno nel tempo, o se non produrranno una volta o l’altra una vera e propria crisi. A breve termine, nessuno prevede effetti così gravi. I paesi OPEC prevedono per il 2008 un aumento dell’economia mondiale del 4,6%, ed un conseguente aumento della domanda di greggio. Secondo l’OPEC, nè la grande crisi edilizia e dei mutui ipotecari negli USA ed in Europa, nè il prezzo alto e crescente del petrolio avranno alcun effetto depressivo sull’economia mondiale, ed in particolare su quella degli Stati Uniti. Essi citano i prezzi delle materie prime e dell’oro, che si mantengono molto alti e crescenti , anche gli scarsi effetti dell’aumento del prezzo dei prodotti petroliferi negli Stati Uniti sulla domanda, che continua ad aumentare. Ma i prezzi alti dei metalli, specie quello dell’oro, dipendono molto anche dal loro valore rifugio. Dal Luglio scorso il prezzo dei carburanti è aumentato del 18% negli USA e le grandi compagnie di trasporto, quelle che gestiscono le grandi reti di trasporto stradale, stanno perdendo rapidamente quota in borsa, mentre quelle che usano le ferrovie hanno aumentato i ricavi e il corso delle loro azioni. Rimane comunque un fatto importante: il vero e proprio ridimensionamento dell’economia americana rispetto a quella europea e dei paesi emergenti.

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Commenti (5)

raoul:

interessanti i dati sui flussi di capitali dai paesi OPEC. non ho capito invece la conclusione: non mi sembra affatto che l'economia Americana si stia ridimensionando rispetto a quella Europea. Casomai negli ultimi 20 anni e' successo tutto il contrario. Certa e' la crescita dei paesi emergenti, Cina e India (ma questi sono danneggiati dai pressi stellari del petrolio).

Filippo Zuliani:

scusa, Raoul. Non capisco. Come fai a dire che l'economia americana non si sia ridimensionata rispetto a quella europea quando il cambio euro/dollaro e' sempre piu' sbilanciata a favore del primo?

raoul:

I confronti tra economie vengono fatti a PPP (purchasing power parity), non con il tasso di cambio corrente

Infatti che c'entra il tasso di cambio? Quello che conta è che, negli ultimi anni, gli USA sono cresciuti a un tasso doppio del nostro!

indebitandosi fino al collo...

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