Legalizziamoci

la_legge_e_uguale_per_tutti.jpgChi di noi non ha resistito alla curiosità di ascoltare la telefonata fra Berlusconi e Saccà non avrà sicuramente potuto trattenere un moto di disgusto, anche se in realtà non è successo nulla. Abbiamo solo avuto davanti agli occhi la prova di quello che sapevamo già. Abbiamo solo sentito Berlusconi dire che voleva far passare dalla sua parte con qualunque mezzo Senatori del centro-sinistra (e questo lo sapevamo), abbiamo solo sentito dire che voleva raccomandare qualche soubrette (e anche questo lo sapevamo). Probabilmente l’Italia non si divide fra chi sa queste cose e chi non le sa, ma fra chi le considera tutto sommato accettabili e chi invece, come noi, le considera disgustose. Allora la cosa che fa più male di tutta questa vicenda è che queste cose le abbiamo sapute in modo illegale e che questa illegalità è stata perpetrata dal giornale fondato da Scalfari. L’avvocato Pisapia, già deputato di Rifondazione e oggi presidente della commissione ministeriale per la riforma del codice penale, ha spiegato a Condor come questo sia un reato a tutti gli effetti. Possiamo stare ore a discutere sul fatto che sia più grave o meno quello che ha fatto Berlusconi in confronto con quello che ha fatto Repubblica, ma alla fine succede che a fare una classifica dei reati si finisce solo per essere indulgenti nei confronti di alcune violazioni. Tipo il concorso in violazione di segreto d’ufficio. Invece noi abbiamo scelto una strada diversa, perché siamo sicuri che il sistema vada cambiato dall’interno, nel rispetto delle regole. Le leggi si rispettano, se poi si considerano ingiuste si fa una battaglia per cambiarle. Ma sempre dopo averle rispettate. Concedersi mezze onestà per combattere le disonestà è un principio facile e sbagliato.

Alla fine pubblicare quelle telefonate, a nostro avviso, non ha tolto un solo voto al PdL: ha solo reso un poco più aspro il dibattito, ha solo abbassato Repubblica per una volta ‒ per una volta, si intenda bene ‒ a livello del Giornale, e ha di nuovo puntato il faro dell’opinione pubblica su Berlusconi, tutte cose di cui questo Paese non ha bisogno.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

6 Commenti

  1. Penso che il giornalista degno di questo nome, accertatosi della verità dei fatti e consapevole del pubblico interesse a venirne a conoscenza, debba pubblicarli,assumendosene la responsabilità.
    Il parere degli avvocati, indipendentemente dal partito e dai clienti, conta poco, perchè ne trovi sempre un altro che sostiene il contrario.

  2. riccardo

    Non sono daccordo.
    Un dipendende di una impresa pubblica di pubblico servizio e un rappresentante del paese devono essere trasparenti, almeno nell’esercizio delle loro pubbliche funzioni.
    Per me sentire quelle parole è stato utile e fonte di riflessione. Perché finché si “dice che tutti sapevano tutto” si rimane ne qualunquismo, mentre questo m’è parso giornalismo. Ne più ne meno.
    Riccaru

  3. Sono parzialmente d’accordo. Nel senso d’accordo che queste cose si potevano sapere e che non tolgono un voto al cavaliere, ma quando dire che la “legalità” in toto viene prima e che prima si cambiano le leggi e ci si batte per cambiarle e poi si fa è “pericoloso”. Quando si agisce Politicamente, si sta sempre sul filo della legalità, non intesa come corruzione, ma come possibilità (e necessità) di passare un poco la legge per rendere possibile il suo cambiamento. E si è sempre fatto così: diritto di sciopero (come fai a scioperare per avere il diritto di farlo nella pura legalità?) e non solo i tanti altri diritti dei lavoratori, ma anche i sui diritti individuali (antiproibizionisti tanto per fare un esempio). Poi possono essere fatte per scopi meno nobili (penso alle “ronde padane”), però sono atti normali nella lotta politica.
    Quindi ritornando, sono d’accordo che queste notizie niente aggiungono al dibattito politico e inutili sono come “arma” politica (se non per rendere più tesi i rapporti, e a voler essere dietrologici ….)

  4. Marcello

    Per me devono essere segrete le conversazioni di tutti tranne quelle dei parlamentari.
    Devo sapere anche dove vanno a fare i loro bisogni per essere sicuro che non cedano alle tentazioni…

  5. giacomo dorigo

    io sono d’accordo con il principio di legalità, per cui se non sono d’accordo con una legge non la infrango per questo, ma cerco di cambiarla attraverso gli strumenti democratici. E se non ho voglia di sbattermi per cambiarla o penso che non ce la farei, allora la rispetto e fine, per esempio, nonostante non concordi con le leggi sul copyright così come sono le rispetto cmq.

    Vorrei però ricordare che ci sono due eccezioni al principio di legalità come enunciato sopra:
    a) se una legge mina i principi democratici, ovvero mette in crisi quel meccanismo per cui i cittadini possono cercare di operare democraticamente per cambiare le leggi stesse allora quella legge non va rispettata. Hitler è andato su con un’elezione democratica, ma questo non rendeva sbagliata l’azione dei complottisti tedeschi che per anni hanno cercato di ucciderlo, contro le leggi allora vigenti!
    b) in alcuni casi è possibile infrangere una legge purché se ne paghino le conseguenze, come segno di obiezione di coscienza. Per esempio se per molti anni è stato possibile che i cittadini italiani maschi obiettassero al servizio militare svolgendo un servizio civile è stato perché prima di loro un uomo ha obiettato e si è fatto i due anni e mezzo di carcere. Non è scappato, ha dichiarato di essere contro la violenza, e ha pagato secondo le leggi vigenti… ma ha cambiato un paese.

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