Ogni tanto ritorna. La proposta di una ripresa del nucleare in Italia. Questo avviene, per ovvi motivi, in concomitanza di nuovi rincari energetici o di allarmi di carenza di scorte. E certo, in assoluto, se facciamo il confronto con la Francia, dove l’energia è assicurata in modo preponderante dalle centrali nucleari e dove l’elettricità costa meno della metà che in Italia, ingenue richieste di ritorno al nucleare possono sembrare comprensibili. Cercherò di spiegare brevemente i molti motivi per i quali il nucleare in Italia è impraticabile, al di là dell’esito del referendum di circa vent’anni fa oramai.
Innanzitutto parlare di “ritorno” è impoprio, poiché l’Italia non ha mai avuto un vero sistema energetico basato sul nucleare come in Francia, quindi bisogna costruire tutto un sistema basato su centrali nucleari.
E’ forse inutile dire che la costruzione di centrali nucleari comporta prezzi elevatissimi che in un sistema economico come quello italiano possono esserci solo se supportati in modo serio e determinato dallo stato. Questo si sviluppa in differenti aspetti:
a) costruzione vera e propria delle centrali. Non si tratta di costruire un auditorium, ma impianti industriali che devono sottostare a delle ferre regole di sicurezza (che neanche i perfetti giapponesi riescono sempre ad ottemperare nella realtà). Lo Stato qui deve essere inevitabilmente presente con controlli infelssibili. Tanto per dire, voi vi fidereste di controlli fatti dal “commissario straordinario” A.B. per la regione campania, tanto per dare un esempio?
b) qui veniamo al secondo punto, bisogna decidere i siti, che dovrebbero essere lontano dai centri abitati, in zone non sismiche etc … insomma altro che idiote manifestazioni anti-TAV, qui avrebbero anche ragione da vendere, voi vorreste una centrale atomica dietro casa?
c) “ciclo del carburante nucleare” sia nel senso di controllo militare su tutti i percorsi dalla fonte di approvviggionamento alla centrale e poi dalla centrale al sito di stoccaggio o riciclaggio, sia di gestione dei rifiuti veri e propri, localizzazione dei siti di stoccaggio e degli impianti che possono effettuare il trattamento dei rifiuti (infatti in questo il carburante nucleare è riciclabile, da quello utilizzato si può ottenere un carburante di nuova generazione). E’ forse inutile ricordare che come sottoprodotto il nucleare civile ha il nucleare militare;
d) controllo della tossicità dell’industria nucleare sui dipendenti e sull’ambiente circostante, sia al livello di prevenzione e controllo medico/tossicologico, sia di sviluppo di nuove strategie di protezione, come di ricerca biomedica sugli effetti di tutti i contaminanti nucleari e sui possibili antagonisti;
e) gestione della ricerca fondamentale e applicata ad esso collegata: sia avanzamento sulle nuove tecnologie ingegneristiche, sia sulla produzione di nuovi tipi di carburante, sia sullo studio di nuovi sistemi di detossificazione. Insomma la lista è lunga e implicherebbe l’investimento in un ente di ricerca serio e finanziato che in Italia non esiste più, dopo aver affossato CNR, ENEA e INFM.
Questo potrebbe bastare per capire quanto irrealizzabile e assurdo sia investire ora nel nucleare: costi elevatissimi e necessità di una programmazione centrale dello stato inesistente in Italia.
Per finire, il capitolo costi. Le bollette basse francesi dell’elettricità sono dovute al fatto che la maggior parte dei costi (smaltimento, ricerca, controllo) sono a carico dello stato, ovvero finanziate dalle tasse. Quindi bollette meno care ma tasse più elevate.
Con meno soldi ma con pari volontà e pari organizzazione si potrebbero fare in poco tempo passi da gigante nelle fonti rinnovabili e ottenere risultati energetici simili che se si iniziasse operativamente il 1° gennaio 2008 con il nucleare non si otterrebbero certo prima del 2018 (ad essere ottimisti, in uno stato dove per fare una metropolitana ci vogliono mediamente venti anni …).
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

di 



la fase di transizione dagli idrocarburi al “qualcosa d’altro” che ancora non è definito durerà un 100 150 anni.
nel frattempo il nucleare è l’unica fonte strategica a medio termine per dare respiro alle decisioni del futuro.
venti o trent’anni di impostazione di questa strategia sono molti ma siamo ancora in tempo.
la prova è che i due grandi stati dell’Europa continentale, Francia e Germania, hanno una importante componente nucleare che anche noi sosteniamo, con la nostra bolletta energetica (spartendone costi e problemi).
sulla probabile incapacità di stato ed enti io sono d’accordo.
ecco perché darei tutto in mano a Tedeschi e Francesi.
tutto, programmazione,costruzione e gestione.
Franza o Alemagna, purché…
Va anche bene non pensare al nucleare. Ma certamente non posso immaginare che si possa utilizzare per i prossimi quarant’anni il carbone. Le energie rinnovabili non sono sufficienti e lo sanno bene gli stessi ecologissimi svedesi, che producono un terzo della propria energia con il nucleare. Francamente mi fa più paura una centrale a carbone dietro casa o vicino casa che una centrale nucleare…vicina o lontana poco cambia.
No al nucleare? Perché non produrre un’alternativa?
Allora, Kerub, basta non cambiare niente e continuare a comprare l’elettricità nucleare alla Francia, che se la gestisce in modo efficente.
Da notare che anche la Germania e tutti i paesi del Nord Europa stanno investendo in eolico, solare (in Germania! e noi?), maree, efficenza e risparmio.
Solo per dire velocemente che il “riccardo” del commento di sopra non sono io, ovvero l’autore del post.
Aspetto stasera con calma per rispondere a tutti.
x Riccardo.
andrebbe anche bene.
solo che serve più energia e servono più centrali.
venissero i Tedeschi e i Francesi a farle a casa nostra.
noi paghiamo.
anch’io ho poca fiducia nella capacità dello Stato di gestire imprese nucleari, anche se ENI ed ENEL già gestiscono tali imprese all’estero.
In ogni caso visto che ormai il treno dei reattori ad acqua è passato e si parla di orizzonti temporali di 20-30 anni allora perché non puntare direttamente sui reattori a neutroni veloci e sulla cosiddetta Generation IV di reattori a fissione?
Per una volta invece che rincorrere gli altri e arrivare sempre per ultimi ad adottare tecnologie vecchie che stanno per essere abbandonate perché non puntiamo su quelle che saranno le nuove tecnologie nel 2030 e giochiamo d’anticipo?
Ho sempre avuto una innata simpatia per le cose che alcuni definivano “folli”.
A – Voi vi fidereste di controlli fatti dal “commissario straordinario”?
Certamente sì, se non si chiama straordinario.
B – Voi vorreste una centrale atomica dietro casa? Ce l’abbiamo già.
C – come sottoprodotto il nucleare civile ha il nucleare militare Non ho capito.
D – controllo della tossicità Beh, sì, controlliamo.
E – ricerca sistemi di detossificazione Beh, sì, ricerchiamo.
Nel poco tempo che purtroppo ho da qui a giovedì provo a rispondere un po’ ad alcuni critici ….
a)il sottoprodotto militare significa dire che ci vuole un controllo dello stato non solo per la sicurezza intesa come sicurezza degli impianti, ma nel trasporto prima e dopo, e una sicurezza assicurata dall’esercito. In francia i convogli nucleari sono fatti di notte, su percorsi segreti e con un grande dispiegamento di forze. Questo perché, anche non facendo bombe nucleari, qualcuno può “rubare” del materiale sensibile, e con i tempi che corrono non è tanto un panorama da film di fantascienza.
2) Il mio punto principale è contro il fatto che il nucleare sarebbe più economico. Questo è falsissimo, e, ripeto, il fatto che in Francia le bollette siano più basse è un’illusione, perché molte delle risorse (ricerca, smaltimento di rifiuti, trasporto etc …) vengono assicurate dallo stato direttamente, e quindi finanziate da tutti. E qui le tasse sono più alte da tutti e meglio controllate.
3) Per chi dice di pensare alle nuove generazioni, lo si sta già facendo, con il progetto ITER di Cadarache, che, pur essendo su suolo francese, è pagato da molti altri stati tra cui mi pare anche l’Italia. Ed è ovvio che si faccia in Francia perché, bisogna pur dirlo, dal punto di vista tecnologico l’Italia deve recuperare almeno 20 anni, quindi meglio farlo con chi ha l’abitudine e le strutture non solo ingegneristiche ma anche teoriche.
4) per finire, il succo è che le fonti nucleari sono gestibili o da uno stato molto forte (nel senso che sgancia molti soldi e che dirige il tutto, come in Francia, come era in URSS, come è in Cina), oppure ci vuole dietro un’economia molto superiore a quella di un singolo paese europeo (come USA e Giappone).
Insomma, parlarne in Italia è principalmente pretestuoso e denota il non sapere che si può e si deve fare molto di più (con costi forse minori e con problemi sicuramente minori) con quello che la ricerca scientifica e tecnologica ci ha dato in questi anni. Certo ci vuole sempre programmazione e serietà, ma che non ci vuole anche per il nucleare?
Nel poco tempo che purtroppo ho da qui a giovedì provo a rispondere un po’ ad alcuni critici ….
a)il sottoprodotto militare significa dire che ci vuole un controllo dello stato non solo per la sicurezza intesa come sicurezza degli impianti, ma nel trasporto prima e dopo, e una sicurezza assicurata dall’esercito. In francia i convogli nucleari sono fatti di notte, su percorsi segreti e con un grande dispiegamento di forze. Questo perché, anche non facendo bombe nucleari, qualcuno può “rubare” del materiale sensibile, e con i tempi che corrono non è tanto un panorama da film di fantascienza.
> e allora? anche in Italia fa notte, di notte.
2) Il mio punto principale è contro il fatto che il nucleare sarebbe più economico. Questo è falsissimo, e, ripeto, il fatto che in Francia le bollette siano più basse è un’illusione, perché molte delle risorse (ricerca, smaltimento di rifiuti, trasporto etc …) vengono assicurate dallo stato direttamente, e quindi finanziate da tutti. E qui le tasse sono più alte da tutti e meglio controllate.
> E allora? Anche in Italia le centrali di tutti i tipo sono state fatte con i soldi di tutti e le tasse sono alte. Il nucleare, anche se costa di più, ti permette di programmare l’uscita dagli idrocarburi e di essere geopoliticamente più indipendente.
3) Per chi dice di pensare alle nuove generazioni, lo si sta già facendo, con il progetto ITER di Cadarache, che, pur essendo su suolo francese, è pagato da molti altri stati tra cui mi pare anche l’Italia. Ed è ovvio che si faccia in Francia perché, bisogna pur dirlo, dal punto di vista tecnologico l’Italia deve recuperare almeno 20 anni, quindi meglio farlo con chi ha l’abitudine e le strutture non solo ingegneristiche ma anche teoriche.
> Visto che servono più centrali nucleari invitiamo la tecnologia Francese e Tedesca a farle in Italia. Non mi pare così complicato. Così impariamo. Così magari il prossimo Iter lo faranno in Italia, no?
4) per finire, il succo è che le fonti nucleari sono gestibili o da uno stato molto forte (nel senso che sgancia molti soldi e che dirige il tutto, come in Francia, come era in URSS, come è in Cina), oppure ci vuole dietro un’economia molto superiore a quella di un singolo paese europeo (come USA e Giappone).
> La prima e la seconda che hai detto, fratello. Facciamo dell’Italia uno stato moderno.
Insomma, parlarne in Italia è principalmente pretestuoso
> guarda che hai iniziato te.
e denota il non sapere che si può e si deve fare molto di più (con costi forse minori e con problemi sicuramente minori) con quello che la ricerca scientifica e tecnologica ci ha dato in questi anni.
> e infatti per fortuna che ce l’hai spiegato in maniera così convincente.
Certo ci vuole sempre programmazione e serietà, ma che non ci vuole anche per il nucleare?
> eh?
Kerub, non volevo essere “omnicomprensivo” e ho pensato di parlarne poiché in modo ricorrente e demagogico ritorna questa idea del nucleare.
E la provocazione finale era per dire: nucleare o altro bisogna programmare, e forse è meglio farlo su altre soluzioni. Tanto per fare un esempio: in nord europa molti condomini sono riscaldati dai rifiuti prodotti dagli inquilini. E da quelle parti ce ne vuole non poco di riscaldamento. E certo bisogna fare investimenti e senso civico (ovvero raccolta differenziata) dei cittadini. Questo è solo un esempio che non vuole certo risolvere tutti i problemi. Ma bisogna mettersi in testa che NON ESISTONO soluzioni univoche e semplici ai problemi. Il nucleare in Francia porta circa il 75% dell’energia fornita, ma ci sono un numero di centrali immenso e in più la Francia ha un territorio molto diverso, con zone molto meno densamente popolate. E infine, c’è una cultura dello stato che ci vogliono altro che 20 anni di costruzione di una centrale. Nel senso che se c’è un’opera pubblica a carattere nazionale si fa fregandosene dei locali. Ma se in italia non si riesce a fare manco un pezzo di ferrovia ….
Il mio intervento, quindi, era soprattutto per smascherare l’ipocrisia che si nasconde dietro queste richieste.
continuo a non capire perché continui a dare dell’ipocrita, del demagogo e dell’ignorante a chi la pensa diversamente da te.
io il nucleare lo chiedo.
e non penso di essere il solo, in Italia e nel Partito.
Perdonami Riccardo, ma a me dà l’impressione che siano pretestuosi i tuoi di argomenti: sicuramente ne so poco, però qualunque esperto abbia mai sentito parlare al riguardo, diceva appunto che il nucleare fosse decisamente più economico.
C’è un modo quindi molto semplice per confermare che questo non sia un pretesto, oppure per stanare la pretestuosità qualora lo sia: ammettiamo che tu abbia ragione, che il nucleare sia più costoso, ma ammettiamo anche che domani a mezzogiorno si scopre come rendere la dispendiosità irrisoria: a quel punto saresti senza dubbio a favore delle installazioni nucleari anche nella penisola..?
Giovanni, con i se (se fosse a prezzo irrisorio) non si fa nulla.
Ma a parte questo, chi dice che il nucleare è economico non racconta tutta la storia. Ovvero, le bollette sono più basse, ed è vero, io pago le bollette francesi e a parità di consumi si paga di meno. Però c’è lo stato dietro massicciamente che paga.
Aggiungiamo che c’è un controllo dello stato sulle centrali che sono gestite da una compagnia pubblica, l’EDF, e c’è una grande polemica sulla privatizzazione che trova un argomento forte contro proprio sulla gestione delle tante centrali nucleari.
I costi, cercavo di dirlo non con disprezzo ma tranquillamente, solo che qui tutti cercano asti e polemiche, sono “nascosti” (e alcuni non tanti):
al costo della costruzione della centrale, ci sono poi i costi di gestione che in Francia NON rientrano nella bolletta, perché lo fa lo STATO, e sono quindi pagate dalle TASSE.
ITER è un progetto pilota internazionale, che ancora non si sa se funzionerà. Dovesse, dovrebbe (teoricamente) poter servire anche l’italia, tra diciamo 30 anni (per essere ottimisti), e soprattutto è un mega-laboratorio ancora. Ma non si parla proprio di farne altri (di ITER) per il momento, è un esperimento pilota su scala mondiale, tanto che non lo fanno manco i giapponesi, che hanno perso la gara contro i francesi. Ci sono dentro i soldi non solo della Francia, ma di tutta l’UE, gli USA, il Giappone, la Russia. Insomma, è un
progetto ambizioso che non si può fare su scala nazionale, ma mondiale (a parte i costi previsti di 10 miliardi di euro …).
Infine, per l’Italia, è inutile parlare ora di centrali di vecchia tecnologia, che necessiterebbero comunque 20 anni (nella migliore delle ipotesi) per andare a regime, per avere poi una cosa già vecchia.
i Giapponesi, prima appoggiati dagli US, hanno accettato di partecipare a Iter anche in Francia.
e questo perché l’UE, forte della posizione franco-tedesca, aveva minacciato di farselo da soli.
riguardo al resto: l’orizzonte temporale è superiore al secolo.
siamo ancora in tempo per mettere una pezza alla dissennata scelta.
Giovanni, con i se (se fosse a prezzo irrisorio) non si fa nulla
COn i se non si fa la storia, ma si smaschera un pregiudizio.
Eccoci qua.
Giovanni, sei tu che vuoi dare a me un pregiudizio. Io cercavo di esporre un’analisi quantitativa e non pregiudiziale.
Kerub, appunto ITER si fa, e tra 30 anni sapremo se l’esperimento riuscirà oppure no, non è ancora sicuro che questa specie di “sole a cadarache” abbia un bilancio energetico positivo. Nel caso, se ne parlerà, oggettivamente valutando i costi e i benefici. Ma io non mi riferivo certo a “quel” progetto ma al nucleare “tradizionale”. Che per essere determinante avrebbe bisogno di decine di centrali, fatte bene, gestite bene … ovvero le potremmo avere a regime in 20 anni quando forse qualche idea su ITER le avremo.
E allora, l’Italia, attraverso l’UE è nel progetto iter ed è una cosa positiva ovviamente.
Voila.