Il PD a Roma sta nascendo un po’ storto. Pensiamo che sia ancora possibile raddrizzarlo, ma è necessario che tutti i sostenitori e i militanti di buona volontà si facciano sentire.
Sta nascendo storto per il modo, da tutti considerato poco soddisfacente e molto da vecchia politica, con il quale sono stati designati segretario e presidente “provvisori”: indovinate un po’, gli ex segretari dei DS e della Margherita di Roma. Due maschi, ovviamente.
Ma soprattutto sta nascendo storto perché si pretende di definirne i dirigenti, le strutture, l’articolazione territoriale, con una serie di fatti compiuti e una procedura che molto difficilmente può realizzare quel partito aperto e capace di includere nuove forze che noi tutti vogliamo. Qui potete leggere il dispositivo votato il 1 dicembre dall’assemblea dei Costituenti eletti a Roma.
Sono fin troppo chiari i punti critici di quel documento:
- si stabilisce che il certificato di fondatore abbia il costo di 5 euro, trasformandolo, da intelligente idea per rinnovare il contatto con il “popolo delle primarie”, in una surrettizia “semi iscrizione”, anticipando qualunque decisione dello statuto sulla forma partito.
- si rende rigida la correlazione “iscrizione” ai “circoli” e territorio nel quale si è votato, anche se ad oggi non si è ancora deciso quali siano i circoli e quali i loro ambiti territoriali.
- soprattutto, si pretende che in una sola giornata (il 27 gennaio ma, fortunatamente, già si sussurra di un rinvio) ogni circolo, che nei giorni precedenti dovrebbe aver distribuito i certificati di fondatore (leggi iscrizioni) di propria pertinenza, elegga il proprio coordinamento e indichi candidature al coordinamento cittadino.
A peggiorare le cose, il 19 dicembre è stato eletto (o meglio nominato dai segretari, senza possibilità di discussione) l’ennesimo direttivo, formato su base rigorosamente territoriali/correntizia, nel quale sono stati inseriti spesso dirigenti locali che non fanno parte della costituente. Ovviamente, si tratta di un organismo nominalmente “provvisorio”, ma visto che anche il coordinamento cittadino – pure provvisorio, in assenza di statuto – dovrebbe essere eletto su indicazione dei circoli subito dopo il 27, non si vede dove stia tanta urgenza di eleggere un altro organismo provvisorio che, bene che vada, riuscirà a riunirsi una o due volte prima di decadere. O forse, lo scopo è di realizzare un fatto compiuto: chi è stato nominato ora, sarò poi ovviamente confermato.
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Ora, immaginate la giornata del 27 in un “circolo” qualsiasi di Roma. Si presentano i militanti abituali dei due partiti e un certo numero di cittadini non iscritti, di quelli che hanno votato alle primarie. L’assemblea viene, giustamente, governata dai dirigenti locali di DS e Margherita. Ci mancherebbe, sono loro che hanno fatto il partito nuovo, sono loro che si sono “fatti il mazzo” per organizzare le primarie. Senza di loro, questo bel giocattolo del PD non ci sarebbe (questo, tanto per chiarire che qui fra noi non c’è nessuno che ce l’ha a priori con i militanti e i dirigenti locali dei due partiti fondatori, che hanno tutto il diritto di continuare ad avere un loro ruolo). Però questi bravi compagni ed amici, che si conoscono da tempo, forse perfino in perfetta buona fede, avranno sicuramente apparecchiato per bene la tavola: al momento giusto, quello della votazione del coordinamento, sarà presentata una (o se va bene due, per formalizzare un po’ di democrazia) lista bloccata per eleggere il coordinamento. E i nuovi venuti? O sono persone di fegato e di polso, o si sentiranno come minimo esclusi a priori. Magari qualcuno di loro aveva voglia di spendersi davvero per il partito. Ma che probabilità ha di entrare nel giro?
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Vorremmo quindi proporre un percorso diverso, per raddrizzare un poco queste storture. Non c’è alcun motivo per accelerare così tanto l’elezione di organismi più o meno provvisori. Non c’è motivo di inventarsi in modo frettoloso pseudo iscrizioni. E’ invece davvero importante fare e fare bene la campagna di consegna dei certificati di fondatore, un modo importante di coinvolgere di nuovo chi ha votato alle primarie.
E quindi, vorremmo proporre al PD romano un percorso più tranquillo ed aperto:
- che il certificato di fondatore sia consegnato gratuitamente (la gente ha già pagato per votare). Al più, alla consegna si può fare una parallela e del tutto volontaria sottoscrizione;
- che il percorso di elezione dei coordinamenti di circolo sia articolato in almeno due-tre incontri successivi, nel primo o meglio nel secondo dei quali sia possibile proporre candidature individuali, da votare nella fase finale per eleggere il coordinamento. Insomma, delle mini primarie;
- che non si irrigidisca il legame territoriale, perché non sempre si vuole o si può fare politica dove si risiede.
Il PD romano deve essere una casa davvero aperta. Non un luogo poco trasparente dove qualcuno decide per gli altri. E non perché non ci sia bisogno di decisione, ma perché negare con i fatti le promesse di partecipazione fatte dal 14 ottobre in poi in tutte le sedi, è prima di tutto un modo per fare un PD più piccolo. Non il partito a vocazione maggioritaria di cui abbiamo bisogno.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Ho il grosso timore che il PD stia nascendo un po’ storto un po’ dappertutto, su un po’ troppi aspetti da un po’ troppo tempo. Forse ci vuole un po’ troppo ottimismo per pensare di poterlo raddrizzare anche solo un po’.
Spero di sbagliarmi.
MI associo al pessimismo di Oscaruzzo.
In romagna le cose vanno ancora peggio rispetto al PD romano.
Qui tutto è gestito nelle vechie logiche, con le vecchie persone e nel massimo rispetto delle spartizioni correntizie DS e DL.
Nessun dibattito pubblico, nessun coinvolgimento della cittadinanza attiva e grande fretta di ripristinare i vecchi organismi dirigenti reintegrando chi è rimasto fuori dalle elezioni del 14 ottobre.
Guardiamo pure avanti, ma è difficile riuscire a conservare un pò di ottimismo.
Condivido il pessimismo di Oscaruzzo e Paola, l’attacamento alla poltrona è duro, anzi è impossibile da sradicare con questi dinosauri. Speravo che con il P.D. costoro facessero un passettino indietro, invece nulla, sono diventati ancora più famelici. D’altra parte ormai la politica, specialmente a livello periferico, non amministra o governa, ma gestisce solo il potere.