Provo a chiarire e ricapitolare una volta e per tutte come vedo io la situazione dei diritti in generale, in Italia e all’interno del Partito Democratico. “Nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso” disse una volta Eleanor Roosvelt, e aveva ragione. Chi dimostra acquiescenza rispetto ad una situazione di minorità è oggettivamente corresponsabile della situazione in cui si trova. Così, quando si tratta di rivendicare i propri diritti civili, non esiste massimalismo o riformismo, quando si soffre di una situazione che di fatto ci qualifica come cittadini di seconda classe non c’è spazio per capire il perché, le ragioni storiche, politiche e civili della discriminazione che si subisce. In questi casi c’è da fare una sola cosa: dire basta, e puntare senza sconti al 100 per cento dei propri diritti. Perché i diritti diminuiti non sono diritti e di conseguenza i diritti o ci sono per intero o non ci sono, tertium non datur.
Se le suffraggette si fossero fermate e avessero cercato di comprendere ed analizzare i fatti della storia, le donne ancora oggi non voterebbero. Se Mandela si fosse fermato a ragionare sulle radici dell’apartheid, i neri sarebbero ancora discriminati in Sudafrica.
Come noto io credo che la comunità GLBT italiana, o chi fino ad oggi l’ha rappresentata, porti l’enorme responsabilità di aver ceduto il legittimo sogno della concreta realizzazione dei propri diritti portando avanti una tattica miope, perdente e anche un po’ meschina nel suo piatto realismo di piccolissimo cabotaggio. Questo sostenere che dovevamo capire l’Italia ed apprezzarne la storia e la cultura, che dovevamo convivere con il cattolicesimo bigotto ed aggressivo della Curia di Roma e quindi che dovevamo accettare, mediare, sopire, accontentarci, avrà forse fatto guadagnare un seggio in parlamento a qualche sedicente padre o madre nobile, ma ha fatto irrimediabilmente della nostra comunità la comunità GLBT più disconosciuta e derelitta di tutta l’Europa occidentale.
La mia posizione quindi è netta. Io sostengo la piena cittadinanza di tutti i cittadini italiani, inclusi i cittadini GLBT, e lotto perché nessun cittadino sia diminuito in qualsiasi suo diritto (inclusi il matrimonio e la possibilità di essere valutati capaci di adottare un minore) sulla base di un giudizio a priori, che abbia a che fare con l’orientamento sessuale o col colore degli occhi non fa nessuna differenza.
Questa è la mia battaglia per ciò che attiene ai diritti civili ed è una battaglia che faccio come dirigente e come militante del partito democratico, nella convinzione che i militanti e i dirigenti del partito democratico non possano oggi non essere d’accordo con me così come ieri non avrebbero di certo potuto appoggiare le argomentazioni pelose di chi riteneva che – a voler considerare fino in fondo il loro ruolo nella nostra storia, nella nostra cultura, nella nostra società ‒ sarebbe stato preferibile che le donne italiane non votassero, o che votassero al massimo per le elezioni comunali.
Il PD è il partito della sinistra europea, moderna e riformista. Quella è casa mia ed è lì che intendo fare la mia battaglia. Parliamoci chiaro, chi oggi ritiene che in un paese civile ci sia un problema ad approvare una legge contro l’omofobia o una legge contro la violenza domestica non è né un democratico né un cattolico: è uno che sostiene tesi che nel resto dei paesi europei a stento troverebbero posto nelle tesi della destra estrema e neofascista. I conservatori inglesi, i gollisti in Francia, i democristiani in Germania non si sognerebbero mai di ospitare nel proprio seno parlamentari pronti anche a far cadere il governo per poter sostenere tesi apertamente omofobiche e razziste.
La verità è che in questo momento si sta sviluppando una battaglia casa per casa dentro il Partito democratico. L’idea del PD è oggettivamente eccellente, lo dimostrano i tre milioni e passa di votanti alle primarie, e chi si prende il partito si prende il 30% dei voti e una posizione strategica nel panorama politico italiano paragonabile a quella della DC d’antan. Davanti a questo le questioni di purezza ideologica possono per taluni passare tranquillamente in secondo piano. In fondo, il partito è ancora allo stato gassoso e in molti pensano di poterlo trascinare di qua o di là con buona pace per la sua ovvia collocazione nella sinistra democratica europea. Quella che io vedo è una specie di occupazione di un territorio non proprio da parte di personalità che nel partito stanno non per affinità ideologica o culturale, ma per motivi prevalentemente legati all’occupazione di una posizione strategica. Una sorta di teoria dello spazio vitale applicata alla politica. Sono tedesco ma occupo la Polonia: questo non mi renderà di certo polacco, ma chi se ne frega se quello che alla fine mi interessa è appunto di governare la Polonia. Ecco, a me Binetti e soci paiono una specie di forza di occupazione all’interno del territorio della sinistra democratica europea, mandati lì a presidiare un segmento elettorale strategico a nome della Curia e dell’Opus Dei. Binetti avrebbe molte più cose da dirsi con Heider che con Zapatero, ma sa che a schierarsi con Heider al massimo beccherebbe il 4% dei voti e non potrebbe bloccare per conto di Ruini, come fa oggi, l’adozione di provvedimenti di mera civiltà, già diventati storia e non più cronaca in Francia, in Spagna, in Olanda, in Gran Bretagna e nel resto del mondo occidentale.
A questo si aggiunga la pavidità di una certa parte della nostra classe dirigente unita ad una inspiegabile miopia che ci fa credere che si guadagnino più voti a sostenere la Binetti piuttosto che a richiamarla all’ordine quando mette a rischio gli interessi del suo paese per proteggere gli interessi di un paese straniero, quello che è tecnicamente la Città del Vaticano.
Cosa fa Scalfarotto, dunque? Scalfarotto non molla l’osso e non lascia il campo libero all’invasore. Io resto qui, perché come ho detto il PD è casa mia, è la casa della sinistra democratica, anche quella – certamente – di origine cattolica. Finché la battaglia non sarà perduta io credo noi tutti dovremmo essere lì a presidiare il territorio, a far sentire le nostre voci, a pesare quando è il caso di contarsi. Se non ci fosse stato Oddifreddi a dire che in un paese laico le religioni valgono solo come elemento della propria libertà individuale e che in un paese democratico non si legifera sulla base di principi confessionali (come si fa in Iran), se non ci fosse stato Cuperlo a difendere alcuni elementari principi che fanno di uno stato democratico una cosa degna di portare tale nome, nella commissione Valori Binetti & co. avrebbero fatto carne da cannone della laicità dello Stato e della separazione tra lo Stato e la Chiesa.
Ecco mi piacerebbe che tanti, anche tra i lettori e i commentatori di questo blog, fossero tra quelli su cui poter contare in questa fase fondamentale. Fondamentale non solo per il mio partito, ma anche per l’Italia. Invece di stare fuori a criticare in un salotto o commentando questo o quel blog, sarebbe molto più utile a questo paese che queste persone aggiungessero la propria voce alla mia, a quella di Oddifreddi e a quella di Cuperlo per bilanciare la voce dei teo-dem che sanno benissimo da soli come fare ad amplificarla, la propria voce. A chi gioverebbe infatti un PD preda dei cattolici di destra, ultraconservatori e reazionari? In questo caso pensiamo forse di governare il paese o di modificarne le leggi in senso laico aggregandoci a Pecoraro e a Diliberto? O magari passando armi e bagagli con Berlusconi insieme a Daniele Capezzone? Sia ben chiaro, il governo del paese in senso laico e riformista non può che passare per il PD e il PD sarà alla fine quello che ne faremo noi, un partito della sinistra europea o la riserva di caccia della destra sanfedista e reazionaria alla quale lo avremo colpevolmente abbandonato: nel caso qualcuno se ne fosse scordato la natura aborrisce i vuoti. E la politica… beh, la politica anche peggio.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





D’accordo su tutto tranne che su un punto… Non credo che la possibilità di adottare un minore sia un diritto; credo invece che l’unico diritto che debba essere salvaguardato al meglio sia quello dei bambini di crescere armoniosamente. E non sono convinto che questo sia possibile con due “papà” o due “mamme”.
Detto questo, apprezzo moltissimo, caro Ivan, il tuo sforzo a favore la laicità dello Stato. Sono d’accordissimo con te sul fatto che Binetti & Co. hanno tutta l’aria di un presidio cattolico-conservatore ai voti del PD. Da cattolico praticante (ma “progressista”) questo mi dà molto fastidio, e non posso che sostenerti nella tua battaglia. Buona fortuna!
Sono d’accordo con te.
per questo resto a lottare dentro al PD, malgrado tutte le delusioni che ci riserva una gestione della fase costituenta da parte di un apparato locale che tenta in ogni modo di riportarci indietro, secondo le prassi spartitorie della seconda repubblica che per questi aspetti è forse peggiore della prima.
Il PD è casa mia, e non posso averne altre.
Per cui ogni giorno è una piccola battaglia contro il sonno della ragione che genera mostri.
Buon Natale a tutti
Cristian, su questi temi non si deve ragionare secondo ciò che “si crede”. Occorre informarsi, leggere statistiche e testi scientifici in proposito. Scopriresti che per il bambino adottivo la cosa essenziale è essere cresciuto con amore e rispetto, anche da un solo genitore, che è sempre meglio di un brefotrofio. Figurati se i genitori sono due! Che poi siano di sesso diverso o uguale è un particolare che non influisce sull’orientamento sessuale del bambino, né sulla sua serenità familiare.
Per approfondire: “Gay: diritti e pregiudizi” (Nutrimenti).
Scusatemi ma al di là dei sacrosanti diritti degli omosessuali, non dovremmo preoccuparci di costruire un partito che abbia tra i suoi principi quello del riformismo, inteso come desiderio profondo di far ripartire l’Italia attraverso le riforme? Secondo me ci stiamo concentrando troppo sull’aspetto dei diritti civili, dimenticandoci che il paese ha veramente bisogno di una scossa prima di tutto nelle istituzioni e nell’economia.
Se dovessimo consentire le adozioni (ma anche la paternità e maternità) solo a quelle coppie “ideali” (ideali per chi? e perché?) il mondo resterebbe senza figli. Oppure: se vietiamo a due gay di adottare un figlio allora togliamo tutti i figli ai pedofili, ai senza reddito, ai troppo vecchi o ai troppo giovani, ai delinquenti o…
E se dovessimo sempre pensare alle altre riforme (Paoloribichini)queste non le faremmo mai. Sono riforme che non hanno a che fare con la finanziaria ma con la nostra testa, e con l’autonomia dello Stato. Io credo che molta parte del nostro elettorato avrebbe anche tollerato i sacrifici del risanamento se avessimo proceduto su questo terreno dei diritti, delle riforme culturali.
Sono pienamente d’accordo con Ivan, e con Cuperlo. Su tutto. Prepariamoci a tessere una tela in vista dei Congressi quando ci saranno.
(Auguri)