I camionisti, a differenza dei tassisti, hanno un certo consenso popolare. Perché li immagini affaticati e sudati, perché sai che fanno un lavoraccio. Perché sono più fotogenici e magari perché fanno un po’ paura e ti ricordi Duel. Ma sopratutto perché la loro richiesta principale, la riduzione del prezzo del gasolio, sembra a moltissimi una cosa buona e giusta. Perché l’idea che si debba sterilizzare l’IVA sulla benzina, e ridurre le accise, sta diventando senso comune. Perché si dice e si ripete che se costa di più il trasporto, costeranno di più tutte le merci e ci sarà più inflazione.
Insomma, sembra che protestando aiutino anche noi.
La serrata, il blocco stradale, l’inciviltà del potere di interdizione di una categoria potente, sulle prime, mi hanno fatto pensare che il governo dovesse usare la mano dura, durissima. Sostanzialmente, lo ha fatto, con la precettazione da questa notte. Probabilmente ha fatto bene, perché davvero di categorie che ricattano il paese intero, non se ne può più.
Però, forse sarebbe meglio – una specie di dramma pedagogico – che finisse male, che i camionisti rifiutassero davvero di farsi precettare, passassero alle maniere forti, e che in tutta Italia per qualche giorno non si trovasse più un goccio di benzina, e poche merci, e fabbriche ferme e negozi vuoti.
Forse allora qualcuno si farebbe le giuste domande:
- I camionisti, come chiunque si trovi in difficoltà economica, hanno soggettivamente ragione. Cercano, come tutti, soluzioni biografiche a problemi sistemici.
- Ma la soluzione sistemica che servirebbe è proprio, esattamente, quella di aumentare il prezzo del gasolio, o meglio di introdurre una seria e pervasiva carbon tax.
- La soluzione sistemica che servirebbe è proprio, esattamente, quella di ridurre il numero dei camionisti e dei camion, e trovare un altro lavoro ai nostri bravi e nerboruti operatori del trasporto – che so, una buona idea sarebbe assumerli tutti per guidare una nuova grande flotta pubblica di autobus a metano ed elettrici e così cogliere due piccioni con una fava, e chiudere al traffico i centri urbani più congestionati.
- La soluzione sistemica che servirebbe è proprio quella di non tentare di alleviare le sofferenze (ammesso che siano davvero così gravi) della categoria, ma di approfittare finalmente di questa ennesima crisi per capire che il tempo è finito, e che se il trasporto in Italia è fra i maggiori responsabili della nostra mostruosa produzione di Co2, e se finiremo per dover pagare miliardi di euro di multe perfino per non aver rispettato il blandissimo trattato di Kyoto, allora non è proprio il caso di continuare a sussidiare una categoria fuori dal mondo, fuori dalla concorrenza capitalistica, ma anche e soprattutto fuori dal nuovo tempo della crisi climatica ed energetica.
Ma siamo un paese specializzato a rimandare le soluzioni serie e trovare tamponi e garze per continuare a chiudere piaghe che si riapriranno. E così temo che la ragion di stato e la forza della corporazione porterà al solito “ragionevole compromesso”, e resteremo ancora l’unico paese europeo che trasporta l’85% delle merci su gomma. Almeno fino a che, finalmente, di gasolio non se ne troverà più, e punto.
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Sul dettaglio della faccenda, leggetevi cosa dice Pietro Cambi, con il quale concordo al 100%.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Una corporazione lava l’altra
Oggi guardavo il TG1, che tra i telegiornali non è certamente il peggiore. Parlavano della serrata dei camionisti che sta bloccando l’Italia. Venivano mostrati gli effetti, la benzina che manca, i rischi sui beni di prima necessità, la Fiat che…
Che le ragioni dei camionisti siano condivisibili o meno è l’ultimo dei problemi e non ha, di fatto, alcuna importanza: con una modalità teppista e delinquenziale di protesta i camionisti hanno sancito il loro torto marcio su tutta la linea. La forma è sostanza. Un paese serio (e un governo serio) avrebbe inviato l’esercito. Ma il paese non è serio, e il governo segue a ruota.
D’accordo ma poi le merci bisogna trasportarle con i treni e ora come ora le nostre arterie principali sono prossime al collasso. Quindi va bene pensare a nuove vie, senza scordarci, però, che la strada verso un serio e sostenibile sistema di trasporti si può avere solo dopo molti anni. Siamo indietro, certamente. Allora è il momento di mettersi all’opera ripartendo dalla val susa, con buona pace degli verdi e dei rifondaroli, insomma, degli urlatori, sempre pronti a dire NO. Proposte? Quando mai….
d’accordissimo, Corrado.
a margine aggiungo che Paolo Uggè, presidente di FAi Conftrasporto “non è soltanto il capo dei camionisti italiani. Lui è pure, fatto molto singolare, parlamentare della Repubblica”, come scrive oggi Rizzo sul CorSera ed ex sottosegretario dei trasporti con delega alla logistica del passato governo Berlusconi.
Questa gente non sa quello che fa. Hanno idea di quanto sara’ il costo in termini di produzione del paese intero della loro scellerata dimostrazione? Capisco le motivazioni, ma qui si sta usando un cannone per uccidere una mosca.
Concordo inoltre con Corrado: e’ tempo di togliere dalle strade queste migliaia di tir inutili e inquinanti. Tutto su rotaia, con investimenti di potenziamento della stessa (e un nuovo AD per trenitalia, magari).
parole sante….
se poi qualcuno decidesse verso dove orientare lo sviluppo del sistema di trasporto italiano (dicesi “politica”), si potrebbero pianificare delle azioni a breve, medio e lungo periodo per il raggiungimento degli obiettivi … ma questo accade in un paese normale….
estella
PS: la rete ferroviaria italiana è al limite della capienza (solo ora con le nuove linee c’è il raddoppio dei binari in alcune tratte), ma sembra che si stia puntando sul mare…
Concordo che ci vorrebbe la mano dura con questi teppisti, ma come dice Valentini, http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/sciopero-autotrasporto/protesta-fuori-legge/protesta-fuori-legge.html
la classe politica é troppo debole (discreditata?) per imporre il rispetto della legalità e proporre politiche sostenibili come in trasferimento dei trasporti su rotaia.
Ma dimenticavo, abbiamo l’asso nella manica! Mandiamoci Vetroni a trattare con i camionisti, lui che ci sa fare. roseo futuro in vista.