Concordate?

di Filippo Zuliani

“Noi concepiamo la laicità non come un’ideologia antireligiosa e neppure come il luogo di una presunta e illusoria neutralità, ma come rispetto e valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali e dei convincimenti morali, come riconoscimento della piena cittadinanza ‒ dunque della rilevanza nella sfera pubblica, non solo privata ‒ delle religioni. Le energie morali che scaturiscono dall’esperienza religiosa, quando riconoscono il valore del pluralismo, secondo noi rappresentano infatti un elemento vitale della democrazia.
E la laicità dello Stato, così come sancita dalla Costituzione, è garanzia che ogni persona sia rispettata nelle sue convinzioni più profonde e al tempo stesso si possa pienamente integrare nella comunità nazionale.”

Questa la parte incriminata della bozza dello Statuto dei Valori del PD che ha dato origine a tante discussioni sulla laicità, presunta o meno, del PD. I detrattori hanno individuato in quella “rilevanza nella sfera pubblica, non solo privata” una ratifica di futura ingerenza della Chiesa Cattolica negli affari politici nostrani. Confesso che, a prima vista, la frase aveva scandalizzato anche me. A mente fredda però mi sento di andare controcorrente rispetto alle provocazioni di Odifreddi. Reputo infatti che lo Statuto del PD interpreti la questione laicità dello Stato in chiave perfettamente moderna. Perché moderna?


Per capirlo un piccola digressione storica nel rapporto Stato‒Chiesa in Italia. Il Concordato del 1929 firmato da Mussolini sancì la creazione della città-Stato del Vaticano e riconobbe il ruolo di religione ufficiale di stato al cattolicesimo, legittimando di fatto l’intrinseca debolezza politica dello Stato borghese. La monarchia sabauda infatti, una volta acquisito il potere col consenso delle masse, non poté fare a meno della chiesa di fronte alle rivendicazioni democratiche delle masse stesse.

Balziamo in avanti: il nuovo Concordato siglato nel 1984 da Craxi, rispecchiò -solo nei proclami purtroppo- l’esigenza borghese del capitalismo avanzato di superare il limite del privilegio concesso alla sola religione cattolica per concederlo a tutte le religioni. Per la moderna democrazia borghese, laicità non significa infatti più esclusione di qualsiasi ingerenza ecclesiastica nell’attività politico-istituzionale dello Stato, ma riconoscimento a tutte le confessioni della possibilità di tale ingerenza, giacchè l’idea di una divisione netta fra la sfera individuale e pubblica è illusoria (pochi arrivano ai propri convincimenti per pura introspezione). Laicità dello stato non è quindi da intendersi come indifferenza dello stesso nei confronti delle religioni, bensì come riconoscimento del valore sociale delle confessioni -di tutte le confessioni- per l’integrazione del cittadino nella realtà sociale del paese.

E allora dove sta l’inghippo? Il problema è che lo Stato italiano, proprio grazie al Concordato firmato da Craxi nell’84, non è affatto equidistante dalle confessioni. Al Concordato infatti seguirono varie Intese con le religioni a-cattoliche (p.es. Valdese e Metodista nel 1984, Assemblee di Dio e Avventiste nel 1986, Ebrei nel 1987…), volute dallo stesso Craxi, con le quali si cercò disperatamente di offrire ai cittadini italiani l’immagine (illusoria) di uno stato equidistante dalla religione. La particolarità del Concordato di Craxi sta appunto nel fatto che nei confronti della chiesa romana lo Stato ha riconfermato lo strumento pattizio già voluto da Mussolini e chiaramente lesivo. In tal modo la chiesa romana continua a beneficiare di molti privilegi ingiustificati nei confronti dello Stato e anche nei confronti delle altre confessioni.

Ora, si può essere d’accordo o meno con il Concordato di Craxi -io personalmente non lo sono, anche se riconosco che fu un passo avanti rispetto a quello di Mussolini- ma se c’è qualcosa che non funziona nella laicità dello Stato, non è certo allo Statuto del PD che bisogna guardare, bensì al Concordato craxiano che ratificò l’ingiusta disparità tra il cattolicesimo e le altre confessioni. L’articolo 3 della Costituzione recita: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. La bozza dello Statuto dei valori del PD indica infatti che le religioni, tutte le religioni senza distinguo, hanno rilevanza pubblica nello comunità sociale. In tale direzione bisogna muoversi.

Nella bozza dello Statuto dei valori del PD, si sancisce così -forte e chiaro- la laicità dello stato in chiave moderna e attuale, tramite il principio di riconoscimento ed equa distanza dello stato da tutte le religioni (e non certo un gattopardesco modo per evitare rogne, come ha scritto il mio amico Luca Sofri). Lo stato italiano deve far proprie le istanze di tutte le confessioni, riconoscerne piena cittadinanza nella comunità nazionale ma nel rispetto della Costituzione italiana (siamo prima cittadini e poi, eventualmente, credenti). In poche parole: equilibrato, moderno e sensato.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

13 Commenti

  1. Giacomo

    Carta dei diritti dell’UE:
    “Articolo 10
    Libertà di pensiero, di coscienza e di religione

    1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o convinzione, così come la libertà di manifestare la propria religione o la propria convinzione individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti.
    2. Il diritto all’obiezione di coscienza è riconosciuto secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio.”

    Statuo PD:
    “Noi concepiamo la laicità [...] come riconoscimento della piena cittadinanza ‒ dunque della rilevanza nella sfera pubblica, non solo privata ‒ delle religioni”

    Filippo:
    “Per la moderna democrazia borghese, laicità non significa più esclusione di qualsiasi ingerenza ecclesiastica nell’attività politico-istituzionale dello Stato, ma riconoscimento a tutte le confessioni della possibilità di tale ingerenza.”

    Filippo secondo me c’è uno scarto tra quanto asserisce la Carta dei Diritti (quindi diciamo la proto-costituzione europea) e quanto dici tu, e quello scartato è colmato proprio dalle parole dello Statuto del PD, secondo me era proprio il timore di questa ‘deriva’ che ha fatto scattare Odifreddi.

    PS
    rimane il problema che il Cattolicesimo è anche Vaticano, e il Vaticano è uno Stato, teocratico e monocratico per giunta che forse non governerebbe in modo molto diverso dall’Iran se solo avesse un territorio abbastanza ampio e abbastanza petrolio per farlo…

  2. Enzo

    L’inghippo non è “solo” nel concordato è in uno statuto che pretende di sancire tra i propri valori la laicità…”come riconoscimento della piena cittadinanza ‒ dunque della rilevanza nella sfera pubblica, non solo privata ‒ delle religioni.”. C’è bisogno di questo riconoscimento? La Costituzione lo fa proprio all’articolo 3, e credo che nessuno possa affermare che le “religioni non abbiano piena cittadinanza” nel nostro paese. Evidentemente il motivo di questa affermazione è altro. A me sembra che si voglia mettere un riferimento di questo genere per affermare che nel PD la religione cattolica (perché è di essa che stiamo parlando) deve poter guidare l’azione politica del partito in quanto rilevante nella sfera pubblica. In altre parole la morale religiosa, proprio perchè non potrà essere ignorata, sarà dominante e a nulla potrà valere l’idea che è necessario trovare delle sintesi tra culture diverse: la rilevanza pubblica vince. Quindi a chi sostiene il valore della ipotesi proposta dal relatore della Commissione chiedo se, in soldoni, il PD sarà per una legislazione uguale a quella dei maggiori paesi europei sul tema delle unioni di fatto, a quella sulla fecondazione assistita, a quella del divorzio lampo proposta dal governo di destra francese, quella sul testamento biologico e sulla terapia del dolore, quella sull’eutanasia?
    La laicità dovrebbe essere la capacità di produrre leggi sulle questioni che attengono i diritti individuali e alla coscienza delle persone che “consentono” e non “obbligano” a comportamenti. Sarà possibile se il PD affermerà la “rilevanza pubblica delle religioni”? Credo proprio di no.

  3. Riccaru

    E no.
    Laicità in italiano vuol dire altro. Vuol dire essere indipendenti da ogni dogmatismo ideologico ed autonomia da ogni ingerenza ecclesiastica.
    Vuol dire considerare l’opinione di Angelo Bagnasco come quella di un cittadino e non come quella del presidente della CEI.
    Dire che laicità significa ingerenza equa di ogni religione è creare confusione e sfiducia.

  4. Sono compromessi “sottili” che nascondono il vero obbiettivo…o almeno ci provano. Continuando così si apriranno spazi per un partito “nuovo & laico”.

  5. Caro Filippo, concorderei volentieri, molto volentieri. Studio con interesse, e non da ora, la dottrina sociale della chiesa, e vi scorgo moltissime cose interessanti ed utili. Molte cose che possono servire a lottare contro gli aspetti iniqui della modernità.
    Concorderei volentieri, se con il voto sul registro delle unioni di fatto ieri a Roma,non si fosse toccato con mano che non di sottili disquisizioni e di letture serie e complesse della realtà delle religioni si tratta, ma solo di un “arrampicarsi sugli specchi” per lasciare che il PD sia preda, nei fatti, di una triste deriva clericale.
    Perché consentire a due omosessuali di firmare su un registro pubblico per dire che vivono insieme non è una scelta “eticamente sensibile”, ma una cosa ovvia, pacifica, perfino un po’ scema. E se di fronte a una cosa del genere la gerarchia vaticana e la CEI, il vecchio Ruini e la Binetti fanno le barricate, appoggiati da quei morti di sonno di Milana e Ciarla (i nostri due capi “provvisori” del PD romano), allora vuol dire che questi teodem non solo non cercano il dialogo, ma piuttosto vogliono semplicemente sconfiggere qualsiasi principio di laicità in nome del loro supposto e indimostrabile “diritto naturale”.
    Vorrei che qualche cattolico, finalmente, rispondesse a queste domande

  6. enzo (ligori)

    Quando mi capita di dover dire che sono ateo mi sento spinto inbteriormente a trattenermi: perché la “professione” di ateismo mi sembra quasi simile alla professione di… fede, sia pure i8n nessuna fede.
    Quasi con lo stesso fastidio vivo la necessità di definire la laicità, specie se, come nella proposta di statuto del PD, si sente il bisogno di definirsi partendo da una negazione: “non è…, ma…”. Trovo assai grave sentire il bisogno di definirsi laici “non anticlericali”. La cosa denuncia la presenza di chi è, anche tra noi, se non clericale almebno integralista. Ogni volta che si prova ad adottare regole, misure, provvedimenti, leggi “laiche” sorge il problema di dover specificare, dettagliare, definire, insomma proteggere il credo, UN credo, quello cattolico.
    Trovo autolesionista la pilatesca decisione del PD romano, più dannosa di quanto avrebbe procurato in termini di “offesa” ai teodem. Credo che di questo passo la coscienza laica del 99% dei democratici e del 98% degli italiani venga offesa. E’ come se qualcuno sentisse il bisogno di metterci tutti sotto tutela: siate laici, ma… no ai matrimoni gay, no ai registri sulle coppie di fatto, no alle adozioni da coppie gay e via tutelando e proteggendo.
    Nessun laico si sognerebbe, di fronte ad una norma, di dover specificare cose non contenute nella stessa, ma solo paventate. Direbbe: questa norma dice questo; se e quando vorremo dire altro lo diremo se lo decideremo. Invece, i teodem, preoccupati che la norma europea antidiscriminatoria potesse poi significare diritto alle adozioni delle coppie gay… votano contro la fiducia al governo; e a Roma decidono di sollecitare il Parlamento ad adottare una norma che essi non si sentono di adottare, e comunque con la riserva mentale che, anche lì, in Parlamento, se la giocheranno per impedire ciò che è un semp’lice buonsenso e presa d’atto.
    Stiamo facendo di tutto per cacciare i laici dal PD?
    Questo, in presenza di un privilegio di chi, come Berlusconi e Fini, Casini e il teodem mio conterraneo Ria, hanno personalmente risolto il proprio caso personale, negandolo èperò al volgo.
    Che lo faccia Berlusconi e gli altri mi riguarda poco. Ma che Ria si annoveri tra i teodem…

  7. Laicità liberale, laicità illiberale

    Di laicità dello Stato si parla spesso, come in questo articolo su iMille. Ma esattamente che cosa si intende per “laicità”? Come succede molto spesso, si tratta di un termine sovraccarico di significati, per cui ognuno lo interpreta un p…

  8. Io mi accontenterei che nel PD si concordasse tutti sulla laicità intesa come “non ingerenza della Chiesa” nello Stato, come definita qui: http://blog.democrazialiberale.org/2007/12/18/laicita-liberale-laicita-illiberale/ . Questo vorrebbe dire che, se la Chiesa riesce a convincere gli italiani a vietare qualcosa per legge, pazienza; se però gli italiani non sono d’accordo, che non provi a imporglielo trattando direttamente con i rappresentanti eletti (sulle loro teste).

  9. giacomo dorigo

    @ enzo ligori, c’è differenza tra credere che Dio non esista, e non credere che Dio esista, nel primo caso si avrebbe la professione di fede che tu temi, nel secondo caso semplicemente uno non ha la fede.

    @corrado truffi, io concordo con te, non sono cattolico, ma vorrei cercare di rispondervi. Mi pare che il senso sia “perché se io non cerco di importi la mia morale tu cerchi di impormi la tua”. La risposta è semplice: “Per il tuo bene, perché se tu applichi la mia morale questo ti farà compiere il bene, il TUO bene”.
    Il nocciolo del totalitarismo cristiano sta tutto qui: il Bene (in questa od in prossima vita) è un valore superiore ad ogni altro, compresa la libertà di pensiero e quindi di scelta, è un valore universale ed assoluto ed è un principio primo. Quindi tutti i dogmi cristiani vengono assunti come POSTULATI validi in quanto tali e non necessitanti di spiegazione ma solo di applicazione e nel caso vi sia il tentativo alla ribellione allora si ricorra all’ubbidienza con tutti i suoi sistemi di premio e punizione, compreso il sistema giuridico statale.

  10. Secondo me Filippo può far parte del partito della Binetti.

    Odifreddi, no.

  11. enzo (ligori)

    @ giacomo dorigo
    Sono strutturalmente refrattario a comunicare in negativo (“non credo che…). Ma capisco che “credo che… non…” è ugualmente negativa, sebbene di secondo grado.
    Nella sostanza: “credo che dio non esista” fotografa il mio attuale convincimento. Ma “non credo che dio esista” forse è più laico, lasciando aperta una possibilità di verità anche in una direzione non condivisa.
    Siccome voglio essere più laico che ateo, allora accetto la seconda versione, che definirei agnostica più che atea.

  12. concordo con filippo

  13. Marco

    I membri di un partito laico condividono la scelta di non basare le proprie scelte politiche sull’incomprimibile nocciolo di irrazionalita’ caratteristico delle religioni.

    Punto.

    Se alcuni condividono e altri no, allora il patito non e’ laico.

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