Caro Ministro

Caro Ministro Giuseppe Fioroni,

da qualche settimana facciamo parte dello stesso partito ed è per questo che vorremmo sottoporti alcune questioni anche sulla scia di quanto accaduto a Finale Ligure, dove un giovane studente è stato marchiato con una svastica e la scritta “gay” sul petto (sappiamo che tempestivamente hai inviato un’ispezione).

Ti diamo atto di avere iniziato a prendere in mano una situazione difficile e di avere dato un primo segnale stanziando dei finanziamenti ad associazioni di genitori, Agedo compresa. Sappiamo che ritieni di non poter mandare un’associazione gay nelle scuole per non essere accusato di fare propaganda di orientamento sessuale. Pur ritenendo molto positivo che, anche grazie ai tuoi sforzi, si sia svolto un dibattito per specificare che esistono forme distinte di bullismo, tra cui quello su base omofobica, ci sono alcune cose sulle quali ti vorremmo invitare a riflettere.


Il bullismo si manifesta nei confronti della diversità (colore della pelle, orientamento sessuale, religione) o di difetti fisici (brufoli, soprappeso, ecc.) Se io sono nero, a scuola forse mi prenderanno in giro. Ma la mia famiglia, al mio ritorno a casa, mi assomiglierà e se anche io fossi adottato, comunque sarei stato scelto con quel colore della pelle, quindi da due genitori per cui quella caratteristica è indifferente. Se sono ebreo, se sono Rom, se sono mussulmano, al mio rientro tra le mura di casa rientrerò in un ambiente in cui sono tutti come me. La mia diversità, cioè, è una caratteristica che condivido con i miei cari. E’ qualcosa di evidente e quindi non devo nasconderla. E’ dichiarata nella stessa mia esistenza di individuo.

Se ho un difetto fisico, me lo porto addosso, è sotto gli occhi di tutti, anche della mia famiglia. Dovrò forse sopportare il pubblico ludibrio, e difficilmente potrò farci qualcosa ma troverò comunque conforto tra le mura di casa e comunque condividerò il mio difetto con molti altri perché ho la possibilità di “vedere” altre persone che hanno un difetto fisico.
In tutti questi casi l’azione “anti-bullismo” agisce su chi, rilevando la diversità dell’altro, la usa come arma. Non ha alcun effetto su chi subisce. Insegna il rispetto a chi non ne ha.

Per l’omosessualità e l’identita’ di genere, transessuale o transgender, c’è invece da fare un discorso a parte. Se sono un giovane omosessuale già consapevole e sereno, probabilmente ho già incontrato qualcuno simile a me, che può almeno rappresentare una sponda di confronto. Se i miei atteggiamenti, più o meno mascolini o effeminati si discostanno dai modelli di virilità o di femminilità attesi, avrò difficoltà a scuola anche essendo eterosessuale. Nella maggior parte dei casi la famiglia è consapevole, ma l’argomento non viene mai toccato. La situazione tipica è il silenzio dentro una cappa di vergogna. Mi chiedo se un nero o un ebreo non possono parlare del colore della pelle o della religione a cui appartengono cioè delle caratteristiche che li rendono diversi, a casa, con la propria famiglia.

Se poi non ho ancora ammesso a me stesso la mia omosessualità, sarò forse io il primo ad essere ostile contro me stesso. E queste cose te le raccontiamo per esperienza. In poche parole, caro ministro, un giovane omosessuale il più delle volte è solo, e senza alcun supporto sociale a volte evita di parlare anche con se stesso. Un vero cortocircuito esistenziale che avviene proprio nel momento più delicato della propria formazione: l’adolescenza. Per questo riteniamo che sia molto, molto importante che a trattare l’argomento siano anche delle persone che vivono la propria omosessualità con estrema tranquillità e naturalezza. Questo da una parte per insegnare a chi fa il “bullo” che l’omosessualità non è una perversione o qualcosa che appartiene al mondo dello spettacolo, facendogli toccare con mano la propria normalità, ma anche per consentire al giovane omosessuale di trovare conforto e di trovare il coraggio di essere se stesso. Quando un ebreo va nelle scuole a parlare di olocausto fa propaganda religiosa?

Spesso l’idea dell’omosessualità è un peso negativo che si sente così forte, che può indurre a pensieri di suicidio anche senza bisogno di essere pesantemente presi in giro: spesso è la solitudine ad essere fatale. Mai abbiamo sentito di persone di colore o di ebrei o di Rom che si ammazzano per la loro differenza. Ognuno di loro è molto orgoglioso delle proprie origini geografiche o religiose, giustamente condivise come valore familiare e nel contesto sociale.

Caro Ministro, nessuno studio scientifico al mondo ha mai dimostrato che l’omosessualità può essere promossa come un abito alla moda. Il coraggio della politica di un paese moderno, di una forza moderna come la nostra che si ispira all’Europa, passa anche nell’offrire ai nostri giovani apertura e trasparenza. In questi mesi inoltre si è parlato molto, troppo, di omosessualità ma non sempre in modo corretto. Abbiamo sbagliato tutti. Chi l’ha additata come perversione e malattia, chi ha fatto una battaglia durissima per non riconoscere e addirittura osteggiare il riconoscimento di diritti di base alle coppie omosessuali (in una democrazia occidentale!). Ma anche chi l’ha usata come connotazione di folklore mediatico per caratterizzarsi.

In Italia ci sono moltissimi omosessuali, impiegati, manager, spazzini, studenti che sarebbero felici di testimoniare il loro percorso di vita, nelle scuole. La politicizzazione, soprattutto del passato, del movimento GLBT può averti indotto a non dare spazio alle varie sigle associative nelle scuole, ma ritengo che si possano creare uno o più team itineranti che davvero possano raccontare le diversità (di tutte le diversità), per mitigare l’avversione che esiste contro di esse, risolvere i conflitti di oggi e di domani, creare cittadini migliori con la sola forza della propria testimonianza.

Ti diamo fin d’ora la nostra disponibilità di compagni di partito a darti una mano per il bene dei giovani in difficoltà e per evitare che tragedie come quelle di Matteo, il ragazzo italo-filippino di Torino, si ripetano.

Cristiana Alicata
Andrea Benedino
Maurizio Caserta
Nicola Cicchitti
Paola Concia
Alessio De Giorgi
Daniele Garuti
Ivan Scalfarotto
Carmine Urcioli
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

4 Commenti

  1. Condivido lo spirito di questa bella lettera e spero sia accolta con spirito costruttivo, anche se sono abbastanza pessimista a riguardo. La cosa che spaventa di più certi ambienti cattolico-reazionari è proprio la normalità di persone che vivono tranquillamente la loro vita pur essendo omosessuali (o “Malati”, Binetti docet?)
    Saluti a tutti
    Antonio
    Roma

  2. Proprio non so come sia possibile strumentalizzare ebraismo ed Olocausto in nome della difesa dell’omosessualità!
    Dovrebbe essere sufficiente affermare la nostra Costituzione.

  3. Faccio i miei complimenti per la propositività della lettera. Tuttavia ho alcune obiezioni da fare sul merito.
    In soldoni la lettera dice il seguente:
    1) esiste un problema bullismo ed il ministro ha dato dimostrazione di voler affrontare il problema
    2)il bullismo é particolarmente problematico con i giovani omosesssuali
    3)il ministro dovrebbe attivarsi per creare dei “team itineranti” che raccontino le diversità.

    Condivido il punto uno in pieno. sono padre di una dodicenne che fa le medie in una scuola romana. Il bullismo fiorisce tra l’indifferenza di molti.

    condivido in parte il punto due. mi risulta difficile fare differenze tra le vittime e seppure é vero che alcune vittime trovano un certo conforto in famiglia questo non é vero per “tutti ad eccetto dei gay” e comunque non giustifica di differenziare tra vittime. Il bullismo va represso a prescindere di cih sia l’oggetto contro il quale esso si manifesti.

    sull’ultimo punto, non capisco perche scriverne al ministro. Davvero! si vuole creare un team itinerante? lo si faccia subito. Si scriva ai presidi, ai singoli insegnanti per entrare nelle classi ed ai rappresentanti degli studenti per entrare nelle assemblee di istituto. Se ci sono persone sensibili che mettono in pratica il mandato dell’autonomia scolastica,le porte saranno spalancate per i team della diversità.

    Non vorrei insomma che questa lettera dai buoni propositi non sia solo nella testa di qualcuno magari un modo pretestuoso per “cercare di stanare quel vecchio clericale binettiano del ministro fioroni”.

    Faccio notare infatti che, se a seguito di questa lettera il ministro si limitasse a dire “io in qualità di ministro combatto contro il bullismo tout-court, e lascio all’autonomia scolastica la possibilità di avviare programi specifici di sensibilizzazione verso le “diverse” (magari i mussulmani in veneto ed i Rom a roma e gli omosessuali somewherelse) diversità contro cui il bullismo si scaglia (risposta che io reputerei sensata) certamente qualcuno coglierebbe l’occasione per rinfacciare al ministro di non fare nulla contro il bullismo omofobico o addirittura magari di incoraggiarlo.

    A pensar male si fa peccato…

  4. La Stampa, l’unico grande quotidiano nazionale che stia dando risalto a questi argomenti, ha pubblicato la nostra lettera:
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scuola/grubrica.asp?ID_blog=60&ID_articolo=484&ID_sezione=255&sezione=News

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