
Benazir Bhutto era una donna. Era democratica: la prima donna a capo di un governo in un paese islamico. Era laica. Non indossava il burka. Era alla guida dell’opposizione a Pervez Musharraf in vista delle elezioni del prossimo gennaio.
Oggi Benazir Bhutto è stata uccisa: la stessa sorte che era toccata suo padre, Ali Bhutto, primo capo di governo eletto dal popolo in Pakistan e impiccato nel 1979 a seguito di un colpo di stato militare; la stessa dei suoi fratelli, Shanawaz, avvelenato in circostanze misteriose nel 1985, e Murtaza, destinato alla presidenza del partito e ucciso durante un comizio nel 1996.
Oggi il Pakistan si trova sull’orlo della guerra civile.
Manifestanti e forze paramilitari si scontrano per le strade, le elezioni di Gennaio sono in forse, Al Qaeda rivendica l’attentato, la famiglia Bhutto accusa Musharraf, Musharraf accusa i Taliban. Il tutto in una potenza nucleare le cui istituzioni sono inutili simulacri, i terroristi sono sempre più forti e i diritti democratici vigono a intermittenza.
E noi continuiamo a chiederci per quanto tempo ancora – in nome della realpolitik – potremo far finta che queste cose non ci riguardino direttamente.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Temo che fino a quando sarà l’economia a regolare i rapporti (politici) tra gli stati, avremo ben pochi margini di intervento.
Di Benazir vorrei ricordare soprattutto il coraggio. Sebbene sapesse benissimo i pericoli che correva, non ha desistito nel proseguire nel suo impegno politico.
Ora, che la morte delle Bhutto sia destabilizzante per tutta la regione è ovvio ma in queste ore sto ascoltando cori angelici di unanime plauso alla martire della democrazia, ricordiamoci però che sotto il governo della Bhutto vennero creati i primi studenti coranici guerrieri da inviare in Afghanistan, che la stessa Bhutto venne coinvolta in pesanti affari di corruzione durante i suoi periodi di governo. Quindi addoloriamoci, come facciamo per ogni morto spappolato dalle bombe da Algeri a Karachi ma non creiamo una nuova Lady D pakistana. Sull’economia che regola i rapporti politici, ovvio, da che cosa dovrebbe essere influenzata la politica? Il legame politica-economia è inscindibile per comprendere i processi geopolitici, del resto la guerra dei Al Quaeda all’occidente cos’è se non un tentativo di instaurare un califfato che controlli gli accessi gasiferi e petrolofire del medioriente? Detto questo si può cercare di trovare metodi che favoriscano uno sviluppo economico democratico, che è la forma più duratura di sviluppo capitalista. La Democrazia è la conditio sine qua non per un capitalismo sano e viceversa, altrimenti finiamo per abbaiare alla luna
Forse la vera posta in gioco è l’arsenale atomico e missilistico del Pakistan che potrebbe cadere sotto il controllo di “forze oscure” (integralisti islamici?)e minacciarci direttamente e/o indirettamente.
Ben più grave della declamata nuke iraniana…