Tornando a parlare di SUD, insieme

di Francesco Enrico Gentile

sud2.jpgE’ tempo di andarsene. Questo il titolo di un post di qualche giorno fa.
E’ tempo di tornare direi, mutuando il titolo.
E’ tempo di riprendere a concentrare le energie per definire un progetto di cambiamento complessivo del SUD.
Un tema, quello della questione meridionale che sembra essere scomparso dall’Agenda progettuale del Paese.
Fa notizia il caso De Magistris, la vicenda calabrese Loiero, lo spettacolo pietoso delle Primarie PD in Campania. Ma l’attenzione si ferma qui, al racconto delle mancanze e dei limiti, drammatici e apparentemente atavici di una terra. E’ estremamente raro che la discussione si sposti poi sulla definizione del “che fare cosa” per cambiare lo stato comatoso del nostro mezzogiorno.
I Mille possono provare a fornire questo contributo, a definire luoghi e forme di una elaborazione collettiva. Elaborazione che deve partire da una serie di punti fermi.


La prima parte dall’allarme lanciato da SOS impresa e ripreso nel post: “Una cosa che colpisce è la definizione di “collusione partecipata”, riferita a molte aziende”. Un dato di verità. Un dato che da il segno della “profondità” dell’emergenza mezzogiorno.
Un allarme che fotografa in modo tragicamente perfetto la condizione complessa del mezzogiorno d’Italia e che definisce le difficoltà che incontra qualsiasi proposito serio e concreto di impegno e di cambiamento. Se sei costretto a scontrarti con una accettazione supina della protervia criminale, dell’arroganza del bulletto di quartiere che per 500 euro al giorno fa il palo per la camorra è estremamente complesso fare del tuo impegno quotidiano un fenomeno collettivo.
Tutto rischia di essere confinato nel recinto della dimensione individuale, sottraendo forze e intensità alle battaglie.
Tutto sembra, sempre, essere avvolto in una coltre di fuliggine che tutto rende opaco. Una condizione, quella ti apatia complessiva, che non risparmia nessuna categoria sociale.
Indicativa e’ la considerazione fatta, qualche settimana fa da Raffaele Cantone, Pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli in procinto di trasferirsi al massimario della Corte di Cassazione: “Soprattutto negli ultimi tempi abbiamo a che fare con una borghesia che diventa sempre più mafiosa in alcuni aspetti poiché molti imprenditori e professionisti fanno affari, in modo consapevole, con la camorra”.
Abbastanza desolante, no?
Il dovere è quello di non fermarsi dinanzi a tutto questo. Provare, quotidianamente a offrire luoghi di impegno e di ascolto. Luoghi di elaborazione. Ma anche luoghi del fare. In questa ottica è nata, tempo fa, la proposta a W. Veltroni, di caratterizzare le sue liste in Campania indicando, collegio per collegio, l’impegno a contrastare i clan. Un simbolo certo ma utile a fare del PD, sin dal suo atto fondativo, il primo baluardo contro al criminalità organizzata. Un simbolo in grado di restituire alla politica, nelle martoriate terre del SUD , il suo ruolo proprio di elemento di cambiamento. Per fare dei partiti progressisti nel SUD forze di contrasto e non di connivenza o di silenziosa complicità.
Non è accaduto. Passiamo avanti.
Ora il tema è come ricominciare. E’ come riprendere le fila di un impegno collettivo, quotidiano, costante, di rinnovamento della politica nel SUD.
Il PD non può perdere questa occasione.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

14 Commenti

  1. Penso che sia di gran lunga il problema più grave del nostro Paese. E,vorrei sbagliarmi..,di soluzione difficile e dai tempi certo non brevi.Come intenderà affrontarlo il PD?

  2. enzo

    Noi meridionali non siamo diversi, cioè meno capaci. Sembra un’ovvietà ma non lo è. Anni fa, quando ho cominciato a lavorare in regione (il pci era all’opposizione), quando volevo sapere qualcosa telefonavo a Milano o in Emilia e gongolavo quando mi davano risposte quasi immediate.
    Da quando siamo governo anche noi, mi accade(va) di dover aspettare giorni, certamente fisiologici in strutture abituate a fatturare a 30-60-90 ma non più flessibili, o “arrangine” come noi. Mi spiego con un esempio: da voi i trasporti funzionano (con i difetti fisiologici) ma se una scolaresca del sud arriva all’improvviso e ha bisogno di un bus, voi vi preoccupate giustamente che ci vada uno dell’azienda convenzionata, che abbia il doppio autista, che sia in regola… e se non c’è, la scolaresca resta a terra. Il nostro arrangismo invece ci farebbe fare carte false, magari manderemmo dieci genitori automuniti, ma vi porteremmo la scolaresca in quel maledetto posto in cui deve andare.
    Salendo di livello: noi non vogliamo raggiungervi. Noi vogliamo arrivare dove voi sarete tra qualche anno, altrimenti quando raggiungeremo il vostro livello attuale voi sarete già avanti. Come si dice in comunicazione bisogna fare del difetto una virtù. Utilizzare l’ingegno “arrangino” per farne un costume strutturato. Giorni fa il Prof. Cingolani, che dirige il plurielogiato Centro per le nanotecnologie dell’Università del Salento, ha avuto un avviso di garanzia perché aveva autorizzato (accusa) la costruzione di alcune strutture mobili non sapendo come sistemare alcuni laboratori. E’ intervenuta la Regione a finanziare le strutture e a rendere normale ciò che era arrangiato. Ma il laboratorio sulle nanotecnologie del Salento è un gioiello a livello mondiale (l’ultima scoperta riguarda un materiale di cattura dell’energia solare di costo pari a 1/10 di quelli attualmente in uso).
    Il sud deve anche finire di seguire ambientalisti che scimmiottano il nord e impediscono l’adeguamento di infrastrutture che lo colleghino al mondo. Vendola non è un cementificatore, e ha sottoscritto l’accordo con Bassolino per portare il treno veloce da Napoli a Bari. E anche voi turisti del nord dovreste finirla di considerare quant’è bello il selvaggio sud e quanto sono ladri i ristoratori che vi fano pagare assai quando mangiate: avete mai confrontato i prezzi? O c’è una legge non scritta per cui in una regione c.d. sottosviluppata, dove il denaro costa il doppio, le licenze impiegano il quadruplo, e a volte si paga anche il pizzo, i prezzi debbano essere inferiori?
    Ancora: sarà certamente vero che se adeguiamo i sistemi portuali di Taranto o di altre città in grado di intercettare il traffico dal vicino e dall’estremo oriente modificheremo il paesaggio. Ma passando da sud invece che da Amsterdam o Amburgo pare che le navi portacontainers risparmino una settimana! Moltiplicate i containers per il numero di navi e per il numero di settimane… vi sembra poco?
    Il problema, direte, è non far costruire i porti alle mafie. Ma anche non affidare la raccolta dei rifiuti alle camorre.
    Che fare? Distinguere tempi brevi, da medi, e da lunghi.
    Nell’emergenza va bene il sistema commissariale, affiancato dalle forze dell’ordine e se serve anche dall’esercito. Nel medio e lungo periodo vale solo l’educazione, la buona prassi. E se per raggiungere le buone prassi occorre passare dall’imbuto della “legge ed ordine”, ben venga la legge e l’ordine.

  3. bravo, finalmente un post su questa questione.

  4. Chiara carotenuto

    Sono tornata in Campania,la mia terra, dopo aver vissuto per due anni in Australia.
    L’ho trovata, se è possibile, peggiorata. Sono una fra quelli che “prova a rimanere” ma ogni giorno è una lotta con la parte di me che chiede “dignità, rispetto e diritto”.
    Ho anche provato a “partecipare” alle primarie del PD con il progetto “imille” ma lo sconcerto ha avuto la meglio.
    Resisto, ma non so cosa fare, non so come contribuire a quel “cambiamento” che sogno.

  5. Filippo Zuliani

    beh, Veltroni nel suo discorso a Milano ha espressamente parlato del sud. Come prima impressione mi pare incoraggiante, ora vediamo come prosegue, in campana.

  6. viaggio

    strano commento quello di Enzo, per molti aspetti condivisibile, ma per altri lascia un pò perplessi. come se la legalità fosse una variabile dipendente (se serve passi pure, sembra che dica) e dove la diversità del Sud, quella che dovrebbe essere valorizzata per dare valore aggiunto, sembra essere la presa d’atto delle sue distorsioni (perchè voi del nord protestate per i prezzi più alti? noi ci dobbiamo ricaricare sopra il pizzo e l’inefficienza della pubblica amministrazione! ci dice. o era sarcastico e non ho capito io?)

  7. raoul

    i) bellissimo il post di Francesco. speriamo che un po’ di giovani e associazioni del sud ci contattino. io ci ho provato a contattare uno della basilicata che mi sembra in gamba e che scrive ogni tanto qui. neanche mi ha risposto. a volta ho l’impressione che c’e’ una diffidenza di fondo anche tra i giovani del sud verso nuove iniziative
    ii) Condivido l’analisi di enzo. mi sono stufato anch’io di sentire parlare del rilancio del sud che passa per il turismo. non sono un esperto di economia del turismo ma dubito fortemente che il rilancio del sud si possa basare solo sull’industria turistica.

  8. giancarlo

    Un paio di considerazioni sul turismo.
    Il rilancio del sud non può basarsi solo sul turismo sostiene Raoul: ha ragione, ma sarebbe da pazzi non puntare sul turismo. Enzo sostiene perchè mai i prezzi delle località turistiche dovrebbero essere più bassi che al nord, sbagliando (secondo me) prospettiva. I prezzi dovrebbero essere concorrenziali con i prezzi delle località turistiche europee, con quelli spagnoli o greci, tenuto conto beninteso delle differenze di servizi. Il problema del turismo al sud (ma non solo al sud) è che è lasciato a se stesso, non è organizzato per niente, molto frammentato e quasi mai riesce a fare sistema.

  9. raoul

    Ancora mi ricordo quando visitai Noto, la regina del Barocco. un hotel con 18 stanze in tutta la cittadina. chiedevamo indicazioni per un hotel. un passante ci disse che era questione delicata, un barista mi rispose che non me lo poteva dire, e diede una sberla al suo aiutante che voleva darci una mano. un altro passante ci disse che “tutto dipendeva dal padrone di Noto”. chiesi se era il padrone era il sindaco e mi disse di no. sono passati 10 anni. chissa’ se le cose sono cambiate. Noto la regina del Barocco senza hotel

  10. enzo

    torno da un viaggio… turistico e rispondo a “viaggio” su sud e turismo. La legalità è una normalità. E normalmente si organizza in certi modi. Quando dico “anche l’esercito” dico “anche straordinariamente”.
    Sui prezzi non dico che dovete accettarli perché paghiamo il pizzo (per chi mi hai preso?), ma per farvi smettere di pensare che, siccome qui si lavora in nero (non è vero, spesso), e le materie prime costano poco… i prezzi dovrebbero essere bassi.
    Comunque: sono stato ultimamente in due regioni, l’Abruzzo (Santo Stefano di Sessanio, Gran Sasso) e Pietrapertosa (Potenza). In entrambi i casi ho fruito del sistema alberghiero “borgo albergo”, un nuovo sistema che invece di costruire una torre di cemento, recupera unità immobiliari del centro medievale e le mette in rete. Sono stato in suites deliziose. In due paesaggi incantevoli. Ho pagato a prezzo b&b (30 euro) e mangiato bene a prezzi bassi (15-20 euro). I nuovi alberghi orizzontali (con finanziamenti un. eur.) evitano il cemento, recuperano immobili abbandonati, riportano-mantengono la gente in montagna, anche se ancora il marketing è agli inizi.
    Il turismo è un’industria, fa economia e sviluppo, quindi va bene. Quello che io meridionale voglio contrastare è l’idea di un Sud vocato al turismo in quanto luogo selvaggio, economico. E l’altra che il sottosviluppo si combatte andando a portare i soldi dei turisti.
    Noi vogliamo (dobbiamo creare) scienza, ricerca, economia immateriale. Non siete mica voi soli a capire dov’è il massimo di valore aggiunto!

  11. Enzo ha pienamente ragione. Tempo fa discutevo con chi vorrebbe la competizione tra le università e ironizzava sulle università del Sannio o affini.
    Come sempre, dare le stesse regole a tutti è il massimo dell’ingiustizia. E poi, quello che un governo di sinistra dovrebbe avere come meta è avere studenti del nord che vanno a studiare al sud, e non a fare un turismo da colonialisti.
    Ci si gira intorno e si dicono tante cose, ma la reale anomalia italiana non sono i “poveri” del nord che sono tartassati ma il popolo del sud che è sfruttato e lasciato andare, emigrare, perdere le energie migliori, pagare le tasse e non avere nulla in cambio (mentre al nord ospedali, scuole, infrastrutture ci sono, mi pare). Per essere poi sfruttato da qualche pseudo-benpensante del nord che ha fatto magari fortuna facendo fruttare i denari sanguinanti della mafia, ma in borsa, quindi è buono, è moderno, è per il libero mercato.

  12. raoul

    io pero’ vedo pochissimi giovani del sud tra di noi. dove sono i giovani del sud???

  13. enzo

    l’intervento di riccardo mi stimola un racconto.
    Un contadino aveva cinque figli, e l’ultimo andò a studiare a firenze. per mantenersi usò parte del reddito prodotto dal contadino del sud, “trasferendo capitale” dal sud al nord.
    I figli del figlio del contadino andarono a studiare anch’essi a firenze (l’affetto, la toscana, i comunisti, la cultura, una città internazionale…) e siccome poteva permetterselo, il figlio del contadino pensò che invece di pagare due fitti forse con un mutuo poteva comprare una casa per far studiare i figli e comunque fare un buon investimento. Così trasferì al nord non solo la parte di reddito per il mantenimento dei figli, ma anche il capitale per acquistare la casa.
    La figlia del figlio del contadino si laureò (con i soldi del sud) e restò a lavorare al nord, fornendo al nord anche la risorsa umana formatasi con i soldi del sud. Forse il figlio del figlio del contadino dopo la laurea tornerà al sud: ma avete idea di quanti milioni di milioni noi meridionali trasferiamo al nord, per il vostro sviluppo; e quante risorse umane formate con i nostri soldi vi mettiamo a disposizione?
    Ricordatevene quando quelli della Lega vi dicono che “roma ladrona” e i “terùn” campano con i soldi della Lombardia.
    Ciò detto: cosa fare per far studiare qui i nostri figli e utilizzare qui la risorsa umana qualificata?
    Io butterei là: ridateci una parte delle risorse che vi abbiamo trasferito…

  14. carcamanno

    Enzo, il tuo ragionamento regge fino a un certo punto. Cioe’ reggerebbe in regime di federalismo fiscale puro. Dai un occhio a quanto trasferiscono le regioni ricche/fortunate/virtuose al centro e quanto ricevono in cambio. E vedrai che i soldi dei polentoni finanziano spesso la formazione e la sanita’ al sud. Se la mettiamo su questo piano non andiamo lontano. Perche’ uno ti puo’ fare altri 1000 esempi contrari (uno che fa incazzare me e’ il terremoto dell’irpinia) e tu altrettanti

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