Tanto peggio, tanto meglio?

di Francesco Costa

esenzioneici.jpgLa legge che in Italia prevede l’esenzione dall’ICI per gli immobili della Chiesa destinati a uso commerciale è una legge iniqua e sbagliata. E’ iniqua e sbagliata, oltre che perchè infrange deliberatamente il principio della laicità dello Stato, perchè distrugge la libera concorrenza configurandosi come aiuto di stato (e non a caso l’Ue su questo tema ci bacchetta regolarmente).

Mercoledì 7 Novembre, durante la discussione della Finanziaria in Senato, i tre senatori socialisti Montalbano, Barbieri e Angius hanno presentato un emendamento che chiedeva di togliere l’esenzione Ici dagli immobili della Chiesa adibiti ad attività commerciale, “anche nel caso in cui abbia carattere accessorio rispetto alle finalità istituzionali dei soggetti”. Al termine di una infuocata discussione, si è passati al voto: l’emendamento è stato respinto dall’aula con 240 voti contrari, 12 voti favorevoli e 48 astenuti. In sostanza, hanno votato favorevolmente solo i senatori della costituente socialista più pochissimi altri appartenenti ad altre formazioni. Hanno votato no all’emendamento i senatori del Partito Democratico, si sono astenuti (cosa che in Senato equivale al voto contrario) i gruppi di Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista e Verdi-Pdci.

Uno a questo punto può pensare due cose. Uno può pensare che, passino quei clericalacci baciapile del Partito Democratico, ma anche Sinistra Democratica e Rifondazione Comunista hanno improvvisamente fatto la loro svolta binettiana decidendo che l’esenzione Ici è cosa buona e giusta. Liberi di crederlo. Oppure uno può pensare che la cosa non è così semplice, che forse la situazione andrebbe sviscerata meglio per capire un voto che appare inspiegabile: e se la mossa dei tre senatori socialisti non avesse come obiettivo la difesa della laicità dello Stato? E se fosse stata una strumentalizzazione mediatica?


Questa maggioranza parlamentare soffre di quotidiane e ripetute ricerche di visibilità che la logorano e le fanno perdere tonnellate di voti, impedendole così di raggiungere quei pochi obiettivi a cui è in grado di puntare. Quello che è accaduto il 7 Novembre in Senato nè è un caso esemplare: i tre senatori socialisti hanno presentato quell’emendamento piuttosto perentorio senza che su quel tema sia stato trovato un accordo in sede di Consiglio dei Ministri (direte, ma bisogna per forza trovare un accordo su tutto in Cdm prima di fare un emendamento? Naturalmente no, ma quando si fa diventare l’esenzione ICI un tema-bandiera e si baratta la visibilità con la possibilità di cambiare le cose bisogna prendersene le conseguenze).

L’emendamento arriva in Senato durante un voto difficilissimo, dove la maggioranza ha un margine di maggioranza più che esiguo. E’ chiaro quindi a tutti – primi fra tutti ai senatori socialisti – che quell’emendamento non ha la minima opportunità di essere approvato.
Allora perchè presentarlo? Gli obiettivi possono essere tanti, e sono tutti ugualmente irresponsabili: dividere la maggioranza parlamentare nella fase in assoluto più delicata della legislatura, far andare sotto la maggioranza (col rischio di far cadere il governo: anche la caduta del primo governo Prodi non era passata da una sfiducia), spaccare il gruppo del Pd, sfidare la sinistra massimalista e tentare di erodergli dei voti. L’interesse del paese, insomma.

Gli altri gruppi della maggioranza, cosa avrebbero dovuto fare? Se avessero deciso di puntare su quell’emendamento, sarebbero certamente andati sotto, con annessa probabile fine del governo durante la discussione della Finanziaria: una mossa degna dei migliori Rossi e Turigliatto.
Ma i senatori socialisti sapevano che nè il Partito Democratico nè Sinistra Democratica, Rifondazione Comunista e il gruppo Verdi-Pdci avrebbero rischiato di porre fine in questo modo all’esperienza di governo, e proprio per questo lo hanno presentato. Per poter fare la voce grossa dopo, e urlare agli schifosi clericali. Complimenti, non c’è che dire.

La mossa dei senatori socialisti è stata piuttosto scorretta e irresponsabile: una di quelle trappolicchie, insomma, che avremmo lasciato volentieri all’estro del senatore Calderoli; una di quelle insane e inutili ricerche di visibilità che avremmo lasciato volentieri al dissidente Turigliatto.
Pensiamo che non sia in questo modo di difendere il valore della laicità dello Stato: non con delle ricerche di visibilità architettate in modo da infiammare la polemica e non sortire nessun effetto concreto (anzi, sortendo spesso effetti opposti), ne’ tantomeno strumentalizzando tematiche che stanno a cuore a tantissimi cittadini allo scopo di tirar su un pacchetto di voti in più a qualsiasi costo, anche rischiando la fine-del-governo nella fase della legislatura più delicata in assoluto. Non sappiamo se – emendamento dopo emendamento – i senatori del gruppo socialista riusciranno a convincere il paese che loro e solo loro sono gli unici interessati in Italia alla difesa della laicità dello Stato. Sappiamo però che sono personaggi piuttosto poliedrici, visto il talento che hanno dimostrato nel far passare come “battaglia in nome della laicità dello Stato” una manovrina degna della vecchia Democrazia cristiana.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

14 Commenti

  1. democratico laico

    mi sembra molto importante questo post tratto dal blog: http://anellidifumo.go.ilcannocchiale.it/post/1681288.html

  2. Giovanni Fontana

    Francesco, quello che dici è inopinabile. Tuttavia manca di un punto, ovvero come (soprattutto quando) dare quel voto contrario. La situazione che troviamo ora in parlamento, è risicata, lo è davvero, ma se non ora, quando?
    Sono convinto al cento per cento di quello che scrivi della strumentalizzazione, e se non lo fossi basterebbero i voti contrari di Rif e Verdi per convincermi, però mi domando: allora quando si affronterà seriamente la questione?
    Ora abbiamo una risicatissima maggioranza, qualora Veltroni vincesse (non certo scontato) con una maggioranza ampia (tutto fuorché scontato), dovremmo – allora sì – porre la questione al voto? Non avremmo anche lì rischi di tenuta? e se quello scenario non si verificasse?
    Se crediamo che la coscienza comune sia dalla nostra parte (perché se così non fosse potremmo solo indignarci, non di più) ci dovrà essere un momento in cui si decida che valga la pena di testimoniare (non uso l’abusatissimo a sproposito “denunciare”) l’irrappresentatività degli eletti, unico strumento che ha un cittadino?
    La rivoluzione oggi no, domani forse, dopodomani sicuramente..?
    Noi abbiamo il vantaggio di non credere alle rivoluzioni, ma alla maturazione, alla crescita, al cambiamento, degli altri e nostro; ma l’evoluzione, il progressismo, al contrario della rivoluzione ammette una cosa: la sconfitta. Pur senza goderne come Valentino Parlato, l’ammettiamo. L’ammettiamo?

  3. giuseppe testa

    Il vero problema e’ questa sindrome da ibernazione, per la quale, siccome il governo ha una maggioranza solo virtuale, si evitano sistematicamente tutte le discussioni, e le conte, sui temi controversi. Questo naturalmente ha dei costi, perche’ il decidere di mantenere lo status quo (dall’ ICI ai Dico e si potrebbero fare molti altri esempi purtroppo) non e’ una scelta neutra. Scegliere di mantenere una ingiustizia attuale, qualunque essa sia, significa avallarla. Ora, per il governo e’ probabile che questa sia l’unica possibilita’ di sopravvivenza, e in questo contesto si tratta del male minore. Conclusione triste ma pragmatica.
    Il vero rischio pero’ e’ che questa sindrome si trasferisca gradualmente al nascente PD, di modo che anche li’ si eviti sistematicamente il confronto sui temi cosiddetti caldi (o vaneggiati come tali) per la paura di scelte nette e delle insoddisfazioni che queste comporterebbero. Ma il rishio di quest’approccio e’ altissimo. Se il PD non avra’ il coraggio di sviluppare delle posizioni precise e inequivocabili su questioni come l’esenzione ICI per la chiesa, i diritti delle coppie omosessuali etc. (i temi vaneggiati appunto come caldi) arrivera’ all’appuntamento elettorale, qualsiasi esso sia, avendo gia’ prosciugato un enorme bacino di potenziali elettori. Il paese di sinistra vero, sgomento di fronte al voto sull’ICI della settimana scorsa, proprio perche’ non practico (e non gliene si puo’ fare una colpa) degli esercizi di tattica parlamentare.
    Ergo, per il bene del pd, vigilare, vigilare, vigilare

  4. Mario berlanda

    Nel bel post di Francesco, oltre che ipotizzare che il voto contrario al provvedimento sia il frutto di un calcolo politico, si accenna anche all’eventualità che sia stato invece frutto di scelta, magari proprio perchè la questione è più complessa dell’approccio demagogico dello “scandalo per l’esenzione ICI degli immobili della Chiesa”.
    Ovviamente non credo che sia questa seconda la reale motivazione del voto contro, anche se mi piacerebbe pensarlo, almeno per un attimo, visto che in genere sull’argomento si vedono solo approcci manichei e mediamente poco informati.
    Vogliamo provare ad affrontare seriamente anche il merito della questione oppure meglio di no, è più semplice dire che l’esenzione è da abolire e basta e misurarci a suon di slogan con chi, invece, la difende a prescindere?

  5. Francesco, la tua analisi è lucida, razionale e quadrata. Però, è una prova ulteriore dell’assoluta inazione del governo prodi.
    Io sono stato un fan dei governi prodi dal 1996, ma ora penso che il governo attuale, come la formula centro-sinistra (con o senza trattino) sia arrivata al capolinea. E mi dispiace dirlo.
    Se in nome del “tirare” avanti non si fa nulla (come in questo caso, ma è solo un esempio) o si risponde alle pulsioni più ignominiose (come in tutta la faccenda dei rumeni), allora due cose: o il governo non è di sinistra (e allora non vedo cosa ci stiano a fare partiti che si chiamano comunisti, rifondati o d’antan, verdi, socialisti, se non vogliamo parlare dei democratici, di cui una buona parte sono anche iscritti al partito socialista europeo) oppure vive per vivere.

    Delle due, o si tenta (anche correndo il rischio di far saltare tutto) di dare una connotazione “politica” al governo, oppure il tirare a campare può far funzionare queste triste stagione che pagheremo poi noi tutti. E’ un po’ come le pensioni, la sinistra di oggi dilapida il suo patrimonio culturale e le generazioni future resteranno senza nulla.

  6. gianni

    Meno male, ricccardo. Sulla faccenda dei rumeni sentivo che nessuno dice nulla, ma qui in Svizzera siamo tutti incazzati come pantere: Veltroni e’ esattamente sulle posizioni della SVP (quella svizzera e xenofoba, non quella sudtirolese di centrosinistra) e non e’ facile spiegarlo ai socialisti svizzeri (che noi volevamo invece interessare al PD, visto anche la recente legnata elettorale che si sono presi proprio su questi temi). Se un po’ di sensibilita’ e di equilibrio sui temi delle migrazioni non lo portiamo noi non so da chi potremmo aspettarlo.
    Scusate l’ off-topic, ma finora avevo atteso invano una parola di critica (pacata, serena) su questo argomento.

  7. Gianni, si io mi sono parecchio incazzato su tutta la vicenda rumeni e immigrazione, e l’aria che tira sulla “sicurezza” in italia non mi procura alcuna sensazione positiva. Come ho scritto sul mio blog, mi ricorda troppo quello che, mutatis mutandis, succede in francia sulla sicurezza, banlieu in fiamme. Tutte questioni in larga parte gonfiate e ad hoc per far vincere i partiti dell’ordine. Prova ne è che i francesi che hanno più paura della sicurezza e degli stranieri, non sono i parigini (dove la sinistra è se non maggioritaria, quasi) ma gli abitanti delle campagne, delle zone dove veramente non ci sono poi tanti immigrati (certo non come a parigi e dintorni). Insomma, temo che finiremo come delle cassandre noi che viviamo in dei paesi dove questa strategia ha portato la destra a vincere più volte, senza poi risolvere i problemi e creando solo ingiustizia.

  8. Excusatio non petita

    Caro Francesco,
    sai che ti stimo e che abbiamo degli orizzonti comuni, ma questa excusatio non petita (che non mi faccio ragione del fatto che sia tu a darla) non la capisco proprio.
    Anzi, se è questa davvero la realtà, cioè se i fatti che descrivi …

  9. E’ cosi’ assurdo pensare che possa esserci una via di mezzo fra:
    a) buttare li’ un emendamento di minoranza in un momento delicato come l’approvazione della finanziaria, e poi prendere il mitra e sparare merda su chi non l’ha votato anche perche’ gli sembrava il momento e il modo sbagliato.
    b) archiviare per sempre il problema e continuare con la “cattivita’ babilonese” dello stato laico prigioniero dei preti

    Non si può auspicare che, in un momento di minor tensione, si possa tornare sul problema?
    Non potrebbe il PD o l’unione proclamare che modo e momento erano sbagliati ma il principio giusto (o quantomeno legittimo) e che se ne discuterà seriamente dopo la finanziaria, come anche per i Dico?
    Tra l’altro dalla parti forse politicamente più serie dell’opposizione era venuto qualche segnale confortante tipo “se non cade il governo iniziamo a discutere sui contenuti invece di continuare con questo stupido muro contro muro”, che dovrebbe anche semplificare la situazione nell’affrontare temi che possono raccogliere consensi più trasversali riducendo la pressione sul governo.

    O forse sono troppo ottimista…

  10. Piergiorgio

    Mi spiace, ma invece quello che dice Francesco è opinabile.

    Punto 1) dinamiche parlamentari: proprio oggi, per fare solo un esempio, il governo è “andato sotto” (grazie ai diniani)sull’emendamento per i ricercatori; è forse caduto? no, nulla, e domani si va al voto definitivo sulla finanziaria in Senato. Dunque è errato dire che se la maggioranza fosse confluita su un emendamento poi respinto ciò avrebbe fatto saltare il governo.
    Dico di più: oggi il governo è davvero stato battuto, perchè è stato approvato un emendamento dell’opposizione.
    Il caso ICI invece, sarebbe stato anche più lieve: infatti, eventualmente, sarebbe stato respinto un emendamento di una parte della maggioranza su cui avrebbe potuto confluire altra parte della magg., ma che comunque non era del governo, dunque non involgeva la “responsabilità” per dire così, politica del governo. Il governo in ogni caso avrebbe potuto dire: è stato respinto un emendamento alla mia finanziaria, qualcosa da me non voluto, quindi tanto meglio.

    Punto 2) valori e coerenza: chi era d’accordo, dunque, poteva e perciò doveva votare si, anche se, naturalmente, l’emendamento sarebbe stato respinto perchè di sicuro anche nella maggioranza vi sono molti che avrebbero votato no con l’opposizione. Lo scopo? Proprio quello di evidenziare, davanti agli elettori e all’opinione pubblica, chi nella maggioranza avrebbe votato no, e smarcarsene difendendo i propri valori.

    Punto 3) realismo e coraggio: ma, si dirà, anche se il governo non sarebbe caduto,così facendo, si sarebbe evidenziata un’imbarazzante divisione nella maggioranza. Bé? perchè cosa accade tutti i giorni ormai da un anno a questa parte? Il punto fondamentale è proprio questo. La maggioranza è divisa. E lo sanno benissimo tutti. Però c’è qualcuno (le forze più retrive, pur minoritarie) che, approfittando delle paure degli altri, riesce sempre a far valere il proprio potere di interdizione. Ecco perchè in consiglio dei ministri non si era raggiunto l’accordo e mai si poteva sperare di raggiungerlo! Per forza Mastella o Rutelli o qualcun altro si sarebbero sempre opposti e minacciato la sopravvivenza del governo. Ma proprio per questo, anche, valeva la pena di combattere la battaglia almeno in Parlento. Lì bisognava asumere una posizione chiara, che rispechiasse le proprie idee, per mandare un segnale chiaro, da un lato al paese e agli elettori, dall’altro a quelle forze retrive interne alla maggioranza: non siamo disposti a subire semrpe tutto, e, anche noi abbiamo idee da difendere.
    D’altrone i socialisti non l’hanno fatto? l’emendamento non è stato respinto? e allora non sono anche i socialisti una parte della maggioranza? non si è evidenziata lo stesso una spaccatura? e cosa succede? forse che gli altri chiedono ai socialisti di uscire dalla coalizione? o se ne vanno loro? no.

    Punto 4) sostanza politica: In generale, io sono d’accordo con Francesco quando denunzia i problemi di tenuta cagionati alla maggioranza e al governo dallo “sgomitare” delle varie forze politiche in cerca di visibilità sui propri temi di bandiera. Verissimo. Però, primo, questo lo fanno tutti, e da un bel pò: l’ho già detto, la maggioranza è divisa, ed è inutile nascondere l’evidenza. Secondo la verità è che, in questo caso, si toccava un problema politico reale, di sostanza. Ed era giusto quindi farlo venire fuori. Sappiamo tutti benissimo che l’attuale maggioranza non può durare così. La cosa migliore è che sopravviva fin quando non si approva almeno una nuova legge elettorale, ma penso che ormai a quasi tutti noi elettori del centro sinistra faccia venire i brividi il pensiero di altri tre anni e rotti di legislatura con questo assetto di coalizione. E allora la sostanza politica è che bisogna prepararsi e far capire, sui temi rilevanti come questo, cosa si vuole davvero, che posizioni si hanno. Invece con la scusa della necessità (opinabile come visto) di tatticismo parlamentare si riesce ancora una volta a confondere l’elettore, a non far capire chiaramente chi vuole cosa: parlamentari in buona fede convinti di dover evitare pericoli al governo, si sommano ad altri che invece usano questo argomento solo come paravento per la loro incertezza sostanziale, per l’ambiguità e insicurezza delle loro posizioni politiche.

  11. E votarlo e basta quell’emendamento, così il governo non sarebbe andato sotto comunque? Per una volta almeno si sarebbe fatto qualcosa di decente, che ci avrebbe risparmiato sicure sanzioni europee che prima o poi arriveranno, statene certi…ma tanto pagano i cittadini con le tasse, che gliene importa ai nostri simpatici rappresentanti!

    Identico discorso che sta avvenendo con la famosa questione delle rete televisiva Europa7: il governo fa orecchie da mercante e prima o poi dovremo risarcire (se già non lo facciamo) una società che aveva il diritto di sfruttare una concessione dello Stato regolarmente vinta (in barba a Rete4…). Ma tanto, anche qua, paga qualcun’altro, non è vero?

    E l’inciucio con la destra, con la scusa della necessità dei compromessi, va avanti…

    …bella roba davvero sarà il PD…

  12. I tre socialisti sono dei furbacchioni anche abbastanza spiacevoli. Riflettiamo un attimo: la vicenda della laicità dello stato è una roba che alla sinistra fa venire l’orticaria, un prurito irresistibile che manda a quel paese la ragionevolezza. E su questo fronte negli ultimi anni, la sinistra ha perso miserevolmente diverse battaglie politiche, la più rilevante e cocente sconfitta con ripercussioni gravissime sul presente e sul futuro è il referendum sulla procreazione assistita. Dimenticare, comincia a diventare reato. E’reato nascondersi che si fosse scelto allora di fare un altro lavoro, oggi avremmo in materia sì una legge non condivisibile dal nostro punto di vista ma forse non avremmo una legge che è anche, ma a questo punto soprattutto, discriminatoria nei confronti delle donne, lesiva della libertà dell’individuo, fondata su di un principio religioso.
    Oggi, con una maggioranza che vive di due voti al Senato e con i piccoli partiti che ne fanno parte, terrorizzati per la loro sopravvivenza all’indomani della nascita del partito democratico e terrorizzati da un accordo sulla legge elettorale che li penalizzi, ecco dicevo oggi non è così facile, semplice, gratuito, tentare il proprio potere di veto e di ricatto con una vicenda tanto esemplare quale quella della laicità dello Stato? Una vicenda su cui non ci si sporca le mani, non c’è da fare nomi e cognomi, non ci sono scelte impopolari da compiere, nulla, solo la difesa del principio, sacrosanto, della laicità dello Stato. Ma è l’unico principio sacrosanto? o il solo che non è attuato? Angius e gli altri pensano a sè stessi e alla propria panza, spiacevole esprimersi così, ma questo è. Più spiacevole che noi ci caschiamo ancora. La sopravvivenza del Governo per una nuova legge elettorale, approvata dalle camere o con il referendum è fondamentale per poterci riprovare. E’ fondamentale per poterci misurare con una nuova idea dell’Italia. E qual’è l’idea che indicano i socialisti? Ognuno di noi sa benissimo che non è modo di andare avanti ognuno di noi sa che è una vita difficile e che abbiamo appena cominciato una nuova stagione, provocarci sulla laicità dello Stato, mentre a dorso di mulo si cammina sull’orlo del precipizio e rispondere alla provocazione è una scommessa. Che altri stanno facendo sul partito democratico e su di noi.

  13. non sono d’accordo, cosi’ non si puo giustificare l’inazione di tutta la colazione.

    allora siccome c’é il rischio che cada il governo allora non si fà niente?

    quanto al voto sull’emendamento ICI, lamento profondamente la miopia di tutta la classe politica conformista (di destra e sinistra che sia).

    fra pochi mesi la commissione europea renderà illeggitima quella norma, perché intralcia la libera concorrenza. sicuro. e nonostante questo la nostra viscida classe politica italiana é incapace di dire il benché minimo “ni” alla CEI.

    non sono d’accordo con quanto dice francesco perché questa votazione, malvagia invenzione dei socialisti e dei radicali, mostra i vecchi difetti della sinistra comunista italiana. laica a parole, poi zitta nei fatti (quando si parla di laicità scompare)

    difetti che si sono visti troppe volte nella storia repubblicana per pensare che l’esito del voto sia la “giusta reazione” alla trovata dei malvagi e cattivi alleati socialisti. essa é il sintomo di un vecchio difetto.

    é per questo che la sinistra antagonista (di che?) a differenza di socialisti e comunisti ha sempre ricevuto un placet silenzioso da oltretevere.

    é il cattocomunismo ragazzi! fenomeno che resta incompreso dagli stranieri.

    PS.: i socialisti ed i racicali sono stati eletti con quel programma “laicità” recitava il loro motto. che avrebbero dovuto fare gli atei devoti? hanno rispettato il loro impegno. punto.

  14. Tutte balle, naturalmente se l’emendamento Angius non fosse passato per 152 a 148 il governo non sarebbe affatto caduto, dal momento che non c’era la fiducia, su quel voto.

    Sarebbe solo cambiato che voi avreste avuto molti problemi in meno a giustificare il vostro esistere come “associazione politica interna al PD che si batte per la difesa della laicità dello Stato”.

    Questo voto dei vostri senatori è praticamente la sentenza di morte politica del movimento de iMille, siate franchi almeno su questo.

    Come ho sempre detto a Marco, Ivan e Cristiana: avete delle belle idee di cui nessuno terrà conto dentro al PD e che spesso dovranno giustificare azioni diametralmente opposte al vostro credo politico.

    Contenti voi, scontenti tutti.

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