Rinnovare la forma partito

giannicuperlo.jpgGianni Cuperlo, Deputato della lista Ulivo, pubblica sul suo blog una lunga e pregevole analisi sul rinnovamento della forma partito nel PD, tema già caro a noi de iMille. Di tale analisi propongo qui un valido estratto, mi scuserà Gianni se non riporto il post per intero. Se però avete dieci minuti (abbondanti), non posso che consigliarvi di leggere tutto il pezzo.

“Il punto che più mi intriga da qualche giorno si riassume nella querelle “tessere Sì, tessere No”, che poi è il nodo piuttosto complicato del legame tra partecipazione e rappresentanza, o se preferite dell’antica sfida a rinnovare la forma partito.

Credo sia successo che l’idea del Potere ha prevalso sull’idea della Politica: [..] quanto più è elevata la concentrazione del Potere nelle mani di una classe dirigente, tanto più emerge la sua difficoltà a tradurre quel Potere in una identità solida e riconoscibile. [..] Detto in altre parole, noi oggi comandiamo su tutto ma governiamo quasi su nulla. [..] Quella cosa che Diamanti, qualche mese fa su Repubblica, ha tradotto nel concetto di un Paese sempre più incline a “fare a meno delle sue classi dirigenti” (cioè una patologia che lentamente spegne i fuochi e impoverisce il tessuto democratico).”


“Il risultato, almeno sin qui, è una drammatica fragilità delle coalizioni (direi entrambe) e dei soggetti politici, costrette a battagliare in una terra di nessuno e senza quella identificazione con principi e soggetti che distinguono un partito e la sua funzione. [..] Direi che un’alternativa seria non c’è. Non è data. O meglio, non può che accadere questo: che nel vuoto delle idee, le personalità tendano a riproporsi come una novità assoluta, senza passato, senza tracce, senza rughe: ma questo non è un segno di modernità (piuttosto rischia di essere l’ennesima pagina di un trasformismo antico).

Diciamo così: noi abbiamo attivato un meccanismo, avviato un motore. E adesso quel mezzo si è carburato e messo in condizione di procedere. Se lo fermi può persino accadere che non riparte. Se invece procede, come tutti dovremmo augurarci, resta la questione di dove dirigerlo e di come pilotarlo. [..] Dobbiamo evitare di pensare che il cittadino-elettore sia l’antitesi dovuta al militante-iscritto. Quello di oggi non è necessariamente un modello virtuoso in tutto, come quello di ieri non era nei fatti un rejetto della politica. Direi che la scelta di dare voce e potere decisionale ai cittadini-elettori è la grande novità di questa fase ma non esaurisce i temi che questo commento ha provato a riprendere: come si ravviva il tessuto civile della partecipazione democratica e quale forma di legittimazione debbono avere le decisioni fondamentali di un nuovo partito. Pensare che tutto il bene stia nelle primarie e tutto il vecchio nelle sezioni (banalizzo, mi scuso), non aiuta. [..] Molto dovremo discutere, credo, del processo decisionale che sta a monte delle primarie. [..] Quali fattori (e forze e soggetti) hanno determinato le condizioni della contesa? [..] quale peso avranno nella definizione degli orientamenti (che so, sulla laicità piuttosto che sulla flessicurezza o sul contratto unico) i media e il loro posizionamento? Altri poteri e il loro condizionamento? Non dico che dobbiamo temere l’ignoto. No. Ma conoscere un po’ meglio le dinamiche reali (e non solo formali) della costruzione del consenso, questo mi parrebbe saggio da fare. Ma avremo tutto il tempo. Scusate la lunghezza. Buone cose.” [link..]
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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