La megalopoli di provincia

dal blog di Marta Meo

megalopoli.jpgSe la nascita del Partito Democratico è davvero l’inizio di una “nuova stagione”, come in tutte le più belle estati, dovrà essere un’epoca di buone letture e anche di pensieri pigri e utili. Ecco perché prendendo in parola Veltroni, che con il Nordest ha riaperto un dialogo che da anni sembrava interrotto, proviamo a ricominciare a parlare di questi luoghi, da questi luoghi e da prospettive, questo è l’auspicio, non scontate.
Il viaggio parte da Venezia “finestra d’Oriente”, ma questa volta lo sguardo va a occidente, alla terra ferma, al Nordest, alla ricerca delle tracce per capire perché il centrosinistra da queste parti continua ad essere una anomalia politica.

QUI NORDEST è il titolo della rubrica con cui, a partire da questo articolo, comincio una collaborazione periodica con l’Unità.


Voglio provare a raccontare questo mondo così diverso, diviso, complicato e difficile, e ho deciso di partire dalle pagine di un libricino scritto da Gigi Copiello, scledense (di Schio, in provincia di Vicenza), che di programmatico ha quasi soltanto il titolo: “Manifesto per la Metropoli Nordest”, Marsilio, 2007.
L’autore, che è (anche) segretario generale della CISL di Vicenza, fa un racconto del Nordest vivido e quasi cantato da risultare poco sistematico.
Il racconto di Copiello riesce ad essere così aderente a questa terra proprio perché marcia su un crinale stretto tra modernità e passatismo. Leggerlo è un po’come fare una prima ricognizione sul territorio prima di ad addentrarcisi.
Il racconto descrive uno spaccato di paesi, economie, vite, arrivi e partenze, ma cerca anche di indicare un modello, un punto d’arrivo.
Si legge di un Nordest che, dopo l’industrialismo diffuso e l’internazionalizzazione delle imprese, deve trovare il modo per ripensarsi, per non essere in affanno sul triangolo TO-MI-GE, per non essere periferia, o peggio, la zona industriale della città infinita di cui parla Aldo Bonomi.
E se l’impresa del Nordest (Marghera, lo dice Copiello, lo dicono tutti, è un’altra storia) si è dapprima diffusa e poi internazionalizzata, la politica sembra essere caduta, da anni, nell’incapacità di generare classe dirigente mancando così quel passaggio del testimone alla generazione successiva, che c’è stato nell’impresa.
Come se alla politica fosse venuta meno la “ragione sociale”, che tuttavia è indispensabile per riuscire ad essere propositiva e progettuale, ecco perchè la politica di centrosinistra oggi deve cercare di ritrovare la sua mission.

Verso la fine del racconto, inframezzato da alcuni disegni di Aldo Cibic, architetto vicentino, prende forma la suggestione di un modello di sviluppo urbanistico che più che a un futuro veramente possibile assomiglia alle città utopiche di inizio Novecento.
Per cercare di mettere in ordine le suggestioni che mi erano arrivate dalla lettura, ho incontrato l’autore in occasione della Costituente regionale del PD e ho scoperto che il libro, a confronto del personaggio, è un pensiero sistemato.
Parlare con lui di Nordest è un po’come ascoltare un Mauro Corona che parla di montagna. Rigorosamente in dialetto veneto Copiello racconta storie di lavoro, di famiglie e di volontariato. Ama e conosce a fondo la vita di queste terre e ne teme il provincialismo per questo mette tanta enfasi nell’affermare l’importanza per il Nordest di “stare al mondo”, di stare al tempo, per puntare all’eccellenza in pochi settori anche accettando che alcune zone restino marginali, ma anche tranquille e godibili.
Copiello suggerisce la necessità di compiere nel Nordest uno sforzo enorme di internazionalizzazione dei servizi e del terziario, sia pubblico che privato, un lavoro che spetta soprattutto alla politica.
Quando penso di aver finito di parlare con lui ringrazio Gigi Copiello per il suo tempo e lo saluto, invece lui mi chiama indietro e mi fa: “L’ho scritto in quel modo perché secondo me la politica è un romanzo, un racconto…”.
Questo mi fa ripensare a “Metropoli Nordest” e all’idea provocatoria di farne un Manifesto. E tuttavia mi sembra che noi davvero non siamo una metropoli perché non abbiamo ancora, o non sappiamo riconoscere, quei nodi di sviluppo e di innovazione capaci di tenere qui i nostri giovani e di attrarre i talenti che abbiano come orizzonte le grandi città del mondo.
A guardarci viene da pensare che qui, per il momento, non siamo ne’ metropoli ne’ tantomeno “del mondo”.
Di strada da fare ce n’è moltissima. Per ora, mi pare, che siamo al massimo una onesta Megalopoli Provinciale.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

6 Commenti

  1. Il tema mi appassiona, dato che raccontare la megalopoli provinciale in cui vivo è il mestiere che ho scelto.
    L’analisi che accenni sembra un po’ superficiale, ma penso che sia dovuto alla brevità e al fatto che si tratta di un testo introduttivo.
    Aspetto perciò i prossimi interventi per partecipare a un dibattito che mi auguro sia utile e produttivo.
    D’altra parte penso che lo sarà solo se si lasceranno a casa tutti gli equlibrismi e la paura di essere impopolari. Dubito che si possa parlare del Nordest di oggi senza parlare di un’operazione di saccheggio del territorio con pochi precedenti nella storia nazionale, che sta continuando con la benedizione anche dei Comuni di centrosinistra.
    Partiamo da qui, propongo. Lascio perdere gli altri aspetti (speculazione, collegamenti con la mafia, corruzione della politica) di cui sarebbe più complicato parlare, mi limito a una semplice domanda. Abbiamo il coraggio di dire che se non c’è lo spazio per fare le strade vuol dire che si è costruito troppo e che bisogna smettere?

  2. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    vuol dire che si e’ costruito male. Il triveneto e’ costellato di capannoni e frammentato da far schifo in paesi e paeselli (una dannazione per le poste e telecom). La pianificazione urbanistica e’ indecente, e questo gia’ da anni.

  3. Paolo Cambieri

    la politica un romanzo…mah !!
    Mi sembra, pur onestissimo, un atteggiamnento un pò “romantico” (da qui romanzo…) La politica, ora, adesso, deve interagire con l’impresa : non subirla, non inseguirla, non ignorandola.
    (bel pezzo)

  4. Appunto, “la pianificazione urbanistica e’ indecente”. Mandiamo a casa quelli che l’hanno fatta, sindaci di centrosinistra compresi?

  5. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    masaccio, sono decenni che ogni tipo di pianificazione in italia e’ ignorata (urbanistica, energetica, sociale). Invece di fare i grillini forcaioli alle ricerca del colpevole, cominciamo ad occuparci di tali campi sconosciuti, dando possibilita’ di farlo a chi sa farlo.

  6. Ma che “forcaioli”? Mi pare semplice responsabilità politica: chi fa scelte che si rivelano sbagliate non viene né toccato né punito, ma lascia spazio ad altri.
    Non mi convince neanche il tuo eccessivo tecnicismo: i bravi progettisti ci sono e ci sono sempre stati. Il problema è politico: i Comuni sono incentivati, un po’ legalmente (oneri di urbanizzazione, Ici, opere pubbliche nei Piruea, ecc.) un po’ illegalmente (…) a far costruire tanto, male e ovunque.

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