“Sabato prossimo i delegati alle costituenti saranno chiamati a votare i Coordinatori Provinciali del Partito Democratico. I nuovi Coordinatori, come è stato ribadito nelle costituenti regionali, avranno carattere transitorio e resteranno in carica fino alla fase congressuale che partirà “dal basso”, quando avremo il Manifesto, Statuto e Codice Etico e, soprattutto, quando il Partito Democratico avrà degli iscritti.
Tuttavia, ancorchè transitorio, chi sabato 24 verrà eletto dovrà dimostrare di avere doti che non si esauriscono con delle generiche certificazioni di adeguatezza rilasciate dai tavoli ristretti dei maggiorenti del PD. Nulla da dire, ovviamente, sulla legittimità di suddetti tavoli, costituiti dai rappresentanti provinciali delle liste (le tre per Veltroni, la lista Bindi e la Letta). Se tuttavia si vuole andare verso un superamento delle correnti e dare un segno di vero cambiamento, sarebbe auspicabile riuscire a coinvolgere le energie nuove che, dopo esser state messe in lista, dal 15 ottobre sembrano essere uscite di scena e aver perso voce e capacità di rappresentanza.”
“Scriveva bene giorni fa Reichlin sull’Unità: la discontinuità non è buttarsi alle spalle qualcosa. Tuttavia è anche vero che gli uomini e i loro staff non potranno essere sempre gli stessi, per la semplicissima ragione che è che noi oggi stiamo facendo qualcosa di nuovo e di diverso.
Non dare segnali di cambiamento significa confermare le piccole e piccolissime oligarchie, i clan, che han fatto del presidio fisico dei luoghi della politica il requisito principale della selezione di molta della classe dirigente degli ultimi anni. Aver premiato simili strategie non ha determinato le condizioni per la valorizzazione di altre qualità importanti, come ad esempio il merito, la preparazione, le idee e le capacità progettuali (si badi bene che queste sono tutte caratteristiche che ne PD vengono ritenute fondamentali per far uscire il nostro paese dall’empasse in cui è caduto negli ultimi anni).
Chiedere quindi uno sforzo di discontinuità vuol dire essenzialmente chiedere di non replicare meccanismi cooptativi al ribasso. Discontinuità quindi non vuol dire il nuovo ad ogni costo ‒ del resto nemmeno Veltroni lo sarebbe ‒ , ma lavorare secondo un metodo diverso, rendendo espliciti obiettivi, progetti e squadre, organizzando staff politici che non si rivelino prevedibili quanto lo sono state molte segreterie politiche più o meno recenti.
Ma per far tutto questo ci vuole forza politica, determinazione e cultura, e anche il coraggio di fare delle scelte difficili. Tuttavia questo è l’unico modo che abbiamo oggi per candidarci a governare il nuovo partito, ad essere e a crescere politici che prima di tutto siano capaci della costruzione di quel racconto della società e del territorio che faccia loro da guida nelle scelte politiche.
Ecco perché vorrei che il candidato, i candidati alle segreterie provinciali del PD, in questi giorni, promuovessero uno sforzo di comunicazione del loro programma politico e operativo, per dire che cosa vogliono fare, come lo vogliono fare e con chi lo vogliono fare.”
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Sono pienamente con Marta. Questo è un punto importante, perché se il partito si costruisce con una mera spartizione delle poltrone, noi non abbiamo fatto niente, se non ingannare noi stessi e le persone che abbiamo portato a votare dicendo che si stava fondando un partito nuovo. In Toscana la lista dei coordinatori provinciali è sconfortante e nessuna parla di idee.